IL CULTO AL CUORE DI GESÙ

 

 

 

La situazione

Il culto al Cuore di Gesù, in questi ultimi decenni, ha conosciuto un processo di indubitabile declino, accompagnato da un esplicito e diffuso rifiuto motivato da riserve ed obiezioni tali da far ritenere ormai praticamente superata ed inutile (se non dannosa e deviante) questa pratica.  Fondamentalmente queste sono le critiche addotte a motivo della crisi odierna di questo culto:

1. La connessione con l’ideale  cattolico di restaurazione sociale della sovranità di Cristo. Di fronte all’ “apostasia dei cuori” dei tempi moderni non di rado si è strumentalizzata la consacrazione al Sacro Cuore come riparazione al disprezzo della religione cristiana perpetrato dai neonati stati nazionalistici al fine di riaffermare la sovranità della Chiesa in campo temporale, perché incarnazione del Regno di Dio in terra.

2. Le tinte “doloristiche” che lo hanno esageratamente connotato. L’attenzione al Cuore trafitto spingeva a                               considerare l’amore di Gesù Cristo quasi esclusivamente come amore sofferente e riparatore dei peccati e non già quale amore che perseguisse un rapporto di comunicazione e di dialogo con gli uomini: l'uomo, incapace di corrispondere amore, non poteva che pentirsi e soffrire per espiare questa sua condizione.  Dì fronte ad un’assolutizzazione di una tale prospettiva era facile scivolare nel ritenere il dolore come termine ultimo di ogni aspirazione umana e incoraggiare ad, un atteggiamento di precipitosa rassegnazione all’ineluttabile fallimento dì ogni comunicazione ed amicizia tra gli uomini e tra l'uomo e Dio.

3. Il rischio di sentimentalismo.  Dalla giusta affermazione della dimensione affettivo - emotiva, dell'esperienza di fede, era possibile incappare nell'errore di considerare l'intensità dell’emozione e lo stato d'animo provati ed esperimentati quali criterio di valore per l'autenticità della fede, della preghiera, dei rapporto con Dio.

 

Il Magistero

Eppure il Magistero della Chiesa ha insistito nel ribadire che il culto al Cuore di Gesù non è un qualcosa di superfluo che ciascuno possa praticare o meno a suo arbitrio e piacimento.  Emblematico risulta l'atto di consacrazione di tutto il genere umano al Sacro Cuore di Gesù deciso da leone XIII con l'enciclica Annum Sacrum del 25 maggio 1899 ed attuato il 6 giugno dello stesso anno come atto preliminare dell'Anno Santo del 1900.  Perentorie sono poi le affermazioni di due papi del nostro secolo. Pio XI, nell’enciclica Miserentissimus Redemptor (8 maggio 1928) sulla riparazione dovuta al Cuore di Gesù, considera questo culto come "totíus religionis summd’”,  norma della vita perfetta, perché costituisce la via più spedito per giungere alla conoscenza profonda di Cristo Signore ed è il mezzo più efficace per muovere gli animi ad amarlo più intensamente e ad imitarlo più “fedelmente” (AAS XX, 1928. p. 167). Pio XII , nell’enciclica Haurietis Aquas (15 maggio 1956) dedicata interamente al culto del Cuore di Gesù, afferma che lo "si deve ritenere in tanta stima da considerarsi la professione più completa della religione cristiana" (n. 69), perché è "la scuola più efficace della divina carità" (n. 84), "culto idoneo a curare ì mali dei mondo e a spingere alla pratica dei Vangelo" (n. 81), "sommamente atto a raggiungere la perfezione cristiana" (n. 72).

Tenendo presenti sia le obiezioni attuali che le affermazioni estremamente impegnative del Magistero, tentiamo di abbozzare sinteticamente le linee direttrici dei fondamenti teologici del culto al Cuore di Gesù e le implicazioni spirituali che ne derivano, soprattutto in riferimento alla nostra formazione.

 

La teologia

La parola "cuore" deriva dalla radice indoeuropea k’erd che significa “centro”. Biblicamente “cuore” indica il centro della persona umana, del suo mondo interiore e della stia vita spirituale, la "sede" della forza vitale, delle emozioni, dei sentimenti, dei pensieri, delle sue decisioni e progetti.  Riferirsi al. cuore di qualcuno, perciò, equivale a riferirsi al suo centro più intimo e nascosto, alla profondità del suo essere, da cui scaturiscono poi le decisioni e i conseguenti comportamenti.  Parlare di “Cuore di Gesù”, allora, vuoi dire fare riferimento al centro vitale della sua persona umano - divina, al nucleo del suo essere, alla “sede” dei suoi sentimenti che è il principio determinante e unificatore di tutti i suoi atteggiamenti. nei nostri confronti.  E il Cuore di Gesù è un cuore pienamente umano e divino racchiude, cioè, in sé l’aspetto più intimo e profondo del "cuore" di Dio e dell'uomo.  Di conseguenza esso è innanzitutto incarnazione dell'Amore eterno che regna fra le Tre Persone della Trinità, è la pienezza storica dei cuore. stesso di Dio, la presenza dell'Amore misericordioso e fedele di YHWH che si rivela definitivamente all'uomo.  Ma è un cuore che vive anche la pienezza delle emozioni e dei sentimenti dell’amore umano: proprio perché totalmente rivolta al Padre e docile allo Spirito, palpita coi un amore totale verso l’uomo (Gesù soffre, 'si impietosisce, si commuove, gioisce, piange, arde di zelo ... ). E<A; è da questo Cuore trafitto sulla croce per la nostra salvezza che sgorgano l'acqua e il sangue; manifestazione della nascita della Chiesa e del dono dei sacramenti, in specie del: battesimo e dell’Eucarestia. l'Apocalisse, poi, ci ricorda che questa ferita d'amore è ancora aperta, nel Cuore del Figlio (cfr. le immagini dell'Agnello immolato:  Ap 5,6; 13,18).

Come si sarà ormai compreso, fra tutte le disposizioni che animano il Cuore di Gesù si privilegia l'amore che lo riempie perché connotante l’intimità più profonda del suo essere uomo - Dio e il dono più specifico fatto ai credenti:  “l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro” (Gv 17,26).  Il culto al Cuore di Gesù, quindi, è adorazione latreutica  dell'Amore di Dio che si dona a noi dal centro della persona del Figlio Incarnato.  È possibile allora definire in sintesi il culto dei Cuore di Gesù come (adorazione della "larghezza, lunghezza, altezza e profondità" (Ef 3,18) dell'Amore del Padre che, per opera dello Spirito Santo, si è incarnato e reso visibile per l'uomo nell'Amore umano - divino del Figlio.

 

La spiritualità

Il culto al Cuore di Gesù è l'espressione del primato assoluto dell'amore.  Innanzitutto dell’Amore di Dio, che si propone  con tale culto di contemplare, gustare, adorare, rendere grazie in maniera totale, penetrando nel mistero del cuore della Trinità, rimanendo nell’intimità del suo Amore, lasciandoci amare da Dio, lasciandoci invadere dalla sua presenza.  Questo impegna il credente ad  una corrispondenza di amore verso la Trinità Santa, cioè a rispondere a questo dono attraverso una conoscenza e un dialogo sempre più personale ed appassionato, amando "il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6,4).  E' tale amore che poi informa qualsiasi altro sentimento e atteggiamento che abbia come interlocutori i fratelli.  Questa fondamentale prospettiva teocentrica, infatti, spinge a tendere all’imitazione dell'Amore di Dio, ad una progressiva configurazione del nostro essere ai suoi pensieri e alla sua volontà, nella ricerca di un amore verso il prossimo sempre più corrispondente al comandamento lasciato "ci da Cristo: "Amatevi come lo vi ho amati" (Gv, 15, 12).  Ora: dato che l'Amore del Figlio Incarnato fu un Amore che lo portò alla morte in croce per la salvezza dell’uomo, il culto al suo Cuore implica essenzialmente una partecipazione assimilatrice a questo suo Amore redentore per la riparazione dei peccato umano.  Evidentemente è Gesù Cristo l’unico mediatore di salvezza presso li Padre. Eppure in Lui e con Lui noi possiamo partecipare a tale riparazione.  Come?  Fondamentalmente lasciando che "non sia più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal 2,20); ovvero, per mezzo della fede, entrare in comunione con il Signore,, Agnello di Dio che ha offerto Se stesso per la salvezza del mondo per arrivare ad amare i peccatori come Egli li ama: "abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù" (Fil 2,5).  "“Riparare” i peccati, allora, significa imitare il Maestro, dall’intimità vissuta con lui, ricevere e trasmettere la grazia della Redenzione, usando gli stessi mezzi scelti dal Redentore per salvare dal peccato.  E' quindi accettare di pregare, soffrire e agire per gli altri, ponendosi all’interno dei dialogo di amore tra Dio e l'uomo vissuto da Gesù Cristo.  Questa immolazione dei proprio cuore in unione al Cuore trafitto di Gesù è un offrirsi per "completare nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore, del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24).

Concretamente vivere una spiritualità secondo il Cuore di Gesù è "sopportare" (=portare su di sé), farsi carico del fratello che si ha accanto e dell'agonia di un mondo spesso lontano da Dio e riverso, in una situazione di tenebra e morte. È vivere la stessa "passione" del Buon Pastore che rincorre instancabilmente la pecorella smarrita; è credere che l’Amore di Dio è sempre e comunque più forte del peccato dell'uomo, e che quindi, su questa terra, non c'è nessuno definitivamente "perso", “'irrecuperabile”... Anzi: il Signore stesso che ci chiama tutti i giorni a stare alla sua presenza per vivere e  sperimentare la comunione d'Amore con lui, ci spinge e ci esercita a intercedere a favore degli altri.

In virtù dell'unione con il Cuore di Cristo, infatti, si diventa capaci di domandare per gli altri il perdono del loro peccati e di ottenerlo.  Per questo motivo il culto al Cuore di Gesù è strettamente unito all’Apostolato della preghiera: l’Atto di offerta è donare con la propria giornata tutta la propria vita a Dio, affinché si compia la sua volontà e venga presto il suo Regno, è supplicare la Trinità amorosissima con preghiere, digiuni e atti di carità - di aver pietà del nostro peccato e di quello degli uomini e delle donne di tutto il mondo, perché nessuno si perda; è partecipare alla stessa compassione divina che si interessa di tutti e di ciascuno.  Questa  tensione universale fa sentire sempre proprie anche le situazioni apparentemente più lontane, perché niente che "sta a cuore" a Gesù può essere estraneo ad un cuore cristiano.  "Se si entra in comunione spirituale con Cristo, infatti, si comincia a compatire con lui la miseria  del peccatore, degli oppressi, dei poveri: il cuore dell'uomo diventa simile  a quello d  Cristo.  “Se sei assiduo nella preghiera, non tarderai a ricevere nel tuo cuore il fuoco di Cristo e la sua missione, propria, cioè il  desidero ardente della salvezza degli uomini, l'amore per i peccatori, il dono di sé per sollevare gli altri, l'impoverimento volontario per arricchire i fratelli e la scelta generosa della croce come segno di amore autentico”.

Per tutti questi motivi il culto al Cuore di Gesù è particolarmente confacente al periodo di formazione di un seminarista: "Formare i futuri sacerdoti nella spiritualità del cuore del Signore implica il condurre una vita che corrisponde all'amore e all'affetto di Cristo Sacerdote e buon Pastore: ai suo amare. verso il Padre nello Spirito Santo, al suo amore verso gli uomini sino a donare nell'immolazione la sua vita" (Pastores  dabo vobis 49).  Ma è anche sommamente indicato per il presbitero, chiamato a continuare il "cuore" dell'opera del Buon Pastore e a testimoniare con il suo amore l'Amore trinitario.  Per "essenza" il culto al Cuore di Gesù è, dunque, anche vocazionale, perché supplica Dio di continuare ad essere fedele alla Sua promessa : “Vi darò pastori secondo il mio cuore” (Ger3,15).

 

Appendice conclusiva

Da ultimo - per memoria storica - vogliamo ricordare che la diffusione del culto al Cuore di Gesù e dell'Apostolato della preghiera nella nostra diocesi è stata opera di una delle figure più eminenti del clero bresciano: mons.  Pietro Capretti (1842-1890).  Se infatti già mons.  Verzeri, allora vescovo di Brescia, nel 1873 aveva consacrato al Sacro Cuore di Gesù l'intera nostra diocesi (in reazione alle tendenze gianseniste e a un ritorno a forme pelagiane presenti nel bresciano), l’affermazione definitiva e “popolare” di tale culto si deve a mons.  Capretti, che ne fu dapprima praticante appassionato e poi infaticabile diffusore.  Il Culto al Cuore dì Gesù fu il perno e il segno più vivo della sua intera spiritualità; spiritualità che egli lasciò e trasmise ai chierici di S. Cristo dei quali era non solo Rettore, ma soprattutto padre nella fede.  Tali chierici, poi, una volta presbiteri divennero a loro volta spontaneamente propagatori di questo culto presso il popolo bresciano che per decenni è cresciuto alimentandosi a questa spiritualità.  Storicamente, quindi, è indubbio (e stimolante!) che fu dal seminario (e dalla presenza in esso di mons.  Capretti) che partì e si diffuse il culto al Cuore di Gesù nella nostra diocesi.  Che a noi oggi sia richiesto - mutatís mutandis - di seguire le orme dei padri nella fede facendo altrettanto?

 

 ATTUALITA' DELL'ADP 

Non è nostra intenzione dilungarci troppo su questo argomento: da quanto già presentato circa la devozione al Cuore sacratissimo di Gesù e circa l'ADP, dovrebbe apparire chiaro come ogni cristiano non possa che essere in sintonia con quanto essi propongono.

E' poi evidente il fatto che se l'AdP si è dato nuovi Statuti - approvati dalla S. Sede in quanto conformi alla dottrina e allo spirito dei Concilio Vaticano II -  e se il Papa continua a spronarne l’attività apostolica, la funzione di questa Associazione è tutt’altro che superata. Infatti, come il Concilio Vaticano Il ci ricorda: “questo è il fine della Chiesa: con la diffusione del Regno di Cristo su tutta la terra a gloria di Dio Padre, rendere partecipi tutti gli uomini della salvezza operata dalla redenzione e per mezzo di essi ordinare effettivamente il mondo intero a Cristo.  Tutta l’attività del Corpo Mistico ordinata a questo fine si chiama "apostolato", che la Chiesa esercita mediante tutti i suoi membri, naturalmente in modi diversi, la vocazione cristiana infatti è, per sua natura anche vocazione all'apostolato”.

L'apostolato si svolge in vari modi, ma ha la sua radice nella partecipazione all'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo Gesù, realizzata dallo Spirito Santo per mezzo del Battesimo e continuamente vivificata dai Sacramenti, soprattutto dall'Eucaristia.  L'apostolato, poi, si esercita nella fede, nella speranza e nella carità.

Ebbene: l'Apostolato della Preghiera si pone proprio come associazione di fedeli che mettendo come fondamento e centro della propria vita Cristo e il mistero eucaristico, ed essendo mossi dall'amore per Dio e per il prossimo (amore simboleggiato dal Cuore dì Gesù) - quotidianamente offrono a Dio ogni istante della propria vita, unendosi al Papa ed ai Vescovi e lasciandosi guidare ed aiutare da Maria Santissima, «in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del divin Padre».

Si capisce così perché nella lettera di approvazione degli Statuti è affermato: «Difficilmente si potrebbe offrire un aiuto così valido e così accessibile ad ognuno per formare e indurre i fedeli a sentire con la Chiesa, a pregare assiduamente, a impegnarsi nell'esercizio dell'apostolato e a tener sempre presente quel principio di somma importanza nell'attività apostolica, che cioè "né chi pianta né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere" (cfr. 1 Cor 3,7)».

Per tutti questi motivi - e per altri che non riportiamo per esigenze di sinteticità - possiamo tranquillamente affermare che l’AdP è certamente attuale, ed anzi, che noi Seminaristi ci dovremmo sentire particolarmente toccati da questa spiritualità: esso, infatti, è veramente confacente a quella proposta dai Documenti magisteriali circa la formazione dei futuri Presbiteri, oltre che essere un valido strumento per la formazione spirituale delle anime che - a Dio piacendo - ci verranno affidate.

 

TRATTO DA VARIO MATERIALE REPERIBILE IN RETE