DALLE OMELIE SULLE BEATITUDINI

DI SAN GREGORIO DI NISSA

(De Beatitudinibus, hom. VI, 3-4.  PG 44, 1270-1271)

 

 

«La natura di Dio in se stessa, nella sua propria sostanza, supera ogni rappresentazione. Nessuno può in qualche modo rendersela familiare, giacché sfugge a ogni tentativo di formulazione. L'uomo non ha in sé la facoltà adeguata per comprendere ciò che è incomprensibile, non dispone cioè di strumenti che trasformino le realtà inconcepibili in nozioni chiare. Anche il grande Apostolo parlando delle vie di Dio le definisce inaccessibili,  per indicare che alla nostra mente è bloccata la strada che conduce alla conoscenza divina. In breve: nessuno di coloro che ci hanno preceduto ha lasciato traccia di una rappresentazione o di una riflessione che dia l'idea di quello che supera la capacità intellettiva.

Dio trascende ogni essere, quindi vanno scelte altre maniere di vedere e di cogliere Colui che non si lascia vedere e cogliere. I sentieri infatti per giungere a conoscerlo sono molto diversi. Già la sapienza che appare nell'universo ci offre qualche possibilità per rappresentarci Colui che tutto ha creato nella sapienza. I capolavori non offrono forse un'idea del loro artefice? Nell'opera non traluce uno stile? Noi non scorgiamo la persona dell'artista, ma ammiriamo l'arte presente nella sua opera. Allo stesso modo, quando contempliamo l'ordine della creazione, ci facciamo un'idea non della persona dell'altissimo Creatore, ma della sua sapienza.

 

Perché esistiamo? Dio non era obbligato a creare l'uomo, lo ha fatto in uno slancio d'amore. In questo senso possiamo affermare che vediamo Dio: non cogliamo la sua sostanza, ma la prova della sua bontà. E tutti gli altri elementi che istradano il nostro pensiero verso la perfezione e la trascendenza costituiscono un modo per avvicinarci a Dio, dato che ognuno di questi attributi in qualche modo lo delinea. La potenza, la purezza, l'immutabilità, l'assenza di male, sono tutte forme che imprimono nei nostri cuori l'immagine della trascendenza divina.

Queste considerazioni dimostrano che il Signore dice la verità quando promette di manifestarsi a chi ha puro il cuore; e san Paolo non si inganna dichiarando in una sua lettera che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere Dio. Invisibile nella sostanza, Dio si manifesta nelle sue energie, tralucendo nella sfera delle sue operazioni.

 

La beatitudine dei cuori puri, i quali vedranno Dio, non afferma soltanto che noi possiamo rappresentarci l'Altissimo a partire dalle azioni che Egli opera. Altrimenti anche i sapienti del mondo saprebbero scorgere nell'ordine dell'universo la sapienza e la potenza trascendenti. Si tratta invece di una beatitudine ben più affascinante per colui che sa cogliere e comprendere quanto sta cercando. Mi varrò di un esempio.

Nella vita dell'uomo la salute del corpo rappresenta un bene, ma la felicità non consiste nel conoscere la ragione della salute, bensì nel vivere in salute. Se uno dopo aver celebrato le lodi della salute, prende cibi che gli causano malattie, che cosa gli possono giovare le lodi della salute? Allo stesso modo dobbiamo intendere questo discorso, quando il Signore dice che la felicità non consiste nel conoscere qualche verità su Dio, ma nell'avere Dio in se stesso: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.  Mi sembra proprio che Dio voglia mostrarsi faccia a faccia a colui che ha l'occhio dell'anima ben purificato, però nel senso di queste parole del Signore: Il regno di Dio è dentro di voi. Chi ha purificato il suo cuore può contemplare l'immagine della divina natura nella sua stessa anima.

Se dunque laverai le brutture che hanno coperto il tuo cuore, risplenderà in te la divina bellezza. Come il ferro, liberato dalla ruggine, splende al sole, così anche l'uomo interiore, quando avrà rimosso da sé la ruggine del male, recupererà la somiglianza con la forma originale e primitiva e sarà buono. Infatti, ciò che è simile al bene è senz'altro buono. Chi vede quindi se stesso, contempla ciò che desidera in se stesso. In tal modo diviene beato chi ha il cuore puro, perché, mentre guarda la sua purità, scorge, attraverso quest’ immagine, la sua prima e principale forma, il suo Modello.