«Gaudete in Domino semper, iterum dico vobis: gaudete!»
Carissimi Amici viandanti,
gioite nel Signore sempre, ve lo ripeto: gioite! nel giorno in cui la salvezza è
apparsa sulla faccia della terra. Il nostro Dio ha preso sembianze umane ed ha
voluto condividere con noi fino in fondo la nostra stessa esperienza, eccetto
nel peccato. In questo solennissimo giorno i nostri cuori non possono essere
appesantiti dal peccato né tanto meno da quell’angoscia che tante volte, pur
senza una vera motivazione, riempie il nostro animo fino a togliergli il
respiro. Il Natale ci viene a dire che non
siamo più soli, che siamo ormai liberi dalla nostra schiavitù, viene ad
infondere coraggio agli smarriti di cuore, viene a ridare speranza a tutti
quelli che vivono nella disperazione, viene a ridare motivazione alla nostra
vita di fede, viene a dire a ciascun uomo che è giunto il tempo che gli amori
maturino, le amicizie si rinsaldino e crescano le sintonie spirituali. Ognuno di
noi nel suo cuore deve vivere questo giorno con la consapevolezza di essere
amato, un Amore che ci viene dato gratuitamente, senza alcuna pretesa se non
quella di poterlo ricambiare abbandonandoci totalmente in esso, in quel Cuore
dove c’è spazio per tutti e per ciascuno.
Da oggi i viandanti della carità sono chiamati ad andare per le strade del mondo ed annunciare a tutti che: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella" (Mt 11,4-5). A partire da questo giorno, i poveri, gli afflitti, i tribolati non possono sentirsi genericamente incoraggiati, hanno tutto il diritto di sperimentare una solidarietà fattiva, solo così crederanno all'irrompere di una speranza, che ha già il volto della salvezza condivisa. Ovviamente, non dobbiamo cadere nell’errore di chi vuole si realizzi subito la “civiltà dell’amore”. Sono tante le volte in cui dovremmo fare i conti con la nostra umanità, i nostri limiti, i nostri fallimenti, addirittura ci capiterà perfino di dubitare dinanzi alla fedeltà di Dio. Siamo perciò chiamati ad abbandonare la pretesa del: ”tutto e subito”, e di non pensare a Dio come ad una bacchetta magica che risolve ipso facto i grandi problemi che affliggono l’umanità, ma dobbiamo impegnarci di più affinché ognuno di noi si senta collaboratore di Dio e aiuti in questo modo il progredire del Regno dei Cieli. Chi è chiuso entro il perimetro umano e misura solo col metro delle sue scarse risorse non avrà che da lamentarsi, giudicare, accusare gli altri, essere sempre in cerca di un capro espiatorio.
Siamo chiamati a pensare al Natale come al giorno in cui Cristo decide di camminare con l’uomo, di percorrere assieme a lui la lunga strada del rinnovamento, con i parapetti sicuri della Grazia santificante e della sua infinita misericordia. E’ questo quello che fece cantare gli angeli nella notte santa: “Gaudete in Domino semper, iterum dico vobis: gaudete!" (Fil 4,4.5); la gioia di sentirsi amati e custoditi, la gioia di poter annunciare a tutto il popolo: “Oggi è nato per voi il Salvatore"! Portiamo con noi questo annuncio di speranza e facciamo in modo che i nostri occhi parlino, narrino, cantino questo gaudium magnum, non solo oggi, ma in ogni nostro oggi e sulle strade che insieme e singolarmente saremo chiamati a percorrere!
Buon Natale a tutti….pieni di gioia!
Don Fabio Di Martino