
...un tassello in più per il nostro puzzle
Carissimi Amici viandanti,
dopo la melassa natalizia, per riprendere fiato, alcuni viandanti hanno partecipato alla seconda esperienza dei Pit-Stop residenziali, che si è tenuta dal 1° al 6 gennaio sempre nella struttura messaci a disposizione dai frati cappuccini di Madonna della Libera. A dire il vero, questa seconda esperienza è stata davvero speciale! Oltre all’aria natalizia che si respirava, visto il periodo, e che rendeva tutto più magico, questa piccola famiglia di viandanti ha vissuto e gustato in pienezza ogni istante di questa avventura. E’ difficile se non impossibile poter descrivere la bellezza di vivere insieme tutti i momenti, inclusi anche quelli di difficoltà e di incomprensione che si respirano e si verificano in ogni famiglia. Per riuscire a comunicarvi tutto quello che ci portiamo ancora nel cuore noi della “casetta Tabor”, abbiamo voluto dare la parola a qualcuno che tra i viandanti ha fatto questa meravigliosa esperienza. Vi auguriamo di poter sentire almeno in parte un pò delle sensazioni e delle emozioni che abbiamo vissuto noi!
D. E’ la prima volta che fai questa esperienza?
R. No, è la seconda volta che partecipo e posso dirvi da subito che questa esperienza è stata ancor più bella della precedente, difficile da spiegare…certe cose vanno vissute di persona e non si possono raccontare.
D. Come hai vissuto l’approccio a questa avventura?
R. A dire il vero, ero abbastanza tranquillo, soprattutto perchè era la seconda volta che vi prendevo parte insieme alla maggior parte dei miei compagni. Comunque, al di là di ogni parola che può essere superflua, posso dire che mi sentivo così parte di questa famiglia che sembrava di vivere insieme da anni…eppure erano passate appena 24 ore!
D. Era questo quello che ti aspettavi quando hai pensato di partecipare?
R. La prima volta, subito dopo aver dato l'adesione, mi sono sentito un pò spaesato. La mia preoccupazione più grande era quella di non riuscire a portare avanti i miei impegni di ogni giorno e poi credevo che non sarei mai stato capace di adattarmi a quell’ambiente senza le mie comodità. Con il senno di poi invece, dopo questa esperienza, vi dico che non solo sono riuscito a fare quello che mi ero prefissato in quei giorni, ma anzi ho fatto anche di più di quello che potevo fare stando a casa.
D. Cosa ti porti nel cuore?
R. Tante cose, tanti ricordi, tante emozioni, ma soprattutto alcuni momenti della giornata che sono così impressi nel mio cuore che difficilmente riuscirò a cancellare.
D. Raccontaci di qualche momento in particolare.
R. Tutti i momenti sono stati particolari, ma come in ogni cosa c’è sempre un particolare speciale che fa la differenza. Per esempio, mi porto nel cuore il momento della preghiera mattutina, quando cominciavamo la giornata con la Liturgia delle Lodi. Diciamoci la verità, quando si è a casa difficilmente la nostra giornata inizia con la preghiera, ovviamente parlo per me. Ho sempre tanta fretta, sembra che il tempo non mi basti mai, anche la colazione la faccio in piedi e quella tazzina di caffé tante volte mi fa compagnia, mentre cerco di raccapezzarmi ad organizzare la mia giornata. Quando partecipi ai Pit-stop, invece, ti è così naturale partecipare alla preghiera, ogni pensiero è concentrato nel cuore di Dio e tutto il resto viene dopo. Ovviamente tra noi viandanti c’era anche chi usciva di casa molto presto e non poteva prendere parte alla nostra preghiera e la cosa più bella era vedere quei due o tre fratelli, che dovendo uscire presto la mattina, si organizzavano da soli per pregare insieme…ditemi se non ne vale la pena!
D. Se ne avessi la possibilità, rifaresti questa esperienza?
R. Se la rifarei? Certo, mi sono già prenotato per marzo, farò la mia terza esperienza, e sto cercando di organizzarmi fin da ora, per fare in modo che nulla mi tolga la possibilità di parteciparvi! Pensate che appena tornato a casa mi sono riletto il progetto riguardante il sogno della nostra comunità e vi dico che mi sono sentito come un piccolo tassello che è stato aggiunto a questo nostro puzzle, che spero si realizzi presto. Io credo che questa esperienza aiuti, specie noi giovani, che tante volte siamo presi dalle mille offerte che a buon mercato ci vengono presentate dal mondo; quella dei Pit-stop è un’occasione unica di crescita e di verifica personale, sì perché lì devi confrontarti con altre 10, 15 teste che talune volte non la pensano come te e allora lì ti rendi conto di quanto sia importante allargare l’orizzonte, e perché no, anche ritrattare quelle cose che tu avevi dato per scontate e che invece non lo erano per gli altri.
D. Cosa ti senti di dire a chi ha timore di vivere questa esperienza?
R. Mi sento di dire: tuffatevi nel Cuore di Dio come ho fatto io! I Pit-stop non sono un campo scuola dove vivi ovattato da catechesi e preghiera per l’intera giornata. La cosa bella è quella di fare la stessa esperienza che fecero i primi cristiani, che seppur continuando a vivere nel mondo, tenevano tutto in comune ed insieme cantavano e lodavano il Signore per le meraviglie che ogni giorno compiva nella vita di ciascuno di loro. So benissimo a cosa si pensa quando nel cuore affiora la voglia di partecipare: a cominciare dai vari impegni, ai doveri domestici, alle famiglie o ai morosi che si lasciano a casa, ma credo che volere sia potere e che basti organizzarsi per bene, per non perdersi questa occasione. I Pit-stop iniziano da quando decidi di partecipare, dunque anche le difficoltà che devi superare ancor prima di cominciare fanno un tutt’uno con questa avventura. Posso dire solamente che seppur sia trascorsa meno di una settimana dalla fine dell’esperienza, io mio sento più forte, più vero/a e sto cercando di mantenere quegli impegni, quali la preghiera, la collaborazione in casa, il rispetto per le idee altrui che ho imparato a vivere nella nostra casetta.
D. Grazie per averci rilasciato questa breve testimonianza.
R. Grazie a voi per quello che fate per noi e per avermi dato questa occasione.