La lettera di don Fabio è molto dura e immagino la sua sofferenza nel mettere per iscritto i sentimenti che lo angosciano.

Probabilmente, per molti di noi, cade come un fulmine a ciel sereno e siamo tentati a non considerarla come rivolta anche alla nostra persona.

L’ho letta come la lettera di un padre che prova profonda amarezza nel vedere il modo inconsapevole e passivo con cui i propri figli vivono la propria vita umana e di fede e nello sperimentare il fallimento, l’infrangersi contro un muro di tante proposte e sollecitazioni (con le buone e con le cattive) che spesso, dopo aver suscitato momentanei sentimenti di pentimento e propositi di cambiamento, usciti dal gruppo non si traducono in scelte serie e concrete.

Abbiamo scelto noi di fare un cammino di fede, di non accontentarci di andare a Messa la domenica, per approfondire e concretizzare il germe di fede che Dio ha seminato nei nostri cuori chiamandoci alla sua sequela.

Dovremmo comportarci da veri uomini e vere donne!!

Dovremmo renderci conto che il cammino di fede richiede un impegno, un impegno serio e perseverante.

Prima di renderci conto che Gesù e quindi il nostro cammino di fede è l’IMPEGNO principe e lo scopo primario della nostra esistenza ( he forse è un obiettivo ancora troppo alto), dovremmo essere capaci di considerarlo almeno a pari livello e con la stessa scrupolosità con cui prendiamo gli altri impegni (studio, palestra, lavoro, hobbies vari, ecc.).

Nella nostra vita umana se prendiamo un impegno facciamo tutto per rispettarlo. Perché non facciamo lo stesso per gli impegni presi con Dio? Perché ci mascheriamo dietro false scuse come: “me la devo sentire, devo essere libero”, “ adesso sono giù”, “tanto il Signore è buono e mi capisce”, ecc. Relegando la fede ad un optional, un diversivo e mettendola di fatto all’ultimo posto nella scala delle nostre irrinunciabili (ma spesso futili) priorità!

 

Tra un po’ sarò un ingegnere e sarò chiamato a progettare… c’è un brano del Vangelo di Luca che qualche tempo fa (sono andato a cercarlo: Domenica 9 Settembre XXIII del tempo ordinario Anno C) nel gruppo che frequento il martedì (di meditazione sulla Parola della domenica) eravamo chiamati a meditare. Ricordo che mi colpii molto e spesso mi ritorna alla mente: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: «Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro»” (Lc 14, 28-30).

Questo brano, al ritorno dalle vacanze, mi invitava a riflettere sul fatto che la fede e quindi il grande PROGETTO al quale Dio mi chiede di collaborare richiede impegno e perseveranza, almeno lo stesso impegno che metto nei miei progetti umani.

Volevo condividerla con voi

 

Queste parole, che già sono state oggetto di discorsi fatti con don Fabio (al quale, come sapete, sono legato oltre che da un rapporto di figliolanza spirituale da un profondo rapporto di amicizia), messe nero su bianco mi hanno scosso e interrogato profondamente, probabilmente perché cadono in un periodo di rilassamento e di torpore nella mia vita umana e spirituale.

È per questo motivo che ho deciso di scrivere questa mia riflessione, perché penso che questo invito grida l’esigenza di una risposta.

La risposta è chiaramente personale e interpella singolarmente e segretamente le coscienze di ognuno di noi.

Tuttavia dopo molte titubanze (anche dettate da sentimenti di vergogna e di vigliaccheria), ho deciso di chiedere a don Fabio di pubblicarla per almeno tre motivi:

  1. perché questa testimonianza potrebbe essere utile a qualcuno di voi.

  2. perché voglio scrollarmi di dosso almeno la responsabilità di essere di scandalo per qualche neofita (i piccoli di cui parla il Vangelo) che potrebbero considerare persone come me un modello, ammettendo pubblicamente la mia piccolezza e meschinità.

  3. per chiedere a voi tutti fratelli una preghiera affinché possa riacquistare la freschezza e la sete di radicalità che il Signore mi ha fatto scoprire nei primi tempi della chiamata.

 

In questo tempo di Avvento siamo chiamati a svegliarci dal sonno, dal torpore e prendere decisioni serie e definitive di cambiare radicalmente la nostra vita.

 

                                                                                                                                                                                                Ernesto