CELEBRARE L’EUCARESTIA E’ OLTREPASSARE LA SOGLIA
L’Eucaristia ci congiunge con tutti gli uomini che ci
hanno preceduto nella morte.
Noi partecipiamo alla liturgia celeste, che dall’eternità viene
celebrata davanti a Dio e ci immergiamo nell’eterno inno di lode degli angeli.
Il cielo si schiude e ci fa gettare uno sguardo in un altro mondo, nel mondo che
sta oltre la morte.
Nell’Eucaristia oltrepassiamo già ora la soglia della morte e siamo partecipi di
quegli uomini che vivono oltre questa soglia. I morti non sono semplicemente
scomparsi dal mondo, ma sono accanto a Dio. E il banchetto funebre
dell’Eucaristia ci dona anche la comunione con loro; così la nostra vita
oltrepassa gli stretti confini della nostra biografia personale. Noi facciamo
parte dei santi che celebrano assieme a noi la redenzione in Cristo, ed entriamo
in relazione con tutti i morti che abbiamo conosciuto.
Nell’Eucaristia varchiamo i confini della nostra esistenza terrena e
partecipiamo alla vita di coloro che sono perfetti. Lo spazio in cui celebriamo
l’Eucaristia è totalmente abitato da tutti i morti che abbiamo conosciuto. La
comunione con i morti esige tuttavia che non li tratteniamo nel nostro ricordo,
ma li lasciamo in pace con Dio. Essi c’incontrano nell’Eucaristia come coloro
che hanno conosciuto la verità della propria vita e ora ci indicano che cosa
intendevano realmente fare di essa.
Nella comunione con i morti che ora hanno la propria dimora in Dio, la patria
eterna s’introduce nel nostro esilio. Ciò ci libera dalla paura di morire e ci
rende familiare il mondo che sta oltre la morte. Solo quando la nostra vita
s’introduce nello spazio che sta oltre la soglia della morte, essa ha raggiunto
la sua interezza; solo allora ha superato la protezione che la morte le ha
concesso, solo allora è diventata una vita che è per sempre salva in Dio.
ANSELM GRUN in Eucaristia rito che trasforma,
Messaggero 2004, pp. 84-85