Mettimi come sigillo sul tuo cuore... forte come la morte è l'Amore (Ct 8,6)
Pellegrinaggio Siracusa 24 aprile - 1 maggio 2009

6° giorno
... il giorno della partenza
L’ultimo
giorno del nostro ritiro (momento che, ahinoi, arriva sempre troppo
presto!) si è svolto in grande semplicità,
ma anche in tanta bellezza.
Di mattina,
dopo la colazione ci siamo tutti riuniti per la recita delle
lodi: abbiamo così voluto affidare al
Signore tutto ciò che abbiamo
“toccato con mano” durante questi giorni di grazia, perché non dobbiamo
dimenticare che la prova del nove di come abbiamo vissuto un momento di ritiro
si ha solamente nel momento in cui si rimette piede a casa: è nella strada della
ferialità che bisogna far scendere gli insegnamenti che abbiamo ricevuto.
A conclusione della preghiera è seguito il
momento fatidico di preparare i bagagli per
salutare il bellissimo villaggio che ci ha accolto. Ognuno di noi non ha potuto
fare a meno di notare quanto sia volato il tempo, mentre all’inizio sembrava che
il campo non dovesse quasi finire mai…
Abbiamo ancora una volta assaporato la bellezza della comunione durante il pranzo, con risa, scherzi, anche se la nostalgia per i momenti vissuti assieme era già tangibile sui volti dei viandanti.
Nel
pomeriggio l’ultima tappa del nostro cammino verso la Madonnina delle
Lacrime è stata segnata proprio dal saluto alla Mamma
Celeste, che guida e protegge sempre tutti noi viandanti, perché noi
l’abbiamo sempre considerata come la Stella della nostra Comunità.
Abbiamo quindi celebrato la
Santa Messa, a termine della quale è stata consegnata ai viandanti
una lettera con tanto di
sigillo a forma di cuore, una summa
del senso dei momenti vissuti, ma soprattutto delle esortazioni per vivere il
tempo
che
subito segue i giorni del ritiro, per non dimenticare i contenuti ammirevoli e
passionali del Cantico dei Cantici, che abbiamo avuto la grazia di meditare.
Sotto il sigillo dell’amore è nata la storia di
don Fabio e della sua
consacrazione,
e sotto questo stesso segno è stata da noi ricordata e celebrata con gioia vera.
Dopo la celebrazione eucaristica siamo tutti partiti alla volta di Catania, dove ci siamo imbarcati per Napoli.
Nonostante abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile, siamo felici di ritornare, sulle strade della quotidianità, perché abbiamo la consapevolezza di aver preso il meglio da questo ritiro, e non solo per lo spirito, ma anche per il corpo (qualcuno di noi è addirittura tornato abbronzato!!!) e ancor di più siamo pronti a portare alle persone che incontreremo (viandanti rimasti a casa compresi) la carica d’amore che abbiamo attinto al Cuore della Madonna in questi giorni, perché resti sempre impressa in noi e negli altri come un “sigillo sul cuore” per portare testimonianza che, come Cristo ci ha dimostrato, “forte come la morte è l’amore”.
Giorno 30
L’amore che vince anche la morte
(Ct. 8 )
Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m'insegneresti l'arte dell'amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
finché non lo voglia.
Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?
Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.
Una sorella piccola abbiamo,
e ancora non ha seni.
Che faremo per la nostra sorella,
nel giorno in cui se ne parlerà?
Se fosse un muro,
le costruiremmo sopra un recinto d'argento;
se fosse una porta,
la rafforzeremmo con tavole di cedro.
Io sono un muro
e i miei seni sono come torri!
Così sono ai suoi occhi
come colei che ha trovato pace!
Una vigna aveva Salomone in Baal-Hamòn;
egli affidò la vigna ai custodi;
ciascuno gli doveva portare come suo frutto
mille sicli d'argento.
La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti:
a te, Salomone, i mille sicli
e duecento per i custodi del suo frutto!
Tu che abiti nei giardini
- i compagni stanno in ascolto -
fammi sentire la tua voce.
«Fuggi, mio diletto,
simile a gazzella
o ad un cerbiatto,
sopra i monti degli aromi!».