"IL PIT-STOP AL POZZO DELL'AMORE..."

L'esperienza del ritiro di settembre a S. Agata sui due Golfi

25-26 settembre 2008

 

 

Ancora una volta ai viandanti della nostra comunità è stata offerta l’occasione per ristorarsi dalla fatica del cammino quotidiano. Dopo il riposo estivo è sempre più difficile riprendere il passo con lo stesso ritmo, così la Grazia divina che mai dimentica i Suoi figli ci ha additato un luogo che davvero sembra fuori dal tempo, sospeso sullo spazio di un mare infinito e immerso nel silenzio della natura: il monastero delle benedettine di S. Agata sui due Golfi, meglio conosciuto come “Deserto”.  In effetti questo nome già porta in sé quello che è poi stato lo spirito di questo ritiro settembrino: spesso ci ritroviamo appesantiti dalle nostre stesse vite, spesso perdiamo il senso di ciò che facciamo, ripetiamo quasi meccanicamente le nostre giornate, e il tempo non sembra avere senso. Non è così, questo è solo un tranello che ci tende il mondo e i ritmi frenetici ai quali esso ci costringe. Esperienze come quella che si è appena conclusa servono proprio a farci riappropriare della nostra vita e del nostro tempo, a dargli un valore nuovo e ben preciso, e soprattutto servono a farci ripartire più speditamente all’alba di questo nuovo anno sociale.

E’ bello pensare al ritiro di settembre come ad un appuntamento con la preghiera e soprattutto col nostro modo di pregare, spesso troppo legato a schemi resi opachi dalla routine, da formule fisse che si ripetono, quasi svuotate del loro originario senso, per le nostre orecchie ormai assuefatte ed i nostri cuori sempre un po’ intorpiditi… Non le preghiere, ma La preghiera è importante… essa è una vera e propria disciplina, tanto per cominciare, come è stato sottolineato sin dalla prima catechesi, necessita di una sorta di educazione: ad esempio, anche col corpo si prega, non solo con le parole, e lo stesso vale per il luogo: bisogna scegliere le condizioni adatte per la preghiera, perché dev’essere un momento preciso della giornata in cui ci si ritira solo con Dio, serve silenzio e serve allontanare anche ogni eventuale distrazione. Una pregnante definizione di preghiera è stata data durante una catechesi da don Fabio: “Pregare vuol dire coinvolgere Dio nelle propria vita, ma anche lasciarsi coinvolgere nell’esistenza di Dio”… vuol dire che quando siamo in preghiera non dobbiamo fare la “lista della spesa”, cioè non dobbiamo parlare soltanto noi, Dio è davanti a noi e vorrebbe poter parlare anche Lui, come si fa in ogni normalissimo colloquio! Dio però parla nel silenzio, un silenzio che non è soltanto esteriore, ma soprattutto interiore. Per pregare c’è prima bisogno che svuotiamo noi stessi di tutto ciò che portiamo dentro, con noi. Così creando il vuoto dentro possiamo far salire più leggera la nostra preghiera e possiamo anche accogliere le parole di Dio con maggiore apertura. Il gradino più alto della preghiera è l’estasi, esperienza che hanno provato parecchi santi di Dio, essi hanno goduto di questa particolare grazia perché si erano talmente svuotati da diventare leggeri anche nel corpo, così da poter materialmente ascendere verso l’alto nella visione beatifica di Dio Padre.

 

Questo ci riporta al primo passo del Vangelo che ci ha accompagnato (Mt 14,22-32: Gesù che cammina sulle acque… Dopo una intera notte trascorsa in preghiera Gesù va verso i suoi discepoli che erano in una barca agitata dalla tempesta. Si presenta loro camminando sull’acqua… ecco il segno dell’ascesi, perché la preghiera ci trasforma, ci eleva e ci fa a immagine di Dio stesso! Chi prega e resta uguale a come era prima forse non sta pregando in modo giusto, la preghiera cambia e soprattutto cambia in meglio! La preghiera più alta è però l’Eucaristia (“rendimento di grazie”, letteralmente) , lì addirittura possiamo gustare il Signore, gustare la Sua presenza viva e vera in noi. “Nella preghiera bisogna fare spazio a Dio, non al nostro Io”…

 

 

 

La preghiera però si nutre alla fonte della fede, la parabola delle dieci vergini (Mt 25,1-13) ce ne parla a chiare lettere… se quella lampada si spegne è perché le facciamo mancare l’olio, esso è segno della nostra fede: se essa viene meno, viene meno anche la nostra voglia di metterci alla ricerca del volto di Dio, perché pregare significa fondamentalmente mettersi alla ricerca di Dio, scoprire i segni della Sua presenza nel quotidiano.

 

 

 

 

Ci è stata consegnata un’immagine della preghiera che difficilmente dimenticheremo: la preghiera è come un pit-stop, ossia letteralmente una “fermata-al-pozzo”. Quando il volante della nostra vita sembra impazzito, i freni non rispondono più e il dirupo sembra avvicinarsi pericolosamente, non dimentichiamoci che la soluzione esiste, bisogna pregare ed effettuare quotidianamente dei pit-stop al pozzo di Dio che ci salvano davvero la vita, nel senso che non bisogna arrivare a perdere il controllo, ma bisogna fermarsi prima! 

 

 

 

 

Un altro passo che ci ha accompagnato nella nostra meditazione sulla preghiera è stato quello del profeta Geremia (18,1-4), la discesa nella bottega del vasaio, un’altra immagine di intensa icasticità e grande significato. Chi è il vasaio se non Dio stesso? E cos’è la bottega del vasaio se non il laboratorio di Dio? I vasi siamo noi, Dio ci “mette le mani addosso” durante la preghiera e ci modella come a Lui piace, per farci aderire alla Sua volontà. Per farci più simili a Lui. In tutto ciò si sente forte l’amore che Dio nutre per noi, Egli vuole farci simili a Lui, per meglio inserirci nel Suo disegno universale, piccoli e preziosi tasselli.

 

 

In effetti però non è possibile accostarsi alla preghiera se prima non si invoca il dono dello Spirito Santo, è lo Spirito il vero protagonista in questo momento di così forte intimità con Dio, perciò bisogna mettersi in silenzio ad implorarlo di giungere su di noi, lasciarci colmare da Lui, solo così la nostra preghiera potrà essere gradita a Dio, perché invocando lo Spirito la nostra preghiera è vera nel senso che noi ci mettiamo alla ricerca del nostro Dio e non del nostro Io.

La contemplazione, che vuol dire gustare la presenza di Dio, è una delle esperienze più ricostituenti delle preghiera, ma per giungervi non solo bisogna mettere da parte il proprio mondo interiore, svuotarsi come si è già detto, ma è necessario anche scendere, fare cioè il contrario di ciò che ci invita a fare il mondo, ossia innalzarci. Per entrare nella “bottega del vasaio” bisogna scendere…

Per noi viandanti la bottega è stato questo ritiro, che ci ha indirizzati ancora una volta i passi sulla strada alla ricerca di Dio, rafforzandoci nelle nostre debolezze e rendendo il nostro cammino (sia individuale che comunitario) più solido e concreto.

 

 

Tuttavia ci sono situazioni in cui la nostra preghiera diventa un vero e proprio grido soprattutto interiore, come è capitato al cieco di Gerico (Lc 18,35-43), un cieco cioè che rivoleva la sua vista: quante volte ci siamo sentiti così nella nostra vita, anche in quella spirituale? Forse non poche… ma non importa, anche questi sono momenti di Grazia, perché solo allora ci rendiamo conto di quanto bisogno abbiamo di Dio e quell’invocazione: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me”, ripetuta in continuazione, con insistenza, ci dà il coraggio di ammettere che siamo nulla senza Dio, e nel dolore e nella solitudine ci riscopriamo amati addirittura da Dio stesso!

Gesù passa… come un viandante. Gesù è un viandante e noi dobbiamo credere che Egli continui a passare ogni giorno accanto a noi e nella nostra stessa vita, anche lì dove i nostri occhi ciechi e la nostra vista offuscata ormai non Lo riconoscono più.

 

Durante questo breve ma intenso ritiro Gesù è davvero passato tra di noi, in particolare durante l’adorazione notturna, cominciata dalle 22 e terminata alle 8 del giorno dopo. E’ stata davvero una notte d’amore, Amore vero, perché Gesù stesso si è fatto viandante con noi ed è stato fermato dalle nostre preghiere, alcune urlate, altre sussurrate appena, ma ha ascoltato tutte ed ha elargito i doni della Sua Grazia. Anche in questa ulteriore tappa sul Tabor la Grazia di Dio ha sovrabbondato per ognuno di noi e siamo certi che i frutti non tarderanno a spuntare. Da parte nostra non possiamo che affidarci al Signore ancora una volta e affidare a Lui anche il principio di questo cammino ripreso dopo la sosta estiva, perché forgiati a Sua immagine possiamo anche aderire docilmente ed umilmente alla Sua volontà, ovunque essa ci condurrà in questo anno appena cominciato. 

 

Ed ora per voi le immagini più belle del nostro ritiro.. clicca qui per vedere le foto!