L'IMMIGRATO
In questo mese trascorso, ho avuto modo di leggere molti articoli, ascoltare numerosi telegiornali e devo dire che è stato veramente difficile trovare una tematica che comunicasse un messaggio positivo, di speranza, di cambiamento, di miglioramento.
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Se si leggono le vite di questi uomini, che fuggono spesso da fame, violenza e povertà, si comprende che cercano solo di ridare dignità alle loro precarie esistenze.
Da noi, l’immigrato è sempre di più “un respinto”.
Ho visto molti approfondimenti a riguardo e numerosi sondaggi pubblici si dicevano sfavorevoli ad accogliere questi fratelli bisognosi nella nostra patria.
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C’è una grossa fetta di extracomunitari che contribuiscono a mantenere in piedi l’economia di questo Paese, e di questo se ne parla poco o nulla, si tende sempre a demonizzare, a considerare gli immigrati come “un problema da risolvere”.
Purtroppo è vero che a causa delle grosse situazioni di emarginazione e di disagio, gli immigrati vengono coinvolti in atti delinquenziali, ma sta di fatto che sempre di più affollano le nostre città e le nostre strade e discriminarli e ghettizzarli non è certo una soluzione.
Il problema è molto vasto, ma ognuno dovrebbe fare un piccolo passo in avanti verso di loro, un passo che si chiami “tolleranza”, “disponibilità”, “accoglienza”.
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Due anni fa insegnavo a Mergellina (quartiere “bene” di Napoli). Arrivavo verso le 07:40 del mattino, e poiché era troppo presto per entrare in classe, facevo visita al Santissimo, in una bellissima chiesetta lì vicino. Fra i banchi c’ero solo io e i Filippini.
Sì, perché a Mergellina, il/la domestico/a è Filippino. Alla fine quei visi mi sono diventati familiari, amici.
Il cambiamento sociale è lento e necessita di politiche di integrazione, ma alla fine dietro queste parole ci siamo noi, con i nostri gesti, con le nostre azioni, con la nostra attenzione alla persona e alla sua dignità di uomo.
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