"FINCANTIERI" DI CASTELLAMMARE DI STABIA

 

 

Il personaggio, ovvero l’argomento di questo mese è la storia del cantiere navale di Castellammare di Stabia. In un momento in cui tutti ne parlano in ogni modo, ognuno esprimendo la propria opinione, calandosi nei panni dei lavoratori, scendendo in piazza a protestare e facendo sentire la propria vicinanza agli stessi, ricordare innanzitutto le origini di questo cantiere è forse il modo, a sommesso avviso di chi scrive, di ritrovare l’identità e l’importanza di questa azienda nel nostro territorio.

 

 

                                           

 Il cantiere navale di Castellammare di Stabia è la più antica fabbrica di navi intesa in senso moderno.

Viene fondato nel lontano 1783 da Giovanni Edoardo Acton, primo ministro dell’allora re Ferdinando IV. Il progetto lavorativo del cantiere era impegnativo per l’epoca, infatti si proponeva di costruire dodici vascelli, altrettante fregate e più di cento legni minori.

L’impegno lavorativo era talmente ampio che nel 1808 il cantiere venne ingrandito al fine di consentire ai lavoratori di poter fabbricare contemporaneamente più di un vascello e/o una fregata.

Nel 1810, quindi, si è pronti per il primo spettacolare varo del vascello “Capri” seguito, poi, nel 1812 dal “Gioacchino” e nel 1824 dal “Vesuvio”.

 

 

                                                       

 

 

Dal 1841 al 1846 il cantiere si specializzò nella fabbricazione delle navi a vapore costruendone ben quattro. Anche con l’avvento del governo Garibaldi  furono varate sia “pirocorvette che pirofregate” fino al 1860.

Senza dubbio la nave maggiormente rappresentativa di questo cantiere è l'«Amerigo Vespucci» varata nel 1931.

 

 

 

 

Anche nel periodo più buio nella storia mondiale, ovvero nel corso della II guerra modiale, il cantiere stabiese continuò a lavorare producendo navi da guerra, come incrociatori e corvette. Così come nel dopoguerra vennero ricostruite e recuperate le navi della marina militare distrutte durante la terribile guerra. Dal dopoguerra agli anni ottanta, anche dopo vari riassetti societari, non mancarono mai le commesse al cantiere stabiese, sia per armatori privati che per commesse militari. Dopo un periodo di crisi durante gli anni Ottanta, il cantiere ha continuato la costruzione di navi, soprattutto navi traghetto arrivando, purtroppo, ai giorni nostri, ovvero a quando si rischia la chiusura di questo storico cantiere non solo stabiese, ma dopo quanto detto, anche italiano.

 

 

La nostra diocesi ha fatto sentire, come sempre, la sua vicinanza ai lavoratori con una veglia di preghiera, dal valore simbolico molto forte che, nei giorni scorsi, ha riempito il Duomo stabiese.

L’arcivescovo, Mons. Cece, ha voluto insieme i due patroni della città, San Catello e la Madonna di Pozzano, per scongiurare la chiusura dei cantieri navali. La Chiesa - ha detto il vescovo:  «non è estranea alla difficoltà di chi vive del proprio lavoro, ed è perciò partecipe delle sofferenze di tante famiglie». Aggiungendo: «non dimenticate mai che il lavoro è tra i diritti fondamentali dell’uomo».

 

Questa è la nostra storia….difendiamola!!!