Anna Politkovskaya

 

 

 

 

Mentre i nostri telegiornali ci informavano di studenti sempre più "pistolettari a piombino", per gioco, mentre ci annunciavano che il Premier si era preso la scarlattina al ritorno dalla Russia, mentre sono impazziti gli ascolti per ciò che faceva, o non faceva Marrazzo, con compagnie che poco avevano a che vedere con moglie e figli, a me è balzata agli occhi questa foto, mentre mi documentavo sul personaggio che avevo scelto per il mese di novembre.

 

 

 

Osservatela per qualche minuto, fermatevi sui particolari, ne ho viste delle altre, ma ho scelto questa perché le altre comunicavano solo distruzione e disperazione, in questa c’era anche la tenerezza di una mamma che, incurante del fatto che l’edificio sia semicrollato, fa il bagno al piccolo, aiutata da un bambino con una maglia militare e dei calzini a stelle e a strisce.

 

Lo scatto è tratto da una mostra che si è tenuta l’anno scorso al Museo Diffuso di Torino intitolata “Cecenia: guerra e pacificazione violenta”, che narrava degli ultimi vent’anni vissuti dalla popolazione dell’ex provincia sovietica, anni di violenze, bombardamenti e rastrellamenti.

 

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, in Cecenia nacque un movimento che la voleva libera dalla Russia, non affatto disposta a riconoscerle una secessione, anche perché forti erano e sono gli interessi economici, fra cui la produzione petrolifera locale e soprattutto il passaggio sul territorio ceceno di petrodotti e gasdotti.

Attualmente in Cecenia  la gente viene ancora arrestata, torturata e fatta sparire e le ONG, che si occupano di denunciare le violazioni dei diritti umani, subiscono continue pressioni da parte delle autorità.

La violenza inoltre non si consuma più solo in Cecenia, ma anche  nei paesi limitrofi come Georgia, Ossezia del sud, Daghestan e, purtroppo, gli scontri con i militari russi ripropongono sempre più il tema del diritto alla secessione e all’indipendenza.

 

 

 

 

Come se non bastasse, le guerre in Cecenia hanno rappresentato l’indice della progressiva limitazione della libertà di stampa e il tentativo dell’eliminazione del giornalismo indipendente.

E la mostra, da cui è tratta la foto, è stata dedicata ad Anna Politkovskaya (1958-2006), uccisa il 7 ottobre 2006 a Mosca, la giornalista russa che lavorava presso il quotidiano Novaja Gazeta e che ha fatto conoscere al mondo i crimini che si consumavano in Cecenia.

In merito a quanto scriveva, sosteneva:

“Io scrivo ciò che vedo. Ho paura, ma questa è la mia professione e avere paura è una cosa tua, personale, è il rischio di questo lavoro”.

 

 

 

Per quaranta volte è stata in Cecenia e ha conosciuto madri che hanno perso i loro figli, ha visto ragazzi torturati, donne violentate, e non ha potuto tacere, raccontando queste storie vissute in testi quali “La Russia di Putin”, “Cecenia. Il disonore russo” e “Proibito parlare”, anche se immaginava che non le avrebbero perdonato simili rivelazioni.

 

 

 

 

In uno dei suoi ultimi articoli, scriveva : “Il mondo teme una proliferazione nucleare incontrollata - io invece temo l'odio. Si sta accumulando sempre di più e in maniera incontrollabile” .

Nell’articolo si riferiva ai giovani ceceni che avevano subito da bambini la prima guerra cecena, da adolescenti la seconda e da ragazzi la terza guerra dell’istruttoria a cui erano stati sottoposti. Catturati in retate di massa, nelle carceri li odiavano perché giudicati “studenti terroristi” ed erano costretti a subire torture applicate di routine, come se la sofferenza non sgorgasse viva, dai loro corpi martoriati e seviziati.

Questi studenti, una volta “ripuliti”,  venivano condannati a svariati anni di carcere con prove messe insieme in fretta e furia. Colpevoli o no, solo Dio poteva saperlo, dal momento che indagini vere e proprie non se ne conducevano.

 

Anna Politkovskaya, in particolare, parla della vicenda di uno di questi studenti, Islam Suschanov, nato nel 1984, in una storia che accomuna moltissime altre. La giornalista non ha mai potuto incontrare il condannato, dal momento che l’amministrazione carceraria russa vietava ogni tipo di contatto, per cui ha ricostruito la sua storia sulla base della documentazione disponibile. 

Nel 1999, Islam finisce gli studi alla scuola n. 38 di Groznj. Il direttore della scuola, ai fini dell’iscrizione all’Università, definisce Islam come uno studente disciplinato, studioso, responsabile. Nel 2000 Islam si iscrive all'Istituto di Pedagogia della Cecenia e comincia a frequentare i corsi di arte. E ancora si distingue per la sua attitudine agli studi, per il suo interesse alla scultura e alle arti grafiche, pittoriche, perfino l’allenatore della sua squadra apprezza la correttezza e la buona educazione di questo giovane. La sentenza di condanna invece parla di Islam come di un feroce guerrigliero, atto a preparare ordigni per far saltare in aria soldati russi.

Due versioni assai contrastanti fra loro, un diavolo scatenato o un ragazzo pieno di valori e dai buoni sentimenti?

Suschanov era stato accusato di essere coinvolto in tre episodi eversivi - l'accusa principale era quella di fare parte di una "banda armata" diretta da un "non meglio identificato Abdul-Azim" e che agiva con "mezzi finanziari non meglio identificati". I giudici, senza troppe indagini, hanno tradotto questi episodi in sentenza di primo grado.

Riguardo al primo episodio, Suschanov ha ammesso di avere collocato il 6 giugno 2002 un ordigno esplosivo in una casa in rovina nella via Zhukovski a Groznyj, per fare saltare in aria il 9 giugno dei poliziotti in pensione, indicati con nome e cognome. In realtà, leggendo la sentenza, si scopre che gli stessi giudici affermano che i poliziotti sono saltati in aria nello stesso luogo il 9 marzo di quell'anno. E il 9 giugno erano in cura, lontano dalla Cecenia, per le ferite riportate... Che spiegazione dare a questa palese incongruenza? Nelle sentenze relative agli altri due episodi, emerge una stessa confusione giuridica.

La Politkovskaya non vuole prendere le difese di Suschanov, la sua posizione è chiara: non ci deve essere indulgenza per nessuno che abbia violato la legge e il diritto. Ma con una tale qualità giuridica delle sentenze, risulta veramente difficile ricostruire fatti e colpevoli.

Islam trascorre i primi mesi di reclusione in cella di isolamento, la madre gli scrive, ma non gli viene recapitato nulla, non gli è permesso neppure di pregare. Tra vicissitudini varie (tenta per esempio di suicidarsi due volte), alla fine, è considerato un recalcitrante e viene trasferito all'IK-12, un carcere per i recidivi più pericolosi, ove la sigla "IK" sta per "Istituto Correttivo".

Questo ragazzo timido e dal buon carattere è stato trasformato in un ribelle recidivo, da un odio inspiegabile.

Islam uscirà di carcere nel 2017, se non morirà prima. Ma il problema serio è: come uscirà di lì?

La giornalista si chiede cosa vuole ottenere il governo russo da Islam e da i tanti “ripuliti” come lui, a cui non è concessa neppure una preghiera, che muoiano?

Semmai Islam uscirà dal carcere, avrà sui 34 anni e, come lui, usciranno giù di lì tanti “ripuliti” sottoposti ad umiliazioni della dignità umana, sofferenze, violenze, anni in cui non sono stati corretti bensì deviati, anni in cui sono stati costretti ad accumulare tanto odio.

Anna Politkovskaja aveva paura di quest’odio accumulato da questi ragazzi, ancor di più di coloro che l’avevano generato, la paura che quest’odio prima o poi sarebbe uscito fuori dagli argini, provocando ancora morte e disperazione.

La giornalista aveva paura dell’odio che genera l’odio.

 

Ciò che sconvolge è che, ad oggi, questa guerra dura ancora.

 

Il 3 ottobre scorso la reporter russa è stata ricordata a Roma, durante la manifestazione sulla libertà di stampa, con la lettura di alcuni brani tratti dai suoi scritti.

Sta di fatto che dopo Anna Politkovskaja, la ricerca della verità non si è fermata in quelle regioni, a lei l’onore di essere stata non solo l’esempio, ma anche l’anima di un giornalismo che non teme di mettere a rischio la propria vita per amore della giustizia e del rispetto della vita umana!

 

 

 

SITOGRAFIA

 

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/10/giornalisti-manifestazione-fnsi.shtml?uuid=da352664-b00c-11de-8481-cd283fb0b2c0&DocRulesView=Libero

http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_03/bagnasco_media_chiesa_4a7f955e-b025-11de-8f2f-00144f02aabc.shtml

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200910articoli/47906girata.asp

http://www.borsaitaliana.it/borsa/area-news/news/ansa/dettaglio.html?newsId=150712

http://www.repubblica.it/2009/10/dirette/sezioni/politica/manifestazione-stampa/manifestazione-stampa/index.html

http://reporters.blogosfere.it/2009/10/anna-politkovskaya-vietata-le-autorita-russe-non-concedono-il-visto-ai-rappresentanti-di-reporters-s.html

http://www.osservatoriocaucaso.org/article/articleview/6244/1/204

http://www.associazionepolitkovskaja.eu/sito/index.php?option=com_content&task=view&id=93&Itemid=91

http://www.annaviva.com/russia-il-gas-ce-lo-ha-dato-Dio

http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/18126 

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http://blog.panorama.it/libri/tag/anna-politkovskaja/

http://www.ilreporter.com/eventi/cecenia-guerra-e-pacificazione-violenta

http://umsoi.org/2009/09/25/cecenia-una-guerra-dimenticata/

http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/Unita081009.htm