IL CERVELLO NON VA IN PENSIONE

 

 

“La donna, nel paradiso terrestre, ha morso il frutto dell'albero della conoscenza dieci minuti prima dell'uomo: da allora ha sempre conservato quei dieci minuti di vantaggio!”,  

e’ un’ affermazione, si può obiettare, femminista, ma  perfettamente calzante quando si parla di Rita Levi  Montalcini, premio Nobel per la medicina che ha compiuto proprio il 22 aprile, cento anni.

 

 

Tutto cominciò per colpa o meglio per merito di un cappellino con le ciliegie. Il fatto lo racconta lei stessa: avevo poco più di tre anni e a me piaceva  molto indossare un cappellino con le ciliegie, ma mio padre, persona  un po’ severa e autoritaria decise che non era opportuno che  io lo mettessi. Fu quello il momento in cui pensai che non avrei avuto  mai un marito, nè’ tanto meno dei figli, avevo cose ben più  importanti da fare nella vita, e così a soli tre anni, aveva già progettato il suo futuro e in una società in cui le donne dovevano essere educate  ad essere solo madri e mogli, lei tenace e volitiva, si laurea in medicina e inizia le ricerche sul sistema nervoso che avrebbe continuato per tutta la vita.

 

 

Costretta, perché ebrea, dalle leggi fasciste ad emigrare in Belgio, allestisce un piccolo laboratorio in camera da letto e continua le sue fortunate ricerche  che dopo anni di sacrifici e rinunce, l’ hanno portata al premio Nobel. Oggi possiamo dire che la sua vita è stata spesa e continua a spenderla per la ricerca e per gli altri. E già, perchè a 100 anni compiuti, a chi le chiede cosa pensa la sera quando va a letto, lei risponde: a quello che farò domani.  

 

Sensibile ai problemi sociali e ambientali, ha destinato parte delle sue risorse finanziarie a persone bisognose e per sostenere cause sociali di grande importanza,  infatti l’unico merito che si attribuisce non e’ tanto quello della scienziata, ma piuttosto di avere avuto sempre molta attenzione al mondo che ci circonda.

 

Senza stare ad elencare gli innumerevoli premi, riconoscimenti, onorificenze, è importante invece ricordare il messaggio che rivolge ai giovani ricercatori e non solo; bisogna, dice, educare i ricercatori a credere nella ricerca come ad una missione, senza cedere alle difficoltà, anche se gli ostacoli ci sono, soprattutto là dove non ci sono molti investimenti e ammonisce : non c’è sviluppo senza ricerca, e in Italia c’è un grande capitale umano ma pochi soldi.

E ai giovani  che oggi perseguono il successo immediato  e la ricchezza, poi dice: “non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona. E me le sono scrollate di dosso come acqua sulle ali di un’ anatra.”

E’ sua la massima: meglio aggiungere vita ai giorni, che giorni alla vita.

E possiamo crederle se ancora oggi lavora giorno e notte, con la vitalità e la grinta di quando aveva vent’ anni, e se anche  la vista e l’udito non sono più molto efficienti lei sostiene: Il corpo faccia quello che vuole: io non sono il corpo, IO SONO LA MENTE.