LA FICTION "S. AGOSTINO"
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Questo mese devo fare un elogio alla tv, che guardo poco, anche se, lo confesso, di tanto in tanto mi faccio prendere dalla smania di seguire alcuni programmi che, ahimé, non aiutano ad edificare l’animo, perché spesso fanno passare per “coraggio” e “virtù”, comportamenti ambigui e deplorevoli a cui l’uomo purtroppo tende!
E’ stata la proposta della Rai su "Sant’Agostino", fiction seguita da più di 7 milioni di telespettatori, che ha suscitato la mia compiaciuta approvazione. La gente ha sete di Dio! Tanti, incollati alla tv, hanno seguito le vicende di un uomo, Agostino, che è riuscito a “far salire, dai bassifondi della propria miseria, il suo grido d’amore a Dio”.
A dire il vero, a me stanno simpatici i Santi che hanno avuto un trascorso di grandi peccatori, perché mi sembrano più raggiungibili, più umani.
Da piccola, per me, i Santi erano quelli raffigurati sulle immaginette, corredati da tanto di preghiera che stagnavano nei libri delle giaculatorie che si aggiravano per la casa.
Qualche volta li osservavo e li sentivo lontanissimi da me. Sentivo dire dai sacerdoti che essi avevano glorificato la loro vita testimoniando Dio. Ed io pensavo: “è certo, sono santi!”. Ma quelle parole non le avevo mai comprese fino in fondo.
Non mi interessavano i santi che già dalla fanciullezza erano tanto devoti, ma quelli che qualche marachella l’avevano combinata. E mi colpì la vita di San Francesco, che dopo una esistenza persa nei piaceri della carne e nelle agiatezze della ricchezza del padre, aveva lasciato tutto ed era diventato il “poverello d’Assisi”, dopo che la lettura del Vangelo l’aveva rivoltato come un calzino!
Ma veniamo a tempi più recenti…C’era un libro in casa di cui mi attirava il titolo: “Confessioni ”. Mi nacque la curiosità di sapere l’autore cosa avesse mai dovuto confessare. Mia sorella, che ingurgita libri così come respira l’aria, l’aveva già letto (ovviamente il libro era suo), e il suo commento era stato “molto bello!”, con l’aria di chi si è inghiottita un mattone. Il titolo mi intrigava troppo, e decisi di avvicinarmi a quel libro.
Iniziai a leggere le prime pagine. Pensai allora che il mattone lo stavo ingoiando io! Mi sembrava di studiare un testo di filosofia in cui l’oggetto di speculazione è Dio, insomma un trattato di teologia.
Ovviamente abbandonai subito quel libro, l’ostacolo di quelle prime pagine non mi aveva permesso di leggere quel seguito che tanto poi mi ha appassionata. Qualcuno penserà che forse non era giunto il momento per quella lettura.
Poi la visione della fiction mi ha permesso senza troppi sforzi di capire che dietro quel nome, Sant’Agostino, c’era un santo come piace a me, un santo che ha tribolato prima di arrivare alla Verità. Un uomo amante della cultura e dell’eloquenza, un uomo gonfio del suo IO, così gonfio da esserne accecato, un uomo che si preoccupava di ottenere le simpatie e la stima dei potenti, dei ricchi, un uomo che si compiaceva dei suoi successi, della sua grande intelligenza ed oratoria, un uomo incline ai piaceri e ai vizi della carne, un uomo che si era arricchito e che cercava ricchezze…un uomo!
Ma in quell ’uomo era stato gettato il seme di Dio, quale Verità Assoluta, e quell’’ uomo che tanto aveva cercato la Verità, non poteva che approdare se non al cuore misericordioso del Signore.
E così, appassionatamente, ho letto le “Confessioni” ,che descrivono passo passo come l’uomo abbarbicato all’abitudine dei suoi vizi, lotta contro se stesso, mettendo a dura prova quel libero arbitrio che tanto ci costa, fino ad essere toccato, liberato e risanato dalla Grazia Divina.
“…E ancora rinviavo il momento di dedicarmi, nel disprezzo della felicità terrena, alla conquista di quell’altra felicità, di cui non la scoperta, ma la semplice ricerca valeva più dei tesori e dei regni del mondo e dei piaceri della carne che affluivano, a un mio cenno, da ogni parte” ("Confessioni", libro VIII, cap. VII).
Spesso ho osservato una condotta simile in tutti i Santi, più tribolavano più rimanevano fedeli a Dio. Mi sono sempre chiesta, visto che nessuno desidera soffrire, quali fossero le motivazioni così irrazionali da spingere l’anima a sopportare tutto per la Causa Divina, e credo che le motivazioni si possono solo spiegare in quell’Amore stesso dai quali erano accesi, vivificati, confortati e fortificati. Quindi in questo consisteva la loro testimonianza. Credo.
Nel 387, Sant’ Agostino si recò a Milano dove prese posto fra i competentes per essere battezzato da Ambrogio il giorno di Pasqua. Dopo la morte della madre, santa Monica, le cui ferventi preghiere furono il mezzo di riconciliazione di Agostino con Dio, il santo tornò dopo un breve soggiorno a Cartagine, a Tagaste, luogo natio, dove decise di iniziare a seguire il suo ideale di vita perfetta, dedicata a quel Dio che era giunto ad amare in età adulta:
«Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Sì, perché tu eri dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle sembianze delle tue creature. Eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, respirai ed ora anelo verso di te; ti gustai ed ora ho fame e sete di te; mi toccasti, e arsi dal desiderio della tua pace» ("Confessioni" libro X).