PER EVITARE DI FAR FINTA DI NIENTE…

 

«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli si siederà sul trono della sua gloria.  E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,  e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.  Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.  Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.  Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?  Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?  E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?  Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.  Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.  Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;  ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.  Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?  Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.  E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25, 31-46).

Carissimi fratelli e sorelle,

chiedo scusa se ancora una volta distolgo la vostra attenzione dai vostri impegni, ma quello che  sto per comunicarvi credo superi abbondantemente l’importanza di qualsiasi altra cosa! Fra pochi giorni è Natale e, come al solito, ognuno si dispera per le compere dei regali, che tante volte sono solo spreco di  tempo, energia e danaro. Regali, che il più delle volte vengono poi depositati nelle nostre abitazioni e abbandonati. Di certo vi starete chiedendo dove voglio arrivare! Ve lo dico subito. La festa del Natale non è solamente divertimento, sfrenato consumismo, periodo di vacanze, ma dovrebbe, almeno per questo periodo, suscitare attenzione e rispetto verso chi, diversamente da noi, vive nella povertà e nella indigenza. Io non vi propongo di non fare i regali perché anche quelli fanno parte della festa e anche perché non riuscirei a convincervi del contrario, però potremmo, negli elenchi dei regali dei nostri destinatari, inserirci anche qualcuno che seppur non conosciamo, poco importa, grazie alla nostra solidarietà può almeno in questo periodo non sentirsi solo e abbandonato. Arrivo al dunque! Il brano del Vangelo che ho citato e voluto scrivere per esteso dice già tutto, allora mi chiedevo: "se ognuno di noi, quando ci ritroveremo al nostro incontro del 20 p.v., potesse togliersi qualcosa del suo, oppure diminuire il budget previsto per i regali e portare in parrocchia un po’ di spesa, non sarebbe più bello e sentita davvero la festa del Natale? D’altronde, Natale non significa anche condivisione? E poi Gesù non ha spogliato se stesso per assumere la nostra condizione umana?". Tutto questo sarebbe bello farlo coinvolgendo anche le vostre famiglie, affinché le vostre case diventino trampolino di solidarietà, carità incarnata verso chi è nel bisogno.  Ovviamente, tutto deve essere fatto nella piena e totale libertà, senza alcuna costrizione e soprattutto nel pieno anonimato. Infatti, troverete ai piedi dell’altare un cesto con su scritto: “Avvento di solidarietà”, lì deponete il sacchetto con la spesa che avete portato. Sono certo che ognuno di voi avverte il bisogno di non portarsi addosso la responsabilità e l’indifferenza di chi ancora oggi, nel nuovo millennio, continua a morire di fame. Nel frattempo, affido voi e le vostre famiglie, cui desidero mandare i miei più fervidi auguri di un Santo Natale, alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, Ella che a Cana di Galilea, seppe commuovere il divin cuore del dolce Gesù ed essere così strumento di solidarietà e carità fraterna.

 

                                                                                                                                            Vi benedico

                                                                                                                                           Don Fabio