Origene Adamantio
Origene Adamantio, considerato tra i più grandi eruditi e tra i primi geni speculativi del cristianesimo antico, nacque intorno al 185, probabilmente ad Alessandria in Egitto, da genitori di lingua greca. Diversamente da Giustino e da Clemente Alessandrino, convertiti dal paganesimo al cristianesimo, Origene ricevette un’educazione cristiana. Nel 202, il padre Leonida subì il martirio per decapitazione durante la persecuzione di Settimio Severo e sembra che Origene non ebbe la stessa sorte perché la madre nascose ai soldati i vestiti del figlio.
Eusebio di Cesarea, nella sua Historia Ecclesiastica, ha scritto un commovente passo sulla dedizione che Origene prestò ai martiri delle persecuzioni del 202-203: «In realtà non li assisteva soltanto quando erano in carcere o quando venivano interrogati o fino al momento della sentenza suprema, ma anche dopo, rimanendo accanto a loro quando erano portati al supplizio, esponendosi pericolosamente e dando prova di grande coraggio. Quando procedeva incurante del pericolo e arditamente salutava i martiri abbracciandoli, la folla dei pagani, infuriata, fu spesso sul punto di gettarsi su di lui, ma ogni volta trovò la mano soccorritrice di Dio miracolosamente pronta a salvarlo».
Per sostenere la famiglia, che oltre alla madre contava sei fratelli più giovani, Origene dette lezioni ad Alessandria fino a quando, nel 203 circa, il vescovo di Alessandria, Demetrio, gli affidò la direzione del Didaskaleion, la locale scuola catechetica (dove Origene aveva studiato con Clemente Alessandrino dal 199), allorché fu riaperta dopo le persecuzioni, formando con il suo insegnamento una folta schiera di discepoli, tra cui l'amico Eracla che, sostituendolo nell’insegnamento della grammatica, riservava a Origene i corsi più progrediti di filosofia, teologia speculativa e sulle Scritture.
Contemporaneamente, Origene, che seguiva un modello di vita ascetico, imparò l’ebraico, completò i suoi studi filosofici su Platone e gli stoici, viaggiò (si sa che verso il 212 fu anche a Roma) e seguì le lezioni del famoso neoplatonico Ammonio Sacca, il cui metodo e la cui filosofia assunsero grande importanza per il giovane maestro.
Nel 210-211, interpretando a suo modo il passo evangelista «Poiché vi sono degli eunuchi, che sono nati così dal grembo della madre, vi sono degli eunuchi che sono stati fatti eunuchi dagli uomini, e vi sono eunuchi che si sono fatti eunuchi da se stessi per il regno dei cieli» (Mt 19,12), Origene si evirò.
Probabilmente in seguito ai massacri ordinati nel 215 dall’imperatore Caracalla, Origene si allontanò da Alessandria e si recò a Cesarea in Palestina, dove tenne conferenze alla comunità su richiesta di Teoctisto, vescovo della città, e Alessandro, vescovo di Gerusalemme. Inoltre, tra il 218 e il 222, tenne altre conferenze ad Antiochia, chiamato da Giulia Mammea, madre dell’imperatore Alessandro Severo. Nel 230, i due vescovi che lo avevano accolto a Cesarea - Teoclito e Alessandro - ordinarono Origene sacerdote, nonostante si fosse mutilato volontariamente. Ciò causò l’indignazione del vescovo di Alessandria, Demetrio, che, pure invidioso della fama del discepolo, come scrisse Eusebio di Cesarea, lo scomunicò e lo fece dichiarare deposto dalla cattedra e dall'ufficio sacerdotale da due Sinodi (230-231), bandendolo dalla città.
L’anno successivo, alla morte di Demetrio, il nuovo vescovo Eraclio rinnovò la scomunica a Origine, il quale rimase a Cesarea in Palestina fino all'impero di Decio, fondando una nuova scuola di teologia, sul tipo di quella alessandrina, aiutato dal discepolo Gregorio (detto il Taumaturgo, fu uno degli artefici della conversione del Ponto e, poi, proclamato santo). Dal 235 al 237, Origene fu ospitato a Cesarea in Cappadocia, presso il vescovo Firmiliano, per sfuggire alle persecuzioni ordinate dall’imperatore Massimino Trace, ma poi tornò presso la sua scuola in Palestina, pur senza risparmiarsi un viaggio se necessario alla causa del cristianesimo, come successe nel 244 quando si recò in Arabia per convincere il vescovo di Bostra, Berillo, dell'errore della sua aderenza al monarchianismo (dal greco móne arché, principio unico), cioè a quel movimento teologico che voleva preservare l’unità del concetto di Dio, negando la Trinità o la natura divina di Cristo.
Dopo la relativa calma che dominò sotto l’impero di Filippo l’Arabo (244-249), seguirono le persecuzioni ordinate dall’imperatore Decio nel 250. Origene fu incarcerato a Tiro (nell’attuale Libano), torturato e condannato. La morte dell’imperatore risparmiò a Origene l’esecuzione, ma, minato nel fisico in seguito ai supplizi subiti, questi morì settantenne (253 o 254).
La produzione letteraria di Origene è vastissima: Epifanio scrisse che ammontava ad almeno seimila opere, di cui noi oggi ne conosciamo circa ottocento, ma molte di esse solo per il titolo e non nell’originale greco. Esse abbracciano quasi tutti i campi della scienza cristiana; tra le opere pervenute si annoverano: lavori biblici ed esegetici (come le Esapla, le Enneapla e le Tetrapla), scritti ascetici (come Sulla preghiera ed Esortazione al martirio), opere dogmatiche (come il Perì Archon, giuntoci nella traduzione latina - emendata - di Rufino col titolo De principiis, e la Disputa con Eraclide), il trattato Sulla risurrezione, commenti ai Vangeli di Matteo e Giovanni, lettere, omelie…
Da sole, le omelie che ci sono pervenute ammontano a ventuno nell’originale lingua greca e duecentoquaranta nella traduzione latina.
Se le Esapla (o Hexapla) costituiscono il primo tentativo di redigere un testo critico dell’Antico Testamento - sviluppato in sei colonne: ebraico con alfabeto ebraico, ebraico con alfabeto greco e le traduzioni greche di Aquila, di Simmaco, dei Settanta e di Teodozione - e il Perì Archon analizza in quattro libri rispettivamente il mondo trascendente (Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo, Angeli, anime ecc.), il mondo storico (creazione del mondo e dei progenitori, economia dell'Antico Testamento, incarnazione del Salvatore; risurrezione e castigo ecc.), il mondo umano (il libero arbitrio, la sapienza, l'imago Dei ecc.), il mondo scritturistico (interpretazione della Scrittura, simbolismo ecc.), l’opera di Origene considerata il culmine della tradizione apologetica greca è il trattato in otto libri Contro Celso (246 circa) che rappresenta una risposta al Discorso veritiero (178 circa) del filosofo platonico Celso, dove ribatte a una a una tutte le argomentazioni contro i cristiani.
Sembra che per poter mettere per iscritto tutto quanto volesse, un ricco discepolo mise a disposizione di Origene sette stenografi e sette copisti: i primi trascrivevano le sue prediche e le sue conferenze, i secondi arricchivano la già ricca biblioteca di Alessandria formata da Origene copiando manoscritti di altra provenienza sui papiri o in codici.
Dopo la sua morte, si discusse molto circa il carattere eterodosso di alcune delle sue idee. Benché Origene fosse considerato un “cristiano ortodosso”, per il grande valore che egli attribuiva all’insegnamento ufficiale della Chiesa, tanto che riteneva ogni errore di dottrina peggiore di una deviazione morale, le sue preferenze per l’interpretazione allegorica delle Sacre Scritture, la concezione della preesistenza delle anime, l'idea dell'apocatastasi (teoria secondo la quale Dio concederà la salvezza indistitamente a tutti gli uomini dopo un periodo di penitenza e purificazione) e, più in generale, l'eccessiva influenza della filosofia platonica, lo fecero cadere in gravi errori dogmatici - come la subordinazione trinitaria - cosicché, all’interno della Chiesa, nacque un’approfondita discussione. Verso il 400, Epifanio di Salamina lo condannò in un sinodo che ebbe luogo vicino a Costantinopoli e il papa Anastasio fece lo stesso in una lettera pastorale. La questione fu risolta nel VI secolo, quando il concilio di Costantinopoli (553) pronunciò ben quindici anatemi contro Origene e i suoi seguaci, decisione che venne sottoscritta da Vigilio, vescovo di Roma, e dai patriarchi. Tuttavia, l’opera di Origene ha avuto un’eccezionale importanza per lo sviluppo della teologia, la quale, secondo lui, consisteva nel lavoro di approfondimento umano che parte dall’atto di fede e lo presupponeva, fondandosi, come regola suprema, sull’insegnamento della Chiesa.
Le sue teorie ebbero grande popolarità anche nei secoli successivi alle condanne della Chiesa, soprattutto in campo esegetico, perché ravvisavano contemporaneamente in ogni parola della Bibbia un triplice senso: somatico o corporale, psichico o animale e pneumatico o spirituale, dando una spiccata preferenza a quest'ultimo.
Nell’iconografia orientale, Origene è rappresentato come l’eretico davanti al quinto Concilio ecumenico. Così Dionisio da Furnà, nella sua Ermeneutica della pittura, indica come rappresentarlo: «La quinta santa sinodo, fatta da Giutiniano il Grande nel 527 [l’anno esatto è 553, NdR], da parte dei 165 [altre fonti dicono 151, NdR] contro Origene. Case e al di sopra lo Spirito Santo e il re seduto su un trono e, seduti ai suoi due lati San Virgilio, papa di Roma, Eutichio di Costantinopoli ed altri prelati e padri; e dinanzi a loro Origene, vecchio, che conversa con loro, e un demone, seduto sulle sue spalle, gli chiude gli occhi».
Ciò nonostante, ancora oggi, pur ammettendo alcuni suoi errori dottrinali, Origene è ricordato con venerazione dalla Chiesa copta ortodossa (che comprende le chiese monofisite che si sono sviluppate soprattutto in Egitto, Etiopia, Siria e Armenia.