Il Pastore di Erma
Introduzione
Il Pastore di Erma è un'opera molto conosciuta e molto citata (Ireneo, Clemente Alessandrino, Origene, Tertulliano ed altri ne parlano). Essa non si proponeva di trattare argomenti dogmatici, ma di mettere in evidenza sotto forma apocalittica e fantasiosa i mali morali che travagliavano la Chiesa e di additare il rimedio nella penitenza.
Vi si immagina infatti - ma non sono stati pochi quelli che hanno pensato trattarsi di una vera autobiografia - che un certo Erma, nell'andare verso Cuma, si addormenti e nel sonno si veda innanzi la sua antica padrona, Rode, già defunta, la quale lo rimprovera di un grave peccato da lui commesso e lo esorta a farne penitenza.
Sparita questa visione, ne appare un'altra: una vecchia matrona dalle vesti splendenti, immagine della Chiesa, gli rimprovera la sua debolezza nell'educare i figli; in successive visioni gli rivela come sulla Chiesa - torre edificata sulle acque del Battesimo e fondata sulla fede, la continenza, la semplicità, la scienza, l'innocenza, la castità e la carità - stia per abbattersi una tremenda persecuzione, alla quale si potrà sfuggire solo facendo di tutto cuore opere di penitenza.
Per questi accenni profetici, alcuni studiosi hanno considerato e considerano il Pastore espressione di un dono carismatico.
Per ultimo, appare ad Erma l'angelo della penitenza in abito di pastore - donde il titolo dell'opera - che gli ordina di raccogliere i Mandati o Precetti e le Similitudini, che egli gli verrà esponendo, in un libro, di cui una copia avrebbe dovuto rimettere al pontefice Clemente.
I precetti sono dodici e nel loro insieme formano un compendio della morale cristiana, considerando i doveri verso Dio, verso il prossimo e verso se stessi. Essi riguardano la fede, il timor di Dio, la semplicità, l'amore della verità, la castità anche nello stato matrimoniale, la longanimità e la prudenza.
Il libro si inizia con l'esposizione delle cinque Visioni che precedettero e quasi prepararono gli ammaestramenti dell'angelo della penitenza. Alle Visioni ed ai Precetti seguono dieci Similitudini che per la loro forma ricordano un po' le parabole del Vangelo e che tendono a meglio chiarire gli insegnamenti precedentemente impartiti.
Il Pastore manca di unità e pur tuttavia non è difficile cogliervi quello che è il motivo dominante dell'opera: l'esortazione alla penitenza.
La Chiesa in quanto società organizzata, assume nel Pastore un grande rilievo, ed ecclesiastici dei vari ordini e laici vi sono largamente rappresentati, donde un quadro schietto e vivo della comunità cristiana di quei primi decenni che seguirono alla morte del Salvatore.
Per quanto riguarda l'autore del Pastore, un contributo decisivo è stato portato dal cosiddetto Frammento Muratoriano, scritto a Roma pochi decenni dopo il Pastore, che il Muratori scoprì in un codice della Biblioteca Ambrosiana e pubblicò nel 1740 (Antiquitates Italicae III, 851-854).
Da questo frammento, che fornisce il più antico uso della frase «la Chiesa cattolica» nel senso di vera Chiesa, in opposizione alle conventicole eretiche, si rileva nel modo più chiaro che Erma fu il fratello del vescovo di Roma Pio I; che il Pastore fu scritto tra il 140 ed il 154 circa, durante il pontificato di Pio I; che l'opera, sebbene utile a leggersi, non era tuttavia annoverata tra gli scritti dei Profeti e degli Apostoli.
La testimonianza del Frammento Muratoriano è confermata dal Catalogo Liberiano del 354, che dice: Sotto l'episcopato di Pio I, il fratello di lui, Ermas, scrisse un libro, in cui è contenuto il deposito di insegnamenti che gli diede un angelo venuto a lui in sembianza di Pastore (Duchesne, Liber Pontificalis, I, p. 4).
Frammenti del Pastore, in lingua greca, sono conservati in papiri del II-III secolo, conservati nell'Università di Michigan. Gran parte dell'opera è conservata, sempre in greco, nel codice Sinaitico del IV secolo, ora al British Museum di Londra. Una versione latina, che si trova in Germania a Karlsruhe, risale al II secolo.