Pit-Stop residenziali...

 

 

 

...una tappa fondamentale, una sfida,

un passo in più verso il progetto di Dio.

 

 

A chi è capitato di vivere da vicino le varie fasi della crescita di un bambino, sa bene che una fase è distinta dalle altre e che ogni momento presenta le sue necessità, i suoi ritmi, come sa anche che la crescita è fatta di cambiamenti impercettibili e instancabili, che solo l’occhio di chi ama sa cogliere e assecondare…
Come la crescita di un bambino è anche quella della nostra Comunità: anche la nostra famiglia sta attraversando delle fasi, sebbene sia possibile percepirle solo col cuore e non ad occhio nudo; anche i viandanti, passo dopo passo, sentono sempre più l’esigenza di crescere come famiglia, di provare a mettere in pratica questo modello di vita fraterna che Gesù stesso ci ha dato in eredità col Suo Messaggio.
È a questo scopo che nascono i Pit-Stop residenziali, momenti seminati lungo l’intero anno sociale, in cui ai viandanti è concesso di poter vivere insieme un tempo scandito dalla presenza di tutti i fratelli, dalla preghiera, dal lavoro personale e comunitario, ma senza abbandonare gli impegni quotidiani di studio-lavoro che ognuno è chiamato ad assolvere regolarmente.
Questa prima settimana di fraternità arriva come un’esperienza di vita comune tra giovani con lo scopo di essere vissuta come un «corso», una «palestra», per crescere nella dimensione della fraternità. Un’esperienza di vita comune in fraternità è come un «allenamento», è un «periodo intenso e intensivo» di formazione. Se da una parte scorre dalla vita quotidiana di sempre, dall’altra dona l’ingrediente della vita comune: occasione straordinaria di crescita!
Un’esperienza di vita comune ha un suo «punto forza» proprio nel riuscire a dare un volto nuovo al quotidiano, almeno per un determinato tempo. L’ordinario è vissuto in modo straordinario, perché vissuto in uno stile di condivisione con altre persone. A questo proposito è necessario un sapiente equilibrio tra le dimensioni ordinarie della vita e gli elementi straordinari legati all’esperienza di vita comune. La vita comune risulta un valore aggiunto, che arricchisce e può modificare la vita quotidiana. Importante è essere consapevoli che la vita comune non è una dimensione della vita ordinaria di noi laici, questa considerazione ci aiuta a non cadere nell’illusione che quello che pensiamo di vivere o abbiamo vissuto in esperienze del genere possa essere la nostra condizione ordinaria di vita. Di solito, ci si rende immediatamente conto, al termine della “Settimana”, che «la vita normale» è ben diversa da quella vissuta durante un periodo così. Lo scarto che si sperimenta al termine di questa condizione straordinaria, rappresentata dalla vita comune, è uno sprone per una verifica ed un ritorno alla vita.
Se la vita comune parte dalla vita ordinaria, la pone in uno stato di esercizio di fraternità; alla fine il ritorno alla vita deve essere previsto e tenuto sempre in considerazione come criterio di progettazione e verifica dell’esperienza.
E dopo tutte queste esperienze? E il tuo quotidiano com’è cambiato? Queste due domande portano l’attenzione su quel delicato equilibrio tra continuità e discontinuità di tutte le esperienze formative. Questo vale per un campo-scuola, per un ritiro, per un corso di esercizi spirituali e, ancor di più, per una proposta di una settimana di fraternità, che ha la pretesa di essere un esercizio di fratellanza da vivere poi ogni giorno, lì dove siamo: al lavoro, in famiglia, in parrocchia, con gli amici …
Nel momento in cui ognuno decide di far parte di questa esperienza così importante, deve avere il coraggio di trovare nel proprio cuore anche le motivazioni più vere che lo spingono a questo passo in più verso la crescita umana personale e collettiva all’interno della Comunità Tabor. L’entusiasmo di partenza infatti si spegne lungo il cammino, presto o tardi.
Ciò che davvero resta è la base data dalla vera motivazione, che spinge ognuno di noi ad assistere e, allo stesso tempo, a partecipare in prima persona a questa tappa che segna un’ulteriore crescita della nostra famiglia.
Se è vero che siamo viandanti, allora siamo chiamati a non fermarci comodamente sulla meta raggiunta, ma a sforzarci di seguire quello che Dio nel cuore ci suggerisce, realizzare quello per cui siamo stati chiamati, cercare di trovare la Sua strada.
Affidiamoci soprattutto alla Vergine Beata, Colei che per prima ha saputo cogliere e far germogliare nel Suo Cuore il Messaggio di Cristo e realizzare così il disegno che Dio aveva da sempre sognato per Lei.
Ella ci tenga per mano nel percorso che segna la crescita della nostra famiglia e soprattutto in questa fondamentale tappa, perché è Madre nostra e noi, come Suoi figli, possiamo rivolgerci solo a Lei.

 


Indicazioni per vivere questa esperienza:

Dove:

Come: