"L’elefante e la farfalla"

Michele Zarrillo  

 

 

 

Sono l'elefante
e non ci passo
mi trascino lento
il peso addosso.
Vivo la vergogna
e mangio da solo e non sai
che dolore sognare per chi non può mai.
Sono l'elefante
e mi nascondo
ma non c'e' rifugio
così profondo.
Io non so scappare
che pena mostrarmi cosi
al tuo sguardo che amo e che ride di me.
Una farfalla sei
leggera e libera su me
mai
non ti raggiungerò mai
mi spezzi il cuore e te ne vai
lassù


Sono l'elefante
che posso fare
inchiodato al suolo
e a questo amore.
Provo ad inseguirti
ma cado e rimango così
non puoi neanche aiutarmi ti prego vai via.
Una farfalla tu sei
leggera e libera su me
mai
non ti raggiungerò mai
mi spezzi il cuore e te ne vai
da me.


Dentro di me dentro di me
ho un cuore di farfalla
e non potrai vedere mai
quanto lui ti assomiglia
dentro di me dentro di me
ho un cuore di farfalla
e non potrai vedere mai
quanto lui ti assomiglia
Dentro di me dentro di me
ho un cuore di farfalla.

 

 

Avete presente un elefante ed una farfalla? Il primo è decisamente enorme e non è certamente aggraziato nelle sue forme, mentre la farfalla è ricca del suo essere, ossia è ricca di colori, è piccola, e in più sa anche volare…

Michele Zarrillo ha scritto una canzone riprendendo la classica storia “del bello e del brutto”, ma attenzione! questa bellezza, o questa bruttezza, sono solo aspetti, è solo apparenza, sì perché quello che conta è ciò che siamo, è l’amore che nutriamo per noi se stessi.

In questo testo, o meglio in questa storia, l’elefante siamo noi, e la farfalla è la persona che ci sta più vicino, e che ai nostri occhi sta sempre un gradino più su, è sempre più bella di noi, la sua vita è sempre migliore della nostra.

Il mondo d’oggi si basa solo sull’apparenza e noi, cercando disperatamente di metterci al passo con la società, cadiamo nell’errore di pensare che chiunque sia migliore di noi, solo perché “appare in un certo modo”, ma in realtà non è così. Ci sentiamo come l’elefante di questa storia, che si lamenta del suo modo di essere, al punto tale da vergognarsi di se stesso, e rifugiarsi nei suoi sogni, attraverso cui può immaginare di essere come gli altri.

L’elefante ammira la farfalla, come noi ammiriamo il primo che passa, che puntualmente ci appare migliore di noi, e ne siamo così convinti che ci vergogniamo di mostrarci così come siamo, dinanzi a quegli occhi, a quello sguardo che ride di noi, e intanto noi lo ammiriamo, addirittura lo adoriamo.

Quante volte ci sarà capitato di sentirci inutili, di sentirci inferiori agli altri, e siamo costretti ad indossare delle maschere e mostrare un lato di noi che nemmeno esiste, mentre preferiremmo vivere la nostra semplicità?

Che brutto male l’apparenza, e lo sa bene questo elefante che vuole imitare a tal punto la farfalla tentando di volare… ma non ci riesce e cade goffamente a terra. Chissà quante volte ci siamo sentiti così, abbiamo tentato di imitare il primo “scemo” che ci passa accanto, e poi ci siamo ritrovati a terra, per cosa poi? per apparire!!!

Ormai l’elefante è stufo dei tanti insuccessi e manda via la farfalla, tanto lei nemmeno potrebbe aiutarlo, lei che è così bella, e svolazza dinanzi a lui.

Ma ecco che entriamo nel vivo di questo testo, quando l’elefante riesce a trovare dentro di sé quel cuore di farfalla, come noi nei nostri pregi ritroviamo ciò che più ammiriamo dell’altro, e che in realtà è solo nostro. Forse le persone non riusciranno mai a vedere dentro di noi quel cuore di farfalla, ma probabilmente sono persone che si basano sull’apparenza, perchè dentro, noi conserviamo dei doni grandiosi che il Signore ci ha dato e che ci permettono di volare, senza dover fingere, perché cercare di apparire per quello che non siamo significa FINGERE.