Cari viandanti,
come meditazione per questo mese di novembre, vi proponiamo la lettura della bellissima e commovente lettera che i vescovi di Orissa (India orientale) hanno scritto per i loro fratelli cristiani perseguitati. Queste parole ci aiutino a ricordare che ogni giorno milioni di persone mettono a repentaglio la loro vita per la loro, la nostra fede, mentre noi sembriamo prendere alla leggera la nostra adesione a Gesù Cristo... Buona riflessione a tutti!
Lettera Pastorale dei Vescovi di Orissa
Care Sorelle e Fratelli in Cristo,
“Il Signore è mio Pastore non manco di nulla”.
In questo tempo di crisi e conflitti, vi raggiungiamo attraverso questa lettera pastorale per esprimervi la nostra solidarietà, per rendere omaggio a quei fratelli e sorelle che hanno sacrificato la loro vita per amore della fede, per confortare quelli che sono stati lesi, per essere con coloro che sono stati traumatizzati da violenza e mutilazioni sfrenate attuate contro i Cristiani, per fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per assicurare la riabilitazione di quelli che hanno perso case, proprietà, chiese, istituzioni, ecc., per stare accanto a coloro i cui diritti sono stati violati, e assicurare che la giustizia sarà fatta per tutti quelli che hanno sofferto a causa della violenza contro i Cristiani di Orissa.
Siamo umiliati dalla vostra tenace aderenza alla fede e alla fiducia in Gesù Cristo (come) Salvatore e Signore. Siamo umiliati dalla vostra piena volontà a subire tutti i tipi di mortificazioni, processi e perfino persecuzioni per amore del vostro credo. Siamo fieri di voi, per la vostra capacità di opporvi a tutte le forme di intimidazione e minaccia. Preghiamo con voi per ottenere forza da Gesù nostro Salvatore e Signore, così che tutti possiamo continuare a portare avanti la sua missione di compassione, amore, unità, giustizia e pace.
Anche se un po’ tardi, questa lettera è rivolta a voi per esprimere la nostra solidarietà in questo periodo di profonda crisi e conflitto; per condividere i nostri stessi timori sulla violenza che è perpetrata su noi Cristiani; per condannare tutte le forme di violenza; per esigere dal Governo che provveda ad un’adeguata sicurezza per tutti, che si impegni pienamente nel dare soccorso e riabilitazione, affinché la vita nei campi di assistenza sia resa più umana; per esigere dal Governo che il colpevole sia punito; per pretendere dal governo che un adeguato “pacchetto” indennità sia annunciato e assicurato.
Condanniamo fortemente l’uccisione dello Swami Laxmanananda Saraswati e chiediamo al Governo che i colpevoli vengano identificati e puniti. Ribadiamo il fatto che nessun Cristiano, nessuna Istituzione o alte cariche della Chiesa sono coinvolte in questo assassinio. Condanniamo anche, con parole inequivocabili, la violenza che è senza freno contro i Cristiani come conseguenza dell’omicidio dello Swami Laxmanananda. Condanniamo con forza le bugie che sono propagandate da chi ha i suoi interessi e secondo cui i Cristiani erano i fautori dell’uccisione dello Swami. Al contrario, ripetiamo il fatto che la missione amorevole e compassionevole della Chiesa continua noncurante della persecuzione.
Comprendiamo i fattori e le forze che sono dietro la violenza contro i Cristiani. La Chiesa è stata al fianco dei poveri e degli emarginati. Attraverso programmi a favore dell’istruzione, salute, abitazione e impiego, la Chiesa ha cominciato a portare consapevolezza e risveglio tra le comunità vulnerabili. Loro ora stanno reclamando i loro diritti. Questo non è piaciuto a chi è al potere, dato che questi temono che la loro posizione sia minacciata dai poveri. Da qui, hanno cominciato con la violenza. Ma noi condanniamo ciò e riaffermiamo la nostra risoluzione a continuare i servizi della chiesa.
Apprezziamo le tante iniziative intraprese dai tanti singoli individui, organizzazioni, organizzazioni della società civile, i media, le NGO (organizzazioni non governative), accademici, attivisti politici, cittadini consapevoli e persone di tutte le strade della vita di Orissa e India, a sostegno ed accanto ai Cristiani fatti vittime per la loro fede. Siamo commossi dal loro senso di solidarietà e unità con tutti quelli che soffrono a causa dalle violenza che si perpetua a Orissa. Malgrado la paura di essere identificati dalle forze fondamentaliste, queste persone sono state al nostro fianco in quanto cittadini dello stesso paese, nonostante le nostre religioni fossero molto diverse. Noi esprimiamo loro la nostra gratitudine.
Vogliamo esprimere la nostra gratitudine anche a tutte quelle organizzazioni – sia nazionali che internazionali – che ci sono vicine in questo momento di crisi e conflitti, e ci sostengono in modi diversi. A nome vostro, ringraziamo anche i singoli Cristiani, parrocchie, Diocesi, CBCI (?), altre chiese, istituzioni clericali in tutto il paese e all’estero che hanno fatto sentire le loro voci contro la violenza contro di noi, dandoci solidarietà e sostegno.
In particolar modo, vogliamo esprimere la nostra gratitudine alle persone di tutte le religioni di Orissa e India, che nonostante gli sforzi delle forze fondamentaliste e di alcuni partiti politici di creare conflitto tra loro, hanno confermato le tradizioni indiane di armonia della comunità e integrità nazionale. Come sempre, promettiamo di continuare la nostra tradizione di armonia della comunità e destino collettivo.
Con voi, siamo tormentati dal modo tardivo in cui sia lo Stato che i Governi Centrali hanno risposto alla violenza perpetrata contro i Cristiani a Orissa. Ci spiace affermare che entrambi hanno fallito miseramente nell’assolvere i loro obblighi costituzionali. Per questo, li imploriamo di utilizzare tutti i poteri loro concessi dalla Costituzione del paese, e assicurare che la pace e l’armonia prevalga nell’area, e che il colpevole sia punito, e che la gente che ha sofferto sia protetta e adeguatamente risarcita.
Riconosciamo anche e apprezziamo gli sforzi fatti da molti ufficiali, dipartimenti governativi, comitati e commissioni, politici e partiti politici per assicurare la legge e l’ordine, per assicurare pace e armonia e stabilire la regola della legge. Siamo impegnati a lavorare con loro in ogni momento. Il nostro apprezzamento è anche esteso agli amici dei media che hanno riportato il dispiegarsi della violenza, la radice della causa e il suo impatto in maniera imparziale.
Ancora una volta vogliamo esprimere il nostro sentimento pastorale di umiliazione di fronte alla vostra aderenza alla fede in questo tempo di crisi e conflitto. Ci uniamo ai capi di tutte le chiese di Orissa per esprimere la nostra solidarietà. Come Gesù preghiamo per i perpetratori del crimine. Preghiamo con voi affinché lo Spirito Santo possa dare la sua saggezza e il suo coraggio agli ufficiali, all’organizzazione dello Stato e ai governi, affinché agiscano, e agiscano in una maniera non-partigiana, portando ad Orissa la vita di tutti alla normalità. Preghiamo con voi, anche affinché la Vita, Passione, Morte e Resurrezione di Gesù possa rafforzarci in questo periodo di crisi così da poter continuare a vivere la nostra vita Cristiana, in questo paese, senza alcuna esitazione. Possa la Madonna guidare ogni nostro singolo passo, per poter seriamente, coraggiosamente, sistematicamente e sensibilmente rispondere alla violenza commessa su di noi!
Ci incontreremo con i rappresentanti della Chiesa di Orissa a riflettere sulla violenza e infine per trovare dei piani a breve e lungo termine per far fronte alla violenza.
Mandiamo questa lettera pastorale con ogni benedizione spirituale.
In Cristo,
Most Rev. Thomas Thiruthalil CM, Vecovo di Balasore and Presidente del Forum Regionale dei Vescovi di Orissa
Most Rev. Raphael Cheenath SVD, Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar
Most Rev. Alphonse Bilung SVD, Vescovo di Rourkela
Most Rev. Lucas Kerketta SVD, Vescovo di Sambalpur
Most Rev. Sarat Chandra Naik, Vescovo di Berhampur
Most Rev. John Barwa SVD, Coadiutore del Vescovo di Rourkela
ORISSA, 31 Ottobre 2008
Ringraziamo
la prof.ssa Giusy Balestriere per l'accurata traduzione del testo dall'inglese
all'italiano