Carissimi viandanti
grazie alla preziosa collaborazione di don A. Sartori, da oggi avremo modo di meditare sul valore della S. Messa. Come sacerdote, non posso fare a meno di notare la scarsa preparazione nei confronti di questo sacramento, che tante volte coinvolge ahimé, non solo i fedeli ma anche coloro che avendo ricevuto l’ordine sacro agiscono “in persona Christi”.
“Cristo per mezzo degli
uomini rinnova il suo sacrificio. La Messa non è solamente una semplice
rappresentazione del sacrificio della Croce; non ha solamente il valore di un
semplice ricordo; ma è un vero sacrificio come quello del Calvario, che essa
riproduce, continua e di cui applica i frutti. I frutti della Messa sono
inesauribili, poiché sono i frutti stessi del Sacrificio della Croce. Se
sapessimo a quali tesori possiamo attingere per noi stessi, per la Chiesa
intera!...” (D.C. Marmion).
“Ti assicuro, disse Gesù a S. Geltrude, che a chi ascolta devotamente la S.
Messa io manderò negli ultimi istanti della sua vita tanti dei miei Santi per
confortarlo e proteggerlo, quante saranno state le Messe da lui devotamente
ascoltate” (Lib 3, e. 16).
Approfittiamone dunque, affinché le nostre celebrazioni eucaristiche siano
vissute attivamente e consapevolmente da ogni membro della Comunità!
Don Fabio Di Martino
LA SANTA MESSA

Terza parte new
10. La preghiera eucaristica centro e cuore della messa
Siamo ora al momento centrale, tutta l'assemblea è invitata ad innalzare il cuore, cioè ad assumere l'atteggiamento spirituale corretto per ciò che si sta per celebrare. Il dialogo tra il celebrante e l'assemblea, con cui inizia la preghiera eucaristica vera e propria, detta anche "canone" indica, ancora una volta, come la celebrazione sia comunitaria, tutti i presenti sono concordi in ciò che sta accadendo (è cosa buona e giusta) e partecipano attivamente alla preghiera del sacerdote; essa, infatti, è pronunciata al plurale: "noi ti rendiamo grazie sempre e in ogni luogo" ecc .
Il prefazio, cioè la preghiera che così il sacerdote pronuncia fino al Santo, è come l'avvio della preghiera eucaristica, che avrà al suo cuore le parole con le quali il sacerdote ripete le frasi di Gesù dell'ultima cena.
Il prefazio è già una preghiera di ringraziamento per la creazione per ciò che il Padre ha operato in Cristo, per la nostra salvezza, per quanto sta per accadere.
A questa preghiera tutta l'assemblea, terrestre e celeste , si unisce con il canto di lode del Santo .
Il Padre è Santo, Colui che viene nel nome del Signore, cioè Gesù, è benedetto . Qui si lodano insieme il Padre e il Figlio, questo Figlio è lo stesso che, nella liturgia, tra poco si offrirà in sacrificio.
In ogni caso il Santo esprime ciò che l'uomo deve fare quando si trova dinanzi a Dio: dichiararlo Santo.
È da rilevare l’unione che con questo inno si delinea tra la liturgia terrestre e quella celeste: è tutta la Chiesa che loda il suo Signore, il Signore dell’universo!
Segue l'invocazione dello Spirito Santo perché trasformi il pane e il vino nel corpo e sangue di Gesù. È una invocazione, in greco "epiclesi", che l’assemblea rivolge al Padre.
Tutto ciò avviene, naturalmente, quando il sacerdote a nome di Cristo pronuncia le parole sul pane sul vino, ma in tale azione è misteriosamente e realmente protagonista anche lo Spirito Santo. Ciò del resto avviene in ogni sacramento. Dopo Pentecoste, infatti, tutta l'attività della Chiesa è sotto l'azione dello Spirito Santo.
11. Il racconto dell’istituzione e conclusione orante
A questo punto il sacerdote, in obbedienza al comando di Gesù: “Fate questo in memoria di me”, ripete i gesti e le parole del Signore sul pane e sul vino e in tal modo attualizza e rende presente il sacrificio di Gesù compiuto una volta per tutte sulla croce e, al tempo stesso, la sua resurrezione gloriosa.
Non si tratta di ripetere o rinnovare, ma di rendere attuale l'unico sacrificio che viene continuamente ripresentato in forma sacramentale, cioè sotto i segni del pane e del vino, corpo donato e sangue versato .
Ma il “fate questo” non si riferisce solo al gesto cultuale, bensì anche all’esempio di donazione di Cristo: la Chiesa nel tempo deve anch’essa offrirsi in sacrificio per tutta l’umanità.
Quindi il sacerdote eleva l'ostia e poi il calice per l'adorazione dei fedeli. È un gesto sconosciuto all'antichità cristiana, ma che a partire dall'XI secolo divenne popolarissimo, da quando cioè, con la rarefazione della comunione, la consacrazione divenne il punto culminante della messa e si sentì il bisogno di onorare in maniera particolare la presenza reale del Signore nell'ostia e del vino consacrato.
L'elevazione soddisfaceva questo bisogno, un bisogno di comunione, al punto che la gente si avvicinava per cercare di vedere meglio la particola, chiedeva al sacerdote di tenerla alzata il più lungo possibile, ecc.
Le parole conclusive del sacerdote ci ricordano che si tratta del mistero della fede il fatto di vedere Cristo presente nell'Eucaristia pur sempre sotto la specie del pane del vino che, ai nostri occhi umani, restano naturalmente tali. Il termine mistero, però, significa soprattutto disegno, piano di salvezza (dal greco "mysterion" Ef 1, 9-10), che in quel momento si attua realmente per noi.
L'assemblea risponde in forma comunitaria dicendo la propria adesione e promettendo il proprio impegno di proclamare con le parole e con la vita quanto accaduto, fino alla fine dei tempi (sempre più vicini dopo ogni Eucaristia) .
A questo punto avviene una seconda invocazione dello Spirito Santo, al quale si chiede che, dopo aver santificato il doni del pane del vino affinché diventino il corpo e il sangue di Gesù, santifichi ora tutti i fedeli che si nutrono dell'Eucaristia, affinché diventino Chiesa, cioè l'unico corpo di Cristo. Così si esprime nella liturgia una convinzione da sempre presente, e cioè il fatto che l'Eucaristia fa la Chiesa, la realizza, la rende possibile. Tale unità avviene con il papa, il vescovo, i presbiteri, i fedeli tutti.
Seguono le intercessioni, si ricordano Maria, gli apostoli, i martiri e i santi. Si prega per la Chiesa e per i suoi pastori, per i vivi e per i defunti, nel segno di una comunione in Cristo, che è orizzontale e verticale, comprende il cielo e la terra.
Le parole finali: "per Cristo con Cristo in Cristo", sono la lode trinitaria che conclude la preghiera.
Tutta l'assemblea si unisce con il suo amen finale, l’amen più importante di tutta la celebrazione.
12. La comunione
Poiché siamo tutti invitati alla Cena del Signore, ad essa si deve prendere parte fino in fondo ricevendo la comunione, il pane che nutre per la vita eterna.
Tutta l'assemblea si prepara a questo momento con i riti di comunione, che iniziano con la recita del Padre nostro, in cui una seconda volta chiediamo il perdono del Signore e a Lui chiediamo il dono del pane quotidiano.
È la preghiera comunitaria dei discepoli di Gesù rivolta al Padre-Abbà. In quanto figli ci possiamo così rivolgere al Padre, senza con ciò volerne diminuire la grandezza (“osiamo dire”).
Dio è Padre di tutti, ma solo i battezzati si possono rivolgere a lui con queste parole. “Tuo è il regno tuo è la potenza e la gloria nei secoli” è una acclamazione presente già nella Didachè, cioè in un testo del I secolo, ed esprime la convinzione forte di tutti i presenti.
Il segno della pace dice quanto l'assemblea sta celebrando: una comunione resa ora possibile fino in fondo.
Siamo in pace con tutti, siamo riconciliati come fratelli, possiamo ricevere il corpo di Gesù.
“La pace sia con voi” è il saluto iniziale del vescovo , si trova all’inizio del Gloria ed è presente nel saluto finale: “Andate in pace”. Qui la pace è quella che il Signore ci dona: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, è il dono del Signore risorto, lo shalom. La pace ricevuta in dono deve poi essere donata ai fratelli, per questo il sacerdote invita allo scambio di pace, che viene dato al vicino, ma, attraverso di esso, al mondo intero.
Segue l'agnello di Dio, mentre il sacerdote spezza il pane ormai corpo di Gesù, di quel Gesù risorto che toglie i peccati del mondo.
L’immagine dell’agnello sacrificale è comune nell’Antico Testamento , qui il riferimento è ad Isaia che scrisse del servo che come un agnello si lascia condurre al macello (Is 53, 7). Per l’Apocalisse questo agnello immolato vive ora nella potenza e nella gloria (Ap 5, 9; 19, 7-8; 21, 9). Riconoscere Gesù Cristo quale agnello di Dio in questo momento significa proclamare la fede in lui come liberatore del peccato.
Ecco perché sono davvero beati quelli che partecipano alla mensa del Signore. Quel corpo di Cristo spezzato è il corpo glorioso del Signore, non il corpo terreno, esso si trova in una condizione per noi ancora misteriosa oltre lo spazio e il tempo, e proprio per questo può entrare in comunione con noi facendosi nutrimento.
Quando ci nutriamo di qualcosa, infatti, diventiamo un tutt'uno con essa. Ricevere la comunione è allora la forma più alta possibile della nostra comunione con il Signore risorto.
Tutto avviene ancora nel segno sacramentale, in attesa che ciò si realizzi in pienezza nel Regno di Dio, quando la comunione sarà totale.
Perciò in quel momento, ma anche in tutta la celebrazione, il credente vive, a modo suo, un “pezzetto” di vita eterna, un “pezzetto” di Paradiso.
"La mano sinistra è un trono per la mano destra che riceve la particola" (San Cirillo di Gerusalemme).
La comunione si riceve andando in processione davanti al sacerdote, è un andare insieme come famiglia, la comunione non è un atto isolato, ma comunitario e festoso (si canta).
13. Riti conclusivi
Si sosta ora in preghiera silenziosa: è il momento dell'incontro personale del cristiano con il Signore.
La preghiera del sacerdote esprime poi, in conclusione, la richiesta che il dono ricevuto produca i suoi frutti, in attesa che tutto si realizzi alla fine dei tempi. La messa è, infatti, una anticipazione di tutto ciò.
La benedizione finale conclude la celebrazione con il segno della croce, così come essa era iniziata.
L'assemblea è sciolta con l'invito ad andare in pace e a proseguire e a vivere nel mondo quanto in chiesa è stato celebrato.
La messa infatti continua nella vita, essa non è finita, è finito il rito della Messa, inizia la Messa della vita.