La piaga più dolorosa: la dimensione orizzontale

 

A cura di Teresa Filosa

 

 

“Era la preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai giudei: “Ecco il vostro re”. Ma quelli gridarono: “Via, via, crocifiggilo! Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”Risposero i sommi sacerdoti: “Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare”. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota” Gv 19,14-17

 

 

In questa breve meditazione, seguiremo Gesù, mentre si avvia verso il Golgota, caricato del legno della croce, e ci interrogheremo sul significato spirituale di questa prova che Gesù ha sofferto per noi.

Per la precisione, si trattava del palo orizzontale. Come ogni condannato all’epoca dei Romani, Gesù l’ha portato, sulle spalle già piagate dai flagelli, lungo tutta la via verso il Calvario. Era  dunque, una pena aggiuntiva, una suprema umiliazione: portare lo strumento della propria condanna. La parte verticale era invece, di solito conficcata nel terreno sul luogo del supplizio. Su di essa poi, la trave orizzontale a cui era legato il condannato, veniva issato con delle funi.

Tuttavia, Gesù, stremato per la flagellazione, per le notti di veglia e le torture subite, non riuscì a sorreggere il peso del patibulum. Il Vangelo, infatti, ci presenta la figura di Simone di Cirene, costretto dai soldati a portare la croce (Mt 27,32).

 

La Croce assume così un duplice significato.

 

 

Il palo verticale esprime la dimensione verticale: il rapporto dell’umanità con Dio.

Il Padre l’ha instaurata con gli uomini con l’antica Alleanza. La dimensione verticale è un dono gratuito che Dio realizza rivelandosi nella storia umana e donandoci il suo Figlio.

La dimensione verticale esprime Dio che ci rivela il suo volto in Gesù, fatto uomo per noi.

Vivere la dimensione verticale significa accogliere questo dono con gratitudine, manifestata con l’abbandono fiducioso a Lui. 

Il palo verticale della croce s’innalza al cielo per portare attraverso l’Uomo-Dio, l’umanità a Dio. E’ il palo su cui verrà immolato il Signore Gesù, che morendo per noi ha vinto la morte.

 

Il palo orizzontale rappresenta la dimensione orizzontale: la fraternità.

Non a caso Gesù si è caricato della parte orizzontale della Croce. E’ l’ultimo atto dell’annientamento umano. E’ la sottomissione al castigo che toccava a noi per i nostri peccati, che lo schiaccia col suo peso. Il legno gli ha lacerato la spalla destra, già ferita per la flagellazione. Lo ha fatto crollare per più volte, stremato, al suolo.

La tradizione della Via Crucis contempla tre cadute, circostanza plausibile, in quanto ogni condannato era legato agli altri, per cui uno strattone, un arresto improvviso, causava la caduta del compagno di pena.

Nel portare la Croce, Gesù si è caricato delle nostre sofferenze (Isaia 53,4 e seg.). Davanti alla Croce allora possiamo portare tutte le nostre malattie, fisiche e spirituali, certi di essere guariti, le nostre lacrime, certi di essere consolati. La solitudine, perché Gesù l’ha affrontata, come l’ultima goccia, la più amara, un attimo prima di affrontare la morte.

E’ la Cristo-terapia della Croce.

Il palo orizzontale è quella parte della Croce che – dicono i Padri – dall’alto apre le braccia del Redentore su tutta l’umanità. Gesù ci comunica lo Spirito di fratellanza, lo Spirito Santo che inchioda a quel legno santo le divisioni dell’odio, e ci rende una cosa sola, perché figli dello stesso Padre e fratelli di Gesù.

Perciò, le ferite più dolorose le arrechiamo al Signore quando non amiamo il fratello che vediamo (1 Gv. 4,19). E così, come ci rimprovera l’Apostolo Giovanni, dimostriamo di non amare Dio.

Gesù ci aveva lasciato il comandamento dell’amore fraterno come suo testamento spirituale. Durante l’ultima cena, lavò i piedi agli apostoli, lasciandoci l’esempio del suo amore. Il secondo comandamento - È simile al primo Mt 22,39 - Disse. Quasi volesse dire “comprimario”, perché è l’altra faccia della medaglia, l’amore fraterno che ha fonte nell’Amore di Dio, è l’unica prova certa del nostro amore filiale per Lui.

E’ ancora il segno di riconoscimento dei discepoli di Gesù (Gv 13,35).

Il solo pensiero di quante sofferenze gli è costato donarci la salvezza e la vita eterna, dovrebbe farci gettare via ogni orgoglio ed essere sempre disposti al dialogo e al perdono, essere sempre i primi ad andare incontro al fratello, a braccia aperte, anche se “è lui che ha torto”, accettando quella piccola, spirituale “crocifissione” del proprio io...

San Paolo aveva ben compreso tale esigenza d’amore nelle relazioni interpersonali e ci esorta a sopportarci a vicenda, a portare ciascuno i pesi degli altri (Gal 6,2).

Teniamo fisso nel cuore questo insegnamento che ci viene dalla contemplazione del Signore che, sanguinante, trascina il palo orizzontale della Croce.

Il palo orizzontale è il ramo che unisce i tralci. Ramo che trasmette la linfa vitale a noi, suoi tralci per portare molto frutto (Gv 15,5).

 

Signore Gesù,

Per questa tua piaga della spalla, la più dolorosa

la più nascosta, ti prego di guarire la dimensione orizzontale

dei nostri rapporti interpersonali

lacerati dall’indifferenza, dalla tiepidezza,  dall’ipocrisia

percossi, travolti dagli spintoni

delle prevaricazioni, delle mancanze di rispetto

Per quel tuo silenzio sotto il peso della Croce

ti prego di guarire l’angoscia della solitudine

e la chiusura dell’emarginazione

con il dono della comunicazione intima, del dialogo sincero

della condivisione aperta e leale

Per quelle cadute, per il tuo sfinimento

per cui i soldati costrinsero Simone di Cirene a portare il palo orizzontale

ti chiedo: insegnaci a portare ciascuno i pesi degli altri

a pregare gli uni per gli altri. Quante croci, Signore,

sarebbero più leggere, e si dissolverebbero nella gioia vera…

Signore, insegnaci ad accettare il dono

di Simone di Cirene

l’essere compagno di viaggio nella sofferenza dei fratelli

a volte presenza silenziosa

a volte fraterna ironia per non piangersi addosso:

sorridere con maturità spirituale sui nostri problemi

e guardare al dolore più grande e nascosto  di chi ci sta accanto

Il dono, Signore Gesù, di saper porgere la propria spalla

e camminare insieme, a piedi nudi, sui sassi quotidiani

della tua e nostra Via Crucis.  Amen