L'EUCARESTIA

 

O Cristo, verità eterna. Sono queste parole tue, anche se non pronunciate in un solo momento, né scritte in un sol punto. E poiché sono parole tue, veritiere, esse devono essere accolte tutte da me con gratitudine e con fede. Sono parole che tu hai proferito, per la mia salvezza. E dalla tua bocca le prendo con gioia, per farle penetrare più profondamente nel mio cuore. Parole di così grande misericordia, piene di dolcezza e di amore, mi sollevano; ma mi atterriscono i miei peccati, e la mia coscienza non pura mi impedisce di ricevere sì grandi misteri. La dolcezza delle tue parole mi spinge, ma poi mi attarda il cumulo dei miei difetti. Tu mi comandi di accostarmi a te con fiducia, se voglio stare intimamente in te;tu mi comandi di ricevere il cibo dell’immortalità, se voglio conquistare la vita eterna e la gloria. “Venite a me tutti voi che siete affaticati e oppressi, ed io vi ristorerò". Dolce all’orecchio del peccatore e piena d’intimità questa parola; una parola con la quale tu,o Signore Dio mio, inviti me, misero e povero, alla comunione del tuo Corpo Santissimo. Ma chi sono io, o Signore, per credermi degno di accostarmi a te? Tu dici “Venite a me tutti”. Che cosa vuol dire una degnazione cosi misericordiosa,un invito cosi pieno d’amicizia?Come oserò venire a te, io non ne sono degno. Come ti farò entrare nella mia casa, io che molte volte ho offeso il tuo volto tanto benigno? Ecco, Noè, uomo giusto, lavorò cent’anni nella costruzione dell’arca per trovare salvezza con pochi suoi; e come potrò io, solo in un’ora, prepararmi a ricevere con religioso timore il costruttore del mondo? Mosè, il servo tuo grande,a te particolarmente caro, fece un’arca con legni non soggetti a marcire e la rivestì d’oro purissimo, per riporvi le tavole della legge; ed io, putrida creatura, oserò ricevere con tanta leggerezza te, autore della legge e datore della vita? O mio Dio, quanto ci sforziamo di fare, per piacerti? Ahimè!, come è poco quello che faccio io.Come è breve il tempo che impiego quando mi preparo a comunicarmi: raramente tutto raccolto; ancor più raramente libero da ogni distrazione. Mentre, alla presenza salvatrice della tua essenza divina, non dovrebbe affacciarsi alcun pensiero non degno di te; ed io non dovrei lasciarmi prendere da alcuna creatura, giacchè sto per ricevere nella mia casa non un angelo, ma il Signore degli angeli. Eppure c’è un abisso tra l’arca dell’alleanza, con le cose sante che custodisce, e il corpo tuo purissimo. Perché non m’infiammo di più alla tua adorabile presenza; perché non mi preparo con cura più grande a nutrirmi della tua santità, quando quei santi dell’Antico Testamento dimostrarono un così grande slancio devoto verso il culto divino? Anche il grande re Davide istruì il suo popolo d’Israele a lodare Iddio con tutto il cuore, a benedire ed esaltare ogni giorno il nome di Dio.

Se allora si viveva in così grande devozione; quanta venerazione e quanta devozione devono essere ora in me,e in tutto il popolo cristiano, di fronte al sacramento del corpo di cristo. Giovanni Paolo II ha scritto per noi cristiani, una bellissima lettera apostolica sull’anno dell’Eucarestia. Essa si svolge tutta nel contesto dinamico di segni che recano in sé un denso e luminoso messaggio. E attraverso i segni che il mistero in qualche modo si apre agli occhi del credente. E’ infatti sempre presente nell’uomo la tentazione di ridurre l’Eucarestia alle proprie dimensioni, mentre in realtà è lui a doversi aprire alle dimensioni del mistero. L’Eucarestia è nata, la sera del Giovedì Santo, nel contesto della cena pasquale. Essa pertanto porta inscritto nella sua struttura il senso della convivialità. Questo aspetto ben esprime il rapporto di comunione che Dio vuole stabilire con noi e che noi stessi dobbiamo sviluppare vicendevolmente. Questo aspetto “escatologico” dà al sacramento Eucaristico un dinamismo coinvolgente, che infonde al cammino cristiano il passo della speranza. “Io sono con voi tutti i giorni…” Tutte queste dimensioni dell’Eucarestia si rannodano in un aspetto che più di tutti mette alla prova la nostra fede: è il mistero della presenza “reale”. La fede infatti ci chiede di stare davanti all’Eucarestia con la consapevolezza che siamo davanti a Cristo stesso. L’Eucarestia è il mistero di presenza, per mezzo del quale si realizza in modo sommo la promessa di Gesù di restare con noi fino alla fine del mondo. Molti corrono fino a luoghi lontani per vedere le reliquie dei santi e stanno a bocca aperta a sentire le cose straordinarie compiute dai santi stessi; ammirano le grandi chiese; osservano e baciano le ossa sacre. Mentre qui, accanto a me, sull’altare, ci sei tu, mio Dio, il santo dei santi, il creatore degli uomini e il signore degli angeli. Spesso è la curiosità umana che spinge a quelle visite, un desiderio di cose nuove, non mai viste; ma se ne riporta scarso frutto di miglioramento interiore, specialmente quando il peregrinare è così superficiale, privo di una vera contrizione. O Dio, invisibile creatore del mondo, come è mirabile quello che tu fai con noi; com’è soave e misericordioso quello che concedi ai tuoi eletti, ai quali offri te stesso, come cibo nel sacramento. Sacramento che oltrepassa ogni nostra comprensione, trascina in modo del tutto particolare il cuore delle persone devote e infiamma il loro amore. Anche coloro che ti seguono con più fedeltà, coloro che regolano tutta la loro vita al fine del perfezionamento spirituale, ricevono spesso da questo eccelso sacramento aumento di grazia, nella devozione e nell’amore di virtù. Mirabile e nascosta, questa grazia del sacramento che soltanto i seguaci di Cristo conoscono. In questo sacramento è data la grazia spirituale, è restaurata nell’anima la virtù perduta e torna l’innocenza, che era stata deturpata dal peccato. Tanto grande è talora questa grazia che, per la pienezza della devozione conferita non soltanto lo spirito, ma anche il fragile corpo sente che gli sono state date forze maggiori. Rammarichiamoci altamente e lamentiamo la nostra tiepidezza e negligenza, poiché non siamo tratti da un ardore più grande a ricevere Cristo. E’ lui, infatti, la nostra santificazione e la nostra redenzione, è lui il conforto di noi che siamo in cammino; è lui l’eterna gioia dei santi. Rammarichiamoci, dunque, altamente che tanto gente si renda conto di questo mistero di salvezza, letizia del cielo e fondamento di tutto il mondo. Che tu sia ringraziato, o Gesù buono, pastore eterno, che con il tuo corpo prezioso e con il tuo sangue ti dei degnato di ristorare noi poveri ed esuli, invitandoci a ricevere questi misteri con queste parole uscite dalla tua stessa bocca: “Venite tutti a me, voi che siete affaticati ed oppressi, ed io vi ristorerò”.

 

TRATTO DA VARIO MATERIALE REPERIBILE IN RETE