…Quando è il
“vuoto” a fare la differenza!
Carissimi viandanti,
mentre scrivo questo articolo, cerco di farmi passare davanti agli occhi, ma
soprattutto nel cuore, i vostri volti, le vostre storie, le situazioni nelle
quali siete coinvolti… cosa meravigliosa la differenza, che rende unici e
speciali ognuno di voi.
Il nostro anno pastorale è ormai iniziato e con esso sono venute a farci visita
anche le tante difficoltà di un cammino giovane come il nostro, che specie
quest’anno, sta cercando di affondare quanto più è possibile le sue radici nella
realizzazione di un sogno che ci portiamo dentro e al quale non vogliamo
rinunciare affatto. Ma le difficoltà non ci spaventano, anzi, ci aiutano a
sentire ancora più forte la presenza di Gesù, il quale ci invita a fidarci di
Lui, a non anteporre nulla alla Sua volontà, a fare in modo di essere strumenti
di grazia nelle sue mani, cercando di mettere da parte le nostre idee, per
aderire profondamente a quello che Lui vuole per noi!
Proprio mentre scrivo questo editoriale, gli occhi si sono fermati su una
riflessione di Lao Tzu (fondatore del Taosimo), che mi è parsa molto utile per
noi e soprattutto di spunto meditativo per il nostro cammino umano e spirituale.
“Trenta raggi convergono sul mozzo, ma è il foro centrale che rende utile la
ruota. Plasmiamo la creta per formare un recipiente, ma è il vuoto centrale che
rende utile un recipiente. Ritagliamo porte e finestre nella pareti di una
stanza: sono queste aperture che rendono utile una stanza.
Perciò il pieno ha una sua funzione, ma l'utilità essenziale appartiene al
vuoto. Non è ciò di cui siamo pieni che fa la nostra importanza, ma il vuoto che
ci abita, quello spazio che è capace di far risuonare la voce di un altro e
dell'Altro. Allora cerchiamo il vuoto che siamo e troveremo chi l'ha già abitato
e riempito”.
Non vi nascondo che sono tante le volte in cui mi imbatto nell’agitazione e
nella frenesia della gente, che non si dà pace e si dimena a più non posso per
cercare di riempire in un certo qual modo quegli spazi inesorabili di vuoto che
si portano dentro; e alla fine mi pongo sempre la stessa domanda: “a vantaggio
di cosa?”.
Io credo che se riuscissimo a creare nella nostra vita quel vuoto prezioso
capace di essere riempito dal dito di Dio, riusciremmo tutti a trovarne
beneficio. Il segreto, la differenza sostanziale che ci avvicina al Signore e
anche ai fratelli è proprio la profondità di un vuoto che deve essere riempito!
Essere pieni, già colmi, non aiuta, anzi, ci allontana, facendoci sentire
autosufficienti e, dunque, a scadere in un individualismo esasperato, che ci
porterà prima o poi a restare soli, addirittura lontani da Dio, il quale non
troverebbe nel nostro cuore terreno profondo nel quale potersi annidare!
Domandiamoci dunque da che cosa o da chi è riempito quel vuoto che ci portiamo
dentro e, senza svilirci o agitarci, sforziamoci di creare quel vuoto, solo così
riusciremo ad essere capacità, recipiente pronto ad accogliere il defluire della
grazia di Dio e l’amore di chi ci sta attorno!
Non dimentichiamoci però che la differenza sta nel sentirsi “vuoto a perdere” e,
dunque, non inutili, ma proprio perché siamo chiamati a perderci nel cuore di
Gesù per ritrovarci in quello dei fratelli!
Buon proseguimento di cammino a tutti,
Don Fabio