“Coraggio, sono Io, non temete!”
…da Cuore a cuore
Carissimi Amici,
anche quest’anno si profila davanti a noi il tempo liturgico della Quaresima, tempo di penitenza, di preghiera e di digiuno. La parola Quaresima deriva dal latino: Quadragesima (dies) nel significato dei quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì Santo.
Il numero 40 ricorre in numerose occasioni nella Bibbia:
• 40 sono i giorni del diluvio al tempo del patriarca Noè (Gn 7,17).
• 40 sono i giorni di Mosè sul monte Sinai (Es 24,18).
• 40 sono gli anni di nomadismo del popolo di Israele nel deserto (Gs 5,6).
• 40 sono i giorni di cammino di Elia nel deserto (1 Re 19,18).
• 40 sono gli anni di durata del regno del re Davide ( 2 Sam 5,4).
• 40 sono i giorni trascorsi da Gesù nel deserto di Giuda ( Mt 4,1).
• Dopo la Pasqua, Gesù appare risorto per 40 giorni (At 1,3).
Questo tempo prezioso che ci viene offerto dalla Chiesa non deve essere sciupato, è il periodo per eccellenza in cui ognuno di noi deve ritrovare le motivazioni fondanti del proprio rapporto con il Signore, partendo dalla riscoperta della propria condizione di peccato a quella amorevole di un Dio che ogni giorno sente il bisogno di comunicarci il suo grande amore per noi. Il motivo più importante che deve farci da sfondo a questo tempo è necessariamente il silenzio. La nostra vita è troppo spesso dettata da parole vuote e senza senso, che declinano i ritmi della nostra quotidianità trasportandoci in situazioni di disordine e di smarrimento.
Un giorno tre amici, dopo aver abbracciato la vita monastica, si erano interrogati sull’opportunità di continuarne l’esperienza. Due decisero di interromperla per occuparsi: il primo riconciliare le persone che non andavano d’accordo, l’altro visitare i malati, il terzo invece decise di rimanere nel deserto. Dopo un po’ di tempo i primi due, delusi dalla vita attiva, ritornarono dall’eremita e gli riferirono i disinganni e le delusione provate. L’eremita, dopo essere rimasto un poco in silenzio prese una bacinella e vi gettò dell’acqua agitata. In un primo momento, essendo l’acqua agitata, i due non poterono specchiarsi, ma appena l’acqua fu immobile, poterono scorgere chiaramente i tratti del loro volto. L’eremita commentò questa azione simbolica con queste parole: “Chi è immerso e impelagato nell’agitazione del mondo, non può vedere i propri peccati, se invece rimane nella solitudine, può vedere se stesso e passare dalla conoscenza di sé alla conoscenza di Dio”.
Comprendi dunque perché è vitale l’esperienza che siamo chiamati a vivere nella Quaresima? Riscoprire l’essenza del nostro cuore, è questo quello che conta veramente. Il nostro cuore purtroppo è malato, assuefatto da mille preoccupazioni che non ci consentono più di scorgere il forte battito del cuore di Dio. E’ su questo che siamo chiamati a lavorare, mettendoci in ascolto del cuore di Dio e cercando di sincronizzare il nostro cuore sulla stessa frequenza di battito del Suo. La Quaresima ci invita a questo passaggio obbligato: da Cuore a cuore… per non sentirci più soli, per rianimare la nostra esistenza appiattita e cardiopatica. Il cuore sede dei sentimenti, ispiratore di novelle e cantici d’amore, campanello delle nostre emozioni più forti, calvario dei nostri dolori passati e presenti…il cuore, il posto più vero dove incontrarci con noi stessi e con Dio, il punto d’incontro degli amati, il nascondiglio dei nostri segreti, ma anche dei nostri ricordi più cari, la verifica dei nostri insuccessi e delle nostre delusioni, il ponte dei nostri sospiri e delle nostre paure, il terreno fertile dove poterci ancora una volta perdonare. Cambiare cuore dunque, per riscoprire il grande perdono di Dio!
I tempi che viviamo, purtroppo, ci allontanano dalla misericordia di Dio e ci guidano verso un’etica capace solo di egoismo e di egocentrismo, cosicché l’uomo si vede sempre più schiacciato dalle tenebre. L’uomo di oggi ha perso il senso del peccato: idee e costumi astraggono totalmente l’uomo da Dio, lo concentrano nel culto del fare e del produrre e lo travolgono nell’ebbrezza del consumo e del piacere, senza preoccupazione per il pericolo di “perdere la propria anima”.
Animati dalla speranza di un Dio che, portandoci nel deserto di questi quaranta giorni, vuole farci risentire il palpito del suo cuore che continua a gridare l’Amore che nutre per ciascuno di noi, vi propongo alcuni atteggiamenti che possano fare in modo di non lasciarci sfuggire questa ennesima occasione di revisione e di conversione. Tre sono i punti salienti che ci vengono proposti direttamente dal Vangelo: la preghiera, il digiuno e la carità. Tutti è tre compongono la stessa melodia ed insieme formano la radice profonda del nostro essere cristiani.
A proposito della preghiera, nel Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2700 si dice che: “Con la sua Parola Dio parla all'uomo. E la nostra preghiera prende corpo mediante parole, mentali o vocali. Ma la cosa più importante è la presenza del cuore a colui al quale parliamo nella preghiera. Che la nostra preghiera sia ascoltata dipende non dalla quantità delle parole, ma dal fervore delle nostre anime”. Questa Quaresima sia presenza consapevole del cuore che parla a Dio!
Il digiuno, invece, nella tradizione cristiana è sempre stato inteso come una disciplina ascetica per dominare il corpo e per esprimere la sete di Dio, la ricerca di una più forte intimità con Lui: potresti confrontare il valore dell’essenzialità espressi dai “padri del deserto”, dai padri della Chiesa, dalla tradizione monastica orientale e occidentale (S. Benedetto), da S. Francesco e S. Chiara d’Assisi. Per quale motivo siamo chiamati a digiunare? Per distinguere, anche attraverso la disciplina del corpo, tra beni ultimi e beni penultimi! Per esprimere con forza la propria scelta di Dio. Per spirito penitenziale. Per solidarietà con i poveri. A tal proposito vorrei ricordare a tutti che, oltre al digiuno, la tradizione cristiana ci consegna anche la regola dell’astinenza, ossia di non mangiare carne al venerdì. Personalmente rispetto questa regola e ci tengo. Certamente la nostra fede non dipende dal fatto se il venerdì ci rechiamo in macelleria o dal pescivendolo… però a furia di smantellare le forme esterne, cade ogni cosa. È bello riscoprire il valore dell’astinenza con altre forme di “digiuno del cuore”, che inserisco nelle proposte da vivere nella Quaresima di quest’anno.
La Carità è il punto luce che siamo chiamati a vivere in questo periodo, esercitandoci non tanto ad uno stile che punti sull’aspetto del dare materiale, quanto ad una nuova “forma mentis”, che ci ricordi il nostro legame indissolubile con tutti i fratelli sparsi per il mondo. Bisogna fare attenzione a non pensare alla pratica dell’elemosina come ad un fatto puramente egocentrico. Il Santo Padre nel suo messaggio ci tiene a ricordare: “la pratica dell’elemosina costituisce, insieme a preghiera e digiuno, impegni che accompagnano i fedeli nel rinnovamento interiore che dovrebbe caratterizzare questo periodo dell’anno liturgico. Essa rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno ed al tempo stesso un esercizio ascetico per liberarsi dall’attaccamento ai beni terreni”, che Benedetto XVI chiama “costante tentazione”. “Ma non basta dare, magari molto”. Ciò che il Messaggio evidenzia è la fondamentale importanza dell’atteggiamento spirituale di chi compie gesti di carità. “Se – scrive infatti – nel compiere una buona azione non abbiamo come fine la gloria di Dio e il vero bene dei fratelli, ma miriamo piuttosto ad un ritorno di interesse personale o semplicemente di plauso, ci poniamo fuori dell’ottica evangelica”.
Questa è la Quaresima che siamo chiamati a vivere, cercando di rivitalizzare il nostro rapporto con il Signore e soprattutto sentendolo presente nella nostra vita come Colui che sempre ama ripeterci: “Coraggio, sono Io, non temete!”e tutto questo invitandoci ad osare…da Cuore a cuore!
In Cristo
06 febbraio 2008 Mercoledì delle Ceneri Don Fabio Di Martino