Pasqua 2010

 

Per Cristo, con Cristo e in Cristo!

ovvero

…sono tutto tuo Signore!

 

Carissimi Amici viandanti Alleluia!  Attoniti e stupiti per tutto quello che è accaduto, ci ritroviamo davanti al sepolcro vuoto, a contemplare il Cristo Risorto. Grande giorno per noi cristiani è quello della Pasqua, oggi particolarmente siamo chiamati a vivere in pienezza il compimento della nostra fede per gustarne i frutti ed essere consapevoli di così tanta grazia.

...La liturgia oggi ci fa cantare: “Cristo nostra Pasqua è stato immolato; facciamo festa nel Signore”.

Il versetto è ricavato dalla prima lettera ai Corinzi, nella quale San Paolo, rifacendosi al rito che prescriveva di mangiare l'agnello pasquale con pane azzimo - senza lievito - esorta i cristiani a eliminare ogni "lievito vecchio...di malizia e di perversità", per celebrare la Pasqua con "azzimi di purezza e di verità". E’ questa la vera Pasqua che ognuno di noi deve celebrare, eliminare il lievito vecchio per essere azzimi nuovi.

Come cristiani e specificamente come viandanti della carità siamo chiamati ad essere per quanti incontriamo sul nostro cammino la novità di Dio nella loro vita. La nostra voce deve essere sostenuta da una reale e concreta testimonianza di appartenenza al Signore, la Pasqua è questo passaggio obbligatorio che dobbiamo compiere e che deve portarci definitivamente ad annidarci nel cuore di Cristo. Se siete risorti con Cristo - ci dice l’apostolo Paolo - cercate le cose di lassù, ovvero cercare e gustare le cose del cielo nella nostra vita, tenendo sempre alto il nostro ideale, raggiungere la patria celeste dove un giorno contempleremo in eterno la sua gloria. Nella Risurrezione di Cristo siamo chiamati ad intravedere la nostra, nel suo corpo glorioso siamo chiamati a scorgere raffigurate le nostre membra, con la speranza di poter un giorno essere come Lui, splendidi ed immortali, investiti della stessa luce che sul Tabor trasfigurò il nostro Maestro alla presenza dei tre discepoli fortunati. Guardare in alto per meglio vedere chi siamo, nel mondo ma non di questo mondo, nel mondo, ma con lo spirito in unione con Dio Creatore e Redentore, che trasforma la morte in vita.

Guardare le cose di lassù per meglio guardare la terra e meglio confrontarsi con tutte le cose della terra, le molteplici difficoltà nell’intimo di ciascuno di noi così come nella difficile storia dei popoli di questa terra. Quanti popoli ancora in guerra soffrono a causa del male prodotto dallo stesso uomo, una terra la nostra segnata da fatti di sangue, di odio, di violenza, da tanti problemi e sofferenze dovute a malattie, disgrazie e fallimenti di matrimoni, sofferenze di adulti disoccupati e di giovani che non riescono a entrare nel mondo del lavoro. Credere in Gesù risorto significa credere e sperare che questa terra così quotidianamente segnata da una croce che sembra essere permanente, risorga a vita nuova, per dare spazio alla pace, la stessa che Gesù portò ai discepoli ancora chiusi nel cenacolo e prostrati nella loro umana debolezza ed incredulità.

Questo giorno santo, dunque, ci invita e ci incoraggia a sperare. La speranza, che nasce dal Cristo risorto, infatti non è come quella umana, che spesso fallisce o delude. Pensiamo all’amore che unisce le persone. Quando sperimentiamo l’amore ci piacerebbe che questo sentimento durasse per sempre. Purtroppo non è così, perché la vita non è facile e tante volte ci troviamo di fronte a situazioni difficili che ci mettono duramente alla prova e che sembrano farci incombere nella disperazione. C’è bisogno di una speranza che vada oltre e che sia assoluta e definitiva. Solo in Cristo risorto la troviamo; solo Lui ha vinto anche la morte e chi crede ha la sicurezza che l’amore, la vita, la felicità, tutto potrà durare per sempre.
Auguro a voi e a me che il Signore Risorto possa farci uscire dai sepolcri in cui siamo chiusi per paura e per egoismo e farci risorgere per iniziare da oggi a vivere una vita piena, felice…eterna. Solo così potremmo esclamare: “Sono tutto tuo, Signore!”.

 

 

Buona risurrezione
Don Fabio