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Carissimi viandanti,
non può passare inosservato il tempo liturgico dell’avvento, che la Chiesa, anche quest’anno, ci dona di vivere. L’avvento ci ricorda la prima venuta di Gesù sulla terra, ma ci rimanda anche e soprattutto alla sua venuta definita, quando cioè Egli verrà di nuovo in mezzo a noi e porterà a compimento il disegno ultimo del Padre, fare di Cristo il cuore del mondo.
Uno degli aspetti che sempre mi colpisce all’inizio di questa stagione liturgica è il significato dell’attesa, che si cela dietro ogni segno ed ogni parola. L’attesa è l’atteggiamento che siamo chiamati a coltivare in queste quattro domeniche che ci preparano a vivere la festa del Natale.
Ma attesa di cosa? Attesa di chi? Oggi purtroppo viviamo nei nostri cuori un marcato senso di solitudine e questo purtroppo non ci fa essere più persone capaci di attendere. Siamo inclini a vivere il “crepuscolo” della nostra esistenza e non riusciamo a scorgere le infinite “albe” che ci portiamo dentro e che ogni giorno spuntano nella nostra vita. Abbiamo perso il gusto dell’attesa e assaporiamo solamente il retrogusto di delusioni e di amarezze che hanno contrassegnato il nostro cammino. Nel mio ministero incontro tante persone che non hanno più la voglia di rialzarsi e riprendere il cammino, perché scottate dalla sofferenza e dall’inganno di promesse disattese. L’avvento mi riporta a pensare a tutti quelli che sono soli e non hanno nessuno da attendere, a quelli che non sono più attesi da nessuno, a quelli per i quali ogni giorno è come quello già passato, a quelli che non hanno più emozioni da vivere e per i quali sembra tutto già scontato, a coloro ai quali la vita non riserva più sorprese, a quelli che…!!!
A questi fratelli e anche a voi, cari viandanti, annuncio che l’avvento ci riporta a rinvigorire la nostra speranza, perché per ognuno di noi si realizza l’invito alla gioia e alla letizia, per un avvenimento che sta per compiersi come fatto risolutivo della nostra vita: la venuta del Salvatore, che prendendo sembianze umane, viene a condividere con noi ogni tratto della nostra esistenza.
Occorre dunque accogliere l’invito che ci viene dal profeta Isaia: “irrobustire le mani fiacche, rendere salde le ginocchia vacillanti”, per poter andare incontro al Signore che viene e per ritrovare il giusto cammino che ci porta a Lui.
Mi fermo qui, per non disturbare il silenzio che deve caratterizzare questo tempo liturgico. Ad ognuno di noi è affidato il compito di custodire nel proprio cuore, come faceva la Vergine Maria, i segni e le parole che ci vengono consegnate nella liturgia e nella catechesi, per sentirci ancora ripetere dalla voce di Dio: “ Coraggio, non temete!”.
Buona attesa a tutti e buona preparazione alla venuta di Gesù, che è venuto, che viene e che verrà!
don Fabio