Quando una partita di pallone

diventa motivo di evangelizzazione

 

Con la partita di calcio disputatasi ieri sera, si è conclusa la II edizione del Torneo Tabor. Chi ha vissuto questa esperienza si è subito reso conto di quanta importanza può avere una iniziativa del genere, perché non solo può far conoscere il cammino della nostra Comunità, ma è soprattutto occasione di evangelizzazione a favore di chi non è vicino a nessun cammino ecclesiale. A volte, proprio noi che facciamo parte di un cammino di fede non prendiamo seriamente consapevolezza della grande importanza che le attività ludiche hanno nei confronti dei fratelli lontani.   

Ci piace, a tal proposito, ricordare un grande educatore dei giovani, San Giovanni Bosco, che con il suo metodo ed il suo “cortile” ha saputo educare tante generazioni di giovani e di ragazzi, facendo loro conoscere l’amore di Gesù.

Ecco perché anche noi, come comunità, puntiamo molto su queste attività, che diventano occasione di educazione alla fede, approccio semplice di fraterna comunione con gli altri, momenti di vera evangelizzazione, dove si viene a contatto con l’amore di Dio anche attraverso un semplice gioco, che fa riscoprire la bellezza dello stare insieme e ci fa sentire tutti fratelli perché figli dello stesso Padre!

Colgo l’occasione per dire grazie a chi nel Laboratorio della Carità è responsabile delle attività ludiche e a tutti quelli che, a diverso titolo, hanno contribuito alla riuscita della II edizione del torneo. Permettetemi di dire grazie anche a chi non è mai mancato a nessuna partita ed è stato presente.

Soprattutto nella finale, ho avuto modo di assistere a momenti di comunione e di conoscenza con altri fratelli e soprattutto ho visto (nonostante alcune volte il sacrifico dello stare sul campo sia stato veramente eroico a causa della pioggia o del freddo) come una semplice attività possa generare la voglia di sostenere chi ha scelto di stare dalla parte dei giovani e di far capire che anche attraverso lo sport si può giungere a conoscere Gesù.

Voglio concludere ringraziando anche chi non ha sostenuto questa attività, chi l’ha “snobbata”, chi si è celato dietro qualsiasi giustificazione per non prendervi parte, preso magari dalla pigrizia e dal non aver saputo dare a questa occasione una giusta motivazione umana e spirituale; a questi fratelli dico “grazie”, perché mi hanno aiutato a capire che c’è ancora tanta strada da fare per raggiungere la vetta, e che talune volte sarebbe meglio starcene sui campi della nostra città per testimoniare l’Amore che abbiamo verso Gesù, anziché starcene comodamente rintanati nelle nostre riunioni di formazione senza poi riuscire a comunicare a nessuno quale grande Amore ha Dio verso di noi per averci donato il suo unico Figlio Gesù Cristo!

A tutti ricordo che essere viandanti della carità significa portare agli altri l’Amore che abbiamo dentro e non tenercelo solamente per noi, e questo anche sui campi di gioco!!!

 

Don Fabio