"Vieni via con me"

di Roberto Saviano

  

 

L’Autore di Gomorra è stato non molti mesi fa coproduttore insieme a Fabio Fazio di una trasmissione televisiva dal titolo ‘Vieni via con me’. Il successo della trasmissione in termini di share, in concorrenza con eventi televisivi quali Grande Fratello o le partite di champions league, lo ha convinto a riproporci gli argomenti ivi trattati servendosi della scrittura quale elemento in cui nuota con naturalezza, per dirla secondo una metafora a lui cara.  I temi trattati sono svariati, si parte dall’Unità d’Italia con la gloriosa storia del Risorgimento, fino alla difesa dei princìpi esposti nella Carta Costituzionale, toccando poi altre tematiche quali l’eterno problema dell’immondizia in Campania, la disinformazione cui si prestano i mass media, l’espansione della criminalità organizzata al nord e persino all’estero, la storia di Mina e Piergiorgio Welby, le tragedie annunziate quali ad esempio il terremoto a l’Aquila. L’assunto dal quale parte Saviano e che gli fornisce la motivazione ideologica al suo essere scrittore impegnato è che raccontare come stanno le cose significa in un certo qual modo smontarne i meccanismi e lavorare, perché le  persone diventino consapevoli di quanto accade, ponendo quindi le basi del cambiamento e del formarsi di una coscienza civile. E’ ovvio naturalmente che Saviano espone le sue tesi adottando il proprio punto di vista  talvolta troppo ideologizzato nelle argomentazioni; tuttavia il suo pregio sta, a mio giudizio, nella serietà e profondità con cui espone le sue idee, ‘costringendo’ il lettore/interlocutore ad un confronto altrettanto profondo, pur nella diversità di opinioni che si possono avere.

Per meglio chiarire l’ultimo concetto, sarà meglio proporre un esempio pratico tratto da un capitolo del libro, quello relativo alla storia di Mina e Piergiorgio Welby. Sicuramente, chi profondamente crede nei valori cattolici e cristiani non potrà convenire con l’autore circa la rivendicazione di una morte dignitosa in base ad una libera scelta di coscienza. La storia è però descritta in maniera delicata e  piena di umanità, inducendo chiunque abbia un minimo di sensibilità ad una riflessione etica o, se si preferisce, bioetica su un argomento di forte pregnanza sociale, visto che di Piergiorgio  e Mina ne esistono migliaia nel nostro paese e non possiamo liquidare la questione semplicemente delegando le scelte ad altri. Altra storia molta bella è quella di un sacerdote bresciano molto coraggioso, Giacomo Panizza che, sensibile al tema dei diversamente abili e chiamato in aiuto da una comunità in Calabria, decide di trasferirsi al sud ed accetta dal comune di Lamezia Terme di avere come sede per i suoi ragazzi uno stabile sequestrato alla ndrangheta, che persino i vigili urbani avevano rifiutato. Non si lascia intimidire dalle continue minacce e dai sabotaggi che riceve quotidianamente, dimostrando che la brutalità e la violenza possono essere battuti, anche se con molto sacrificio e a rischio della vita, dalla legalità e dalla forza dell’amore. Mi piace infine concludere la riflessione con un brano di Eduardo citato nel libro di Saviano e tratto da una serie televisiva della RAI che si chiamava Peppino Girella:

 “Andrè, che vuò fa’? E’ cos’e niente.”

“Pure chest’ è cos’e niente, no? E’ sempre cos’e niente. E’ sempre cos’e niente, tutte le situazioni così le abbiamo risolte: è cos’e niente. Non teniamo che mangiare, è cos’e niente; ci manca il necessario, è cos’e niente; ‘o padrone muore e io perdo il posto, vabbuò, è cos’e niente; ci negano il diritto alla vita, è cos’e niente;ci tolgono l’aria, che vuò fa? E’ cos’e niente. E’ sempre cos’e niente….Quanto sei bella, quanto eri bella, e guarda me che so’ diventato a furia ‘e dicere: è cos’e niente, siamo diventati due cos’e niente io e te”.

 

 

 

 

"Un rabbino parla con Gesù"

di Jacob Neusner

                                                               

 

“Questa disputa del rabbino Jacob Neusner mi ha aperto gli occhi sulla grandezza della Parola di Gesù” 

Leggere questa frase di Papa Ratzinger circa il libro dell’erudito rabbino, ha fatto scattare in me una forte curiosità di approcciarmi a questo saggio. Non ne sono stato per niente deluso e, sono certo, non lo sarete nemmeno voi...

È un saggio che esprime concetti profondi in maniera comprensibile ed ha, come finalità dichiarata fin dall’introduzione, lo scopo di favorire il dialogo tra ebrei e cristiani, che si riconoscono in una matrice comune pur diversificando le proprie strade. Il Gesù con il quale il rabbino instaura un dialogo, immaginando di fare un balzo indietro di duemila anni nella storia, è il Gesù che ci viene presentato nel Vangelo di Matteo e si comprende bene il perché, dal momento che esso fu scritto proprio per gli ebrei convertiti al cristianesimo e volto a dimostrare che Gesù era realmente il Messia tanto atteso dal popolo d’Israele. La frase di Gesù riportata nel Vangelo di Matteo: “Non pensate che io sia venuto per abolire la Torah (legge). Sono venuto non per abolire ma per dare compimento”, rappresenta il punto di partenza per l’immaginaria disputa. Tralasciando i miracoli e l’evento straordinario della Resurrezione ed analizzando le cose dette da Gesù nel “Discorso della Montagna”, sul riposo del Sabato e sulla contrapposizione tra l’osservanza esteriore della legge da parte dei Farisei e l’obbedienza dettata dal cuore e dalla fede in Dio, il rabbino Jacob Neusner ne trae, come logica conseguenza, che non è possibile collocare Gesù sulla “semplice” scia dei maestri della Torah che lo hanno preceduto o seguito nel corso dei secoli, poiché Egli rivendica per sé un’autorità e delle prerogative che possono essere solo di Dio. Le parole di Gesù riguardo al Sabato ed al riposo costituiscono, secondo Neusner, non tanto un’interpretazione liberale della legge mosaica, quanto l’affermazione da parte di Gesù di costituire Egli stesso il Sabato, cioè il riposo, non solo per gli Ebrei, ma per tutti gli uomini, prerogativa questa che può essere solo di Dio.

In una frase del libro, molto bella perché esemplifica il concetto prima esposto, un uomo domanda ad un discepolo di Gesù: “Il tuo Maestro è Dio?”. Le argomentazioni di Neusner sono chiaramente volte a dimostrare che, a suo giudizio, gli insegnamenti di Gesù si discostano in alcuni punti della Torah di Mosè e ciò costituisce il motivo che lo spinge a rifiutare, seppur garbatamente, la proposta di Gesù di seguirlo. Per i cristiani invece i concetti espressi in questo saggio possono costituire un utile spunto di riflessione sulla grandezza della persona di Gesù e sul bisogno che abbiamo di donarci a Lui per essere veramente suoi discepoli.
 

 

 

 

 

 

 

 

"Lo strando caso del dottor JEKYLL e del signor  HYDE"

 

 

Robert Louis Stevenson

 

Romanzo psicologico, racconta la storia di un medico che, facendo degli studi sulla psiche umana, capisce che ogni individuo possiede una doppia natura, come due personalità contrapposte, una buona e una cattiva. Da quel momento in poi, il suo unico scopo diventa quello di creare una sostanza con delle proprietà particolari che siano in grado di riportare alla luce l’identità nascosta di ogni uomo. Dopo vari tentativi riesce nella sua impresa e bevendo la pozione vengono fuori le due personalità contrastanti. Una notte buttando giù la sostanza, inizia ad avere strane reazioni, sente delle fitte terribili allo stomaco e in un lampo avviene la trasformazione, che lo cambia sia nell’aspetto esteriore che in quello interiore, rendendolo irriconoscibile. Si ritrova dinanzi un uomo malvagio, con un corpo e una mente che non gli appartengono, che non riesce più a gestire e che compie gesti crudeli. Il suo altro si chiama Hyde, che significa proprio nascosto.

Prendendo l’antidoto però è possibile ritornare in sé, perdendo tutte le caratteristiche negative e violente della parte crudele, almeno così sembra inizialmente. Ma con il passare del tempo, il medico si rende conto della lotta interiore che sta vivendo e di come la personalità cattiva e quella buona si stiano contendendo lo spazio che le contiene, per prendere il sopravvento sull’altra.

Il signor Hyde inizia a commettere dei crimini efferati, non si cura della morale, è completamente ingestibile, aggressivo, e finisce col mettere nei guai il dottor Jekyll che fino a quel momento era stato un uomo di sani principi, una personalità tranquilla. È per questo che il dottor Jekyll si decide ad assumere una dose molto più alta rispetto al normale, così che diventi predominante la sua parte migliore, quella dell’uomo che era sempre stato. E per evitare di ricadere in tentazione creando ulteriori problemi, distrugge gli appunti dei suoi studi sulla pozione che ha inventato e rompe le chiavi del suo laboratorio. Il tentativo fatto per  “uccidere” la sua parte malvagia sembra essere stata portata  a buon compimento, ma è solo un’illusione; dopo qualche mese, infatti, la sua personalità cattiva si ripresenta e il dottor Jekyll comprende che non ci sono molte alternative per riparare al danno. O è costretto a subire o deve reagire.

 

 

 

 

 

 

 

Il principe felice e altri racconti

                                                                 

                                                   

 

Oscar Wilde

 

 

Portami le due cose più preziose che trovi nella città” disse Dio a uno dei Suoi Angeli, e l’Angelo Gli portò il cuore di piombo e l’uccello morto. “Hai scelto bene” gli disse Dio, “poiché nel mio giardino del Paradiso questo uccellino canterà in eterno, e nella mia città d’oro il Principe Felice mi loderà

 

La raccolta contiene cinque favole, che l’autore scrisse per i figli, tutte a sfondo educativo.

 

Il “Principe Felice” è una statua posta su una colonna, ricoperta di foglie d’oro e pietre preziose. Una notte, una rondine decide di prendere dimora ai piedi del Principe; egli le racconta la sua storia e le chiede di aiutarlo a cancellare le brutture e le miserie della città che in vita aveva sempre ignorato. La rondine decide di aiutarlo e inizia a spogliarlo delle gioie che lo adornano per donarle ai poveri e ai bisognosi. Il Principe, ormai rimasto privo di tutti i suoi ornamenti, disse alla rondine di migrare verso i paesi caldi ma questa, affezionatasi alla statua resta a farle compagnia fino a lasciarsi morire ai suoi piedi. Il sindaco, notando la statua tutta spoglia, grigia e la rondine morta, decide di abbatterla e gettare i resti nella discarica. Un giorno Dio disse ad un Angelo di portargli le due cose più preziose della città e da questi ricevette il cuore di piombo del Principe e il corpicino della rondinella.

 

 

 

 

 

 

 

"L'usignolo e la rosa"

 

 

 

Oscar Wilde

 

 

 

La storia narra di un Usignolo che, dal suo nido, udì un giovane Studente esprimere la propria tristezza. Egli era sofferente poiché nel suo giardino non c’era neanche una rosa rossa, grazie alla quale avrebbe potuto ballare con la sua innamorata, come lei stessa aveva detto. Si disperava poiché, sebbene avesse letto tutto ciò che i saggi avevano scritto e ogni segreto della filosofia fosse suo, la sua vita dipendeva da una rosa rossa. L’Usignolo, colpito dall’amore provato dallo Studente, decise di andare in cerca di una rosa rossa. Così spiegò le ali e spiccò il volo. Dall’alto vide, in un campo erboso, un bellissimo cespuglio di rose; gli volò sopra e poi si posò su un piccolo ramoscello. Quindi gli chiese di dargli una rosa rossa e in cambio gli avrebbe cantato la sua canzone più dolce. Ma il Cespuglio scosse la testa, poiché le sue rose erano bianche. Poi consigliò all’Usignolo di andare da suo fratello che cresceva vicino alla vecchia meridiana, perché probabilmente lui gli avrebbe potuto dare ciò che voleva. Così l’Usignolo andò dal secondo Cespuglio e gli domandò una rosa rossa in cambio della sua canzone più dolce. Ma il Cespuglio scosse la testa, poiché le sue rose erano gialle. Poi consigliò all’Usignolo di andare da suo fratello che cresceva vicino alla finestra del giovane studente. Così l’uccellino andò dal terzo Cespuglio e pronunciò le fatidiche parole. Ma anche questo Cespuglio scosse la testa e gli disse che, si,  le sue rose erano rosse, ma il rigido inverno non gli aveva lasciato fare neanche una rosa. Quindi l’Usignolo domandò se c’era un modo per avere ciò che voleva e il Cespuglio rispose che per ottenere una rosa rossa avrebbe dovuto cantare tutta la notte e squarciarsi il petto, in modo che il sangue che sarebbe uscito, avrebbe colorato la rosa. L’Usignolo, che vedeva il giovane Studente come un vero innamorato, decise di sacrificarsi. Di conseguenza, prese una spina e mentre si perforava il cuore, cantò. L’uccellino soffrì per tutta la nottata e quando il Cespuglio lo chiamò per dirgli che la rosa era pronta, non diede nessuna risposta perché oramai era morto. Il mattino seguente quando si svegliò e aprì il balcone’ lo Studente trovò la rosa rossa sulla finestra. Appena la vide disse che era la rosa più bella e più rossa di tutto il mondo e tutto felice andò dal suo amore. Quando fu lì, porse la rosa alla ragazza, ma lei, senza gratitudine, la gettò via. Aggiunse che aveva appena ricevuto dei gioielli favolosi da un altro ragazzo e che tutti sapevano che i gioielli costavano più dei fiori. Così il giovane Studente si arrabbiò e tornò a casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

"Robinson Crusoe"

 

 

Daniel Defoe

 

 

Robinson Crusoe   è un romanzo di Daniel Defoe, pubblicato nel 1719 e considerato da alcuni critici il capostipite del romanzo d’avventura e del romanzo in generale. Esso racconta le avventure di un 19enne, Robinson Kretznaer, figlio di un mercante, da tutti chiamato Crusoeche, desideroso di avventura, si imbarca su una nave la quale subisce un naufragio. La sfortuna non lo abbandonala suo secondo tentativo, la nave sulla quale compie il suo secondo viaggio viene attaccata dai pirati ed egli viene fatto prigioniero. Riesce a fuggire riparando in  Brasile, dove allestisce diverse piantagioni che gli fruttano bene. Durante una navigazione intrapresa per acquistare schiavi la nave è colta da una violenta tempesta al largo del Venezuela, presso la foce del fiume orinoco. Egli , unico superstite di tutto l’equipaggio, approda su un’isola disabitatae, dopo momenti di smarrimento, si fa coraggio ed inizia ad esplorare l’isola e ad ingegnarsi per procurarsi il cibo e difendersi dalle intemperie e da eventuali attacchi di besti e/o uomini. Tutto ciò fa sì che egli si sottoponga giocoforza ad una rigida disciplina di vita che lo temprerà nel corpo e nello spirito. Rimarrà sull’isola 28 anni scrivendo in un diario le proprie esperienze quotidiane, avendo inoltre cura di segnare mediante un calendario da lui stesso escogitato lo scorrere dei giorni , così da non perdere la nozione del tempo e quindi il contatto con la civiltà. Durante il suo forzato esilio sull’isola imparerà a coltivare la terra, a catturare ed addomesticare le capre che possono fornirgli ,il latte ed il formaggio , si costruisce a poco a poco un’ abitazione che rende sempre più sicura, ua barca con la quale circumnaviga l’ isola, mostra di possedere risorse impensabili in “normali “ condizioni di vita. Scopre inoltre che il posto divenuto ormai la sua casa è saltuariamente frequentato da cannibili che vi sbarcano per consumare i loro macabri pasti. Assiste diverse volte da lontano a queste macabri scene, sempre cauto a non dare segni della propria presenza, trova alla fine il coraggio di attaccarli servendosi delle armi da fuoco che gli era riuscito a salvare dalla nave. I selvaggi , alla vista dei fucili e delle pistole che ad essi paiono sputare fuoco, vengono terrorizzati poiché lo scambiano per una divinità per cui si danno alla fuga. E’ così che egli salva la vita ad un uomo che altrimenti sarebbe stato destinato a divenire pasto per i cannibali, chiamandolo con il nome di Venerdì. Questi gli si mostrerà fedele per tutta la vita. Con l’ aiuto di Venerdì e di alcuni europei salvati anch’essi dalle fauci dei selvaggi riescono a costruir eua solida imbarcazione e fanno ritorno in Inghilterra. Di ritorno in patria egli scopre di essere divenuto molto ricco dato che la sua piantagione in Brasile aveva in sua assenza fruttato molto bene. Dopo un breve periodo di permanenza nella civiltà sviluppata si rende conto di aver il desiderio di tornare a vivere nel luogo dove aveva trascorso così tanti anni della sua vita , così vende i suoi possedimenti e si trasferisce definitivamente sull’ isola , della quale assumerà il titolo di governatore e dove passerà il resto dei suoi giorni. Il romanzo trae ispirazione da un fatto di cronaca dell’ epoca, in cui si narrava che un certo Alexander Selkirk, avesse vissuto 4 anni e 4 mesi su un’isola deserta e che sarà successivamente battezzata “Isola Robinson Crusoe”. E’ un libro adatto sia per ragazzi che si avvicinano alla lettura, ma valido allo stesso tempo per adulti che vi troveranno utili spunti di riflessione, ad esempio l’ apprezzare quelle piccole comodità della civiltà che noi diamo per scontate e che sono frutto di secoli di fatica e d’ ingegno dei nostri predecessori. Senza voler entare in elementi di critica testuale, va comunque detto che l’opera è da inquadrare nel contesto storico in cui visse l’autore e legato quindi all’ ascesa della borghesia mercantile puritana, la quale si arricchiva con i traffici marittimi propri dell’ epoca coloniale.

 

 

 

 

 

 

"Padre Padrone.

L'educazione di un pastore"

                                                                 

                                                   

 

Gavino Ledda

 

 

Padre padrone  è un romanzo autobiografico dello scrittore sardo Gavino Ledda. Pubblicato da Feltrinelli nel 1975 vinse il premio “Viareggio” e nel 1977 i fratelli Taviani ne trssero un film che vinse la “Palma d’Oro” al 30esimo Festival di Cannes come miglior film, con un Nnni Moretti ancora sconosciuto tra gli interpreti. La storia si svolge a Siligo, un paesino in provincia di Sassari, in un quadro pastorale. Gvino è un bimbo di appena 6 anni , gli pice frequentare la scuola , ma il padre lo sottrae all’ ambiente scolastico perché lo aiuti a governare i pascoli di Baddhevrustana, condannandolo così all’analfabetismo. Il bimbo viene inniziato alla vita pastorale, gli insegnamenti gli vengono impartiti gradatamente ma con durezza. Egli viene relegato a vivere nel podere di famiglia, non distante che pochi chilometri da Siligo ma irrangiungibili per lui che avrebbe come unico mezzo di spostamento il mulo di proprietà della famiglia. Così trascorre la propria infanzia ed adolescenza, in condizioni di vera schiavitù. L’emancipazione dal Padre Padrone  inizia al termine dell’ adolescenza di Gvino, quando il padre gli consente come da promessa precedente di conseguire la licenza elementare da privatistae quando l’oliveto del padre va in rovina in seguito ad ua gelata. Il giovane inizia a nutrire un amore profondo per lo studio , sorretto da una tenace volontà di sottrarsi alle retrive condizioni di vitain cui il padre , vittima egli stesso dell’ ignoranza, lo aveva relegato. Dapprima tenta di emigrare in Olanda; fallito il progetto si arruola nell’esercitoe, quando lascia la Sardegna,conosce a malapena qualche parola d’italiano, limitandosi a rispondere con un “signorsì” quando non comprende appieno gli  ordini di un superiore. Studia e lavora giorno e notte, sorretto da una volontà incrollabile, e con l’aiuto di un superiore e di un commilitone migliora notevolmente il proprio italiano, conseguendo la licenza media da privatista e divenendo sergente radiomontatore presso la scola di trasmissioni della Cecchignola, a Roma. Nel 1962 si congeda dall’esercito e ritorna in Sardegna, con l’intento di proseguire gli studi. Tale decisione è fortemente disapprovata dal padre che lo giudica presuntuoso per aver abbandonato un lavoro sicuro che gli avrebbe garantito una vita dignitosa. I due si scontrano diverse volte ed il padre cerca sempre di ostacolarlo nel suo intento di proseguire gli studi. “Ginnasiale! Una parola che non mi inganna!”Gavino  però non demorde e, sorretto da un’alfieriana volontà, consegue nel 1964 la maturità classica. Lo scontro tra i due diviene incandescente, la frattura è inevitabile e Gavino decide di lasciare la Sardegna, sancendo così definitivamente la separazione. Gli studi proseguono e la sua tenacia e fame di sapere lo portano a divenire un riconosciuto docente universitario ma soprattutto un uomo che ha vinto la propria battaglia in nome di nuovi valori che si chiamano libertà, consapevolezza, dignità umana, libero finalmente dall’oppressione paterna senza però rinnegarne il ruolo genitoriale. Lo stesso scrittore, in un’ intervista rilasciata anni dopo la pubblicazione del libro, ammetterà che se non avesse perdonato il proprio padre non avrebbe mai completato quel percorso per cui aveva definito la sua identità di scrittore e glottologo. Un libro dal linguaggio semplice e comune, che ha il pregio di ripotare alla luce e valorizzare il dialetto sardo, in perfetta complementarietà con l’italiano, grazie al costante uso che ne fanno i personaggi.

 

"L'idiota"

 

 

M. Dostoevskij

 

 

Scritto nel 1948, rappresenta la lucida visione di uno stato totalitario e costituisce un monito per le generazioni

La pietà è la cosa che più preme, forse l’unica legge dell’esistenza umana

Dominante nel romanzo come nelle principali opere dell’autore è il tema religioso-filosofico, in cui Dio, l’uomo, il peccato ed il male sono i punti essenziali dell’analisi dostoevskijana. L’Idiota,  pubblicato nel 1869, rappresenta magistralmente il tema dell’esistenza di Dio.

Le vicende si articolano attorno alla figura del principe Miskin, la cui bontà ed umiltà determinano negli altri personaggi sconvolgenti auto-rivelazioni. Nella figura dell”idiota”, così viene definito il personaggio principale, Dostoevskij intendeva personificare la saggezza cristiana nella sua essenza più pura. Figura spiritualmente opposta al principe Miskin è Rogozin, compagno di viaggio in Russia del principe, al quale egli confida la passione violenta suscitata in lui da Nastassia Filippovna, donna attorno alla quale si agita un groviglio di passioni e sentimenti. Quest’ultima, rimasta orfana in tenera età, adottata ed educata da un uomo che fa però di lei la sua amante, nutre nell’animo, altrimenti generoso, un’avversione per il mondo maschile.

Ella diviene l’oggetto del contendere fra il sensuale Rogozin e l’arrivista Gania che intende sposare Nastassia per impossessarsi della cospicua dote assegnatale dal suo “protettore”. Attratto irresistibilmente dalla giovane, Miskin, da poco uscito da una malattia che gli aveva oscurato la mente, si getta nella mischia presentandosi, non invitato, a casa di Nastassia la sera in cui ella avrebbe dovuto decidere se accettare la corte di Gania. In quella stessa sera si presenta però anche il sensuale Rogozin che offre a Gania una somma ingente perché questi si ritiri e gli lasci Nastassia. Il principe, per sottrarre la donna all’umiliazione di un così basso mercanteggiare, si offre di sposare la giovane. Ella è commossa da tale proposta che però non accetta perché dettata dalla pietà e non

 

dall’amore, decidendo quindi di fuggire con Rogozin. A complicare ulteriormente il quadro interviene l’amore di Aglaia, figlia del generale presso cui Miskin vive, per quest’ultimo.

Miskin sembra corrispondere ma finisce con l’esasperare la femminilità di Aglaia a causa della propria incapacità di superare l’affetto universale che lo lega a tutti gli uomini a favore del pur naturale istinto sessuale.

Il romanzo termina tragicamente con l’uccisione di Nastassia da parte di Rogozin e con la ricaduta finale del principe nella follia, unica autodifesa del protagonista incapace di vivere in un mondo malato e crudele.

Chiave di lettura di quest’opera è la pietà, personificata da una figura che rasenta quasi la santità. La pietà però non trionfa, anzi viene rappresentata nel dramma e nel suo finale sgominio : contro di essa si levano le pulsioni dei protagonisti combattuti tra il bene ed il male, l’odio e l’amore.

 

 

 

 

 

 

 

"Il Cimitero di Praga"

                                                                 

                                                   

 

Umberto Eco

 

 

 

Lo scrittore racconta la storia di Simone Simonini, notaio, spia, falsario e accanito antisemita. Il personaggio de “Il cimitero di Praga” è molto interessante, capace di falsificare ogni tipo di documento e, per questo motivo, desiderato e temuto da repubblicani, massoni, carbonari, satanisti e chi più ne ha più ne metta. Simone Simonini vive la sua esistenza durante il 1800 districandosi tra le mille difficoltà che il suo status di spia lo costringe a superare. Il tratto di Simonini che Eco evidenzia maggiormente è proprio il suo antisemitismo: infatti il protagonista del romanzo passa tutta la sua vita a scrivere “I Protocolli dei Savi di Sion”, una documentazione palesemente falsa e inventata in cui ricostruisce un incontro tenutosi al cimitero di Praga, tra i dodici Rabbini che fanno capo alle comunità ebraiche. Secondo la falsa ricostruzione di Simonini, durante la riunione avrebbero definito i piani per sovvertire l’ordine delle cose e portare gli ebrei a governare il mondo. L’odio verso gli ebrei è legato a tremendi incubi vissuti da bambino, quando Simonini sognava tutte le notti Mordechai, l’ebreo errante, che lo catturava per impastare il pane azzimo con il suo sangue cristiano.

Il lavoro di ricerca effettuato da Umberto Eco per questo nuovo romanzo è durato cinque anni e ripercorre la storia buia e dolorosa che ha tessuto le basi della disumanità del novecento. Tutti i protagonisti del romanzo, ad eccezione di Simone Simonini, sono realmente esistiti e le loro dichiarazioni sono documentate: Eco fa parlare i suoi personaggi con parole che questi hanno detto realmente nella loro vita. Un’opera grandiosa che ripercorre la storia, stimola la voglia di conoscenza e fornisce spunti di riflessione sulle tesi del complotto che da sempre accompagnano la crescita della società.

 

 

"1984"

 

 

George Orwell

 

Scritto nel 1948, rappresenta la lucida visione di uno stato totalitario e costituisce un monito per le generazioni future. Il mondo è composto da tre superpotenze in costante lotta fra loro : Oceania, Eurasia ed Estasia. Londra è la sede del Ministero dell’Amore, del Ministero dell’Abbondanza, della Verità e della Pace ed è governata secondo i principi del Socing (socialismo inglese) dall’onnisciente Grande Fratello, ritratto negli enormi manifesti che campeggiano ovunque insieme allo slogan del partito: “La guerra è pace; La libertà è schiavitù; L’ignoranza è forza”. Qui si svolge tutta la vicenda narrata. Si tratta di un romanzo di fantasia, estremo e terribile, ma proprio per questo è in grado di mostrarci la vera natura di molte società oggi esistenti e la loro potenzialità. Telecamere e microfoni posizionati dappertutto controllano i cittadini e la Psicopolizia si occupa di eliminare con solerzia coloro che dissentono dalle linee del partito. Winston Smith, il protagonista del racconto, è un membro esterno del partito e lavora al Ministero della Verità dove modifica articoli, corregge libri, riscrive documenti che non risultano in accordo con le direttive del Grande Fratello e altera la storia. Non è consentito vivere in maniera differente dagli usi e costumi imposti, non è consentito amare, ricordare e soprattutto pensare. Ma Winston odia, in segreto, il partito e comincia a scrivere un diario nonostante questo sia ritenuto un gravissimo crimine. Incontra Julia di cui si innamora nonostante l’amore e il sesso siano anch’essi proibiti. Entrambi decidono di collaborare con una organizzazione clandestina che ha lo scopo di combattere il Grande Fratello, ma quando confidano le loro intenzioni ad O’Brian, che credono dalla loro parte, scoprono che questi è un agente segreto del Partito che avrà il compito di “rieducarli….”

Un invito a non perdere la consapevolezza di sé e della propria coscienza, un’esortazione a non smarrire la propria memoria, la propria individualità. Una narrazione geniale.

 

 

 

 

 

 

 

"Il vecchio e il mare"

                                                                 

                                                   

 

Ernest Hemingway

 

 

 

Santiago è un vecchio pescatore cubano ormai abbandonato dalla buona sorte. Sono infatti passati ottantaquattro giorni da quando ha preso l’ultimo pesce. Manolo, il ragazzo che fin da bambino lo ha accompagnato in barca, a cui ha insegnato ogni cosa del mestiere di pescatore e nei confronti del quale nutre un profondo affetto, è stato costretto dai genitori a pescare su un’altra barca. Ormai tutti ritengono Santiago un vecchio privo di risorse colpito dalla sfortuna. Vive da solo nella capanna del suo piccolo villaggio abbandonato da tutti, deluso e sfiduciato, come colpito da una maledizione. Manolo ricambia però il suo affetto e non manca di far capire a Santiago che preferirebbe pescare con lui. Il ragazzo lo va a trovare tutte le volte che può; cerca di aiutarlo trasportando le lenze o la fiocina o la vela; gli procura le esche; e vederlo arrivare a mani vuote lo rende infinitamente triste e impotente. Santiago prende nuovamente il mare da solo e questa volta un enorme pesce abbocca all’ amo trascinando al largo la sua piccola barca. È una lotta molto dura quella tra Santiago e quel pesce spada lungo più di cinque metri; dura tre giorni e tre notti durante le quali il vecchio avrebbe tanto desiderato l’aiuto e il conforto di Manolo. Il pensiero del ragazzo lo accompagna sempre dandogli forza quando sta per cedere. Grazie alla sua perseveranza, Santiago vince la sua lotta ma, durante il viaggio di ritorno, deve fare i conti con gli squali che non vogliono mollare quella preda che man mano gli strappano. Il vecchio riesce ad avere la meglio sui pescecani ma, al suo rientro nel porto, del suo enorme pesce è rimasta solo la testa e la lisca. Una vanificazione delle grandi speranze e di tutti quegli sforzi? No, piuttosto un elogio della forza e della perseveranza ma anche del rispetto per la natura e del risentimento per l’uccisione di un animale in fondo simile a lui, forte e solo.

 

 

 

 

"La casa delle sorelle"

 

 

Charlotte Link

 

Barbara e Ralph decidono di passare le vacanze di Natale in un’affascinante, quanto misteriosa, casa di campagna nello Yorkshire: sarà l’occasione per stare un po’ da soli e per tentare di salvare il proprio rapporto.

Ma la tranquilla vacanza si trasforma presto in un’esperienza disastrosa. Bloccati da una violenta tempesta di neve, senza viveri, senza elettricità e senza legna da ardere, i due non riescono a trattenere i contrasti. Alla ricerca di qualcosa da mangiare nella vecchia rimessa, Barbara si imbatte casualmente nel diario della precedente padrona di casa, Frances Gray, e comincia a leggerlo…. Ne emerge il ritratto di una donna appassionata, ribelle e anticonformista, ma a poco a poco, da quelle pagine segnate dal tempo, emerge anche un terribile segreto, la cui scoperta metterà Barbara in grave pericolo.

Nella Casa delle sorelle, l’autrice intreccia magistralmente le vicende di due donne speciali, Barbara e Frances, regalando al lettore un romanzo avvincente, ricco di atmosfera e di momenti di tensione e che corre veloce verso la sua splendida conclusione.

 

 

 

 

 

 

 

"Madre di diecimila figli"

                                                                 

                                                   

 

Christel Martin

 

 

 

Questa è la storia vera di una donna molto coraggiosa e determinata che ha compiuto un’impresa straordinaria. Tutto è cominciato in una mattina di ottobre, quando a Ruyigi, nel Burundi, durante una guerra civile, settantadue persone sono state massacrate sotto gli occhi di Maggy.

Marguerite Barankitse (Maggy), proviene da una famiglia tutsi, minoranza etnica in Burundi. Quella mattina ha cambiato la sua vita. Ha udito le grida, ha visto membri della sua famiglia partecipare al massacro. Ma poi, come in un miracolo, ha visto la sua figlioccia, Chloe, rifugiarsi tra le sue braccia, sopravvissuta all’inferno. È stato un segno, un barlume di speranza: in quel momento Maggy ha capito che l’odio non poteva vincere. Ha iniziato quel giorno, prendendo con sé venticinque bambini scampati a quell’orrore. In un mese erano già più di duecento. Maggy  fonda la Maison Shalom, una casa di accoglienza dove vive con bambini di ogni nazionalità e gruppo etnico. È diventata la donna dei diecimila  figli, incurante delle minacce alla sua stessa vita.

Perché l’odio non doveva avere l’ultima parola.

 

 

 

 

"Qualcosa di  così personale"

 

 

Carlo Maria Martini

 

Questo libro riassume le meditazioni e le esperienze sulla preghiera di un uomo di Dio durante il percorso del suo apostolato: esse costituiscono sia per i credenti, che per gli scettici una preziosa eredità spirituale. L’autore esprime nel suo scritto l’imbarazzo che prova a parlare di un tema e di una esperienza così riservata e personale ma, nonostante ciò sente l’esigenza di renderci partecipi del suo sapere e della sua interiorità con l’intento di spingere noi lettori a sperimentare personalmente la preghiera.

Nella concezione dell’autore la preghiera non è assolutamente un insieme di formule da recitare in maniera meccanica, né un mezzo per chiedere e ottenere delle cose dal Signore, quanto piuttosto uno strumento donatoci da Dio stesso per aiutarci a compiere la Sua volontà.

La preghiera, dunque come mezzo attraverso cui uniformiamo la nostra volontà a quella del Padre, sul modello della preghiera insegnataci da Gesù.

I capitoli finali sono poi dedicati a sviluppare il tema della preghiera di intercessione, della preghiera quindi, non solo per noi stessi ma anche per i nostri cari. Ci vengono illustrati esempi di preghiera di intercessione dell’Antico Testamento come quella di Abramo che intercede per gli abitanti di Sodoma o di Mosè che intercede per il popolo che aveva peccato nel deserto. Dopo la venuta di Cristo, la nostra preghiera di intercessione per gli altri si innesta nella più ampia intercessione che Cristo risorto compie per noi presso il Padre.

Un libro semplice da comprendere e profondo nei concetti, sintesi che l’autore, con le sue qualità pedagogiche, è capace di realizzare pienamente.

 

 

 

 

 

 

"Un altro giro di giostra"

                                                                 

                                                   

 

Tiziano Terzani

 

 

Un libro sulla malattia e sulla guarigione, l’ultimo viaggio di Terzani in questa vita. Le perle di saggezza contenute in questo libro sono moltissime, sparse tra righe e narrazioni tutte piacevolissime, grazie all’ottimo stile del grande giornalista e scrittore che Terzani è stato.

Un libro nato da un evento spiacevole come il cancro, che diventa la spinta a vivere una vita nuova, diversa dalla precedente che era stata causa della malattia. Così Terzani, dopo essersi curato a New York con il meglio che la medicina occidentale potesse offrire, decide di partire in uno dei suoi viaggi alla ricerca di altri tipi di medicina, di cura e di guarigione. Questo nuovo viaggio lo porterà in India e nelle Filippine, ad Hong Kong e in Thailandia fino ad un eremo sull’Himalaya. Alla fine, dopo cinque anni, il cancro tornerà, per portarlo via (o “fargli abbandonare il suo corpo” ).

Nonostante ciò il racconto contenuto in questo libro, inclusa la fine, bella e commovente, non è né triste né rassegnato : il cancro e il viaggio che ne è conseguito hanno conferito all’autore un ulteriore sviluppo personale, un incentivo a ridiscutere il “ sé che era stato” e preparare un nuovo sé, più sviluppato e consapevole, per l’ultimo viaggio e il distacco dalla vita terrena.

Terzani passa in rassegna molte culture, tradizioni, credenze e stili di vita, traendo qualcosa da ognuna ma senza mai trovare la risposta definitiva. In realtà egli riesce a porre sé stesso sotto la stessa critica che pone verso il mondo che lo circonda riuscendo a comprendere i propri limiti.

Così il viaggio esterno alla ricerca di una cura si trasforma in un viaggio interiore, il viaggio di ritorno alle radici divine dell’uomo.

 

 

 

 

"Le beatitudini giorno per giorno"

 

Giovanni Zampetti

 

 

Questo breve libro propone un cammino che aiuta a vivere le beatitudini come punto di riferimento nel quotidiano e, grazie alla preghiera e alla vigilanza del cuore, a mantenere la serenità nonostante le difficoltà e le prove che si incontrano giorno dopo giorno. L’autore ci invita a pensare che il messaggio delle beatitudini proclamato da Gesù non è rivolto a pochi eletti, ma a tutti coloro che intendono compiere un cammino di santità. Seguire le beatitudini dovrebbe essere il compito di ogni cristiano.

Con le beatitudini vengono proposte delle regole che portano alla felicità in questa vita, tuttavia in maniera del tutto inaspettata e paradossale. Infatti generalmente si pensa che la felicità consista nell’appagamento dei propri desideri, nel successo, nel denaro, nella notorietà e così via. Invece il paradosso consiste nell’offrirci la beatitudine, e cioè la felicità interiore, attraverso la sofferenza, attraverso l’ingiustizia subita, attraverso la povertà. Pertanto le beatitudini non devono essere considerate come delle semplici esortazioni, ma come punto di riferimento che bisogna imparare a vivere nel quotidiano.

Per compiere questo cammino i mezzi che vengono suggeriti sono la preghiera e la vigilanza del cuore. La preghiera stabilisce i contatti, l’intimità, la comunione con il Signore. La vigilanza del cuore cerca di mantenere questi contatti nel dipanarsi degli eventi quotidiani.

Cercare di mantenere nel quotidiano questi contatti nei nostri comportamenti, nei nostri pensieri e nel nostro modo di agire, in ogni occasione che ci si presenta, vuol dire percorrere un cammino di santità.

 

 

 

 

 

"Io non ho paura"

                                                                 

 

                                                   

 

Niccolò  Ammaniti

 

 

Michele Amitrano, un bambino di nove anni che vive ad Acqua Traverse, una frazione dispersa nella campagna di un Sud Italia non  ben identificato, è la voce narrante di questa storia.

Il paesaggio è dominato dal contrasto tra luce accecante del sole e oscurità della notte, così come il racconto alterna momenti buffi, divertenti del mondo infantile a difficoltà e drammi del mondo adulto. Storie viste con gli occhi di un bambino da una parte, tragedia che coinvolge gli adulti di Acqua Traverse dall’altra.

Sullo sfondo di campi, di spighe, di colline, di case sperdute, la vita di Michele cambia quando, durante una delle lunghe pedalate con la piccola banda di amici, scopre un grotta in cui è tenuto ostaggio un bambino, suo coetaneo. Si trova così a dover affrontare paure e rischi legati a tale ritrovamento, in un viaggio alla scoperta di sé e della realtà che lo circonda che purtroppo è ormai lontana dall’età dei giochi, dallo stupore, dalla fervida immaginazione dei piccoli. Dal racconto emergono il tema dell’amicizia, del tradimento e dei rapporti con i genitori; in esso si respira un po’ l’atmosfera delle opere di Calvino e Twain. La storia è davvero coinvolgente, brillante, capace di riportare alla memoria luci, colori e sensazioni dell’infanzia che, con il passare del tempo, inevitabilmente sbiadiscono.

 

 

 

 

"L’altalena della vita "

 

 

Alessandro Bertacco

 

Questo libro si propone di analizzare gli alti e bassi del nostro percorso esistenziale e di sottolineare, in modo particolare, alcune tematiche, per aiutarci a scoprire il progetto divino, che si nasconde in ognuno di noi. L’autore paragone l’esistenza umana al gioco dell’altalena, amato dai piccoli, ma talvolta anche dai grandi. “Quel suo movimento costante dal basso in alto, e viceversa, caratterizza la nostra quotidianità!”.

La vita è un’altalena di gioie e di dolori, di speranze e timori, di amicizia e tradimento, di amore e abbandono… Con l’avanzare dell’età, l’uomo si accorge che la vera natura del suo cammino è una salita faticosa, piena di ostacoli, di cadute, di soste per riprendere fiato, ma anche di momenti lieti, gratificanti e felici. La capacità di scelta è però sempre nelle nostre mani! Dipende da noi scegliere bene, con coraggio, dignità e saggezza, per non rimanere soffocati dalle vicende che accadono attorno a noi e rimanere sconfitti. L’autore consiglia di non mirare a carriere piene di successo e di denaro, perché non è questo lo scopo della vita. “Lo scopo dell’esistenza –dice Bertacco- è la realizzazione di una grande armonia con Dio, gli altri e la natura. Con Dio, per capire la salvezza portata da Cristo; con gli uomini, per vivere il comandamento dell’amore; con la natura, perché la sua bellezza contribuisce ad allietare i nostri giorni”.

 

 

 

 

 

 

"L’eleganza del riccio"

                                                                 

                                                   

 

Muriel Barbery

 

 

Un elegante palazzo parigino abitato da famiglie dell’alta borghesia: ci vivono ministri, burocrati e maestri dell’arte culinaria. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita lussuosa la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia :grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano dunque. Tranne il fatto che, all’insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant….. e dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che , stanca di vivere, ha deciso di farla finita (il 16 giugno, giorno del suo compleanno). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre, segretamente osservando con sguardo critico e severo l’ambiente che la circonda. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro, si incontreranno solo grazie all’arrivo di Monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renée.

 

 

 

 

"I Racconti di Montalbano"

 

 

Andrea Camilleri

 

Una raccolta di diciannove racconti in cui il personaggio principale è sempre lui, il commissario Montalbano, uomo “fuori dalle righe” e recalcitrante ad essere imprigionato in mere forme burocratiche, ma dotato di un’ umanità vera che ce lo rende subito simpatico e di un’ arguzia fuori dal comune che gli permette di risolvere i casi più complicati ed apparentemente senza soluzione.

Le storie sono ambientate nel paesino siciliano di Vigata ed il mezzo letterario utilizzato dallo scrittore è quello del dialetto siciliano che, lungi dal rendere la narrazione incomprensibile, cala invece il lettore, come un tuffo nell’acqua fresca, nella complessa realtà sicula, ricca di tradizioni e contraddizioni. Lo stile personalissimo di Camilleri ci conquista a tal punto che anche le espressioni dialettali all’apparenza meno comprensibili, stemperano poco a poco il loro significato al calore di un coinvolgimento emotivo che le rende familiari.

Racconti piacevoli dunque, leggeri, nei quali l’autore non manca però di inserire per bocca dei suoi personaggi, spunti di riflessione sulla vita e momenti di ironia ed autoironia.

 

 

 

 

 

 

 

 

"Non ti muovere"

                                                                 

                                                   

 

Margaret Mazzantini

 

 

Disperata e sincera confessione di un uomo.

In una giornata di pioggia una ragazza di quindici anni caduta dal motorino, viene trasportata nell’ospedale in cui il padre lavora come chirurgo. Ed è qui che comincia la straziante attesa di Timoteo, stimato professionista e padre poco presente. Qui i ricordi, le riflessioni sul proprio passato, assumono la forma di un monologo, di una presa di coscienza, di una preghiera.

Emerge così una torrida estate di tanti anni prima, uno squallido quartiere di periferia e una donna, Italia, dall’aspetto insignificante, emarginata, derelitta, da cui però Timoteo si sente attratto in maniera irresistibile. Il suo raffinato matrimonio entra in crisi; viene travolto da una relazione ambigua e conflittuale di degrado e tenerezza, di squallore e dolcezza, di sensi di colpa e slanci di generosità. Può un uomo della sua posizione mettersi veramente in discussione e scegliere una passione, un amore così lontano dal mondo borghese di falso perbenismo che conosce? Essere vili è più facile che essere autentici…. Poi il tragico epilogo della morte di Italia e paradossalmente la nascita di Angela. Morte e vita che si intrecciano in maniera ineluttabile. Il racconto diventa quello di un padre che catapulta la giovane figlia nel suo inconscio di uomo. Intervento chirurgico reale da una parte e bisturi immaginario dall’altra che entra nei ricordi provocando infinito dolore. “Non ti muovere” così Timoteo implora sua figlia di non morire, di non muoversi, di non mollare facendosi sfuggire la vita.

Un racconto da cui emergono difficoltà di amare e scegliere, viltà ed egocentrismo, ma che allo stesso tempo narra di come un trauma possa far cadere le difese e spogliare di ogni ipocrisia.

 

 

 

 

"L’amore ai tempi del colera"

 

 

Gabriel Garcia Marquez

 

Il giovane telegrafista Florentino Ariza, incline alla poesia, avendo ricevuto l’incarico di consegnare un telegramma alla famiglia Daza, appena arrivata in città, incontra la bellissima Fermina e se ne innamora perdutamente. Le scrive così una lettera, intraprendendo in questo modo un rapporto epistolare con la giovane che sembra ricambiare i suoi sentimenti. Ma quando il padre di Fermina, Lorenzo Daza, scopre la loro relazione, ne è totalmente contrariato e cerca di dividerli, sperando in un partito migliore per la sua unica figlia. La porta così a vivere in un’altra città sperando che i due innamorati si dimentichino l’uno dell’altra. Nonostante soffrano per il perduto amore le loro strade si dividono: Fermina sposa uno degli uomini più illustri e ricchi della città, il giovane e affascinante medico Juvenal Urbino, invece Florentino comincia a lavorare nella compagnia fluviale dello zio riuscendo in una brillante quanto rapida carriera e vivendo numerose avventure.

Ma davvero è tutto finito? Davvero è un amore ostacolato e sconfitto come tanti ce ne sono stati ed altrettanti ce ne saranno? E per quanto tempo è possibile attendere che un grande amore possa essere vissuto? Questa storia la dice lunga sui tempi di attesa e sulla capacità di pazientare. Più di mezzo secolo… Questo è il tempo della perseveranza di Florentino e del suo incrollabile sentimento. Nonostante abbia avuto molte donne, Florentino ha continuato ad amare solo Fermina. Fiorentino e Fermina : un amore infinito, una passione senza eguali in un paese del sud America tormentato da odi e guerre civili, da malattie e pestilenze.

Un libro accattivante, un esempio perfetto di stile e ritmo, uno splendido connubio di destino e sofferenza, di diniego e perseveranza. Un inno all’amore, magico e poetico da leggere tutto d’un fiato….

 

 

 

 

 

 

 

"La Città della Gioia"

                                                                 

                                                   

 

Dominique Lapierre

 

Protagonisti di questo meraviglioso romanzo sono: Max, un giovane medico americano; Bandona, un’infermiera assamita; Paul Lambert, un prete cattolico francese e Hasari, un uomo-risciò. Persone  con un passato diverso, apparentemente inconciliabili, unite dallo stesso destino: riscoprire ad Anand Nagar, un quartiere di Calcutta, la cui traduzione è “la città della gioia”il significato vero dell’esistenza. Perché si chiami “città della gioia” è spiegato dalle parole dello stesso autore, Dominique Lapierre, che ha vissuto in prima persona il viaggio nella città indiana e l’esperienza di vita dei personaggi da lui narrati: “ In questo inferno ho trovato più eroismo, più amore, più solidarietà, più gioia che in molte metropoli del nostro ricco occidente. Ho incontrato gente che non ha niente e tuttavia possiede tutto. In tanta bruttura, nel fango e nella sporcizia ho scoperto più bellezza e speranza che nei nostri paradisi”. Un’esperienza che cambia la vita di chi la vive non rifiutandola, ma con cuore aperto all’accoglienza di realtà e culture diverse dalle nostre, che possono riportarci a scorgere nel mondo il canto d’amore della vita stessa.

 

 

"Vivere, amare, capirsi"

Leo Buscaglia

 


 

Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo…le esperienze più grandi della mia vita le ho avute quando due vite si intersecavano e due esseri umani riuscivano a comunicare.”

Questo libro è rivolto a tutte quelle persone che cercano un contatto vero con la vita. Spesso capita di essere assorbiti dall’universo materiale che ci circonda e così la vita rischia di perdere la sua vera essenza. Vivere, amare, capirsi affronta vari temi: i rapporti tra gli esseri umani, il rapporto con se stessi, la vita, la morte, l’amore, l’educazione dei bambini…Secondo Buscaglia il mondo è pieno di professori, ma ci sono pochissimi insegnanti : la scuola insegna a leggere, scrivere, parlare lingue straniere ma non ci insegna la cosa più bella e utile di tutte : la vita.

Egli afferma :« La mia più grande paura è quella di arrivare in punto di morte e di scoprire di non aver mai vissuto..». Una vita basata sull’esteriorità impedisce di creare rapporti veri perdendo ciò che è essenziale.

La vita è il dono che Dio vi ha fatto. Il modo in cui vivete la vostra vita è il dono che voi fate a Dio. Fate in modo che sia un dono fantastico!”.  

 

 

 


"Narciso e Boccadoro"
 

Herman Hesse

 


 

La storia della splendida amicizia tra Narciso, monaco destinato alla carriera religiosa al riparo dal mondo, e Boccadoro, artista che invece è attratto da tutto ciò che è vita, è ambientata nell’oscuro ma affascinante Medioevo. Narciso, giovane maestro nel convento di Marianbrom, è carismatico, dotto, meditativo, dotato di una straordinaria capacità di intuito; Boccadoro, scolaro inviato in monastero dal padre al fine di espiare l’anima peccaminosa ereditata dalla madre, è il suo opposto. Tra i due nasce un’attrazione spontanea immediata: Boccadoro considera Narciso un esempio da seguire per intraprendere la vita monastica alla quale crede di essere destinato; Narciso d’altro canto, percepisce l’intelligenza e il talento di Boccadoro, ma si accorge che non è fatto per una vita di clausura e di preghiera. Ed è proprio Narciso che gli fa comprendere che il suo posto non è il monastero e che non sarebbe mai potuto diventare un erudito o un uomo religioso; così Boccadoro lascia il convento e la vita di meditazione e di spiritualità per un’esperienza totalmente diversa. Viaggia per il mondo e scopre la sua natura di artista brillantemente intuita dall’amico. I due personaggi rappresentano il contrasto tra spirito e natura, sono il simbolo della dualità contenuta nella personalità di ciascuno di noi. Entrambi cercano la realizzazione, la ricerca della verità, ma con modalità diverse, seguendo il proprio modo di essere e di sentire. Ma forse la spiritualità di Narciso e la mondanità di Boccadoro non sono sufficienti a soddisfare la ricerca, in quanto uno utilizza solo lo spirito e l’altro solo i sensi. Manca un equilibrio, quella giusta commistione dei due elementi per vivere pienamente e con soddisfazione. O forse ciascuno deve imparare a vivere secondo la propria natura e realizzarsi in essa. Questo libro risulta utile perché ci spinge ad interrogarci e a capire la diversità altrui, ma ci insegna anche a convivere con l’altra faccia più nascosta della nostra anima.

 

 

 

 

 

"La bellezza e l’inferno"

Roberto Saviano

 


Questo libro racconta alcune storie di vita in cui la forza dell’anima spinge le persone a superare le difficoltà e il dolore. Racconti di persone del nostro tempo, portatori di ideali o, semplicemente, di una sfida personale che vale la pena di essere raccontata. Il libro si apre con alcune riflessioni dello stesso Saviano sulla sua vita da recluso, da uomo costretto a vivere sotto scorta per aver denunciato le attività illecite di vari clan della camorra. Egli spiega come la scrittura sia il suo unico tramite con la realtà, con il mondo che lo circonda : partendo dalla sua storia , raccontando dei suoi continui spostamenti, dell’impossibilità di restare nella stessa casa per un periodo sufficiente a non sentirla estranea, del desiderio di affacciarsi ad un balcone o, semplicemente, di aprire una finestra, egli sposta l’attenzione ad altre vite che hanno lottato contro l’imposizione della violenza. È il caso di Miriam Makeba, “Mamma Africa”, la donna che con la sua voce, diventata famosa in tutto il mondo, ha lottato contro l’apartheid in Sud Africa e contro lo sfruttamento del suo continente. Per questo è stata cacciata via dalla sua terra, ma non sono riusciti a toglierle il potere più grande : quello della sua voce. Per lei, come per Saviano, la voglia di fare la cosa giusta, ha sommerso in fondo al cuore il dolore per una vita passata in esilio.
“La bellezza e l’inferno” raccoglie tante altre storie con questo comune denominatore e offre riflessioni e punti di vista su scelte di vita che nascondono una tale forza d’animo da restare imbarazzati di fronte alla propria immobilità.


 

 



"Il gabbiano Jonathan Livingston"
 

Richard Bach

 


“ Puoi arrivare da qualsiasi parte, nello spazio e nel tempo, dovunque tu desideri” disse l’Anziano “ Io mi sono recato in ogni luogo possibile e immaginabile, in ogni dove e in ogni quando”. Lanciò uno sguardo al mare, all’orizzonte. “Che buffo. Quei gabbiani che non hanno una meta ideale e che viaggiano solo per viaggiare non arrivano da nessuna parte, e vanno piano. Quelli invece che aspirano alla perfezione, anche senza intraprendere nessun viaggio, arrivano dovunque, e in un baleno. Ricordati, Jonathan, il Paradiso non si trova né nello spazio né nel tempo, poiché lo spazio e il tempo sono privi di senso e di valore”.
Il gabbiano Jonathan Livingston non è un gabbiano come tutti gli altri; è un gabbiano che scopre la bellezza di librarsi nel cielo, che cerca la perfezione nel volo perché crede che il volo stesso abbia una sua insita bellezza. Non vuole più seguire la massa, non vuole volare solo alla ricerca di cibo, ma aspira a un ideale diverso, ad un ideale di libertà di spazi e cieli azzurri, di soffio di vento e mare spumeggiante. Dal racconto emerge il desiderio di lottare e di distinguersi, di ottenere quello in cui crede anche a costo di non essere compreso dalla famiglia e dai propri simili, di essere etichettato come scomodo e ribelle. Atteggiamenti che potrebbero essere quelli di una persona anticonformista, una persona che cerca di raggiungere i propri traguardi anche quando rischia di deludere la società in cui vive. Il gabbiano Jonathan diventa, così, il simbolo di chi ha il coraggio di seguire la propria legge interiore e non si lascia influenzare dai pregiudizi degli altri. Il suo, è un invito a non perdersi d’animo, a seguire la propria natura e a non smettere mai di osare.

 

 

 

 

 

 

"Il fu Mattia Pascal"

 

di Luigi Pirandello

 

 

 



Mattia Pascal,
un modesto impiegato di una biblioteca comunale, vive una vita triste a causa dei continui litigi con la moglie e con la suocera. Un giorno, nonostante sia timido e buono, abbandona la famiglia intenzionato ad andare a Marsiglia per imbarcarsi per l’America. Capitato per caso a Montecarlo, tenta la fortuna al Casinò e riesce a vincere una grossa somma di denaro. Da questo momento nella sua vita si succedono i casi più straordinari… Leggendo un giornale apprende dalla cronaca che al suo paese è stato trovato il cadavere di un uomo annegato e che in quel povero corpo deformato era stato riconosciuto proprio lui, Mattia Pascal. L’improvvisa notizia lo spinge a tentare un’avventura straordinaria, finalmente libero, senza debiti, senza moglie, senza suocera. Cosa avrebbe potuto chiedere di più dalla vita? Se tutti lo credono morto nulla gli vieterà di considerarsi veramente morto. Mattia Pascal fu, ora egli sarà Adriano Meis e vivrà una nuova vita. Dopo un primo periodo di spensieratezza, però, subentrano i guai: non può sposare una donna di cui è innamorato perché non possiede documenti intestati ad Adriano Meis, non può denunciare un ladro che lo ha derubato e non può muoversi in una società organizzata. Tutto ciò perché un Adriano Meis non figura fra gli iscritti allo Stato civile in nessuna parte del mondo. La delusione e la solitudine si rivelano per lui ancora più amare dei litigi con la suocera e con la moglie. A questo punto perché non far credere che Adriano è morto e riappropriarsi della vera identità? Sfortunatamente si accorgerà che non potrà più inserirsi nella vita degli altri poichè per lui, ritornato alla prima vita, non c’è più posto. La sua solitudine è senza speranza e perciò si reca sulla tomba in cui è sepolto quel povero annegato che era stato creduto Mattia Pascal e vi depone mestamente dei fiori e, a quanti gli chiedono chi sia, egli risponde semplicemente “Il fu Mattia Pascal”.

Mattia Pascal è il testimone esemplare dell’assurda condizione di uomo prigioniero delle “maschere sociali” di marito, di padre, di figlio, di fratello, che coprono la nostra vera identità. Esprime la sofferenza di un uomo angosciato dall’impossibilità di sfuggire alle convenzioni e ai vincoli della società che sono una catena, un freno inibitore, ma che forse sono l’unico modo di esistere.

 

 

 

 

 

 

 

"Il Piccolo Principe"

 

di Antoine de Saint-Exupéry

 

 

Un libro senza tempo e senza età per tutti coloro che amano creare legami, credono nell’amicizia e nei rapporti semplici e veri. Un libro per i ragazzi. Un libro per gli adulti affinché non dimentichino mai di essere stati bambini. Il fascino di questo racconto sta nella sua disarmante semplicità. Ci insegna tante cose che, crescendo, abbiamo dimenticato. L’autore, in modo originale, descrive il mondo degli adulti attraverso gli occhi innocenti di un bambino, evidenziandone i comportamenti irragionevoli e talvolta inutili. Durante il suo lungo viaggio, il piccolo principe incontra personaggi bizzarri che gli mostrano un mondo fino a quel momento sconosciuto. Ognuno di essi rispecchia un aspetto diverso della vita degli adulti: c’è chi conta e riconta le stelle sostenendo di possederle come un capitale; chi crede di regnare sull’universo intero quando non c’è nessuno a sapere della sua esistenza; chi è ligio al suo dovere al limite del paradosso; chi è vanitoso e vive nell’attesa che qualcuno lo ammiri…

La frase che è l’emblema di questo racconto è questa: “Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

 

 

 

 

 

 

 

 

"LA VITA BUONA"

di ANGELO SCOLA  intervistato da ALDO CAZZULLO

 

 

“Voglio una vita felice”. Chi non ha in sé questo desiderio?

Angelo Scola, Patriarca di Venezia, intervistato da Aldo Cazzullo, affronta temi di grande attualità: la laicità dello Stato, il rapporto tra fede e scienza, l’amore tra l’uomo e la donna, il senso del dolore e il fine-vita. Un percorso avvincente nel dibattito pubblico, una proposta di “vita buona”.

Il libro si rivolge a quanti riflettono sulla sorte del nostro Paese, soggetta a tanti rapidi e contraddittori cambiamenti. Quali sono le implicazioni civili e morali della fede nell’Italia dei nostri giorni? Come costruire, credenti e non, un futuro comune? A chi si pone domande del genere, le parole di Angelo Scola saranno di aiuto. Io personalmente sono stata colpita da queste parole:

non c’è amore senza promessa, non c’è promessa senza «PER  SEMPRE»…..meditiamo!

 

 

 

 

 

"BUONE NOTIZIE DA NAPOLI"

di GIOVANNI LUCIANELLI

 

 

 

 

 

Raccogliere buone notizie da Napoli sembra impresa disperata, eppure il giornalista napoletano ne ha fatto un libro scevro da clichè e da facile oleografia, ma pieno di positività e di immagini inaspettate di una città presentata sempre come patria del disagio, del degrado e della criminalità.

Il libro è diviso in sei sezioni (sanità, ambiente, solidarietà, tecnologia, cultura, lavoro ed economia), che ci offrono immagini di speranza e di riscatto. E’ un libro importante perché è importante scuotere le coscienze di chi crede che il processo di degenerazione di Napoli, e in genere del nostro Sud, sia irreversibile e mostra a noi meridionali, tanto spesso preda dell’immobilismo e del tirare a campare, che il riscatto deve provenire da noi stessi.

 

 

 

 

 

 

"L’ESCLUSA"

di LUIGI PIRANDELLO

 

 

Marta, giovane sposa annoiata, viene accusata ingiustamente di essere l’amante di un politico rampante. Il marito, pur amandola, la scaccia di casa, il padre non ascolta le sue ragioni e si lascia morire, trascinando la famiglia in miseria. Il paese è ostile e Marta subisce ingiustizie ed affronti pesanti. Decide di rimettersi a studiare e lavorare per riscattare se stessa e la sua famiglia, ma per poterlo fare deve lasciare il paese per una città, Palermo, dove incontra lo spasimante che è stato causa della sua rovina e, quasi spinta da un destino ineluttabile, commette la colpa per la quale è stata già punita a priori. Il marito le chiede di tornare insieme proprio quando lei è ormai  incinta dell’amante. Marta decide di tornare col marito che ormai non ama più, forzata dagli eventi che non le hanno permesso di vivere una vita limpida.

Ero indecisa nel proporvi questo romanzo perché forse un po’ antiquato, ma in esso si ritrova tutta la complessità della vita, i vari caratteri che costellano il nostro cammino e proprio per questo motivo è piacevole da leggere. Da', inoltre, pienamente l’idea di quanto la nostra e l’altrui esistenza possa essere influenzata negativamente dai giudizi di chi ci circonda e di quanto siamo pronti a condannare gli altri senza prove e senza appello.

 

 

 

 

 

"COME MI BATTE FORTE ILTUO CUORE"

DI BENEDETTA TOBAGI

 

                                                              

Benedetta, figlia di Walter Tobagi, ricostruisce la figura di suo padre, un padre che non ha mai potuto conoscere davvero perché le è stato strappato troppo presto, a soli tre anni, lasciandole una ferita, una carenza, resa ancora più disperata dalla mancanza di senso di quella perdita.

Il giornalista W. Tobagi fu ucciso il 28/5/80, a soli trentatre anni, da una formazione terroristica di sinistra, la Brigata XXVIII marzo.

Benedetta ha dovuto lavorare molto su se stessa, e lo ha fatto scrivendo questo libro, per cercare di dare un senso a quell’episodio che "le ha ucciso anche l’innocenza, l’atteggiamento di fiducia che i bambini hanno verso un mondo che si immagina ordinato, lineare, ragionevole, dove c’è chi ti protegge e non può succederti nulla di male".

E’ un libro da non perdere, struggente, colmo di tenerezza, in cui batte il cuore di un padre ritrovato almeno in parte. Benedetta, nella sua ricerca dei perché, ha attinto da articoli, ricordi, carte pubbliche, professionali e private, e ci ha reso uno spaccato storico sugli "anni di piombo" che tanto hanno inciso sulla storia recente del nostro Paese.

 

 

 

 

"I VANGELI

UNA GUIDA ALLA LETTURA"

DI CARLO BROCCARDO

 

 

 

 

 

I Vangeli sono testi  molto citati ma pochissimo letti. Eppure sono preziosi per la religione cristiana e più in generale per lo studio di una civiltà.

Bisogna però saperli leggere. L’autore, un insegnante di teologia, dà al lettore i riferimenti essenziali, una vera e propria guida, per orientarsi all’interno di questi testi. Non si tratta di riflessioni sugli scritti evangelici, ma piuttosto di una mappa che offre percorsi di lettura. Non è un libro da leggere da solo dunque, ma uno strumento che ci accompagna nella lettura dei Vangeli. Ho ritenuto opportuno segnalare questo libro perché spesso noi credenti non sappiamo come approcciare questi meravigliosi dispensatori della Parola, fonte del nostro Credo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

"SALVARE UNA VITA SI PUÒ"

"Agire ora per cancellare la povertà"

DI PETER SINGER

 

 

Hai mai preferito un paio di scarpe alla vita di un bambino? Nessuno di noi risponderebbe di sì. Eppure secondo l’autore lo facciamo tutti i giorni.

Si può sconfiggere la povertà? Sì, secondo Singer, uno dei maggiori filosofi e bioeticisti del mondo. Si potrebbe sottrarre alla sofferenza un miliardo (UN MILIARDO!) di esseri umani applicando una serie di ricette personali e politiche, ma manca la volontà. Mi è piaciuto  segnalarvi questo saggio, perché ci ricorda che non possiamo sentirci giusti se abbiamo la possibilità di salvare vite umane e non lo facciamo. Se noi tutti, nei paesi più ricchi, ci impegnassimo, sacrificando solo una minima parte delle nostre spese futili, ciò basterebbe a risolvere le emergenze umanitarie del pianeta. Che lezione!

 

 

"Lasciatemi andare : La forza nella debolezza

di Giovanni Paolo II"

 

di Buzzonetti Renato, Comastri Angelo, Drazek Czeslaw, Dziwisz Stanislaw

                                                                                                                    

                                                                                                                                                                                                                                                                           "Lasciatemi andare!". Sono le ultime parole pronunciate da Giovanni Paolo II poco prima di morire. Ad un anno esatto dalla morte, avvenuta il 2 aprile 2005, il racconto inedito del medico personale di Giovanni Paolo II e del segretario monsignor Dziwisz degli ultimi giorni di vita del grande papa. Il professor Renato Buzzonetti, medico personale del papa, descrive per la prima volta i principali interventi chirurgici e le cure mediche cui fu sottoposto Giovanni Paolo fino agli ultimi giorni di vita. Infine Angelo Comastri narra le fasi di quell'incredibile pellegrinaggio di fedeli e di gente proveniente da ogni parte del mondo, per portare l'ultimo saluto al papa.

Wojtyla ebbe sempre un'attenzione costante ai malati e ai sofferenti, che percepivano di trovare ascolto e comprensione nel suo cuore. Gli autori raccontano lo stretto rapporto che quasi tutto il suo pontificato ha avuto col dolore e la sofferenza, a partire dall'attentato dell'81, passando attraverso i diversi ricoveri cui fu sottoposto il Papa al policlinico Gemelli di Roma, la lunga agonia, gli ultimi istanti di vita, la morte, i solenni funerali. Il racconto del malato Wojtyla, nel libro, emerge in particolare dalla testimonianza del professor Buzzonetti. Gli inediti non riguardano solo l'attentato, ma anche i primi segni del Parkinson accusati dal pontefice già negli ultimi mesi del '91.
Particolare emozione suscita la ricostruzione degli ultimi due mesi di vita di Giovanni Paolo II. La frase "Lasciatemi andare alla casa del padre", ricorda Dziwicz, fu raccolta da suor Tobiana, una delle religiose polacche che accudivano il pontefice: la suora uscì dalla camera del Papa piangendo e quando riferì la volontà di Wojtyla, tutti i presenti ne furono colpiti e nessuno riuscì a trattenere le lacrime.

Il libro è suddiviso in tre parti. La prima, intitolata "La sofferenza nella vita e nel magistero di Giovanni Paolo II" è firmata da monsignor Dziwicz e da padre Drazek; la seconda "I giorni della sofferenza e della speranza" è di Buzzonetti; la terza, "Santo subito!", è stata scritta da monsignor Comastri e dedicata ai milioni di fedeli giunti da tutto il mondo per l'estremo saluto al pontefice, con particolare attenzione "alle linee portanti della santità di Giovanni Paolo II". E’ un libro da leggere perché non solo parla della vita di un uomo grande nella sua fragilità, ma principalmente perché intende farci calare nel significato morale della sofferenza, che non è fine a se stessa, ma è un ponte lanciato verso il cielo.

 

 

 

 

"Il grande albero"

 

di Susanna Tamaro

                                                                                

 

Questa è una storia lunga centinaia di anni e insieme pochi giorni, è il mondo visto dalle radici e vissuto tra i rami, è un viaggio nel tempo e nello spazio, ma soprattutto una storia di amore e di speranza. Il libro di cui abbiamo bisogno adesso, scritto da un'autrice capace di parlare al cuore e alla testa, con tono lieve, allegro e pieno di grazia. "La sensazione e l'emozione che ho avuto nello scrivere questo libro sono paragonabili soltanto a quello che ho provato scrivendo, sedici anni fa, «Va' dove ti porta il cuore». La letteratura ha bisogno di parlare all'anima. In un tempo di crisi e di cose opache c'è bisogno di qualcosa di luminoso" (Susanna Tamaro).

Questo libro è una storia per bambini che in realtà è rivolta anche agli adulti. Susanna ama gli alberi, li conosce e ne parla come di amici.  "Ci vorrebbe davvero un miracolo-pensa il Papa in questo libro - perché l’uomo riuscisse comprendere la sua somiglianza con gli alberi”.

L’autrice insiste sul tema dell’amore la cui mancanza nel mondo rende tutto più triste, ma la cui presenza fa ripartire la vita nella sua pienezza. Il libro termina con un augurio: "Il Signore vi faccia sentire nuovamente parte del creato, vi benedica e restituisca ai vostri occhi, alle vostre menti, ai vostri cuori la gioia dello stupore". Ed è questo l’augurio che dobbiamo fare a noi stessi, di saper guardare al creato con la gioia e lo stupore dei fanciulli.

 

 

 

 

 

 

"Cronache di poveri amanti"

 

di Vasco Pratolini

 

 

 

Via del Corno è la protagonista principale di "Cronache di poveri amanti", e le cronache che mette in scena sono quelle della Firenze negli anni che vanno dal 1920 al 1925. Sono cronache che diventano storia. Via del Corno «è tutta udito» ed è ben diversa dalle vie dei borghesi, dove le stanze sono in ordine, dove la gente non è curiosa; in via del Corno, anche quando le finestre sono chiuse, gli occhi «marinano il sonno»; in via del Corno il teatrino di ogni famiglia diviene argomento di conversazione. La collettività come valore. Sono tanti i personaggi che si muovono nelle case, i loro affari sono anche gli affari dei vicini: Aurora, figlia di uno spazzino, Milena, figlia di un ufficiale giudiziario, Bianca,  figlia di un dolciere ambulante, Clara, figlia di uno sterratore; Maciste, Ugo e Mario, i «sovversivi», Osvaldo e Carlino i «camerati»; la «Signora», che dalla finestra osserva le vicende dei «cornacchiai», con lo sguardo del Male, quello di una donna senza cuore, sola, che ha perso la bellezza di un tempo e ha sogni folli e perversi... ed altri ancora sono i nomi che compaiono in questo quartiere...  

La forza di Pratolini è  di documentare  realisticamente gli entusiasmi e le fiducie della gente semplice dei rioni, della gente innamorata, giovane o vecchia che fosse, sempre con «il cuore sul davanzale della finestra dirimpetto». Uno scrittore  che ha dipinto rioni e abitazioni, mettendo in scena, in maniera intimista, problemi sociali e politici, recuperati anche attraverso i fili delle proprie memorie personali. Un romanzo senza limiti di tempo, il cui finale  sottolinea il continuo susseguirsi degli eventi e quindi della vita «con i suoi annessi e connessi»: i problemi, i dolori, le gioie, gli amori, i tradimenti.

                                                                                                                                                                                                               

                                                                                                        
 

"UOMINI CHE ODIANO LE DONNE"

di STIEG LARSSON

 

 

 

 

E’ un romanzo poliziesco, il primo della trilogia "Millenium", pubblicata dopo la morte dell’autore. E’ stato insignito di un premio riservato ai migliori gialli scandinavi. Mikael Bloukvist è un giornalista di successo che dirige la rivista "Millenium", Lisbeth Solander è una brava hacker; i due vengono incaricati di far luce sulla misteriosa scomparsa di Harriet Vanger, nipote di un vecchio magnate dell’industria svedese. Vengono così ad indagare sugli sconvolgenti segreti della famiglia Vanger e scoprono una realtà molto peggiore di quanto pensassero.

E’ un thriller di cui si è molto parlato ed è molto lungo (circa 700 pagine), inizia a diventare veramente interessante solo a metà narrazione, la prima parte è un po’ lenta, però i personaggi sono ben delineati e Lisbeth è davvero una personalità unica; il testo è scorrevole ed ho trovato interessante la descrizione della società svedese. Vale la pena leggerlo, nonostante la lunghezza, pure solo per poter dare il proprio parere a tanti che lo magnificano; personalmente non lo rileggerò la seconda volta.

 

 

 

 

 

TI CHIAMERAI PIETRO, AUTOBIOGRAFIA DEL PRIMO PAPA"

di ANGELO COMASTRI

 

 

 

 

Sulle orme del primo Pontefice della Chiesa di Roma, il cardinale Comastri lascia che sia San Pietro a ripercorrere la sua storia: dal primo incontro con Cristo fino alla Confessione alle porte di Cesarea. La vita dell’Apostolo si snoda sui fatti narrati nel Vangelo ed è proposta in prima persona come una auto-riflessione che lo stesso apostolo offre di sé della storia della Chiesa. Cosa significa per noi la figura di Pietro? Ecco la risposta del cardinal Comastri :

“Riscoprire la figura di Pietro è riscoprire la figura del Papa. Pietro ha camminato in mezzo alle bufere, ma ha sentito la mano forte di Gesù che lo ha salvato. Anche oggi la Chiesa e il Papa camminano in mezzo alle bufere, ma hanno una garanzia: le porte del male non prevarranno contro la Chiesa……non è mai stato facile fare il pescatore di uomini, però è possibile. Lo ha detto Gesù: ciò che non è impossibile agli uomini è possibile a Dio. E’ con Dio che si pescano gli uomini”.

 

 

 

 

 

"CANTO DI NATALE"

di CHARLES DICKENS

 

 

 

 

E’ una delle opere più famose e popolari di Dickens. Narra in maniera fantastica la conversione dell’arido e tirchio Scrooge, visitato nella notte di Natale da tre spettri: lo spirito del Natale Passato, lo spirito del Natale Presente, lo spirito del Natale Futuro. In questo libro si ritrovano i temi sociali cari a Dickens come la lotta alla povertà e allo sfruttamento minorile. Anche se scritti molto tempo fa, Dickens ha descritto nei suoi libri, molto realisticamente, i mali suoi e nostri contemporanei, con un pizzico di ironia che alleggerisce molto i temi seri. Dickens ci dimostra che i “buoni sentimenti” natalizi possono divenire un’autentica possibilità di conversione. Il vecchio avaro Scrooge (che ha dato il nome a Zio Paperone di Walt Disney!), è freddo ed egoista, ma la scoperta dello spirito del Natale gli permetterà di riassaporare le gioie innocenti dell’infanzia. Forse leggendo, o rileggendo, queste pagine possiamo anche noi ritornare a pensare al Natale come ad una festa semplice e nel contempo densa di significato, da passare in famiglia senza viaggi alle Maldive o Seychelles e senza eccessivo sperpero di soldi, con un occhio attento anche alle necessità di chi non tanto fortunato.

 

 

 

 

 

“VARCARE LA SOGLIA DELLA SPERANZA”

       di Giovanni Paolo II, Vittorio Messori

 (recensione a cura di Veronica Palermo)

 

 

 

 

Cosa avreste chiesto al Papa se aveste avuto l’occasione di intervistarlo?! Se vi ha sfiorato qualche volta questo pensiero allora questo è il libro per voi!! Vittorio Messori, nel 1993 fu invitato dalla Rai e dal Vaticano a preparare un'intervista televisiva, la prima nella storia, al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II per celebrare i 15 anni di pontificato. L’intervista non fu mai realizzata a causa degli impegni del Pontefice, ma al Papa erano già state consegnate le domande, e con grande sorpresa dello scrittore, dopo circa un anno, arrivano, sulla sua scrivania, le risposte. E così nasce questo libro, un dialogo aperto tra lo scrittore ed il Papa, un documento eccezionale e accessibile a tutti, dove si parla della fede, della vita e della storia, visti da una prospettiva nuova e diversa: gli occhi del Papa. 

 

 

 

 

 

“IMPARIAMO L’ ITALIANO”

di Cesare Marchi

 

 

“Se uno scrivesse regno monarchico, acqua idraulica, ghiaccio gelato, fuoco igneo, passerebbe per matto. Chi dice repubblica democratica popolare no”.

E’ la grammatica  pubblicata nell’84 che ebbe un enorme successo e, rileggendola in questi giorni, mi sono accorta  che riesce ancora a strappare un sorriso al  lettore, prendendo garbatamente in giro l’uso, o più propriamente, il non uso delle regole grammaticali nel linguaggio corrente. L’autore, docente e giornalista, si definiva nella prefazione “un utente dell’alfabeto, che mette la sua esperienza a disposizione di altri utenti dell’alfabeto”. La lettura scorre molto piacevole, perché di fatto non è stato scritto nella forma tipica della grammatica, ma le regole sono mescolate con citazioni ed aneddoti.

Qual è il plurale di goccia o di ciliegia? Quando mettere l’apostrofo e quando l’accento? Quale preposizione usare? Come distinguere il congiuntivo dal condizionale? Sono dubbi che spesso bloccano chi vuole scrivere in italiano decente: una lingua complessa per gli stranieri e ignota a tanti italiani che non l’hanno mai studiata davvero. Mi è piaciuto ricordare questo libro perché vedo troppo spesso la nostra bellissima lingua bistrattata anche da chi dovrebbe essere preparato ad usarla correntemente.

 

 

 

 

 

 

“UN GIORNO  PERFETTO”

di Melania Mazzucco

 

                                                                             

 

Storia di ordinaria follia, non vera, ma purtroppo, stando alla cronaca quotidiana, potrebbe esserlo. Alla storia principale che giunge all’apice della tragedia nell’arco di una giornata, si intrecciano altre storie tutte col loro fardello di dolori, problemi, drammi.

Scorrono sulle pagine i problemi di una famiglia qualunque, le difficoltà di un rapporto di coppia che finisce, la confusione dei bambini, il fallimento di tanti adulti. E’ un giorno qualsiasi, perfetto perché avvenga l’irreparabile, un altro giorno buttato via, un altro giorno che vedrà crescere i fallimenti. E’ una storia attualissima, che fa riflettere sulla vita, sulle sue difficoltà, sull’inadeguatezza dell’uomo nell’affrontare i fallimenti e le prove della vita senza un valido percorso interiore. I personaggi sono complessi, né neri né bianchi, né buoni né cattivi, ma semplicemente contraddittori, umani, veri. E’ uno dei tanti casi di cronaca nera, ma è soprattutto anatomia spietata e dolente di una famiglia, con le sue incongruenze e i suoi equilibri instabili.

 

                                                      

 

 

 

“LA FIGLIA DELLA FORTUNA”
Di ISABEL ALLENDE
(Recensione a cura di Veronica Palermo)



 

Non è uno dei libri più conosciuti di Isabel Allende, ma ti prende dalla prima pagina. E’ la storia della piccola Eliza, che nel 1832, in Cile,  viene ritrovata sulla porta di casa dei ricchi fratelli Sommers. Educata dai Sommers come una Anglosassone, Eliza è però attirata dalla vitalità, dalla magia e dalla carnalità del suo popolo. Il momento cruciale del libro è la scoperta dell’amore, che entra nella vita della sedicenne come un fiume in piena. Sarà proprio per seguire il suo amore che Eliza partirà alla volta della California, e nella terra dove tutti correvano alla ricerca dell’oro, lei non ritroverà il suo amore, ma troverà la sua strada per la vita, scoprirà che la vita è fatta di tante passioni (amorose, politiche, per la terra, il mare, l’oro, per la libertà e la gioia di esistere), ma soprattutto scoprirà che molto spesso l’amore, quello vero, si nasconde nel posto dove non avremmo mai creduto di trovarlo.
 



“CARA MATHILDA”
Lettere a un'amica

Di SUSANNA TAMARO



Un anno di lettere ad un’amica lontana. Tra il 1996 e il 1997, su uno dei più popolari settimanali italiani, Famiglia Cristiana, l’autrice ha tenuto una sorta di diario epistolare dove poteva “parlare del tempo e della cucina, delle stagioni che cambiano e della vita interiore”, con grande libertà. Ne è nato questo libro, che io ho trovato molto scorrevole e godibile, nonché fonte di concetti molto alti nella loro semplicità. In esso l’autrice racconta la vita quotidiana in campagna e insieme dialoga sull’amicizia e sulla fedeltà, sulla responsabilità e sulla memoria, sulla violenza e sulla guerra, sul dolore e sul bisogno di spiritualità, sulla scrittura e sull’amore per la lettura, sulla speranza e sul valore della famiglia, sulla fede e sulla ricerca del sacro, affrontando con sguardo semplice e diretto i temi fondamentali dell’esistenza. Sono pagine che si aprono alla vita e ci regalano uno sguardo nuovo sulla nostra quotidianità: come ad esempio “bisognerebbe introdurre nelle scuole lezioni di silenzio, lezioni di immobilità attiva, lezioni di ascolto” o come “la scrittura non serve per farsi vedere ma per vedere” ed ancora “il gran dono dell’infanzia, l’innocenza, non è l’ignorare i fatti scabrosi della vita, bensì il sapersi offrire agli altri senza alcuna forma di pregiudizio. Uno sguardo che osserva ma non giudica è uno sguardo che contiene in sé la profonda ricchezza dell’amore”.

 



"
NON C'è NESSUN FUTURI SENZA SOLIDARIETÀ"

Di DIONIGI TATTAMAZZI

 


“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,35-36).

In un tempo di crisi economica, la voce libera e controcorrente del card. Tettamanzi rilancia la sfida della solidarietà. Una proposta concreta che ha fatto discutere e ha raccolto adesioni e consensi in Italia e all’estero.
Oltre tre milioni di euro in tre mesi: è questo il totale delle offerte raccolte dal "Fondo Famiglia-Lavoro" della Diocesi di Milano. Contributi provenienti da istituzioni, aziende, ma anche da comunità cristiane e da moltissime persone comuni toccate dal richiamo dell’Arcivescovo di Milano: “In questo Natale, già segnato dalle prime ondate di una grave crisi economica, un interrogativo mi tormenta: io, come Arcivescovo di Milano, cosa posso fare? Noi, come Chiesa ambrosiana, cosa possiamo fare?”.
In questo testo, il card. Tettamanzi ripercorre per la prima volta l’intuizione del Fondo, il suo annuncio la notte di Natale, la visione che lo anima. Nell’evocare una “nuova primavera della solidarietà”, Tettamanzi traccia un modello che sta già ispirando molte iniziative analoghe in diverse diocesi e realtà locali. E numerose sono anche le voci di approvazione che si levano nella comunità civile e politica.
Nella seconda parte del volume, l’autore analizza gli “spazi” alla portata di tutti, per vivere la dimensione della solidarietà: la famiglia (solidarietà “nella” famiglia e “tra” le famiglie); il lavoro (alcuni problemi del lavoro affrontati secondo la “cifra” della solidarietà); il mondo economico-finanziario oggi; i nuovi cittadini (immigrazione); la testimonianza delle comunità ecclesiali; gli stili di vita.
E’ un libro la cui attualità non ha bisogno di commenti, va solo letto perché ci mostra la modernità e l’attenzione verso i problemi sociali da parte della Chiesa, spesso accusata di essere fuori dal tempo e insensibile ai problemi non strettamente teologici.

 

 

                                                                     "MANSFIELD PARK"

                                                                di  JANE AUSTEN

 

                                                                          

 

E’ uno dei romanzi più noti e discussi della scrittrice inglese. Narra la storia di Fanny Price, allevata dai ricchi zii Bertram nella loro lussuosa proprietà di Mansfield Park. Qui cresce da parente povera e misura la distanza fra la sua educazione, fondata su abnegazione e virtù, e quella più indulgente e mondana delle sue cugine. Alla fine Fanny sposerà un suo ricco e morigerato cugino, per il quale spasima da tempo. Apparentemente trionfa la morale tradizionale, ma leggendo attentamente fra le righe, si trova una corrosiva critica della cultura dominante del primo Ottocento: Fanny realizza la propria ascesa sociale solo al prezzo della propria libertà e spontaneità.

E’ un libro che ho riletto con piacere, anche se è un po' datato per i nostri palati smaliziati, perché ci mostra la modernità dell’autrice, che non si accontenta del ruolo riservato alle donne della sua epoca, destinate ad essere passive ed accondiscendenti, ma con l’arma dell’ironia cerca di scalfire le mentalità “ingessate”.

 

 

 

  

 

                                             "IL CACCIATORE DI AQUILONI"

                                                                   di KHALED HOSSEINI

 

                                                                       

 

Amir ed Hassan sono due ragazzi afghani, di estrazione sociale ed etnia diversa, che crescono insieme nella Kabul degli anni Settanta, prima dell’ invasione russa. Sono molto diversi, eppure c’è fra loro un’amicizia tenace, che verrà interrotta per il colpevole silenzio di Amir a fronte dell’abnegazione totale di  Hassan. Si separano poi, con l’avvento dei Talebani, Amir e suo padre emigrano negli Stati Uniti, dove si rifanno una nuova vita. Ma il peso della colpa perseguita Amir, finché gli giunge  una lettera di Hassan, che gli chiede di tornare in Afghanistan per salvare suo figlio e portarlo in America. Anche se spaventato, Amir capisce che raccogliere l’appello del suo vecchio amico è il mezzo per redimersi ai suoi stessi occhi.

Questo libro a qualcuno non è piaciuto perché considerato o troppo strappalacrime o per certi versi molto crudo. A me è piaciuto perché ci mostra la nostra fragilità: di fronte ad un’assunzione di responsabilità, quanti di noi non scelgono la fuga? Eppure il senso di colpa si fa sentire, anche se in modo subliminale. L’unico modo per aver stima di noi stessi è di affrontare le ombre che sono nel nostro animo. Il libro ci descrive  trent’anni di storia di un paese tormentato, tanto lontano da noi, dove imperano intolleranza e terrore, dove anche l’ingenuo gioco con gli aquiloni è proibito, ma popolato da uomini e donne che aspirano alla pace e alla libertà ed anche per questo merita di essere letto.

 

 

 

  

 

                                       "L’ANGELO MI DISSE"

                                                                 di ANGELO COMASTRI

 

                                                                     

 

 

Per la prima volta  Maria  racconta a Luca in prima persona ciò che solo Lei può sapere. Solo un maestro spirituale come  Angelo Comastri può osare mettersi nei panni della MADRE per eccellenza e raccontare i sentimenti e le sensazioni vissute dalla Madonna nei momenti fondamentali della sua esistenza: dall’Annunciazione alla nascita di  Gesù, dalle nozze di  Cana alla Crocifissione. Poi la scena si sposta in cielo, dove la Vergine vive nell’amore e nella contemplazione, ma non dimentica noi suoi figli e, per darci segni forti, appare a Lourdes e a Fatima. I destinatari del libro sono tutti i Cristiani, perché non esiste un vero discepolo di Gesù che non ami sua Madre e che non cerchi di arrivare al Figlio attraverso di Lei.

 


 

 

 

LA VARIABILE DIO
di RICCARDO CHIABERGE

 

 

 

E’un libro scritto in forma narrativa tra due importanti astrofisici, uno cattolico e gesuita, Gorge Coyne , l’altro ebreo ed agnostico, Arzo  Penzias. I due, stimolati dalle domande del giornalista Chiaberge, discutono i rapporti, spesso conflittuali, tra scienza e fede dal caso di Galileo fino a Darwin ed ai dibattiti attuali. I due scienziati, pur rimanendo nelle rispettive e differenti visioni del mondo, concordano sulla necessità di un confronto civile fra laici e credenti, che superi le  tentazioni fondamentaliste di segno opposto: fede e scienza non sono incompatibili, devono rispettarsi a vicenda. Ho trovato questo libro molto utile per noi cattolici  perché vuole proporre una visione dell’universo fatta sì di scienza e di coscienza, ma permeata da tolleranza e rispetto per chi non pensa secondo le nostre corde; un punto d’incontro lo si può sempre trovare tenendo presente che nella vita umana esiste una  grande variabile: Dio.

 


 
"LE TUE ANTENATE"

di RITA LEVI MONTALCINI-GIUSEPPINA TRIPODI-GIULIANO FERRI

 

 

La scienziata, coadiuvata dai suoi fedeli collaboratori, ci ripropone settanta modelli femminili, rigorosi e combattivi, mai banali. E’ un libro dedicato a ragazze dai dodici ai novantanove anni, con storie esemplari per le adolescenti spaesate fra “velinismo“ e paure. A loro e alle loro famiglie, la più grande scienziata italiana, racconta con passione i propri riferimenti personali: figure innovative, fiere, quasi rivoluzionarie che hanno saputo affermarsi in campi ritenuti esclusivamente maschili, quale era ed a volte  è tuttora, il mondo della ricerca.

Donne pioniere nella società e nella scienza dall’antichità fino ai giorni nostri.

Certo non è un libro che troveremo tra i best sellers, ma a me piace perché ci dimostra che tra veline e reality un altro futuro è possibile

 

 

 


"SE QUESTO E’ UN UOMO"

di Primo Levi

 


QUANDO NON SI RIESCE A PERDONARE SI PROVA A DIMENTICARE

Primo Levi, chimico torinese ebreo, a ventiquattro anni fu deportato ad Auschwitz. E’ stato uno  delle quattro persone, su quarantacinque contenute nel vagone che li ha portati nel lager, a rivedere la propria casa.

I libri scritti sui campi di sterminio, sull’inferno dei lager, sono tanti; però questo libro, ricco di particolari atroci, testimonianza sconvolgente ed efficace, è un capolavoro perché ci  invita a riflettere su come delle persone anche comuni, non necessariamente dei ”mostri” a priori, possano disumanizzarsi e cercare di togliere ad altri esseri umani la loro umanità. E’ un libro da leggere più volte per non dimenticare.

Lascio la parola allo stesso Primo Levi:

Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.

 


 

 

 

"LA CAREZZA DI DIO

 Lettera a Giuseppe"

di TONINO BELLO

 

E’ uno scritto molto agile,solo 32 pagine,ma denso di significato e di spiritualità.

Egoismo,avidità,mercificazione della persona, sono imperativi e modelli della nostra vita moderna. Immaginando di trovarsi nella bottega del falegname più famoso del mondo,don Tonino trova lo spunto per un confronto fra due modi dell’uomo di rapportarsi con la quotidianità e con gli altri. Osservando la cura con cui San Giuseppe pialla il legno per ricavarne una sedia ,che risulterà preziosa proprio per la cura ed il tempo impiegato dal suo costruttore,don Tonino riflette su come la produzione in serie di oggi sia un sintomo del bisogno dell’uomo moderno di possedere sempre di più.

Anche nel rapporto tra le persone c’è il bisogno di primeggiare,per cui se una persona non è più in grado di competere la si emargina,come un oggetto vecchio. Al contrario San Giuseppe duemila anni fa, coraggiosamente e gratuitamente ha condiviso il progetto di  Maria ,madre di  Gesù,colui che ha insegnato al mondo che amare è donare. A me piacciono tanto tutti gli scritti di don Tonino, ma ho scelto proprio questo perchè ci parla di Giuseppe,figura umile e discreta che pur vivendo nell’ombra emana una luce interiore che rende indispensabile la sua presenza nella storia della nostra salvezza.

 

 

"IL GIORNO PRIMA DELLA FELICITÀ"

di ERRI DE LUCA

 

Don Gaetano è il portiere tuttofare di un grande condominio popolare nella Napoli degli anni ’50. Oltre  alle doti manuali che lo rendono indispensabile ai condomini,ha la dote di saper leggere nell’intimo delle persone. Lo “Smilzo” è un orfano scontroso e silenzioso,che il singolare portinaio prende sotto la sua ala protettrice,e che deve il suo soprannome alla bravura che mostra nell’arrampicarsi su per muri e finestre. Lo Smilzo cresce accompagnato dai racconti  di don Gaetano,in una Napoli offesa dalla guerra e dall’occupazione, ed imparerà dall’uomo maturo che l’esistenza è sfida e la strada per diventare uomo è irta di difficoltà.

Questo libro ci regala intense emozioni,lo scrittore riesce a penetrare nei meandri dell’animo dei suoi personaggi. Credo che il significato recondito del libro sia anche questo:Napoli ha un cuore forte ,nonostante le tante batoste subite,ed è buono che De Luca scriva di ciò senza la retorica e gli stereotipi propri di certa prosa partenopea. La lingua usata è l’italiano filtrato dalla lingua napoletana. Dice don Gaetano:”l’italiano va bene per scrivere,dove non serve la voce, ma per raccontare ci vuole la lingua nostra”.

 

 

 

"UNA VAMPATA DI ROSSORE "

di DOMENICO REA 

 

E’ il primo romanzo di Rea. Pur svolgendosi idealmente in  un ampio arco temporale,si snoda e culmina in pochi giorni. Rita è la seconda moglie di Assuero,che l’ha sposata per assicurarsi il benessere economico,anche se le è sinceramente affezionato .Rita,infatti ,svolge infaticabilmente a tutte le ore e in tutte le stagioni,la professione di ostetrica,professione che in un piccolo paese  meridionale di metà secolo scorso “vale oro” vista la prolificità della società contadina del tempo e il valore ,in termini di forza lavoro,dei figli. Assuero è l’oculato amministratore del “podismo ostetrico”della dolce e pietosa moglie. Una malattia inesorabile quanto inaspettata la tiene a letto da sessantotto giorni e come si diffonde nel corpo martoriato della povera donna,così mina le sicurezze del marito. Sono entrambi malati:Rita divorata dal cancro, Assuero ossessionato dai soldi. Questa ossessione lo induce a vedere nella moglie non solo affetto ma anche la sistemazione economica e a vedere nella sua morte solo l’incertezza del proprio futuro .Tutto ruota intorno all’ossessione per il denaro,anche l’occasionale e fugace vampata di rossore,indizio della vergogna che  coglie Assuero accanto al letto della moglie morente. Non possiamo che essere d’accordo col giudizio implicitamente negativo sull’uomo che aldilà del mero materialismo non riesce a cogliere l’essenza della vita e non gode delle vere gioie dell’esistenza ,sempre proteso a cercare nel materialismo le certezze che non vi troverà mai.

 

 

"INDAGINE SU GESU’ "

di ANTONIO SOCCI

 

Chi è Gesù? Perché dopo 2000 anni il suo fascino è ancora tanto potente? I grandi della storia e del pensiero dell’umanità, anche non credenti (Napoleone, Pasolini, Rosseau, Marx, Nietzsche) non nascondono l’ammirazione per quest’Uomo misterioso, potente e buono, unico al mondo. Come e perché in soli 3 anni di vita pubblica Egli ha potuto capovolgere la storia umana? Anche un laico come Benedetto Croce ha scritto: "Il Cristianesimo è stata la più grande rivoluzione dell’umanità. Ha portato nel mondo  la libertà, la dignità di ogni persona, le nozioni di diritti dell’umanità e di progresso, la carità infinita, ha spazzato via la schiavitù”.

A. Socci, giornalista e scrittore, in questo libro ricostruisce questa straordinaria rivoluzione ed indaga sul mistero di Gesù, preceduto da 2000 anni di attesa e seguito da altrettanti di amore. Perché  sia un libro da leggere ce lo dice lo scrittore stesso: "Questo lavoro mi ha appassionato perché mi ha fatto fissare lo sguardo sul più appassionante dei volti: Gesù. E’ impossibile posare gli occhi e il pensiero su di Lui senza restarne affascinati. «CRISTO ME TRAE TUTTO, TANTO E’ BELLO» - scriveva Jacopone da Todi. A conclusione della mia indagine sul caso Gesù, sulla veridicità dei racconti evangelici, sui dati storici, mi resta questa struggente sensazione di una bellezza incomparabile, con cui si vorrebbe restare sempre, ogni giorno, ogni istante. Comprendo allora le parole di Sant’Agostino: «TARDI  TI HO AMATO, O BELLEZZA SEMPRE ANTICA E SEMPRE NUOVA! ED ECCO TU ERI DENTRO DI  ME ED IO FUORI E LÁ TI CERCAVO NELLE COSE BEN FATTE CHE TU AVEVI CREATO. TU ERI CON ME E IO NON ERO CON TE…TU MI HAI CHIAMATO ED HAI SQUARCIATO LA MIA SORDITA’… TU HAI BRILLATO SU DI ME E HAI DISSIPATO LA MIA CECITA’…E ORA TI BRAMO; HO GUSTATO E ORA HO FAME E SETE»".

 


 
"
IL VENTRE DI NAPOLI    "
di
MATILDE SERAO

 

Questo libro proviene da una realtà bruciante, la Napoli dei vicoli, con una sua “stracciona grandezza”, che nessuno prima della Serao aveva guardato con tanta intensità. Si dipana come un’inchiesta giornalistica, effettuata all’ indomani del colera del 1884, che diventa una sorta di esplorazione antropologica e un romanzo sociale che si addentra nelle viscere della città e del suo popolo. In poche parole la scrittrice ci racconta la sua città tra sporcizia, povertà e speranze fallite, componendo un quadro indimenticabile della napoletanità, valido per ogni tempo. E’un libro scritto alla fine dell’800 e dovrebbe essere un’opera d’altri tempi, che non ci riguarda più. Eppure conserva una sua attualità, sembra in fin dei  conti che non sia cambiato molto dai mali secolari che affliggevano Napoli e che ancora la affliggono.

M. Serao ha un’intuizione meravigliosa che purtroppo allora non fu presa in considerazione e neanche oggi  sfiora le menti di chi governa questa martoriata città: per risanarla bisogna sventrare prima di tutto la cultura della falsa napoletanità, degli  stereotipi che danneggiano lo sviluppo della città.

 

 

 


"
LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI "
di 
PAOLO GIORDANO


Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. Una mattina di nebbia fitta finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Mattia è un bambino molto intelligente con una sorella ritardata, Michela, la cui presenza lo umilia. Durante una festa l’abbandona da sola in un parco. Questi due episodi avranno conseguenze dolorose (Alice resterà zoppa per sempre, Michela sparisce forse annegata) e marchieranno  l’esistenza dei due protagonisti le cui vite si incroceranno, ma non si uniranno mai. Proprio come quei numeri speciali, chiamati dai matematici “primi gemelli”, separati da un solo numero pari, che non permette loro di incontrarsi (ad es. 11 e 13), vicini ma soli.

I due ragazzi sono soli, incapaci di aprirsi agli altri, di abbattere le barriere che si sono costruiti.

E’ un libro amaro, triste, a tratti pessimista, ma ha degli spunti di riflessione interessanti. Affronta il senso di inadeguatezza proprio dell’adolescenza; i due ragazzi non sono in grado di dare una svolta alla loro vita, subiscono passivamente il mondo che li circonda. In questo sono i rappresentanti di un certo mondo giovanile, che pur nel benessere, vive nella più completa solitudine e questo dovrebbe farci fermare a chiederci dove sta andando un mondo in cui due solitudini si sfiorano ma non riescono ad interagire e ad aiutarsi.

 

 

 

"365 LAMPI DI ETERNITÁ"
Meditazioni per ogni giorno dell’anno.


 E’ una raccolta di meditazioni di vari autori, (da don Tonino Bello al cardinale Carlo M. Martini a madre Teresa di Calcutta e molti altri), per riflettere sulla quotidianità, sul tempo e sull’eternità, sulla nostra fede e sul mistero di Dio che si fa uomo, muore, risorge e ci dona lo Spirito.

Ogni momento della nostra vita può diventare occasione per incontrare Dio. I testi  si possono leggere e meditare in ordine cronologico, che segue a grandi linee i diversi tempi liturgici secondo i mesi dell’anno. Oppure si può scegliere  quotidianamente dall’indice un argomento a seconda delle proprie esigenze in un determinato momento della nostra vita. Tenere questo libro sempre a portata di mano e attingervi meditazioni quotidiane è un metodo per trovare del tempo, anche molto breve, per noi e per Dio, per illuminare il nostro cammino nel mondo e vedere ogni avvenimento con i Suoi occhi.


 


 
"MADAME BOVARY"
di GUSTAVE FLAUBERT


 E’ uno dei romanzi più importanti dell’800. La protagonista  è la giovane e graziosa Emma che sposa il timido e mediocre dottor Charles Bovary. La routine  borghese mostra alla giovane quanto sia diverso il suo matrimonio dai sogni che i romanzi letti avevano alimentato. L’amore del marito non basta a fugare la monotonia e l’ insoddisfazione ed Emma cade in uno stato di profonda prostrazione (oggi si direbbe depressione!), che neanche la nascita della figlia riesce a sconfiggere. Inseguendo i suoi sogni si imbarca in varie avventure amorose con uomini che sfruttano le sue insicurezze, addirittura uno di questi la spinge a spendere ingenti somme di denaro per concedersi lussi  al di sopra delle sue possibilità economiche. Si  caccia così in un ginepraio di menzogne e debiti, portando la famiglia alla rovina Infine Emma si suicida.
Anche a più di un secolo di distanza questo è un romanzo da leggere, perché ci  parla di  una storia di fallimento esistenziale, quando non esistono valori veri e duraturi: è attuale in quest’epoca in cui l’ apparire è un feticcio a cui tutti, o quasi, rendono omaggio.
 
 

 


"LA CASTA (così i politici italiani sono diventati intoccabili)"
di S. RIZZO e A. STELLA


 In questo saggio i  due giornalisti ci parlano degli sprechi e dei privilegi ingiustificati di tutta la classe politica italiana. La lettura dei dati è interessante anche se non è piacevole scoprire come viene sprecato il denaro che dovrebbe servire allo sviluppo economico, alla ricerca, all’istruzione. Gli autori evidenziano in parallelo l’operato dei  politici del primo dopoguerra, i padri fondatori della Repubblica, morigerati ed integerrimi, e le amministrazioni odierne, che scialacquano il denaro pubblico. Non ho provato piacere nel leggere questo libro e mi ha lasciato l’amaro in bocca, ma credo che vada letto comunque, perché noi cittadini dobbiamo coltivare la capacità di indignarci.
 



 

 

PERCHé CREDO

di VITTORIO MESSORI
 

Vittorio Messori è un giornalista e scrittore cattolico, che non è nato cattolico, anzi ha vissuto la sua infanzia e la giovinezza in un ambiente colto e illuminato, ma del tutto anticlericale e razionalista. Lo scrittore ci racconta che nel corso della sua vita incontra il Vangelo, che “quasi per forza, lo converte”. Nello scrivere questo libro, il Messori entra in profondità nelle ragioni della fede e, nella fattispecie, nelle ragioni del suo innamorarsi di DIO. La sua è una svolta radicale che stravolge la vita. La sua affermazione: “il credente non è un credulone e il cristiano non è un cretino” racchiude il perché questo libro vada letto, soprattutto dai cristiani che non hanno la forza di gridare la loro fede.
 

 

 

 

 


VIAGGIO A KANDAHAR

di JEAN DOMINIQUE BAUBY

 

Da questo libro è stato tratto nel 2007 un bel film che mi ha stimolato a leggere il libro.

Nafas è una giovane afgana, rifugiatosi in Canada dove lavora come giornalista. In una lettera disperata, la sorella minore, che ha perso l’uso delle gambe per lo scoppio di una mina che ha anche ucciso il padre, comunica a Nafas di volersi togliere la vita. La giornalista decide di ritornare in patria per salvare la sorella, nonostante le condizioni ambientali e di sicurezza (siamo in piena guerra) siano del tutto sfavorevoli...

Perchè leggere un libro che ci parla di una realtà del tutto estranea al nostro mondo? Io ho trovato due valide ragioni. La prima concerne "l’apertura" che dobbiamo imparare ad avere nei confronti degli “altri”. La seconda ragione l’ho trovata nel fatto che il viaggio della giornalista mi è sembrato la metafora del viaggio faticosissimo che intraprende chi accorre al grido d’aiuto di qualcuno.
 

 

 


I VICERè

di FEDERICO DE ROBERTO


E’ un romanzo storico, in cui viene descritto il decadimento sociale e morale dell’aristocrazia siciliana alla fine dell’800, quando il Regno delle Due Sicilie è agli sgoccioli per far posto all’unificazione d’Italia.

Il libro racconta la saga di una grande famiglia aristocratica siciliana di discendenza spagnola, gli Uzeda. A partire dalla morte della capostipite, le vicende familiari si svolgono sullo sfondo di una Sicilia feudale e borbonica; d’altra parte la storia della Sicilia e dell’Italia entra inarrestabilmente nelle vicende familiari. Il giudizio dell’autore sulla nobiltà del tempo e sull’uso che fa delle masse ignoranti è del tutto negativo. Questo giudizio è racchiuso nelle parole che il giovane disincantato, pragmatico e ambizioso Consalvo rivolge alla vecchia e spocchiosa prozia: "...la nostra razza non è degenerata, è sempre la stessa”.

E’ un libro che mi piace molto e che ho riletto innumerevoli volte, perché è importante sapere da chi e da dove proveniamo per capire dove stiamo andando.


 

 

 

JANE EYRE

di Charlotte Bronte

 

E’uno dei più bei romanzi dell’800 inglese. E’ il primo romanzo di una donna intelligente e sensibile, che visse isolata in un presbiterio quasi tutta la vita, avendo pochissimi contatti col mondo esterno, ma che ebbe una visione esatta e disincantata del suo tempo, delle passioni che agitano l’animo umano e dei caratteri delle persone. Jane Eyre tratta d’amore, un amore romantico ed appassionato fra un uomo altero, disincantato e combattuto, e una donna dall’aspetto insignificante, ma dall’animo nobile e puro, con un carattere forte, senza sdolcinature. Certi passaggi  e certe ambientazioni sono per noi oramai desueti, ma hanno il fascino di riportarci in un’epoca per moti aspetti indecifrabile. Perché  leggerlo? Perchè, seppure scritto in un’epoca in cui i matrimoni venivano sanciti per interesse economico, la Bronte descrive l’ascesa di due anime verso la verità dell’amore: per amare, i cuori devono essere liberi da sovrastrutture e uguali..

 

 

 

 

 

CONVERSAZIONI NOTTURNE A GERUSALEMME. Sul rischio della fede

di Carlo Maria Martini e Georg  Sposchill

 

A Gerusalemme il Cardinal Martini ha incontrato Georg Sporschill, gesuita austriaco che vive insieme ai bambini di strada in Romania e in Moldavia. Hanno instaurato un dialogo proprio di notte, quando l’oscurità affina la sensibilità e ci si sente più vicini all’infinito. Ne è nato un dialogo sul cammino di fede, in un periodo storico denso di incertezze. I due uomini di fede cercano risposte concrete alla crisi etica della società contemporanea, alla luce del bisogno di capire, del desiderio di conoscere ed incontrare Dio. I temi toccati sono vivi e ardenti: perché credere in Dio? Da dove vene il male? Cosa vuole Dio da noi? Il pensiero di Martini non è rinunciatario: "Dio ci conduce fuori, nell’ immensità. Ci insegna a pensare in modo aperto”. Perchè  leggerlo? Perchè le parole dei due uomini che hanno cercato Dio e lo hanno trovato negli altri, fanno bene al cuore, colpiscono, fanno riflettere, ci infondono speranza per un mondo migliore e diverso da quello evocato dallo schermo televisivo, che ci ammannisce show spesso chiassosi e volgari o scene di quotidiana violenza nel mondo.

 

 

 

INSICUREZZA

di Joume Curbet

 

Curbet è docente di criminologia in Spagna; in questo saggio analizza ansie ed inquietudini del cittadino europeo, vittima di un’irrazionalità alimentata dai media e dalla politica. Più la paura è indistinta,  meglio si possono vendere sul mercato del consenso soluzioni esemplari, capri espiatori ed assalti ai diritti. Perchè leggerlo? Perchè è importante capire le radici delle nostre ansie e delle nostre paure, per far sì che non ricadiamo negli errori del passato dettati dall’intolleranza e dal timore della diversità.

 

 

 

"Cime tempestose"  

di Emily Bronte

 

"Cime tempestose è un’opera difficile da maneggiare: fitto delle allucinazioni di una giovane donna che conversava già con la morte, squassato da insane violenze passionali, paesaggio di venti, di nuvole basse, di eriche e di rocce abitate da esseri non totalmente umani, vogliosi di vendetta, di sofferenza, di morte, mostruosamente amorosi, questo racconto insieme velenoso e purissimo, nequitoso e verginale,impedisce ogni discriminazione di improbabile, di irragionevole, di immorale".

(Giorgio Manganelli)

 

L’unico romanzo di questa donna dalla vita estremamente singolare: una vita breve, stroncata dalla tisi, vissuta per la maggior parte in un villaggio dello Yorkshire, la regione inglese delle brughiere, legata alle sorelle, scrittrici come lei, e al padre al quale deve il suo amore per la lettura. Una donna che non conobbe mai un uomo, ma il cui spirito era talmente dotato da raggiungere la perfeziona artistica sebbene in un contesto assai limitato quale poteva essere quello del recinto del suo villaggio e dei libri paterni.

Il suo romanzo è come una perla barocca che si incastra perfettamente quanto inconsapevolmente nel panorama letterario contemporaneo. Un’ opera che non può non destare stupore, ma anche profondo fascino. La scrittura trascina il lettore in un vortice di immagini furenti, scintille, fatti misteriosi e inquietanti, ma terribilmente magnetici… è difficile staccare gli occhi dalla narrazione e dagli eventi che si intrecciano ripetutamente, in una dimensione dove non si scorge più il passato ed il presente…

Un romanzo di amore, o forse di odio? Difficile giudicare in maniera assoluta, forse è per questo che val bene la pena leggerlo.

Quando avrete girato l’ultima pagina sentirete in petto addensarsi un miscuglio di luci ed ombre, proprio come se foste sotto il cielo della brughiera d’inverno…

 

 

 

 

 

"Il parallelo del limone"

di Achille Battaglia

 

 

"A Paola, un invito a viaggiare e a sognare"

 

Questa la dedica autografa dell’autore che apre il mio libro.

 

Queste pagine descrivono solo una parte delle forti emozioni e sensazioni che hanno arricchito la vita in mare dell’autore per circa venti anni.

Racconti di viaggio per mari e terre lontani, sul filo della memoria e che ora intendono trasmettere e stimolare, specialmente nei giovani (ma non solo) la curiosità e l’amore per la conoscenza, intesa come viaggio, fuori e dentro di noi.

Il libro è rivolto agli amanti del mare, dei viaggi, delle avventure, dei paesaggi, degli spazi sconfinati, degli orizzonti lontani, dell’infinito.

Achille Battaglia è nato a Spoleto, città nella quale oggi vive, scrive e disegna. Arruolatosi giovanissimo in Marina, è stato imbarcato come Ufficiale su navi mercantili di ogni tipo, navigando su tutti gli oceani e i mari del mondo.

Non serve molto per descrivere il libricino agile e sottile, ma che contiene una serie di riflessioni e di ricche esperienze. Forse la cosa che più mi è rimasta impressa di questo scrittore è il suo sguardo azzurro, un viso bruciato dal sale e dal sole, un vero amante del mare. Parlava come può parlare un vecchio pescatore che ha ereditato la passione per il mare e il suo mestiere da generazioni addietro… e in lui si vede la stessa spontaneità nel contatto vitale col mare e col suo mistero.

Il viaggio è soprattutto sogno, cioè viaggio nella fantasia, nello spirito delle terre e dei luoghi che visitiamo. Il viaggio è una disposizione d’animo, la medicina contro la sonnolenta routine che non ci fa vedere altro che la nostra realtà… ma a volte destarsi da questa monotonia e guardare oltre, spingersi al di là, diventa una necessità improrogabile…

 

 

 

 

 

"La valigia del signor Budischowsky"
di Isabella Bossi Fedrigotti



Il signor Budischowsky, provetto valigiaio boemo, sembra star lì a sorvegliare da lontano le vicende semplici o complicate , tranquille o paradossali di una famiglia, accompagnata appunto nei suoi viaggi da una valigia uscita dalle mani del vecchio artigiano.
Episodi, ricordi, luoghi, avventure, incontri, figure. Storia minima affidata alla voce e alla sensibilità dei più piccoli nella comitiva.
Con grazia, la scrittrice recupera il filo delle antiche villeggiature di una volta, accompagnando da uno scenario all’altro, mare, montagna, campagna, e da un anno all’altro i timidi bambini destinati a diventare ragazzini un po’ dispettosi e un po’ annoiati, poi adolescenti impacciati e ansiosi tra i banchi di scuola, infine giovani adulti pronti a scoprire la vita.
Forte il tema dei rapporti familiari e al crudo realismo si aggiungono sprazzi irresistibili di stupore e ironia.
Il tutto chiuso in “Questa valigia di cuoio vecchio, indurito, pieno di macchie e di segni scuri simili a lividi che nel lessico familiare si chiamava – e si chiama perché tuttora esiste – Budischowsky”.

 

 

 

 

"Korogocho" 

di Padre Alex Zanotelli

 

“Un libro che mi ha rivoltata come un calzino”.

Questo il commento che ho raccolto nel sentir parlare di questo libro. Sono lettere raccolte in quattordici anni di discesa nell’inferno di Korogocho, una delle innumerevoli baraccopoli di Nairobi, Kenya.

Korogocho vuol dire in quella lingua appunto “caos”…: una metropoli di confinati, sfollati, costretti a vivere in baracche sul fondo della discarica della città, costretti a raccattare qualcosa tra rifiuti contesi a cani e uccelli. Una vera discesa nell’inferno da parte del padre missionario Alex Zanotelli, che ha guardato e toccato con mano nuda la sofferenza della gente, ma è stato capace di creare anche delle organizzazioni, punti di riferimento e di recupero per malati di AIDS, per prostitute, e tanti altri che vivono al più basso gradino della scala sociale, dimenticati da tutti… E pensare che c’è anche chi specula su questa indicibile miseria, per l’affitto di una baracca!

Padre Alex ci lascia un testimonianza concreta di quanto ci sia da fare, di quanto siamo responsabili dei crimini che avvengono proprio sotto i nostri occhi, ma che fingiamo di non vedere. E’ carne umana trattata come carne da macello, e solo l’amore può aprirsi a tutto ciò e accostarsi ad una simile offesa.

Un libro che non si può raccontare, perché bisogna apprendere direttamente dalle pagine sconvolgenti e brucianti quelle storie, ma di certo un libro che non può passare sotto silenzio, né lasciare indifferenti al suo passaggio.

Sono quelle verità che fanno troppo male e delle quali chissà perché, i giornali non parlano, ne’ la televisione, perché nessuno ha il coraggio di scendere in quell’inferno, nessuno vuole guardare quanta sofferenza ci sia davvero e ostilità tra gli uomini… perciò testimonianze come queste sono scomode, soprattutto per chi vive la vita che conduciamo noi, tra torpore e indifferenza. 

 

 

 

"Il giardino dei Finzi-Contini"

 di Giorgio Bassani

 

Sullo sfondo degli anni che preparano Fascismo e Nazismo e più tardi la seconda guerra mondiale, ecco un libro che somiglia ad una dolcissima elegia su un pezzo di vita ormai andato, conclusosi… A rievocarlo è l’io dello scrittore, Giorgio Bassani, ormai divenuto uomo, sopravvissuto alla durezza degli eventi che hanno scritto una delle pagine più tristi del Novecento.

Il mondo di questo giovane ebreo si svolge tutto attorno alla cara città di Ferrara, simbolo della più giovane età, e attorno all’enigmatica famiglia Finzi-Contini, anch’essa ebrea, ma molto singolare per il tempo e per i costumi dell’epoca. Era un misto di tradizione e innovazione, fondamentalmente distaccata dal resto della società ebrea e forse per questo ancora più affascinante per il giovane.

E’ il romanzo del cuore, dei ricordi, del passato, di quel passato che il cuore è riuscito a conservare almeno in piccola parte. Dal racconto emergono figure davvero indimenticabili, come quella di Alberto, figlio del professor Ermanno e della signora Olga Finzi-Contini, ma soprattutto la bella e misteriosa Micòl, sorella di Alberto, con la quale sboccia una profonda passione giovanile.

Le storie, i dialoghi, le situazioni vissute insieme si stagliano sempre sullo sfondo dell’oscenità delle leggi razziali, di una dittatura che si fa sempre più oppressiva e vincolante. Eppure tutto ciò dal libro sembra emergere solo per brevi tratti, dal momento che l’impeto dell’io narrante lascia molto più spazio a ciò che è dentro rispetto a ciò che accade fuori, eccezion fatta per le esperienze personali, che porteranno il quindicenne verso la conclusione di questa parentesi felice, “piena”, almeno al guardarla da una certa distanza, della propria vita.

La lettura lascia una vena di dolce-amara malinconia, soprattutto quando alla fine il narratore accenna appena, in un brevissimo epilogo, alla scomparsa della famiglia Finzi-Contini: Alberto muore giovanissimo a causa di un linfogranuloma maligno, mentre per gli altri parenti, Micòl compresa, ci sono le deportazioni e i campi di concentramento, dove spariranno anonimamente, quasi come lo stesso passato dell’autore che si volatilizza in poche righe di commiato.

Uno tra i romanzi più famosi della letteratura del secondo dopoguerra, un classico della letteratura italiana, il diario intimo di un uomo che ha soltanto voluto narrare un segmento della sua vita abbandonandosi alla dolcezza del ricordo.

 

 

 

“Diario di scuola”

di Daniel Pennac

 

Finalmente i tanto derisi “somari” hanno la loro rivincita!

“Diario di scuola” di Daniel Pennac (pseudonimo di Daniel Pennacchioni, nato a Casablanca nel 1944), guarda il mondo della scuola dal punto di vista di uno di quei “ciucci matricolati” (come diremmo noi), quelli a cui, fino a poco tempo fa, si infliggevano le orecchie da somaro, quelli che, per un motivo o per un altro, rimanevano sempre “indietro”!

Ebbene l’autore parla di sé, di quando la scuola, per lui allievo, era un tormento; parla da “ex emerito asino”, del suo incontro con un prof. che ha saputo scorgere in lui il futuro scrittore, i percorsi di studio, la laurea, dell’insegnamento presso alcuni licei francesi alle prese con studenti “difficili”.…mentre intanto prendeva forma anche la sua brillante carriera di scrittore.

Un libro per tutti: per “gli ultimi della classe”, per far capir loro che questa categoria non è applicabile né a scuola, né fuori; per i genitori afflitti dal rendimento scolastico dei propri figli, interessati a studenti vagamente e superficialmente “informati”, piuttosto che alla “formazione” di futuri uomini e donne consapevoli delle proprie possibilità; un “insegnamento per gli insegnanti”, un modello a cui tendere, dove trapela ciò che deve essere alla base di qualunque relazione pedagogica: il sacro fuoco dell’Amore.

 

 (Recensione a cura di Giusy Balestriere)

 

 

 

 

“Agostino”

di Alberto Moravia

 

 E’ annoverato tra gli scrittori italiani più importanti, una vera “pietra miliare” della letteratura italiana novecentesca. Fu compagno di vita per un periodo di Elsa Morante, scrittrice di enorme talento e molto diversa, se non addirittura antitetica, rispetto al marito nel modo di concepire l’atto creativo della scrittura.

Per Alberto Moravia la scrittura era un’attività da eseguire solo nelle prime ore della giornata, di buon mattino, quasi fosse la quotidiana dose di farmaco da assumere per oleare bene la macchina dello spirito. Egli dunque si accostava in modo molto “asettico” alla scrittura, ma ciò non ha affatto ostacolato la realizzazione di veri monumenti della letteratura: pensiamo a Gli indifferenti, che è considerato il suo primo capolavoro.

Agostino è la breve storia di come , durante una vacanza estiva, un bambino viene a contatto per la prima volta col mondo che è al di fuori del guscio dorato della sua infanzia… E’ il suo primo accostasi al mondo dell’amore, al mondo della sensualità, ma anche al mondo della malizia e della cattiveria, della violenza anche tra compagni. Lui, ragazzo “di buona famiglia”, si ritrova per puro caso catapultato nella realtà del mondo, della gente, una realtà dove non pare ci sia un vero limite tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, e così, su questa “terra di nessuno” germogliano sentimenti e passioni che lo scrittore cerca di cogliere , ma soprattutto è qui che Moravia esplica la funzione moralistica dello scrittore in una maniera un po’ inusuale, nel senso che non impedisce al suo personaggio di “cadere”, di errare, ma lo sospinge fino alla soglia dell’errore, per poi abbandonarlo prima del suo pentimento.

E’ anche un viaggio nella psiche di un bambino che diventa ragazzo, seguito con la precisione e la nettezza che solo uno scrittore di questo tipo sa offrire, con la sua parola che si adagia sulle cose e non vuole forzare i contorni, una parola che svela e subito dopo nasconde lasciando uno spazio per il lettore che diventa bambino col protagonista, che si immedesima nelle situazioni e nei pensieri, ma soprattutto nei disagi che può provare chi vive il momento di passare ad un’età più adulta.

L’attenzione verso i fanciulli e la loro realtà è per alcuni versi una costante delle letteratura italiana del novecento, Moravia con questo libro ce ne fornisce un esempio.

Tuttavia Agostino:

 

“ Come un uomo, non poté fare a meno di pensare prima di addormentarsi. Ma non era un uomo; e molto tempo infelice sarebbe passato prima che lo fosse.”

 

 

 

“Cristo si è fermato a Eboli”

di Carlo Levi

 

Pittore, medico, uomo di grande cultura e, naturalmente, scrittore, Carlo Levi nasce a Torino e si laurea in medicina, ma la passione per la pittura e i fermenti politici e culturali in atto in Italia (siamo nella prima metà del ‘900) lo distolgono presto dall’esercizio della sua professione, per portarlo verso altri orizzonti…

Questo  il suo più famoso libro, nato qualche tempo dopo la conclusione della sua esperienza in Lucania, dove fu mandato dal regime fascista. Qui egli scopre per la prima volta la straordinaria civiltà contadina che abita il cuore dell’Italia meridionale, una società che pare non avere tempo e nella quale si accede attraverso chiavi inconsuete. La magia e le credenze popolari sono il companatico di queste creature misteriose, legate ad un altro tempo, ad altri ritmi di vita, abituati a conservare memorie ancestrali, storie che si perdono nella notte dei tempi, riti e formule che aprono un mondo alla maggior parte di noi sconosciuto… Non è solo un romanzo, ma anche una finestra aperta su una cultura a parte rispetto a quella “ufficiale”, una storia in cui  Levi scrive quello che ha davvero visto e ascoltato.

Dal libro: “Noi non siamo cristiani, essi dicono, Cristo si è fermato a Eboli. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie, i fruschi, i frusculicchi , che vivono la loro libera vita diabolica o angelica, perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani… e sopportarne il peso e il confronto… Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania”.

E’ come entrare in un mondo maledettamente incantato, cristallizzato, dove le parole si fondono con le formule magiche e col grido di dolore ancestrale di una terra costretta al silenzio e all’abbandono… questo è lo scenario di un tempo, ma ci sono alcune realtà che in quei luoghi non sono mai cambiate, e in fondo la cultura è rimasta sempre quella… allora questo capolavoro letterario, uno tra i più famosi di tutta la produzione italiana, assume ai nostri occhi l’importanza di un documento vivo, una fonte che zampilla la conoscenza di questo mondo stupefatto e misterioso, “scordato da Dio e dagli uomini”, tanto per usare una loro frequente espressione dialettale e proverbiale.

Un libro profondamente umano e carico di senso, frutto di un’ epoca storica che non è stata semplice quasi per nessuno, un libro della memoria…

 

 

 

“Il Delfino”

di Sergio Bambarén

 

 

“ Chi sei?” - domandò senza indugio .

“Sono uno squalo e tu non dovresti rivolgermi la parola. Noi, i delfini ce li mangiamo. Dovresti aver paura di me.”

“Non ho paura di quello che non conosco”, gli rispose Daniel.

Lo squalo esitò: nessun delfino gli aveva mai risposto così.

“Bè, dovresti stare attento, così, in mare aperto…” riprese lo squalo più incuriosito che irritato. “Dov’è il resto del tuo branco?

“Probabilmente stanno pescando, ben protetti dalla laguna”, rispose Daniel.

“Che cosa ci fai qui tutto solo, lontano dagli altri tuoi simili?”

“Seguo il mio sogno. Sto cercando l’onda perfetta.”

 

Nelle acque blu dell’oceano un branco di delfini si prepara alla pesca quotidiana. Uno di loro si allontana per giocare con le onde della barriera corallina. E’ Daniel Alexander Dolphin, il grande sognatore. “Sei un perdigiorno” gli rinfacciano i suoi compagni.

“Sei un sognatore”, lo incoraggia il mare. Tuffo dopo tuffo Daniel impara ad ascoltare quella voce che solo lui sente e quando arriva il suo momento, non ha dubbi. Qualcosa al di là della barriera corallina - il limite delle acque sicure per tutti i delfini del suo atollo – lo attende invitandolo al salto che cambierà per sempre la sua vita. Preso il largo con slancio, scoprirà cose che non si vedono cogli occhi ma col cuore. Quale sorpresa quando scopre di non essere solo! Creature sconosciute, messaggere di sublime saggezza lo guideranno all’appuntamento con l’onda perfetta.

Una storia di coraggio e solidarietà, di speranza, strappata ai segreti del mare, un dono che lo scrittore intende fare a coloro che sanno esplorare col cuore la magia che si cela dietro l’apparenza delle cose. Lasciamoci dunque trasportare in questo viaggio d’iniziazione, seguendo i sentieri del sogno che portano alla scoperta della verità.

 

 

 

"Va' dove ti porta il cuore"

di Susanna Tamaro

 

"E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore.

Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta" (Susanna Tamaro).

 

Un'artista che conosce la semplicità delle cose della vita e sa trasformarla in parole, sensazioni, con una freschezza e spontaneità quasi disarmanti. In questo libro ormai divenuto celeberrimo, si fonde la storia di una donna e di sua nipote, sempre troppo ostile, scontrosa, forse per quel divario incolmabile tra le loro età. Una donna matura, che ha saputo osservare la vita attorno a lei e trarne buoni insegnamenti, come la pazienza, la fiducia, la saggezza. Eppure una segreta vitalità, una fibra ostile e resistente serpeggia nell'intimo di questo personaggio, pur tanto delicato e profondamente femminile, legato alle piccole cose dell'universo domestico, amante della natura, osservatrice dei ritmi del tempo come di quelli dell'anima.

Bellissime le riflessioni di cui sono intessute queste pagine di diario intimo, pensieri semplici e profondi che nascono da spunti occasionali, tra una passeggiata in giardino e un dolce da preparare o una visita in soffitta, che può riportare la mente a interi decenni trascorsi, alle scelte fatte nella vita, agli errori commessi. Questo libro sembra una danza, leggera, aerea di pensieri, di immagini, di scene di vita passate ma in fondo sempre ricorrenti. E' come una confidenza fatta sottovoce e che arriva all'orecchio soltanto di quelli che sono disposti ad ascoltare.

Quando una donna apre la porta della sua anima c'è sempre qualcosa di nuovo da imparare sulla vita, basta sapersi disporre ad accoglierlo.

 

 

"Elias Portolu"

di Grazia Deledda

 

"Una moralità inquieta, torbida, violenta, che fa tutt'uno con l'elemento lirico del paesaggio e con la memoria di un'infanzia e di un' adolescenza concentrata e ribelle" (Natalino Sapegno). 

 

La Deledda è stata l'unico premio Nobel femminile per la letteratura in Italia, almeno fino ad ora: essa è pertanto un nome che conferisce lustro alla nostra cultura.

Sarda e profondamente legata alla sua terra, come qualsiasi buon isolano, ella ci porta nei suoi libri il profumo e quegli sconfinati paesaggi erosi dal mare, che si inerpicano poi improvvisamente su montagne selvagge, tutta la forza di quella terra così intatta ed affascinante, quasi una civiltà ed una storia a parte.

In un contesto estremamente popolare, dove le usanze e le tradizioni si mescolano con le passioni profonde di gente semplice, si dipanano le vicende di Elias e della famiglia di Zio Berte Portolu, con gli altri suoi due figli, Mattia e Pietro, al quale è stata promessa in sposa Maddalena, la "colomba", come la chiama Zio Berte.

Tutto comincia quando Elias, uscito di prigione, torna a casa: pensa di ricominciare una nuova vita, con la sua famiglia, finalmente nella sua terra, ma le difficoltà sono appena dietro l'angolo: senza nemmeno volerlo si innamora della fidanzata del fratello, dalla quale è sinceramente ricambiato. Ma questo sentimento è contro natura, e la tensione morale della narrazione raggiunge a tratti picchi elevatissimi. La coscienza popolare e il senso di religiosità così genuino e spontaneo è componente essenziale di queste pagine, e dona a tutto l'insieme uno spessore psicologico che ci fa viaggiare attraverso i sentimenti e i pensieri profondi dei personaggi. Non è soltanto un'osservazione "a occhio nudo" della realtà, (chissà quante di queste storie la Deledda avrà conosciuto), ma è un sentiero segnato attraverso l'evoluzione della figura di Elias, che alla fine approda alla consacrazione e si libera così di tutto il peso della sua vita passata, del peccato, della passione innaturale verso la sposa del fratello, e infine il Signore "grande e misericordioso", come è scritto alla fine del romanzo, "libera" Elias anche del frutto di quella unione incestuosa, perchè, giovane sacerdote, egli possa innalzare l'anima a Dio più libera e pura.

 

 

"Fratello Mare"

di Sergio Bambarén

 

"Questo libro vuol essere un omaggio a qualcuno vissuto tanto tempo fa che, nonostante i secoli che ci separano, ha sempre affascinato il mio spirito: san Francesco d' Assisi.

Mi ci è voluto del tempo per rendermi conto del perchè abbia avuto un ruolo tanto importante nella mia esperienza: è stato a causa del suo amore per la natura, per tutte le creature grandi e piccole, del suo amore per la vita. Della sua esistenza aveva fatto un canto di gioia, andando contro tutti i preconcetti del suo tempo" (Sergio Bambarén).

 

San Francesco è stato colui che ha saputo seguire la voce del cuore fino in fondo: è lui infatti, col suo insegnamento luminoso, a guidare l'autore in questo viaggio alla ricerca di un "rifugio di pace".

Che cosa dobbiamo fare quando gli altri ci esortano ad accontentarci di quello che siamo e invece una forza interiore ci sprona a lasciare tutto per inseguire un sogno? Se percorrendo la strada meno battuta ci coglie lo smarrimento, in chi confidare?

Il viaggio che compie lo scrittore è sì un percorso fisico, ma è anche un cammino spirituale, che lo porta a scendere in profondità dentro di sé, ad accostarsi alla natura e all'uomo in modo del tutto nuovo. Se siamo capaci di guardare con gli occhi del cuore, allora nulla sarà più come prima! E questo lo ha sperimentato in prima persona chi scrive. Non siamo di fronte a un eroe, siamo di fronte ad un uomo che ha scoperto a cosa è chiamato ognuno di noi dal primo momento di vita: l'amore, seguire la voce del cuore. Proprio come ha fatto san Francesco. Dall' Umbria alla costiera amalfitana, dalla Baviera alle nevi di Innsbruck, tanti piccoli segni, che sono semi gettati davanti al viandante, daranno frutto a tempo debito.

Un libro senza troppe pretese, semplice e delicato, diretto al cuore e traboccante di speranza, di felicità. Sicuramente classificabile tra le letture estive, se non altro perchè mare e montagna vi si fondono in un'armonia gradevolissima...

 

 

 

"Gomorra"

di Roberto Saviano

 

 

 

Tante, forse troppe parole già usate per tentare di parlare di questo singolare frutto della letteratura contemporanea, che è allo stesso tempo un'inchiesta, un romanzo, una denuncia, una voce fuori dal coro, un grido di disperazione che si perde nelle profondità dell'anima di chi è napoletano, di chi vive e vede ogni giorno, di chi sa, ma preferisce chiuderci gli occhi su, magari immaginando che le cose siano in fondo un po' più diverse, un po' migliori.

Laureato in filosofia, questo giovane napoletano pare che abbia sempre avuto un chiodo fisso: cercare di capire come funzionano le cose attorno a lui, come funzionano i meccanismi profondi e sotterranei che fanno muovere i fatti in un determinato senso: mentre si legge questo libro si ha l'impressione che si stia davvero sviscerando un qualcosa di profondo, un male oscuro e insondabile che piano piano si rivela, si spiega sotto i nostri occhi increduli. Si! increduli, perchè le immagini, le situazioni, le verità che il libro contiene sono sconvolgenti, al punto tale che al lettore sembra che fino ad ora abbia camminato con gli occhi chiusi per le strade del mondo, senza accorgersi mai di nulla. Leggere questo libro significa compiere un viaggio profondo, non solo nel cosiddetto "sistema", la camorra, ma anche in se stessi, nel proprio mondo, nel proprio modo di pensare e di agire. Superfluo dire che è una lettura forte, cruda, molto avvincente, altrettanto superfluo dire che è tuttavia necessaria, non solo per chi vive a Napoli, ma per tutti in maniera indistinta, perchè la camorra non è un male soltanto napoletano, ma del mondo intero.

E' stupefacente come i dettagli siano curati e significativi, e con quale coraggio Saviano abbia potuto osservare e denunciare tutto ciò! E' ammirevole, è audace, forse è da pazzi, ma quanta paura abbiamo di penetrare questi misteri, di porci delle vere domande, di guardare con occhio critico quanto ci circonda: di capire!

"Gomorra" personalmente la considero un'opportunità in più che è stata data ad ognuno di noi, qualcosa di cui far tesoro nella scelte di ogni singolo giorno, resistendo alla tentazione di edulcorare il reale, di fare della nostra vita una semplice esistenza che si perde tra le altre.

 

 

"Marcovaldo"
di Italo Calvino

 


Libretto agile, pubblicato per la prima volta nel 1963, è una raccolta di venti novelle, tutte incentrate sulla figura di Marcovaldo, un manovale che vive in una città industriale, ma che si ostina a ricercarvi instancabilmente un angolino di natura. Una lettura leggera, piacevole, direi quasi "estiva", ma che nasconde una grande riflessione sulla situazione umana, costretta a fare i conti con un ambiente spesso troppo aggressivo, capace di schiacciare ogni suo anelito verso il ritorno ad una condizione più "naturale", originaria.

Il ritmo della narrazione è scandito dal susseguirsi delle stagioni, il cui ciclo si ripete per cinque volte in tutto: in questo lasso di tempo Marcovaldo è colto nei suoi vari tentativi di rincorrere questa tanto bramata dimensione naturale, che diventa una vera e propria velleità, un'utopia che puntualmente viene delusa. Gli "incontri" che egli fa con le forme di vita animale e vegetale finiscono tutti verso un inesorabile scacco. C'è ironia leggera, piacevole, sottilmente amara... un personaggio un po' sfortunato potremmo definirlo, una figura che attira su di sé tutta la nostra simpatia e un pizzico di pietà e di commozione per la sua sorte che è in fondo un po' anche la nostra. Tra cemento, asfalto e giardini pubblici, dedicandoci alla lettura di queste pagine potremmo forse trovare anche il modo di sorridere sulla nostra vita e di osservarci un po' dal di fuori.
Calvino ha così voluto apporre non solo la sua critica alla civiltà industriale, ma allo stesso tempo ha sancito anche l'impossibilità di tornare indietro, di regredire verso una società più vicina alla Natura e, sotto un certo punto di vista, più umana. Una lettura che ben si adatta a tutti, grandi e piccoli: non è mai troppo tardi per scoprire le note preziose dello stile semplice e scorrevole di Calvino, uno tra i più grandi esponenti della letteratura contemporanea.



"Il gattopardo"
di Tomasi di Lampedusa

 


Ambientato in Sicilia all'epoca del tramonto borbonico, questo eccezionale romanzo, dove ogni scena descritta sembra balzare fuori dalla pagina e prendere vita sotto gli occhi di chi legge, porta con sé il profumo intenso dei fiori, del sole, della terra del profondo Sud, colta in un momento delicatissimo della sua storia. Il gattopardo è appunto la figura che compare sullo stemma di un'antica famiglia aristocratica siciliana: i Salina. Il personaggio principale è il principe Fabrizio Salina, il "rudere libertino", come lo definisce in un passo fortunato il giovane nipote. Egli è la vera anima della vicenda, attraverso i suoi sguardi lirici e critici scorre il tempo e gli spazi di una terra che si sta rinnovando, che mostra i segni delle nuove classi sociali emergenti, i primi solchi del potere economico, cosciente di quanto sta accadendo nella politica, nella storia, nella cultura contemporanea. La fine del regime borbonico segna anche la decadenza, lo svuotamento dell'importanza precedentemente rivestita dall'aristocrazia. E' stupefacente seguire nella lettura le metamorfosi delle figure, come quella della bella Angelica, che fa innamorare di sé il giovane e nobile rampollo dei Salina, Tancredi.
Personalmente credo che la vera bellezza di questo libro risieda nello stile del suo scrittore, Tomasi di Lampedusa, inconfondibile e personalissimo, capace di allestire delle vere e proprie scenografie curate nei minimi dettagli, in un linguaggio che nulla concede al romanzesco, ma denso e vibrante. Una vera delizia. Celeberrimo il film che è stato tratto dal romanzo, di Visconti. Questo libro è ovviamente diventato uno dei grandi classici della letteratura italiana di ogni tempo, un libro sempre avvincente, affascinante, vivo.

 

 

 

"Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare"

di Luis Sepùlveda


 
Dopo essere capitata in una macchia di petrolio nelle acque del mare del Nord, la gabbiana Kengah atterra in fin di vita sul balcone del gatto Zorba, al quale, poco prima di morire, strappa tre promesse solenni: di non mangiare l'uovo che lei sta per deporre, di averne cura e di insegnare a volare al piccolo che nascerà... Questo è l'incipit di una storia dolce e forte allo stesso tempo, semplice e profumata come l'infanzia.
Ma come può un gatto insegnare a volare? Zorba dovrà così ricorrere all'aiuto di tutti i suoi amici felini, figure davvero divertenti e dolcissime, ma anche all'aiuto di un umano, rompendo per la prima ed ultima volta il giuramento a cui tutti i gatti del mondo sono legati: quello di non parlare mai la lingua degli uomini, nonostante la capiscano benissimo e siano perfettamente in grado di usarla! E' una storia che ha allo stesso tempo la grazia di una fiaba e la forza di una parabola, perchè lo scrittore cileno vi tocca i temi a lui più cari come: l'amore per la natura, la generosità disinteressata e la solidarietà anche fra "diversi". Un racconto semplice, da leggere più che con gli occhi, col cuore...

 

 

 

"Le stagioni"
di Hermann Hesse
 

Una breve raccolta di prose e poesie per seguire l'avvicendarsi delle stagioni in compagnia dello scrittore...uno sguardo introspettivo e riflessivo sul tempo e i suoi cambiamenti, i suoi modi di manifestarsi e di "parlare" agli uomini... Per spiare lo sbocciare dei fiori in primavera, la luce di una giornata d'estate, il trascolorare dei boschi in autunno, i paesaggi invernali.
Sono frammenti di sentimenti, di pensieri e ricordi come ad ognuno di noi capita di rivivere quando ci fermiamo ad osservare la natura e le cose che ci circondano. Ma la contemplazione della natura, come sempre in Hesse, si arricchisce di profondità meditativa: la gioia degl'incontri, l'amore per la letteratura, le riflessioni sul corso della vita fanno di queste Stagioni un singolare e prezioso breviario spirituale.
Straordinari i percorsi dell'autore in quest'opera pur così breve e frammentata, come fosse un respiro preso a pieni polmoni al quale segue l'apnea, per non far sfuggire quelle sensazioni così profonde da essere quasi inspiegabili, perchè fortemente radicate nell'intimo sentire dell'uomo-scrittore, che si rende così capace di dar voce a singolari aspetti della natura, anche quella umana.

 

 

"Confessioni"
di sant'Agostino

 
"Le tracce della salvezza nel dramma di vivere"...è forse una delle più pregnanti definizioni per descrivere questo libro. Contrariamente a quanto siamo portati a pensare, il titolo del libro non ha il senso che noi gli diamo oggi, le Confessioni sono canti di lode che Agostino innalza al Creatore, perchè egli era nella tenebra e il Signore lo ha salvato!
Questo testo raccoglie le esperienze della vita del santo, a partire dalla sua fanciullezza, a partire anche e soprattutto dalla sua condizione di comune peccatore...e qui ben si adatta il significato odierno di "confessione", in quanto Agostino non tralascia di svelare agli occhi di tutti anche i suoi limiti umani, i suoi peccati più grandi  e la sua lontananza da Dio, almeno fino a che non è avvenuto l'incontro: ed è a questo punto che si è innalzata la sua lode profonda al Creatore, che aveva mirabilmente disposto tutto nella vita di Agostino.
E' del tutto impossibile dare una sistemazione e uno schema a quest'opera, per il semplice motivo che porta con sé una singolare tensione che attraverso i secoli non ha mai visto svuotare il suo contenuto e si è sempre riproposta con grande ammirazione di chiunque si accostava alla sua lettura. La disarmante semplicità, il grande spirito di ricerca, l'amore per Dio e uno degl'ingegni e delle sensibilità più sottili di tutti i tempi (e non solo della storia della Chiesa), si fondono in un capolavoro senza eguali nella storia della letteratura, un affascinante scritto che ancora oggi è a metà strada tra mistero e illuminazione.

 

 

 

Tutte le novelle
di Giovanni Verga

 

 


 

Giovanni Verga è stato uno degli esponenti più importanti del Verismo, corrente letteraria propriamente italiana, sviluppatasi nella seconda metà del XIX secolo. E’ la stessa parola a suggerirci il suo significato: la scrittura diventa lo specchio quanto più fedele della realtà, del vero Verismo; il racconto nasconde la mano dell'autore e sembra quasi affiorare da sé sulla carta e materializzarsi improvvisamente sotto i nostri occhi.

La Sicilia descritta nelle pagine del Verga non nasce da una concezione astratta e lottata che lo scrittore aveva di questi luoghi, ma dal fatto che era proprio questa l'unica realtà che egli conosceva a fondo, perchè la viveva ogni giorno. Non è letteratura dialettale, anche se si tenta di conservare il più possibile il linguaggio nella sua fresca immediatezza. La cosa che più colpisce però non è questa, bensì l'evidenza di una realtà tratteggiata con tanta fedeltà al vero, che ci porta all’immedesimazione con quelle figure, con quei personaggi, in quelle faccende.

Verga ha scritto molte novelle, piccoli assaggi della sua bravura, ma sempre col suo occhio lucido, indagatore e impassibile. Non c'è freddezza nelle sue parole, bensì tutto il calore umano, quello fatto di sentimenti veri, belli o brutti che siano. Pensiamo a racconti celeberrimi come Rosso Malpelo, La Lupa, che sono stati anche riproposti nel mondo del cinema con successo, pensiamo a Nedda, il "bozzetto siciliano" e alla compassione e alla delicata attenzione da parte dello scrittore per quel mondo semplice fatto di derelitti, di poveri contadini affannati e vessati, costretti spesso a duri sacrifici fin da fanciulli. E questa non è invenzione! Verga ha copiato dalla realtà! Penso seriamente che questo gioiello della nostra letteratura vada molto rispolverato e riscoperto, del resto basta poco... giusto il tempo di concedersi una breve novella.

 

 

Le parole che non ti ho detto

di Nicholas Sparks

 

 

Una straordinaria storia d'amore, un film indimenticabile, insomma, un best seller che si fa leggere tranquillamente, ma che è particolarmente consigliato ai sentimentali, a quelli che amano le storie incredibili e un po’ irreali, insomma, a tutti coloro che credono nell'amore e nei suoi parenti. Dedicato anche ai sognatori, a quelli che cercano la natura del vero amore…

Quando finii di leggere questo libro, mi accorsi che non mi sarebbe affatto dispiaciuto vivere in una storia come questa. E sfido chiunque a leggerlo senza arrivare con le palpitazioni fino all'ultimo rigo. Senza dubbio è letteratura "facile", molto fattibile, ma non va sottovalutata tutta la categoria, perchè essa in alcune sue forme è piana e diritta espressione dei bisogni della nostra società.

Se, quando finiamo libri come questo, siamo più propensi a vivere i nostri sentimenti, a riflettere sulla loro forza semplice e così misteriosa allo stesso tempo, allora vuol dire che uno spessore ce l'avranno anche questi che non sono, dunque, "solo" dei romanzi avvolgenti... Il segreto del loro successo forse va ben oltre quello che vogliono far vedere.

Theresa e Garret, due cuori solitari, con due storie molto diverse, lui con un passato molto intrigante, fatto di prove e di dolore per la perdita della donna amata, si incontrano e si innamorano perdutamente, il destino però ha deciso per loro altre strade. E' l'amore: bisogna prenderlo così com'è...

 

 

Fontamara

di Ignazio Silone

 

 

Uno tra i libri più conosciuti e apprezzati all'estero, un vero classico moderno, ambientato in Italia durante l'epoca fascista. Purtroppo ancora poco conosciuto proprio qui da noi... ancora una volta un caso su cui vale la pena soffermarsi: Fontamara.
Una storia semplice, gente povera come tante e per questo ingannata e vessata fino al limite del disumano. E' la lotta senza quartiere dei "cafoni" contro i borghesi, dei poveri ignoranti contro i signori arricchiti, che tentano a tutti i costi di mantenere la loro posizione sociale a scapito del mondo intero... Non è però la "solita" storia. I romanzi di Silone hanno in sé la forza della disperazione, una silenziosa denuncia che getta fango sui "potenti", si potrebbe addirittura parlare (e in verità gli amanti della letteratura l'hanno già fatto) di un'anima apostolica presente all'interno degli scritti di questo importante esponente della letteratura contemporanea, perchè l'anelito alla giustizia e all'uguaglianza fra le genti è quasi una costante, specie in questo romanzo.
Fontamara è la terra in cui vivono i protagonisti della storia, che altro non sono se non i portavoce di tutta la loro comunità, fatta di umili contadini come loro, che lasciano all'alba le loro case per tornarvi distrutti di fatica solo a sera. Poveri, affamati, ignoranti e scherniti da tutti, ma custodi di valori antichi e saldi, di sentimenti puri. Indimenticabile la figura di Berardo Viola, ribelle e passionale: sarà il primo a portare sulle spalle il peso della rivendicazione dei diritti umani e a pagarne il fio.
Erano anni di violenze e sopraffazione: il fascismo mieteva vittime in tutti i sensi possibili e Silone ha saputo raccontare questi anni non dal punto di vista dei più "grandi", ma dei piccoli, degli ultimi e degli emarginati. Le violenze su uomini e donne, anche le più inaudite, raccontate con animo lucido e indagatore, ma anche con tanta compassione, fanno di questo libro un romanzo che non ha grandi pretese: ci racconta la verità così come potremmo apprenderla dalla bocca di un vecchio di paese. Forse sembrano voci troppo lontane dal nostro modo di vivere,di "sentire", ma a ben guardare, ci inganniamo se cominciamo a pensare così: tutto questo orrore non solo è esistito pochissimo tempo fa, ma possiamo ritrovarlo ancora oggi, e appena dietro l'angolo: sta a noi avere il coraggio di non nasconderci la verità.