L’EUCARISTIA TRA NATURA E GRAZIA
Nei primi tempi della Chiesa, l’Eucaristia era così vicina alla vita, che il rito sacro e il banchetto fraterno erano celebrati insieme e designati con lo stesso nome (agape) (cf 1 Cor 11,l7 ss) e talvolta è perfino difficile decidere di quale delle due cose si parla in un certo contesto (per es. nell’episodio dei discepoli di Emmaus).
Certo, non si deve esagerare neppure in senso opposto, cioè per eccessiva secolarizzazione del gesto eucaristico. Quello che si deve ricercare nella celebrazione eucaristica è l’equilibrio tra autenticità e solennità, tra spontaneità e coralità liturgica. In una parola, tra natura e grazia.
Questo incontro tra Eucaristia e vita deve essere ricercato da entrambe le direzioni. Se da una parte l’Eucaristia deve accostarsi alla vita, dall’altra, la vita deve tendere all’Eucaristia. In altre parole, il pasto quotidiano che prendiamo insieme in famiglia, o in comunità, deve essere in qualche modo un gesto religioso che prepara all’Eucaristia.
Non prepara certo all’Eucaristia l’abitudine sempre più diffusa nelle case di oggi di consumare i pasti ognuno in orari diversi, prendendo dal frigorifero quello che occorre e ignorando tutti gli altri, il mangiare «a tavoli separati», o con gli occhi incollati tutto il tempo al televisore. La vita moderna rende inevitabile talvolta tutto questo; bisognerebbe però non lasciarsi travolgere e fare in modo di ritrovarsi tutti in famiglia almeno una volta al giorno intorno alla stessa mensa, per consumare un pasto comune, arricchendolo di qualche gesto cristiano di benedizione e di preghiera. Lo fanno molte famiglie e trovano che ciò aiuti moltissimo a volersi bene, a perdonarsi e a rimanere uniti.
RANIERO CANTALAMESSA in La Parola e la vita, Città Nuova 1990, p. 254