
Incontro Tabor dell'8 aprile 2010
"Il Signore è risorto, è veramente risorto!"
Il tempo liturgico della Pasqua ci regala forti emozioni spirituali e noi viandanti della Carità siamo pronti a ridare ancora una volta speranza della gioia che c’è in noi. Con questo spirito “pasquale” ci siamo ritrovati a vivere il nostro incontro di vita comunitaria. La primavera regala un panorama mozzafiato che si gode dal Santuario Madonna della Libera, ultimamente sede abituale dei nostri incontri.
Subito
dopo aver invocato l’intercessione
dello Spirito Santo,
che viene in aiuto alla
nostra debolezza come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Romani al capitolo
8, don Fabio ci ha proclamato il brano della Risurrezione di Gesù, secondo il
vangelo di
Giovanni (20,1-18).
Questo testo ci invita a riflettere sul senso profondo della Pasqua nella nostra
vita. La Risurrezione è un episodio storico, ossia un fatto accaduto nella
storia, che miracolosamente continua a riproporsi per chi, operato dalla fede,
vede il Risorto. La Risurrezione è stata
sperimentata: ne hanno fatto
esperienza Simon Pietro e Giovanni, Maria di Magdala e Maria madre di Giacomo,
il viandante Cleopa e diversi altri discepoli.
Dopo aver constatato la tomba vuota, Pietro e l'altro discepolo ritornarono nel cenacolo: là li incontrerà Gesù la sera di quello stesso giorno. I due discepoli lasciarono il luogo della tomba, invece Maria rimase presso il sepolcro e piangeva. Agli angeli che le chiesero la ragione del suo pianto, ella rispose: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto" (v.13).
A questo punto entra in scena Gesù, fuori dal sepolcro, in piedi, ma Maria non lo riconosce. Non solo qui, ma anche nel brano della pesca miracolosa il Risorto non è conosciuto immediatamente. Gesù si fa conoscere da Maria chiamandola per nome: Egli è il buon pastore che conosce le sue pecore e le chiama per nome (cfr Gv 10,3-4.27). Maria, appena sentito il suo nome, riconosce subito Gesù e gli dice: "Rabbunì" che significa "Maestro mio". Il Risorto le dice: "Non trattenermi, infatti non sono ancora salito al Padre" (v.17). Quindi Gesù affida alla donna una missione per i suoi discepoli: annunziare loro che sta per ascendere al Padre. I discepoli sono fratelli di Gesù, perciò Dio è il Padre dei credenti in Cristo.
Maria Maddalena esegue l'ordine affidatole dal Risorto, annunziando ai discepoli: "Ho visto il Signore" e raccontando quello che le aveva detto. L'incontro di Gesù con la Maddalena e l'annuncio fatto dalla donna ai fratelli contengono un grande messaggio per il discepolo di ogni tempo: il Signore è vivo e ognuno deve cercarlo in un cammino di fede, sicuro che se farà la sua parte, il Signore non tarderà a venirgli incontro e a farsi conoscere.
Dopo questa breve ma intensa spiegazione, don Fabio ci ha fatto vedere al videoproiettore il racconto di due storie che parlavano di risurrezioni di vita, ovvero di un cambiamento radicale avvenuto dopo aver sperimentato situazioni di morte interiore. La condivisione che alcuni di noi hanno voluto offrirci dopo la visione del filmato ha dato ancora più spessore al nostro incontro, lasciandoci nel cuore un senso prolungato di festa e di pace: Cristo è risorto, è veramente Risorto.
Durante l’agape abbiamo avuto modo di festeggiare la nostra neo laureata Ursula ed anticipato il compleanno della cara Angela. Insomma, è stato un incontro tutto “pasquale”....all’insegna della gioia!
Buon tempo pasquale a tutti!
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P.S. Anche se non è stato letto durante il nostro incontro, vi offriamo questo bellissimo racconto che porterà sicuramente nei nostri cuori ancora tanta gioia ed emozione...
“Magdala non era distante da Cafarnao, dove Gesù abitava, lasciata Nazareth. Forse ad onde successive t’era arrivata la fama di lui e tra malati e posseduti t’eri mescolata anche tu. Sette demoni, dicono che avessi. Cos’avevi dentro in realtà, lo sapevi solo tu, e lui. Fatto sta che quando te ne ha liberata ti sei sentita fatta nuova e hai giocato tutto su quest’incontro, hai seguito lui e il gruppo dei suoi amici. Quando sua madre veniva, certo era con te e con le altre che legava e così insieme a lei siete state, impotenti, sotto la croce.
Stare. Come hai fatto quel mattino al sepolcro. Eri partita da casa quand’era ancor notte, dopo il sabato che proibiva visite ai sepolcri. “Nella notte, ho cercato l’amato del mio cuore” (Ct 3,1). L’amore corre, l’amore anticipa. Come sua madre, il giorno in cui alla festa di nozze disse al figlio che non avevano più vino. Non era ancora la sua ora, disse lui. Ma poi compì il segno. Come la sirofenicia, quando, lei pagana, gli chiese di guarire la sua bambina. Non era ancora il tempo dei pagani, disse lui. Ma poi l’esaudì e la lodò.
Presto al sepolcro, per un corpo morto. Stavolta però qualcuno t’aveva preceduta: la pietra rovesciata! Dunque, hai dedotto, il corpo trafugato! La corsa a casa, l’incredulità dei discepoli, l’affrettarsi di Pietro e Giovanni, e tu di nuovo fuori dal sepolcro, piangendo. Non ti sei scomposta neppure per gli angeli.
Ma anche lui “stava”. “Chi cerchi?”. Così aveva chiesto un giorno anche ai due discepoli del Battista che lo seguivano. “Maria!” Quella voce, l’avresti riconosciuta fra mille, come egli, buon Pastore, conosceva la tua. Vivo! Ti sei volta, l’hai riconosciuto, l’hai abbracciato, come la sposa del cantico dopo la lunga ricerca:
“Da poco avevo oltrepassato le guardie,
quando trovai l’amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò…”.
(Ct 3,4)
Fosse stato per te, avresti bloccata la storia a quell’ora. Saresti ancora lì. “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli…”. Non spettava a te condurre lui. Era lui il Signore. Doveva salire al Padre. Ti regalava dei fratelli Si faceva non visibile, perché tu lo raggiungessi nei suoi fratelli. Perché lo riconoscessi in tutti i giardinieri, in tutti i volti che i tuoi occhi avrebbero continuato a vedere.
La tua fede allora ha fatto un salto, si è fatta compiutamente cristiana. L’hai lasciato lì e sei andata dai suoi fratelli. Tu non l’hai più visto. Anzi, l’hai visto nei suoi fratelli. Tu non l’hai più stretto, anzi l’hai stretto nei suoi fratelli. Tu non l’hai più servito, anzi l’hai servito nei suoi fratelli.
Paolo dirà poi che siamo suo corpo e che amare il capo comporta amare le membra. Matteo parlerà dei fratelli suoi più piccoli, qualunque cosa fatta ai quali, il re considererà fatta a sé. Lui ha fame, lui ha sete, lui è forestiero, ammalato, imprigionato.
Tu, Maria di Magdala, sei tutti noi. Siamo noi la sposa ch’egli attendeva nel giardino. Noi che non lo cercheremmo se egli non ci avesse, col suo sangue versato, ricondotti a sé. Tu che hai lasciato l’abbraccio per abbracciare il mondo, chiedi anche per noi la grazia di questo salto. Che cercando il Signore Gesù, ci lasciamo da lui inviare ai fratelli. Che andando ai fratelli non ignoriamo il legame unico, sacramentale che essi hanno con il Signore e lo annunciamo risorto fra loro e in loro”.
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