"Non più qualcosa da osservare,
ma Qualcuno da seguire!”
7 Novembre 2008

Ogni incontro è un pezzo che va ad aggiungersi al disegno che siamo chiamati a realizzare, un passo in avanti sul cammino che abbiamo intrapreso. La guida però è solo Lui… l’ideatore del progetto è Gesù Cristo.....
Stasera abbiamo messo al centro della nostra attenzione i comandamenti e soprattutto il nostro modo di viverli, il senso che noi diamo loro.

Il cuore del nostro incontro ha avuto come tema il Vangelo di Matteo (19, 16-22), ossia il brano più comunemente conosciuto come quello del "giovane ricco”. Un passo senza dubbio famoso, forse fin troppo, tanto da vederlo spesso sottovalutato e banalizzato.

Un testo che
però porta in sé una serie innumerevole non solo di attualizzazioni, come
abbiamo
visto dalla sua messa a confronto con recenti
articoli di testate giornalistiche, ma anche
di riverberi sulla nostra stessa vita.
Come viviamo
determinate situazioni, come ci comportiamo davanti a certe scelte, come
reagiamo di
fronte a fatti anomali che però pare stiano diventando normali per la maggior
parte di noi (se non quasi per tutti!): ecco su cosa abbiamo fatto il punto.
Mentre
i due articoli
ci parlavano di storie al limite dell’incredibile (eppure sono fatti realmente
accaduti e anche molto di recente), emergeva dalla lettura del Vangelo questa
figura così affascinante e così concreta, del giovane. Il Vangelo parla di “un
tale”, che potrebbe vestire benissimo anche i nostri panni,
possiamo
rispecchiarci pienamente in questa persona che chiese a Gesù come poter avere la
vita eterna: una domanda ardita, con una risposta che sembra raggiungere, via via che va
avanti il dialogo, vette sempre più alte, sempre più vertiginose (“vendi tutto… e seguimi”), perché questo giovane voleva essere
"perfetto". Gesù
allora accoglie la provocazione rispondendo con altre provocazioni, per mettere
alla prova il cuore di quest’uomo, finché egli non va via sconfitto e deluso, “perché aveva molte ricchezze".
Com’è dunque
il nostro rapporto con i beni? Che uso facciamo
delle
nostre possibilità materiali? Le mettiamo anche a disposizione degli altri o vi
attacchiamo il cuore e ci chiudiamo a tutto il resto?
Siamo spinti
ad interrogarci anche sul rapporto che stringiamo con Dio: quanto siamo disposti
a rischiare e a dare tutto senza trattenere nulla per noi, per seguire Cristo
nella nostra vocazione?

Sono interrogativi che dovrebbero bruciare dentro di noi, perché non siamo fatti per il mondo e di questo dobbiamo avere consapevolezza, né siamo fatti per i beni, ma essi sono stati fatti perché gli uomini ne possano usufruire.
La Legge di Dio
ci aiuta a fare ordine nelle cose che sono fuori di noi, perché questo ordine
deve rispecchiare quello stesso che
ci
dovremmo portare dentro. La nostra vita spirituale, interiore, non deve
discordare da quello che anche gli altri vedono da fuori. Ecco l’equilibrio,
ecco l’ordine! La legge dunque non è qualcosa di esterno, qualcosa che non ci
appartiene e che ci viene imposto, ma uno strumento che deve aiutarci a vivere
al meglio il nostro rapporto con Dio e con i fratelli.
L’adempimento
della legge è l’amore,
non dimentichiamo che chi
ama
il prossimo, ad esempio, non potrebbe mai pensare di dire male di lui, di
sottrargli moglie (o marito) o altro. L’amore dunque è il modello assoluto di
legge al quale dobbiamo tendere tutti noi cristiani.
Quel giovane se ne andò, triste, deluso, sconfitto, ma ha aiutato noi a capire che essere cristiani significa non solo avere buona volontà e rispettare i comandamenti, ma significa anzitutto liberare il cuore da tutto quello che ci allontana da Gesù, per essere pronti e decisi a seguirlo in qualsiasi momento!!!
A conclusione del momento di preghiera ci siamo fermati per un momento di agape fraterna (con le mitiche graffe di Pupetta), occasione caduta in concomitanza con l’onomastico di Ernesto, sicché la dimensione di fraternità è stata ancora più "assaporata" da tutti!
