
Incontro di comunità 7 aprile 2011
"Mi basti Tu … ovvero cercatori dell’essenziale!"
3° incontro di Quaresima
A cura di Emilia Della Monica
La catechesi di questa sera chiude il ciclo di preparazione alla Pasqua, il momento cruciale dell’anno liturgico che dà senso al nostro essere cristiani. Ancora per questa sera siamo qui ai piedi dell’altare del monastero di San Bartolomeo, immersi in un’atmosfera di silenzio impregnato di Spirito Santo.
Il bellissimo brano del Vangelo, scelto per noi dal nostro Don Fabio, è quello che vede Gesù a tavola a casa di Simone, un fariseo. E’ un passo dell’evangelista Luca (Lc 7, 36-50), medico e pittore; proprio questo suo lato "artistico" traspare nelle pennellate del testo, così ricco di particolari da farci vivere quasi in prima persona la location, gli eventi, e perfino gli stati d’animo.
Insomma stasera ci siamo ritrovati con Gesù in una casa di un fariseo, uno che contava, uno che ostentava, uno che portava, come tutti i farisei, lunghi filatteri, i rotolini della Legge ostentati sulla fronte e che, in base alla loro lunghezza, testimoniavano il grado di conoscenza della stessa Legge. Simone è uno che in pompa magna invita alla sua mensa i notabili del posto, per poterli ostentare ed anche per gestirseli al meglio. I farisei erano l’apparenza della legge, indossavano bene una maschera e cercavano di tenersi buoni tutti i partiti, per cui anche Gesù riceve un invito "sconcio".
Invitare una persona alla propria tavola è un gesto importante, oggi come allora, la tavola è il centro focale della casa, è il luogo dove si raccoglie la famiglia, dove siedono gli intimi, gli amici. E’ inevitabilmente il luogo dove, uno di fronte all’altro, uno accanto all’altro, è possibile scrutarsi, incrociare gli sguardi, mettere in tavola se stessi senza infingimenti; la mensa è il luogo della comunione, è il posto dove maggiormente ci si sente accolti, dove il piacere del pasto si combina con l’accoglienza e la gioia di condividere, ma è anche, quindi, il luogo dove più facilmente emergono i contrasti, dove si avverte la freddezza dell’ospitalità di scena. Pensiamo per un attimo al povero Gesù, invitato da Simone nel suo mondo di maschera e di ipocrisia, noi non avremmo mai partecipato ad un simile banchetto, ma Lui no! Lui entra quasi a suo agio, dice don Fabio, non mostra reticenze perché Egli è venuto non per i “sani”, ma per “le pecorelle smarrite".
Don Fabio ci suggerisce di lasciare spazio alla fantasia, di visualizzare il contesto: ed è così che scorgiamo Gesù sedere al tavolo con gli altri commensali, altri notabili, farisei compiaciuti, c’è grande ostentazione di ricchezza e di potere, c’è un tavolo sontuosamente apparecchiato, ci sono sguardi di sottecchi, sguardi di intesa tra i commensali e perché no, anche quei sorrisetti falsi che sottendono stadi d’animo non sempre disponibili … e Gesù è là, non dice una parola, muto … "come pecora muta davanti ai tosatori".
Don Fabio ci aiuta a cogliere un’analogia, questo sontuoso banchetto dove Cristo si lascia giudicare, è preludio di quello che poi avverrà di lì a poco: Gesù davanti al Sinedrio!
Mentre avvengono i convenevoli di rito, si "vede" arrivare una donna, una peccatrice … viene recando con sé un vasetto di oli profumati. Nessun presente sa come abbia fatto quella donna ad entrare indisturbata nella casa di un fariseo. Non ha nome e questo sicuramente ce la dice lunga rispetto al ruolo femminile nell’allora società, ma di certo la mancanza di identità è un elemento voluto per "identificare" quella donna con tutti noi; Luca non dice chi è quella donna e ci rimanda all’interrogativo d’obbligo … ma noi chi siamo?
La peccatrice aveva saputo che Gesù si sarebbe fermato in quella casa, Lo cerca, cosa che noi non facciamo più, dice don Fabio, abbiamo relegato Cristo nei Tabernacoli delle chiese! Qui viene d’obbligo ricordare la vicenda di San Gerardo, che non riusciva a stare lontano dall’Ospite del Tabernacolo e passava le sue giornate sull’altare a "giocare " con Gesù che "per amor nostro sta chiuso giorno e notte nel tabernacolo".
La donna Lo cerca, è desiderosa di esserGli vicina e come sempre, chi cerca trova! Ella ha nel cuore il desiderio di riscattare la sua dignità, fa la cosa più assurda per quei tempi, entra nella casa di un fariseo, affronta il giudizio dei maschi, che ben sanno chi sia lei, insomma infrange tutte le regole sociali! Quale grande coraggio, che forza sprigiona il bisogno spasmodico di incontrare Cristo!
Luca scrive il suo Vangelo per la terza generazione, per quelli che avrebbero conosciuto il Cristo dopo la sua morte, per questo evidentemente i suoi scritti sono pennellate della realtà, dice don Fabio, sono i particolari a fare la differenza; allora riusciamo a sentire a pelle l’imbarazzo che aleggiava nella stanza, tutti guardano verso la donna e Gesù, tutti volevano vedere la Sua reazione, c’è solo silenzio, nessuno fa la prima mossa. La donna porta con sé un vasetto di oli profumati con il quale si appresta ad ungere i piedi di Gesù, un gesto di intimità e di dolcezza infinita, bagna con le lacrime quei piedi santi, li bacia, si rannicchia a terra, sta però dietro a Lui, quasi a difendersi, come fanno i bambini dietro alle sottane delle madri. In quella stanza tutti hanno un seggio, non lei che è a terra, ha toccato il fondo ed è stanca di subire, però fa memoria dei suoi limiti e nello stesso tempo diventa un tutt’uno con il Maestro, e al Suo cospetto la miseria scompare per far posto alla Misericordia.
Don Fabio ci aiuta a leggere fra le righe, ci fa cogliere la tenerezza di quelle lacrime che egli paragona alla rugiada; la sensualità dei capelli che asciugano i piedi di Gesù, piedi sicuramente bellissimi, ma altrettanto stanchi, sporchi e callosi per i lunghi tragitti attraverso strade dissestate (era, infatti, usanza a quei tempi, appena entrati in una casa, dare sollievo ai piedi degli ospiti); ed ancora "l’erotismo" del bacio, esso è l’espressione più intima tra un uomo ed una donna, il bacio esprime l’effusione dello Spirito, il soffio vitale, è espressione della vita, si pensi ad esempio alla respirazione bocca a bocca, per questo viene da pensare ai baci che abbiamo dato e talvolta anche sprecato!
Simone non ha il coraggio di palesare i suoi pensieri, cova dentro, ma Gesù che legge i cuori risponde ai suoi dubbi con la parabola dei due debitori (Lc 7,41-43), cioè di quel creditore che condona due debiti, uno di 500 denari e l’altro di 50. Gesù chiede a Simone chi dei due amerà di più il creditore. Naturalmente Simone dà la giusta risposta e quindi si “getta la zappa sui piedi”. Infatti è qui che Gesù finalmente riscatta la peccatrice "dai suoi molti peccati perché ha molto amato", Gesù ha gradito il gesto di quella donna, sicuramente la rialza, se prima ella poteva vedere solo i suoi piedi ora sono due esseri alla pari, può perdersi nel Suo sguardo d’amore, e le ridona la pace. La peccatrice è entrata dalla finestra come una fuggiasca ed esce dalla porta a testa alta, ed è questo ciò che fa il sacramento della Confessione. Il messaggio è chiaro: è l’amore principio e fine di ogni cosa, l’amore è il segreto della salvezza, infatti sant’Agostino dirà …"Ama e fa’ ciò che vuoi".