
Quaresima 2009...
Sassolini lungo il sentiero verso la Pasqua
La Quaresima: un pit-stop, cioè una fermata al pozzo, come quando si è stanchi, come quando si vogliono riprendere le forze lungo il cammino, come quando c’è bisogno di una revisione per procedere sicuri.
Tempo di preghiera, di digiuno e di carità, ci ricorda la Chiesa. Ma soprattutto tempo per spalancare le finestre del nostro cuore all’amore che ci viene incontro nella veste trasfigurata della Pasqua, festa centrale nella vita dei cristiani, alla quale bisogna prepararsi quanto meno indegnamente.
Senza quella Croce e quella Resurrezione gloriosa, infatti, perderebbe di senso il nome di “cristiano”.
Noi crediamo in Lui perché Lui ha sconfitto per sempre la morte e ci ha additato, segnato coi Suoi stessi passi, il percorso della Vita Vera, Eterna.
La Quaresima è dunque un tempo favorevole per tornare al Cuore di Dio, per riscoprire tutto il nostro bisogno di amore che viene saziato solo dalla presenza del Signore nella nostra esistenza.
Attraverso la preghiera infatti si esamina se stessi alla presenza di Dio, con il digiuno ci sforziamo di colmare le nostre voragini, ma con la carità, cioè con il nostro atteggiamento caritatevole, camminiamo incontro al prossimo più povero di noi, più in difficoltà, per concretizzare i propositi a migliorare la nostra vita. Tutto è basato sullo sforzo, sull’impegno… non c’è nessuna formula magica che ci faccia cambiare ex abrupto, cioè da un momento all’altro, ma c’è un percorso graduale di allenamento e, come accade in ogni tipo di sport, fisico o spirituale che sia, si suda, si fatica in vista di un obiettivo che non siamo certi di raggiungere. È appunto per questo che conta solo lo sforzo individuale e la passione, la convinzione che si profonde in ciò che si sta facendo.
Dopo l’incontro di ieri sera però tutti sappiamo che in questo sforzo non siamo più soli, perché ora lo condividiamo con tanti altri fratelli che hanno deciso di vivere il tempo della preparazione alla Pasqua, sforzandosi di compiere alcuni piccoli doveri che ogni buon cristiano dovrebbe attuare nella propria quotidianità.
Si tratta di quelle piccole-grandi virtù, che solo con l’esercizio giornaliero e con l’applicazione alle situazioni anche più piccole della nostra giornata, diventano parte di noi e ci fanno avvicinare di tanti piccoli gradini al Cuore di Dio. Essere cristiani vuol dire prendere la propria Croce e seguire Gesù sulle strade della vita: certo qualcosa di difficile, ma non di impossibile, soprattutto se scommettiamo tutto su di Lui.
Per questo tempo di Quaresima, prima di mettere mano ad ogni proposito dunque, i viandanti hanno deciso di fermarsi sotto la Croce, per un breve momento di adorazione, ma soprattutto per guardare negli occhi il Crocifisso e rivedere con sguardo sincero il proprio cuore, la propria coscienza e i propri limiti, le mancanze, le colpe, per far salire a galla i bisogni e la verità che c’è in ognuno di noi. Questo è il tempo favorevole per guardarsi dentro e per cominciare un percorso di correzione, senza il quale è impossibile pensare di andare incontro ai fratelli.
Se però ci sforziamo in Cristo di raddrizzare quanto c’è di sviato in noi, allora ci renderemo conto che anche l’approccio con l’altro sarà più fruttuoso e sincero.
Durante il momento di preghiera, per dare senso e pienezza a quello che era stato detto, ci è stato proposto di vivere un segno. Sotto all’immagine del crocifisso, che troneggiava ai piedi dell’altare, c’erano dei sacchetti contenenti ognuno 13 sassolini, ognuno di noi è stato invitato liberamente a prenderne uno.
I sassolini che ogni viandante ha preso sono l’impegno, il segno di una Quaresima da vivere condividendo questo sforzo di correzione comunitario e allo stesso tempo individuale, per percorrere insieme il tratto di strada che ci separa dalla gioia della Pasqua, sapendo di non essere soli, ma soprattutto sapendo che, al di là dei risultati che otterremo, sarà davvero Pasqua per il cuore di ogni viandante premiato nell’impegno profuso.
13 sassolini per 13 atteggiamenti da imitare, cose semplici, che finalmente ci fanno scendere coi pedi per terra e ci fanno guardare davvero a noi stessi e agli altri nella maniera più autentica possibile.
Quali sono queste “virtù-guida” che segneranno il nostro cammino?
Sono gli aggettivi della Carità, così come san Paolo li elenca nel suo Inno alla Carità, che è anche l’inno che contraddistingue la comunità dei viandanti.
La Carità è paziente, non è invidiosa, non si vanta, non cerca il suo interesse: queste ed altre ancora le qualità che un animo caritatevole deve cercare di concretizzare verso il prossimo...
Noi siamo viandanti, viandanti della Carità, dobbiamo dunque sforzarci di mettere in atto questa carità, bastano infatti pochi atteggiamenti semplici fatti scendere nella nostra quotidianità e molto affidamento a Cristo, per vedere la nostra vita illuminata, cambiata, capace di fare da serbatoio di amore per il prossimo che ci tende la mano.
Il prossimo… chi è nella nostra vita? Cosa vuol dire farsi prossimo?
Il prossimo è uno che si fa povero, una persona che ci tende la mano: in quel bisognoso c’è Cristo stesso che si fa piccolo, proprio perché solo un cuore che ama può riconoscerLo, solo occhi che non si fermano a guardare, ma decidono di vedere, possono scorgerLo.
Cristo stesso ci dice che ogni volta che allevieremo le sofferenze di un piccolo che è nel bisogno è come se lo avessimo fatto a Lui, se noi dunque professiamo l’amore di Dio, come non professare anche quello per il fratello bisognoso?
Immaginiamo che ognuno di questi sassolini diventi un mattone, e immaginiamo ancora che questi mattoni messi tutti uno accanto all’altro possano formare una casa nel nostro cuore, dove accogliere non solo il fratello, ma accanto a lui e in lui anche il nostro Signore… allora sì che verrà davvero la Pasqua, e verrà a mettere a festa il nostro cuore, che è stato temprato dallo sforzo e incoraggiato dall’amore durante il cammino.
Questa casa porterà l’insegna della Croce, senza la quale non è possibile vivere una vera Pasqua, ma anche l'insegna della gioia, che è il segno più alto dell’amore che Cristo ha per ognuno di noi… come il sole che, sebbene uno solo, riesce ad illuminare e riscaldare ogni uomo…
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della Quaresima 2009