L'incontro di Comunità del 5 febbraio 2009

 

 

il Sacramento delL’Eucaristia...

ovvero Cristo che ci fa come Lui!

 

 

 

 

Il terzo dei sacramenti dell’iniziazione alla vita cristiana, ovvero l'Eucaristia, ha illuminato il percorso nella nostra riflessione durante l’incontro del 5 febbraio.

Senza dubbio tutti i sacramenti hanno un fondamento biblico, pertanto sono tutti importanti alla stessa maniera, ma forse il dono dell’Eucaristia rappresenta per noi cristiani qualcosa di assolutamente speciale nel suo genere.

E’ un “mistero della fede”, come recita la formula liturgica, ma soprattutto un mistero dell’Amore.

In quel pane c’è il corpo di Cristo, quel pane è il corpo di Cristo e chi ne mangia impara a non vivere più per se tesso, ma per Lui, impara a riconoscerLo unico Salvatore del mondo e della propria esistenza.

 

L’Eucaristia è il farmaco, è la medicina che cura le ferite spirituali, perché Cristo è da sempre venuto per tutti coloro che si riconoscono deboli e bisognosi. E, sebbene spesso facciamo fatica a riconoscere ciò, tutti noi sappiamo in fondo di essere estremamente imperfetti e “malati”. Estremamente, ma non irrecuperabilmente… almeno per Lui. Basta aprirsi e dire “Sì” affinché cominci questo rapporto d’amore. Il Signore non ci forza mai, si accosta a noi con gentilezza, perché l’amore non è invadente, e lascia decidere a noi come comportarci, se aprire le porte della nostra vita o lasciarLo fuori dai nostri problemi.

 

 

Il passo del Vangelo che abbiamo focalizzato è quello di Luca 24,13-35, meglio conosciuto come il vangelo dei “Discepoli di Emmaus”, ovvero coloro i cui occhi “erano incapaci di riconoscerLo”, eppure Gesù camminava al loro fianco! Era proprio lì! Come è possibile non riconoscerlo?

Chissà quante volte anche noi facciamo la stessa identica esperienza! E ci domandiamo: “Ma dov’è? Che fine ha fatto Dio nella mia vita? Si è dimenticato di me?”. Invece Lui ci cammina affianco, ma il nostro peccato, la nostra disperazione, la tristezza, ci impediscono di riconoscerlo. Perché semplicemente ci fermiamo alla nostra umanità, e facciamo esperienza della nostra nullità; perché siamo “tardi di cuore” nel credere; perché… siamo semplici uomini. Ma con una grande vocazione: quella alla santità! Ecco perché i due discepoli sentivano “ardere il cuore nel petto”, mentre Gesù spiegava loro tutto ciò che nelle Scritture si riferiva a Lui. Non ci si può turare le orecchie davanti a tale richiamo. E quando i discepoli invitano il Signore a fermarsi con loro, Egli non se lo fa ripetere due volte, si ferma e, come se non bastasse, si rivela a loro nel gesto emblematico dello spezzare il pane, per poi subito sparire.

 

Quando noi partecipiamo all’Eucaristia domenicale facciamo questa stessa esperienza: il Signore ci toglie il velo che abbiamo sugli occhi e ci fa vedere come ancora spezza il pane con noi e per noi. E si mostra in tutto il suo amore, lo stesso che lo spinse quel giorno di duemila anni fa a sacrificarsi sul Golgota. Lo stesso amore di quando, durante l’Ultima Cena, istituì questo sacramento, il più misterioso e affascinante per un cristiano. I primi martiri affermavano: “Sine dominico non possumus”, senza il giorno della domenica non possiamo vivere! È dal sacrificio di Cristo che deve scaturire tutto per noi cristiani. Quello è il senso e il sentiero da seguire. Ma senza mai dimenticare che tutto quello che celebriamo nell’Eucaristia non è fine sa se stesso, ma è un invito pressante a testimoniarlo con l’esempio con la vita di ogni giorno. Il nostro compito è quello di portare alla gente la Buona Novella che abbiamo toccato con mano e assaporato su quella Mensa celeste.

 

 

Per saperne di più visita il seguente link

Catechismo della Chiesa Cattolica - Il sacramento dell'Eucaristia