
«Un passo in avanti per la nostra comunità»...
ovvero l'incontro Tabor del 31 maggio 2010
Durante il nostro ultimo incontro aleggiava nell’aria una dolce emozione già ravvisata dalla fitta rete di comunicazione telematica e telefonica che ci avvertiva dello spostamento del nostro incontro al giorno 31 maggio, anziché al 3 giugno come stabilito da calendario. L’attesa di sapere cosa stesse succedendo era tanta, ma bisognava saper attendere il momento giusto.
Il tema che ci è stato proposto ha preso spunto da un brano della Lettera ai Romani al capitolo 12 vv 9-16. San Paolo in questo brano invita i cristiani di Roma a vivere il culto spirituale senza finzioni, per poter sperimentare in pienezza il significato di quella fede già annunciata in precedenza. All'esposizione dottrinale, Paolo, secondo il consueto, fa seguire le pratiche di esortazioni; e dopo aver mostrato come l'Evangelo è la potenza di Dio per la salvezza d'ogni credente, del Giudeo prima e poi anche del Greco, descrive poi, in brevi tratti, quale debba essere la vita pratica di chi ha creduto nell'Evangelo della grazia.
A volte capita anche a noi di indossare una maschera e di vivere il nostro rapporto con il Signore relegandolo ad un mero e sterile culto spirituale, senza tener conto del legame indissolubile che questo deve avere con i fratelli che il Signore ci mette sul nostro cammino. Quello su cui don Fabio ci ha invitato a meditare è l’aspetto concreto di una fede che deve fare i conti con l’umanità di ogni persona e i suoi limiti. Ognuno di noi è chiamato dunque a mettere in pratica quegli insegnamenti che riceve e che vive all’interno della comunità ecclesiale, facendo riferimento innanzitutto agli insegnamenti lasciatici da Gesù Cristo. E’ vero, non sempre ci riesce facile gareggiare nello stimare il fratello oppure non essere pigri nello zelo o ancor più forti nella preghiera e perseveranti nella tribolazione, ma per ogni cosa serve un allenamento, anche nella vita spirituale, al contrario di quanto il mondo vuole farci credere proponendoci stereotipi già preconfezionati.
L'amor cristiano è sincero, è santo e fugge il male anche in quelli che predilige, è pieno di fraterna tenerezza, di cortesi e rispettosi riguardi, di premura nel rendere servizi, di fervore spirituale al servizio del Signore. Attinge forza nella speranza, nella pazienza e nella preghiera perseverante; è benefico verso i bisognosi; benedice i persecutori, simpatizza con le gioie, come con i dolori altrui, è umile e pacifico, non è vendicativo, ma trionfa sul male con il far del bene ai nemici.
«Si sviluppa spesso, nelle congregazioni dei fedeli una tendenza aristocratica, forzandosi ognuno, in virtù della fraternità cristiana, di stringer relazioni con quelli che, per i loro talenti o per le loro ricchezze, occupano una posizione più elevata. Da ciò nascono piccole consorterie animate da spirito di alterigia, e che danno luogo ad esclusioni offensive e penose. L'Apostolo conosce queste piccinerie e vuol prevenirle; raccomanda perciò ai membri della chiesa di stabilire relazioni con tutti ugualmente e, se vogliono fare preferenze, di farle piuttosto a favore dei più meschini, dei più indigenti, dei più ignoranti, dei meno influenti nella chiesa. L'antipatia che Paolo sente per ogni specie d'aristocrazia spirituale, per qualunque distinzione di caste in seno alla chiesa, si rivela anche nel precetto che condanna il sentire presuntuoso che ciascuno ha della propria saviezza, sentimento che porta a non tener conto dell'opinione degli umili e a coltivar relazioni soprattutto con quelli che ci adulano e il cui consorzio ci onora agli occhi degli uomini» (Godet).
Dopo averci offerto queste brevi ma intense riflessioni, don Fabio ha finalmente svelato cosa si celava dietro quell’alone di mistero, e sinceramente è stato qualcosa di veramente emozionante: infatti ci ha detto che il nostro cammino di comunità è giunto ad un passo importante e che è arrivato il momento di venir fuori anche i diocesi, con l’apertura e la partecipazione di noi tutti viandanti ai momenti di vita comunitaria offerti dalla nostra chiesa locale! Questo significa che da oggi possiamo “ufficialmente” offrire a tutti la possibilità di seguire e di condividere il nostro stesso cammino di fede. In questi anni forse non tutti sanno che non poche sono state le difficoltà che abbiamo dovuto superare: come ogni cammino, anche il nostro all’inizio ha avuto bisogno “di farsi le ossa”. Da oggi è come se ad ognuno di noi venisse affidato questo incarico speciale, portare in giro la nostra comunità, farla conoscere, farla amare. Tutto questo ci impone grosse responsabilità e non poca fatica: ma che cosa sono queste rispetto alla gioia di far crescere la nostra comunità? E’ vero, non tutti sentono l’attaccamento a questo cammino o lo vivono alla stessa maniera, c’è anche chi viene solo per avere e non per dare e questa è una cosa normale, anzi a dire il vero la nostra comunità è sempre stata aperta verso tutti, anche verso chi ravvisava il bisogno di affacciarsi solamente per un attimo nel nostro mondo. Ma al di sopra di tutto c’è in gioco oggi qualcosa di più grande, di cui ognuno di noi deve tener conto, ovvero la possibilità di offrire a tutti di essere VERI VIANDANTI, cioè di mettersi in cammino per le strade anche della nostra città e schierarsi in trincea.
A tal proposito, ci sono stati dati vari appuntamenti. Sappiamo che non è facile conciliare la nostra vita con quella della comunità, ma vi chiediamo di fare qualche piccolo sacrificio, e perché no, alcune volte di fare anche qualche piccola rinuncia per un bene maggiore. Adesso è il momento in cui il Signore ci chiama ad uscire fuori dalle nostre aule di formazione e di portare questa esperienza nel cuore di tutti. Don Fabio ci ha sempre ricordato che essere cristiani in chiesa è una cosa facile, ma noi siamo chiamati ad esserlo fuori, e questa che ci viene offerta non ci sembra occasione più propizia per poterlo fare. Non scoraggiamoci, non siamo egoisti, non spaventiamoci di fronte al sacrifico, se veramente teniamo a cuore questa comunità impegniamoci tutti allo stesso modo, d’altronde la croce quando è condivisa è più leggera per tutti quanti!
Il primo appuntamento è stato già vissuto, la partecipazione alla festa del Corpus Domini, in realtà ci si aspettava qualche presenza in più non come spettatori ma come protagonisti. Il prossimo appuntamento è fissato per sabato 12 giugno alle ore 18.45 a Sorrento nella chiesa cattedrale per la chiusura dell’anno sacerdotale. Il nostro arcivescovo ha invitato tutti, anche le aggregazioni laicali, e noi non possiamo non esserci; infine il giorno 13 giugno alle ore 18.00 ci ritroveremo al santuario Madonna della Libera, dove il superiore ha voluto con grande amore invitarci ad animare la liturgia di quel giorno proprio in occasione della festa della Madonna della Libera, ed in verità non vi nascondiamo che ha puntato molto sulla nostra presenza, anche qui, potremmo non esserci?
Al termine vogliamo ringraziare tutti, specie don Fabio che con grande sacrificio tra parrocchia e comunità porta avanti il nostro sogno.
Amici viandanti è tempo di andare oltre…non siete d’accordo?