L'incontro di comunità del 28 gennaio 2010

 

 

"L’invio in missione"

 

 

L’ultimo incontro a cui abbiamo preso parte chiude la serie di tre catechesi incentrate sulla predicazione del Regno e la missione della Chiesa.

Il brano guida che ci è stato proclamato appartiene all’ultimo capitolo del Vangelo di Marco (16,14-20), che presenta la lista di alcune apparizioni di Gesù: alla Maddalena (Mc 16,9-11), ai due discepoli che camminano verso Emmaus (Mc 16,12-13) e agli undici nel cenacolo (Mc 16,14-18).

Gesù appare agli undici discepoli e li rimprovera per non aver creduto alle persone che lo avevano visto risorto. Non credettero alla Maddalena (Mc 16,11), nemmeno ai due lungo il cammino della campagna (Mc 16,13). Varie volte Marco si riferisce alla resistenza dei discepoli nel credere alla testimonianza di coloro che sperimentarono la risurrezione di Gesù. Perché Marco insiste tanto sulla loro mancanza di fede? Probabilmente per insegnare due cose: che la fede in Gesù passa per la fede nelle persone che ne danno testimonianza e che nessuno deve scoraggiarsi quando nasce l'incredulità nel suo cuore. Perfino gli undici discepoli dubitarono!

Dopo il suo rimprovero, Gesù conferisce agli apostoli il mandato in missione: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato". L’invio in missione è cosa di tutti, laici e consacrati. Il Concilio Ecumenico Vaticano II nei vari documenti che da esso sono stati stilati precisa il ruolo della Chiesa e dice: “Come infatti il Figlio è stato mandato dal Padre, così ha mandato egli stesso gli apostoli (cfr. Gv 20,21) dicendo: «Andate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto quanto vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20). E questo solenne comando di Cristo di annunziare la verità salvifica, la Chiesa l'ha ricevuto dagli apostoli per proseguirne l'adempimento sino all'ultimo confine della terra; Ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di disseminare, per quanto gli è possibile, la fede” (LG 17). E ancora: “L'apostolato dei laici è quindi partecipazione alla missione salvifica stessa della Chiesa; a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del battesimo e della confermazione. Dai sacramenti poi, e specialmente dalla sacra eucaristia, viene comunicata e alimentata quella carità verso Dio e gli uomini che è l'anima di tutto l'apostolato. Ma i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo [113]. Così ogni laico, in virtù dei doni che gli sono stati fatti, è testimonio e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa «secondo la misura del dono del Cristo» (Ef 4,7) LG 33.

 

A tutti quelli che ebbero il coraggio di credere all’annuncio degli apostoli e che sono battezzati il Signore Gesù promette dei “segni prodigiosi”, che confermeranno la loro partecipazione alla missione tutta della Chiesa:

 

- scacciare i demoni: ovvero combattere la forza del male che distrugge la vita. Quante cose oggi nel mondo, specie tra i giovani, mettono seriamente a repentaglio il valore della vita. A volte solo per il gusto dello sballo, del divertimento frenetico e senza senso!

- parlare nuove lingue: ovvero cominciare a comunicare con gli altri in modo nuovo. Chi incontra Dio non può restare uguale a come era. Il suo modo di essere cambia ontologicamente e di conseguenza la sua vita diventa riflesso della vita di Dio

- vincere il veleno: ci sono molte cose che avvelenano la convivenza. Molti pettegolezzi che distruggono le relazioni tra le persone. Chi vive in presenza di Dio non fa caso a questo e riesce a non essere disturbato da questo “terribile veleno”.

- cureranno i malati: il cristiano è colui che è sensibile a quanti sono malati nel corpo e ancor più nello Spirito. Ognuno di noi è chiamato ad essere per questi fratelli motivo di speranza e di incoraggiamento.

 

La Chiesa è dunque per sua natura tutta missionaria. Il Signore ancora oggi ci manda in missione, ognuno secondo la vocazione ricevuta da Dio, in ambienti in cui è chiamato a dare testimonianza di vita, dunque, un annuncio fatto non solo di parole, ma soprattutto di adesione completa e convinta all’annuncio stesso di Gesù. In altre parole, questa missione si esplica facendo percepire a quanti ci vivono accanto la presenza di Dio-Amore che ancora oggi nel nostro vissuto viene a ridarci speranza e ci invita ad essere strumenti di collaborazione nelle sue mani. Sempre se ognuno di noi è capace di rispondere a questo quesito inquietante lanciato da Dietrich Bonhoffer:

 

“Se ti accusassero di essere cristiano, troverebbero delle prove contro di te?”.

 

A concludere il nostro incontro è stata la partecipazione all’agape fraterna, condividendo la gioia di Maurizio e Assunta per il compleanno della piccola Alessia. Infatti abbiamo festeggiato il suo 9° compleanno, gustando leccornie di ogni tipo tutte preparate dalla mitica Assunta a cui ancora una volta diciamo il nostro grazie!

 

Ops…dimenticavamo di dire a quelli che non sono venuti e che si sono lasciati scoraggiare dal tempo e dal luogo: “Che vi siete persi!!!”.