Incontro Tabor del 26 giugno 2009

 

E noi come viviamo oggi?

Il nostro rapporto con Dio e coi fratelli…

 

 

 

 

 

 

L’ultimo incontro di comunità si è svolto nella magnifica cornice del giardino di una famiglia “viandante”: i coniugi Sergio, che hanno accolto i fratelli viandanti con il calore e il sorriso che da sempre li contraddistingue.

Non è certo un caso che il nostro incontro si sia svolto in un contesto simile, infatti esattamente il 26 giungo di un anno fa, proprio a casa Sergio, nacque il Laboratorio della Carità, ossia fratelli viandanti che sono stati chiamati a curare in modo del tutto particolare la vita della comunità, non dimenticando che bisogna fare tutto nel nome del Signore, Colui che Solo è meta di ognuno di noi.

La presenza dell’ LdC tra i viandanti è dunque segno che, se si vuole andare incontro ai fratelli, bisogna scorgere in essi il Signore e vivere con loro uniti dal vincolo dell’amore.

Per questo i membri del Laboratorio hanno offerto al Signore la lampada dei focolai di preghiera, perché la luce della fede deve sempre rischiarare i nostri passi per poter collaborare all’edificazione del regno di Dio.

 

Il passo che abbiamo meditato è stato tratto dagli Atti degli apostoli (2,42-48), e si incentra soprattutto sulla vita che conducevano le prime comunità cristiane: le loro abitudini, il loro stile di vita, il modo in cui pregavano e si riunivano, ma soprattutto il modo in cui vivevano il loro rapporto con Dio e con i fratelli.

L’unione fraterna non è cosa semplice! C’è bisogno di accettare l’altro per quello che è senza fermarci ai limiti.

Se davvero fondiamo la nostra condotta sull’ascolto dell’insegnamento di Cristo, allora sarà naturale per noi accettare dell’altro sia le cose che ci fanno più piacere, sia quelle che sono per noi più difficili da sopportare.

Inoltre le prime comunità cristiane erano assidue nella partecipazione al Banchetto Eucaristico, vivevano insieme e con sincerità di cuore il momento in cui Gesù scendeva tra loro. I cristiani si aprivano a Dio e avevano timore di Lui, nel senso che vivevano seriamente quello che professavano, temevano il giudizio di Dio sulle loro azioni: ciò che noi spesso dimentichiamo di fare! Viviamo la nostra fede annacquandola, non con trasporto, né con tutto il nostro essere… spesso la fede rischia di diventare un discorso di superficie, di forma, dimenticando che vivere da seguaci di Cristo significa ben più che dimostrare di conoscere qualche preghiera biascicata a mezza voce.

C’è anche un’altra caratteristica che contraddistingueva le prime comunità. I cristiani si accontentavano di quanto possedevano, e tra loro chi aveva di più vendeva i suoi beni e li distribuiva ai fratelli secondo le loro necessità. Sembra un ragionamento quasi impossibile per un’epoca come la nostra in cui si bada soltanto ad accumulare a discapito di quanti ci sono attorno e sono nel bisogno.

Il Signore però non si è comportato così con noi! Ha deciso di non centellinare l’ amore, al punto da dare la Sua vita per noi, anche se ancora sembra che non riusciamo a comprendere la grandezza di questo gesto.

Infine i primi cristiani godevano “la simpatia di tutto il popolo”, perché il sorriso, la dolcezza, l’apertura verso l’altro è segno che Cristo abita in mezzo a noi, perché la Sua presenza unisce, attira, irradia il calore di una passione che non finisce, che non conosce argini, né diversità.

 

La vita di comunità richiede condivisione: cominciamo dunque a pensare a come viviamo il nostro mondo relazionale.

Gesù ci ha lasciato in eredità soltanto una brocca ed una bacinella.

C’è bisogno di testimonianza concreta, come era quella della prime comunità cristiane.

Ma tutto ciò ci lascia un interrogativo: Noi come stiamo vivendo oggi?

 

 

 

In quest’ ultimo periodo nella nostra comunità si respira un’aria di attesa, è imminente il matrimonio di due viandanti: Anna e Raffaele… e nell’occasione del nostro ultimo incontro abbiamo avuto modo di condividere la gioia per l’arrivo di questo momento così bello.

La coppia cristiana è chiamata a testimoniare l’amore di Dio ed esserne immagine concreta in mezzo alla gente… Anna e Raffaele stanno per diventare per noi viandanti non solo una famiglia nel Signore, ma anche un esempio vivo di come, se manca la presenza di Dio nelle cose che facciamo, nei rapporti che viviamo, nelle nostre scelte, non possiamo andare lontano, come è emerso anche dalla testimonianza che ci è stata data dagli stessi coniugi Sergio, Rosalba e Pasquale.

 

Per poi coronare in bellezza il nostro incontro, abbiamo tutti preso parte all’agape, con tanto di deliziose focaccine, rustici e dolci… è superficiale aggiungere quanto gusto in più abbia aggiunto al nostro pasto il cuore in festa per tanti lieti eventi nella vita della nostra comunità.