Incontro Tabor del 25 febbraio 2010

 

"Chiamati alla Santità attraverso il cammino della croce!"

 

 

 

 

Dopo i festeggiamenti del nostro III anniversario di comunità, ci siamo come di consueto ritrovati per il nostro incontro di formazione quindicinale.

La volta scorsa abbiamo riflettuto su un importante strumento di meditazione della Parola di Dio, la Lectio Divina. Nell’incontro del 25 febbraio abbiamo adottato questa antica e sempre nuova tecnica di meditazione attorno al brano di Marco cap 8, 34-38. La riflessione guidata da don Fabio ha sottolineato vari aspetti molto importanti, che ci hanno dato modo di riflettere sul nostro percorso di fede, a partire dal cammino di uomini e donne impegnati nella società, ognuno attraverso la vocazione ricevuta da Dio.

 

 

Innanzitutto, per aiutarci a vivere in profondità questo momento, siamo stati invitati ad allontanare dalla nostra mente e dal nostro cuore tutto quello che avevamo vissuto nella nostra giornata fino a poco prima di entrare nel salone che ci ha ospitati per il nostro incontro. E’ importante questo esercizio, se si vuole creare attorno e dentro di sé quel silenzio abitato da Dio. Il Signore ha bisogno di silenzio per parlare e allo stesso modo noi per ascoltare la Sua voce. Dopo l’invocazione dello Spirito Santo, il dolce Ospite, il Consolatore, Colui che viene in aiuto alla nostra debolezza, è avvenuta la lectio del brano di riferimento. In questa pericope inserita tra il primo annunzio della passione e la esperienza della Trasfigurazione sul Tabor, Gesù sente la necessità di svelare alla folla, che ormai da giorni lo seguiva insieme ai suoi discepoli, cosa sarebbe stato di Lui, ovvero come avrebbero ottenuto la salvezza. Un linguaggio duro e senza scorciatoie quello di Gesù, che non vuole incuterci però timore, ma aiutarci a rimanere con i piedi per terra e vivere la nostra totale adesione a Lui senza compromessi né pretese, se non quella di decidere nella libertà di farci carico della nostra croce ogni giorno.

 

Oggi, come allora, la croce mette paura. Chi di noi, dinanzi alla sofferenza, alla delusione, al tradimenti, non si sente scoraggiato e cerca in tutti i modi di allontanarsi da questi pericoli? Chi di noi non avverte in alcuni momenti della sua vita il carico di questa croce e non riesce ad intravedere in essa se non un ostacolo sul suo cammino? Ebbene, la nostra meditazione giovedì sera ci ha aiutato a comprendere che non esiste via più sicura per chi decide di seguire il Signore se non quella della croce. Una croce però gloriosa, che diventa solo una tappa, seppur obbligatoria, per giungere alla salvezza. La croce è dunque condizione sine qua non per il cristiano e ancor più per il discepolo, ovvero per colui che ha deciso di seguire Gesù fino in fondo. Prendere la croce ogni giorno significa voler essere salvati, significa non accettare i compromessi del mondo, rischiando di perdere così la propria anima, significa sentire forte la chiamata alla santità, che ognuno di noi riceve nella chiesa per mezzo del Battesimo.

Siamo dunque chiamati a fare una scelta seria, matura, libera e consapevole. Gesù non ha voluto nasconderci quella che è la strada per raggiungere la pienezza della verità, ha voluto invece che ognuno di noi sapesse fin dal principio che seguirlo non significa partecipare in maniera sterile o come semplice spettatore ai suoi miracoli, ma significa addossarsi lo stesso carico che portò Lui al calvario e da lì al sepolcro vuoto. Animati dalla speranza che non delude, siamo chiamati ad affrontare il combattimento di ogni giorno e, restando ancorati a Cristo, riusciremo ad uscirne come Lui vittoriosi.

 

Dopo la meditazione del testo, abbiamo pregato insieme chiedendo al Signore di mantenerci fedeli alla sua Parola anche nell’ora cruenta della croce. Alla fine, ci è stato dato un piccolo impegno: rileggere il testo che avevamo meditato almeno una volta al giorno fino al prossimo incontro di comunità.

 

Ovviamente un momento di agape ha coronato la nostra serata, lasciandoci la possibilità di scambiarci idee e saluti e rafforzare il vincolo di amicizia e carità, che è proprio del nostro cammino di viandanti.