
INCONTRO DI COMUNITÁ 24 febbraio 2011
"L'impegno del discepolo"
A cura di Emilia Della Monica
Con quest’incontro così particolare, stasera si conclude un ciclo di approfondimento, iniziato ai primi di novembre, sulla figura del discepolo. Siamo partiti, con il personaggio di Bartimeo, un povero cieco e affossato dalle proprie fragilità, il quale decide di riscattarsi al cospetto di Gesù e quindi seguirlo. Bartimeo sa che solo Gesù poteva donargli dignità, la sua fede lo salva; "e subito vide di nuovo e Lo seguiva lungo la strada" (Mc10,46-52). Abbiamo poi approfondito l’atteggiamento del viandante con la parabola delle dieci vergini (Mt 25,1-13). Abbiamo atteso con le vergini la venuta improvvisa, a tarda ora, dello sposo, con esse abbiamo fatto scorta dell’olio per le lampade e abbiamo compreso che il viandante, come il discepolo, è lungimirante, non può essere impreparato né può bruciare le tappe. Nel mese di dicembre è il tempo di Avvento che ha intensificato i nostri incontri di comunità e ci ha ulteriormente aperto gli occhi sulla figura del discepolo. Nell’incontro del 17 dicembre infatti i viandanti hanno baciato la Parola e con Essa suggellato un patto d’amore da portare nella loro vita e ai fratelli che incontreranno lungo il loro cammino, perché "se rimanete fedeli alla mia Parola, sarete davvero miei discepoli, conoscerete la Verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8,31-32). Durante l’Adorazione Eucaristica di fine 2010, i viandanti, ripercorrendo le tappe del lungo anno ormai alle spalle, hanno fatto proprie le parole di Pietro: "Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla" e, come i discepoli, hanno chiesto a Gesù di indicare loro dove gettare le reti (Lc 5,5). Per aderire completamente a Cristo, ogni discepolo vive o ha vissuto la propria Conversione, in un rinnovamento di mente e di cuore che lo trasforma ontologicamente per opera dello Spirito Santo (vedi incontro del 13 gennaio).
Ma è attraverso l’approfondimento del Vangelo di Luca (9,51-52) che i viandanti hanno appreso qual è l’atteggiamento del discepolo contestualizzandolo nella loro vita. Il discepolo è un dinamico, non manca alla parola data, è uno attento, un lungimirante, è l’uomo delle priorità…(vedi incontro 27 gennaio). Abbiamo visto anche che il discepolo è un uomo semplice, lo stesso Gesù nella scelta dei 12 si rivolge ad un’umanità fragile e disarmata, a dei pescatori che diventeranno pescatori di uomini (vedi 2 giornata dell’evangelizzazione 13 febbraio).
Stasera si tirano le somme, stasera si conclude il ciclo dedicato al discepolo, cioè a tutti coloro che con il Battesimo entrano a far parte della Chiesa intesa come "ecclesia", assemblea, comunione. In chiesa partecipiamo intorno ad una sola mensa, mangiando un solo pane, insieme con i fratelli, al più alto grado di Comunione, quella Sacramentale cioè quel circolo d’amore che si verifica tra noi e la Santissima Trinità.
Qui stasera si sfrena la fantasia dei viandanti che cercano, indegnamente, di esemplificare il concetto di Trinità attraverso formule matematiche; si sente la prof. di matematica Daniela che disquisisce con Raffaele l’ingegnere sulla funzione biunivoca: io ci capisco poco! per questo esplicito il mio pensiero con la proprietà commutativa dell’addizione, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia: Padre, Figlio e Spirito Santo, le tre persone della Trinità sono sempre una sola entità. Comunque ciascuno di noi è inserito in piena comunione nella Santissima Trinità, veniamo dal Padre e come figli siamo proiettati a riflettere l’amore trinitario di Dio.
Quali sono le differenze tra i due termini, apostolo e discepolo, usati spesso indistintamente?
Il termine discepolo si riferisce a un "apprendista", a un "seguace", mentre invece la parola "apostolo" fa riferimento a "uno che è inviato". Mentre Gesù era ancora sulla terra, i dodici che erano suoi “discepoli”, seguirono Cristo e da Lui furono istruiti (vedi incontro 13 febbraio). Dopo la Resurrezione ed Ascensione di Gesù, Egli li inviò perché fossero Suoi testimoni e da quel momento si fa riferimento a loro con il termine “apostoli”. I 12 erano uomini ordinari che Dio usò in modo straordinario, fra questi c’erano pescatori, un esattore e un rivoluzionario. Essi, dopo essere stati testimoni della Resurrezione di Cristo, furono trasformati a Pentecoste dallo Spirito Santo, diventando potenti uomini di Dio che "misero sottosopra il mondo" (At 17,6).
Gesù stesso si considera un "mandato", per attuare il disegno del Padre, cioè la Salvezza del mondo. L’apostolo è colui che prosegue il percorso del discepolo nella missione ministeriale, il prete - dice don Fabio - è un altro Cristo!
Nel Vangelo si parla di discepoli già con i seguaci del Battista, coloro che gli daranno sepoltura e tra i quali ci sono poi dei discepoli di Gesù stesso.
Stasera don Fabio, attraverso alcuni riferimenti a versetti del Vangelo, ci fa discernere alcuni atteggiamenti del discepolo:
-I discepoli che non perseveravano nella sua Parola;
-I discepoli che non comprendevano (Gv 6, 60-65);
-I discepoli occulti, come Giuseppe di Arimatea, il quale ebbe il privilegio di riporre Gesù nel Sepolcro (Gv 19,38;
-I discepoli accompagnatori (Lc 19, 37-40);
-I falsi profeti (Mt 24,24)
-I falsi apostoli e dottori (2 C 11,26).
Una domanda sorge spontanea … “quando mi posso dire discepolo di Cristo?”. Essere discepolo implica assolutamente una "chiamata" - dice don Fabio - perchè Gesù chiama e l’uomo risponde. Com’è la risposta, anzi come deve essere? La nostra presenza qui stasera ad un incontro di catechesi dà già una certa valenza alle caratteristiche che deve avere una risposta da vero discepolo, ma essa deve essere altresì “sicura, libera, definitiva, ferma, senza condizionamenti e riserve, senza incertezze né dubbi”. Se non ha questi aspetti fondamentali la nostra risposta è solo effimera e tale non può essere in quanto è Dio stesso che ci chiama alla vita eterna in Cristo Gesù (1P 5,10). Infatti nel "Dei Verbum", documento del Concilio Ecumenico Vaticano II, si dice che “piacque a Dio nella Sua bontà e sapienza di voler intrattenere con l’uomo un rapporto di vera amicizia…”.
Insomma il discepolo deve essere capace di un grande AMORE, da attingere da Gesù stesso. Egli è un operatore di pace, capace di rinunciare a se stesso perché sa che ogni sua decisione si confronta con la Croce. Nella sua casa - dice don Fabio - si deve respirare l’aria di Dio; nella sua vita fa esperienza di kenosi: il discepolo, cioè, si fa da parte chiedendo al Signore cosa vuole che lui faccia. E’ l’umiltà che lo caratterizza, non è più lui a decidere. Il discepolo riesce a rinunciare a se stesso solo quando ridimensiona l’importanza che dà ai suoi beni, deve continuare a goderne sì, ma non come “proprietario”, bensì come fedele amministratore, nell’ottica anche della caducità della nostra esistenza, cercando di diventare donatore per chi ha bisogno, esercitando l’ospitalità, sostenendo il ministero apostolico, perché anche la più piccola delle offerte possa arrivare a chi ne necessita.
L’impegno che stasera ci coinvolge in prima persona è quello di seguire il comando di Gesù … Mt 28,19-20!
L’agape di questa sera è eccezionale non solo perché è l’ultima prima della quaresima, ma soprattutto perché è stata preparata dalla festeggiata: la nostra carissima Silvana, viandante doc e taborcuoca d’eccezione! A lei la comunità augura 100 anni ricolmi dell’AMORE di CRISTO!