"Maestro dove abiti?
…venite e vedrete!"
23 ottobre 2008: Festa dell'Accoglienza
Durante il
secondo incontro Tabor del mese di ottobre la nostra comunità è stata
letteralmente
sommersa di gioia e di grazia: la presenza di più di cento persone
ha reso questo incontro particolarmente speciale.
Molte tra queste persone si sono affacciate per la prima volta nella nostra
comunità e, accettando un semplice invito, si sono messe in discussione e hanno
risposto a questa provocazione tutta cristiana facendoci dono della loro
presenza.
Una presenza preziosissima, frutto della prima attività di
evangelizzazione che ha coinvolto personalmente e singolarmente ogni viandante.
Tuttavia questa non è
stata solo un’occasione per mostrare concretamente la spiritualità della
comunità Tabor e cosa significhi far parte dei “viandanti della carità”, ma è
stata anche una cornice ideale per riflettere tutti insieme, senza distinzioni
di sorta, sulle radici del nostro essere cristiani, cioè seguaci di Cristo.
Una traccia profonda su questa riflessione ci è stata offerta proprio dal passo del Vangelo che abbiamo assaporato: Gv 1,35-42.
“Che cercate?”, chiedeva Gesù ai primi uomini che desideravano seguirlo. Se è vero che anche noi desideriamo seguirlo, dobbiamo tenerci pronti a questa domanda, perché ci capiterà come è stato per i primi seguaci che Gesù vorrà sapere la ragione di questa nostra insistenza. Ebbene sì: si tratta di una provocazione! Cosa cerchiamo? La felicità, la pace, una vita migliore, più sicura? Tutto ciò Gesù può darcelo! La condizione è una: metterci dietro di Lui… Ai discepoli che volevano sapere dove Gesù abitasse, Egli rispose: “Venite e vedrete”…
Siamo tutti invitati dunque a seguirlo, perché dobbiamo riconoscere che da soli non siamo in grado di fare nulla, e che per quanto possiamo sforzarci, senza di Lui non riusciremo mai a dare un senso nuovo alla nostra vita.
Solo se ci mettiamo alla sequela di Gesù e prendiamo coraggio di fermarci a casa sua allora sapremo dove abita il Signore, il nostro solo bene, la nostra pace, la vera salvezza. Tutto il resto ci verrà dato in più.
Anche il testo di una famosa canzone di Eros Ramazzotti “Amarti è l’immenso per me” ci ha permesso ancora di più di meditare sul “senso” che cerchiamo di dare alla nostra esistenza tante volte appiattita da incertezze e da corse senza meta. La voglia di arrivare a raggiungere pienezza di significato è tanta, anche l’autore del testo lo dice chiaramente: “…Io voglio arrivarti dentro... ora che le mani mi portano fino a te... raggiungerti in ogni senso… fino a che amarti è l’immenso per me…”.
Tutto l’incontro ha assunto l’aspetto di una vera festa, una grandissima festa, è stato bello ed emozionante sentirci insieme con tutti i giovani che hanno condiviso con noi questo prezioso momento, una sola famiglia; si leggeva negli occhi di tutti che l’amore per Gesù e ancor più la voglia di conoscerlo era tanta, come tanta era la grazia presente nei cuori di ciascuno di noi! Sì, grazia divina che confermava quanto questo cammino potesse essere uno strumento nelle mani di Dio.
In particolar modo nei cuori di questi amici la voce del Signore si sarà fatta spazio e anche loro avranno sentito quel “Seguimi” che Gesù ha rivolto a tutti i suoi discepoli. Noi giovani abbiamo un gran bisogno: abbiamo bisogno di sentir parlare di Dio, ma anche di vederlo concretamente, abbiamo il desiderio di incontrarlo, di farne esperienza! Spesso il nostro cuore è turbato, smarrito, triste, spesso smarrisce il senso del cammino, ma la soluzione c’è: tornare a Cristo e tenersi per mano con i fratelli, perché non siamo soli, Gesù non ci lascia mai da soli, e si prende cura della nostra vita!
Seguire il Signore non è facile, tante volte siamo presi dal timore che essere veri cristiani significhi rinunciare chissà a quante cose, e allora il nostro cuore travolto da mille domande senza risposta ritorna ad affievolirsi e a ricadere nel baratro di una vita superficiale. Noi viandanti della carità, ci sforziamo con la nostra povera testimonianza di far capire che seguire Gesù significa innanzitutto gustare la gioia di questo incontro e che si può, anzi si deve essere cristiani nella gioia, col sorriso di chi sa che ha incontrato l’unica persona davvero importante nella sua vita: il Salvatore!
Una testimonianza di ciò
è stata data a tutti noi da parte di alcuni membri della Comunità: Daniele,
un giovane pioniere della Comunità, che ha assistito fin dall’inizio il
sorgere del nostro cammino e Marinella e Cicci, una coppia di sposi che
ci ha raggiunto dalla Sardegna per condividere con noi questo momento così
bello! La comunità è una famiglia dove ci si sforza di attuare ogni giorno il
comandamento dell’amore, è qui, nella comunione coi fratelli, che abbiamo
incontrato Gesù e la nostra vita è davvero cambiata.
Di ciò è immagine chiara il segno che abbiamo scelto per questo incontro: una corda formata da tanti pezzetti più piccoli di diverso colore ma tutti annodati l’uno all’altro. Questo significa che ognuno di noi è importante per l’altro, perché nell’altro c’è Gesù stesso che si fa nostro fratello.
Ognuno di noi ha portato a casa un pezzo di questa lunga corda, consapevole del significato che essa ha assunto per noi che abbiamo preso parte a questa esperienza “sul Tabor”.
Per terminare in
bellezza non era possibile fare a meno di un momento di
agape fraterna,
e molti di noi non potranno dimenticare la folla festante, sorridente che
riempiva ogni angolo della sala: una vera festa
dove la gioia sgorgava
direttamente dal cuore, non dal nostro, ma da quello di Dio e inondava tutti
noi…
A tutti coloro che non hanno rinunciato a vivere questa esperienza è stato possibile godere di un momento di trasfigurazione, in cui Gesù è davvero passato tra di noi e ci ha invitati a parlare con Lui, a restare con Lui, a seguirlo. Ora sta solo a noi decidere.
Noi ci auguriamo che questi fratelli possano aver trovato nella nostra Comunità accoglienza, preghiera e affetto, in verità i loro volti sono stampati nei nostri cuori e l’attesa e la speranza di rivederli accende di gioia ognuno di noi, affinché tutti possano accettare questa sfida: seguire Gesù e non lasciarsi prendere, almeno per questa volta, dalla tiepidezza che il mondo ci offre come palliativo di una vita che si accontenta solamente di sopravvivere! Adesso tocca a voi….che ne pensate?