“E tu cosa vuoi veramente nella tua vita?… ovvero qual è il tuo Dio?”
L'incontro del 21 novembre 2008 della Comunità Tabor

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“E tu cosa vuoi veramente nella tua vita?… ovvero qual è il tuo Dio?”... questo il motivo dominante dell’ultimo incontro della comunità Tabor. Un argomento toccante, ben illustrato da un film il cui titolo rende già l’idea del contenuto: “Il prezzo di Hollywood”. Quanto sei pronto a rischiare tutta la tua vita, comprese le cose a cui tieni di più, per raggiungere potere, successo, denaro? Sembrano parole trite e ritrite, sembra il solito moralismo spicciolo, ma non è così! Lentamente ma inesorabilmente queste parole si possono sostituire ad un amico, un familiare, e al Signore stesso! Spesso vediamo troppo remoto il rischio di mettere al centro di tutto il nostro io, fare di noi il Dio di noi stessi… Non è cosa così eccezionale invece: ciò accade quando non siamo capaci di vedere altri che noi stessi, quando invece di pensare al mondo, il mondo diventiamo noi, e del resto non ci importa nulla. Quando non siamo capaci di dire “no”, “basta” a tutti quei meccanismi che ci soffocano, che ci vogliono far diventare tutti uguali, tutti una sola massa anonima, informe. La violenza, il sopruso, il crimine sono solo gli aspetti più evidenti, un po’ come dire che sono le estreme conseguenze di scelte sbagliate, ma già nel quotidiano dovremmo imparare a modificare tanti atteggiamenti erronei come l’indifferenza, i falsi miti che ci sforziamo tanto di seguire, tutte le vanità che il mondo cerca di far assorbire dalla nostra mente… pensiamoci, non è difficile ammettere a noi stessi ciò che magari già sappiamo in cuor nostro. Magari è difficile liberarci dal pregiudizio altrui, eppure alcune volte questa è solo una scusante per dribblare il fatto che il vero pregiudizio su di noi ce lo portiamo dentro, siamo noi a voler apparire per forza come dei vincenti, che non si fermano mai, che non si stancano mai, che non chiedono mai “scusa”, perché “ è segno di debolezza”, come i personaggi del film ripetevano spesso. Alla fine poi tutto suona come una specie di “lavaggio del cervello “, cioè cominci a credere davvero che le cose vanno in questo senso e ti ci adegui, ti adegui alla massa! È un errore, ma soprattutto è mancanza di personalità! C’è bisogno anche di saper perdere, senza vergognarsi, ricostruire, partendo da zero, senza scoraggiarsi, saper scegliere la strada più difficile, quella che a tutti sembra la strada dei “perdenti”, solo perché è la più lunga, richiede amore e dedizione, sacrifici e rinunce. Ma non ci chiede di rinunciare a noi stessi, a quello che desideriamo, pensiamo, a ciò in cui crediamo. Dobbiamo cercare di capire che Dio non vuole altro che la nostra felicità, Egli ci ama. E ci ama così come siamo, fin dall’inizio dei tempi. Il nostro Dio, dice il passo dell’"Esodo" che ci ha accompagnato nella riflessione di stasera (20,1-6), è un Dio geloso! Geloso come può esserlo un innamorato, perché Lui è davvero innamorato di noi, anche se spesso lo trascuriamo e abbiamo paura di testimoniarlo davanti alla gente che incontriamo. Egli però ci ama lo stesso, perché sa di quale pasta siamo fatti: un po’ di fango impastato… nulla di più. Il punto però è che non possiamo permetterci il lusso di fare finta di non ascoltarLo quando ci chiama, quando ha qualcosa da suggerire, fosse anche una parola d’amore, la sera prima di chiudere gli occhi nel riposo notturno… noi dobbiamo temere e adorare solo il nostro Dio! Egli solo è tutto per noi, del resto sarebbe avventato e sconveniente puntare tutta la nostra vita su cose passeggere che non possono assicurare la salvezza e la vita eterna.
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