
"Sessualità, matrimonio e vita consacrata"
Incontro Tabor 20 maggio 2010
E’
con il cuore colmo di gioia e di gratitudine al Signore che la nostra comunità
ha accolto nel nostro incontro di formazione tenutosi il giorno 20 maggio,
Padre Giovanni
Borrelli,
padre spirituale del Seminario Arcivescovile di Napoli. Alcuni tra i viandanti
già conoscevano padre Giovanni, altri hanno avuto modo di conoscerlo durante
l’incontro per l’eloquenza della sua parola e la semplicità con la quale ha
esposto il tema che gli è stato proposto.
Partendo da una visione strettamente biologica della sessualità, ha saputo dare un valore altamente umano nonché spirituale alle tematiche sulle quali abbiamo meditato. Infatti, l’identità sessuale descrive la dimensione soggettiva del proprio essere sessuati; essa inoltre risponde ad una esigenza di classificazione e stabilità, anche se contiene elementi di incertezza e di imprevedibilità, essendo l’esito di un processo costruttivo influenzato dalla complessa interazione tra aspetti biologici, psicologici, educativi e socioculturali. Le attuali teorie della sessuologia, in una prospettiva biologica, psicologica e sociale, considerano l’identità sessuale un costrutto multidimensionale costituito da distinte componenti:
ü
Sesso
biologico: ovvero l’appartenenza biologica al sesso maschile o femminile
determinata dai cromosomi sessuali.
ü Identità di genere: ovvero l’identificazione primaria della persona come maschio o femmina e tratto permanente, solitamente stabilito nella prima infanzia.
ü
Ruolo di
genere: ovvero l’insieme di aspettative e ruoli su come gli uomini e le donne si
debbano comportare in una data cultura e in un dato periodo storico. Oggi,
purtroppo, viviamo la sessualità come mero esercizio della genitalità, senza
pensare che vivere bene la sessualità è segno di donazione reciproca ed
incondizionata verso l’altro. Giovanni Paolo II, nella “Familiaris consortio”,
dice: “Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1,26s):
chiamandolo all'esistenza per amore, l'ha chiamato nello stesso tempo all'amore.
In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo
informato da uno spirito immortale, l'uomo è chiamato all'amore in questa sua
totalità unificata. L'amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso
partecipe dell'amore spirituale. Di conseguenza la sessualità, mediante
la quale l'uomo e la donna si
donano
l'uno all'altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto
qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l'intimo nucleo della persona umana
come tale. Essa si realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrale
dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l'uno verso l'altra
fino alla morte. La donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno
e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche
nella sua dimensione temporale, è presente: se la persona si riservasse qualcosa
o la possibilità di decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non
si donerebbe totalmente”.
Da qui padre Giovanni ci ha aiutato ad entrare nel secondo punto del nostro incontro legato ovviamente al primo. Il matrimonio costituisce il luogo dove la sessualità trova la sua più alta espressione, perché è coinvolgimento non solo fisico, ma anche psicologico e spirituale. Ancora una volta le parole del papa chiariscono questo concetto: “La comunione d'amore tra Dio e gli uomini, contenuto fondamentale della Rivelazione e dell'esperienza di fede di Israele, trova una significativa espressione nell'alleanza sponsale, che si instaura tra l'uomo e la donna”. L’uomo e la donna, dunque, si donano in uno scambio di amore totale e totalizzante facendo così esperienza gratuita di amore che si lascia coinvolgere per il bene esclusivamente dell’altro. La rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all’amore: il matrimonio e la verginità. Sia l’uno che l’altra, nella forma loro propria, sono una concretizzazione della verità più profonda dell’uomo, del suo “essere a immagine di Dio”.
Quest’idea
è preziosa giacché colloca l’unità profonda tra consacrazione verginale (a
questa ci si riferisce con il termine ‘verginità’ e non solo al fatto fisico
della verginità) e amore coniugale (il matrimonio): sono due forme dell’unica
vocazione all’amore che fonda e costituisce il senso dell’esistenza dell’uomo e,
come abbiamo visto, della sua stessa condizione sessuata.
La vocazione all’amore, infatti, non deve essere considerata una generica e anonima vocazione, quasi una semplice sorta di regola per la produzione corretta dell’essere umano: è sempre una vocazione ‘personale’ alla comunione d’amore con l’Amore, con il mistero di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
Se dall’esperienza della fede noi sappiamo che Dio chiama la maggioranza delle persone ad attuare la vocazione all’amore attraverso il sentiero dell’incontro totale con un’altra persona, per camminare insieme verso il compimento di tale vocazione che è la comunione ultima con il Dio dell’amore, quando Dio sarà “tutto in tutti” (1 Cor.15,28), non si deve pensare, naturalmente, che il rapporto personale con Dio venga semplicemente sommerso e risolto nella realtà di coppia: esso permane ed è il fondamento di qualsiasi altro.
Se un uomo e una donna,
però, sono da Dio chiamati a vivere nell’unità totale, allora l’uno è per
l’altra una dimensione, una presenza interna al suo stesso rapporto con Dio:
dinanzi a Dio sussiste nell’unità della coniugalità, non più nella solitudine.
Anche coloro che hanno scelto il celibato vivono questa dimensione totale e totalizzante dell’amore. Ci è stato ricordato che un celibe reso tale per il regno dei cieli rinuncia non alla sua sessualità, ma solamente all’esercizio di questa e nello stesso tempo vive la sua sessualità secondo la maniera di amare di Dio. Dunque, vivere la castità non significa affatto né rifiuto né disistima della sessualità umana, ma significa piuttosto energia spirituale che sa difendere l'amore dai pericoli dell'egoismo e dell'aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione; "nella verginità e nel celibato la castità mantiene il suo significato originario, quello cioè di una sessualità umana vissuta come autentica manifestazione e prezioso servizio d'amore di comunione e di donazione interpersonale".
Ringraziamo ancora una volta Padre Giovanni Borrelli che conosce il cammino della nostra comunità fin dal suo nascere, che ha voluto condividere con noi questo momento formativo. Ci auguriamo di averlo ancora in mezzo a noi, la sua presenza è stata per tutti motivo di grande gioia nonché di riflessione e di meditazione attorno a tematiche oggi molto dibattute specie tra noi giovani.
Al termine dell'incontro, si è svolta la premiazione della seconda edizione del FantaTabor, l'avvincente gioco del fantacalcio riproposto in chiave "Tabor" da alcuni nostri viandanti, che durante l'intero anno calcistico si sono battuti per conquistare il premio finale. Sul podio quest'anno sono saliti i nostri viandanti Enzo, Domenico e Nicola, primo classificato.
Durante il nostro consueto e irrinunciabile momento di convivialità, abbiamo avuto la gioia di festeggiare la nostra cara Giusy, che il 10 maggio ha compiuto 40 anni... auguri di cuore, ci vediamo al prossimo incontro!!!