Incontro Tabor 2 aprile 2009 

 

Il mistero della Pasqua...

piedi che annunciano la gioia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pasqua significa “passaggio”: passaggio da una vita che è limite ad una che limiti non ne conosce, passaggio dallo stato di schiavi a quello di figli di Dio, passaggio alla libertà, alla gioia, alla luce.

Tempo fa, parlando con una persona amica, questa mi disse:

“Pasqua è la festa dei sepolcri ribaltati, della liberazione dai macigni che ci opprimono”. Ed è vero!

L’esperienza che ci stiamo apprestando a vivere è e deve essere per noi cristiani momento di radicale rinnovamento. È questo il momento di riconoscerci figli di Dio, non solo di nome, ma soprattutto di fatto!

È appunto un “fatto”, un evento reale ed importante, che Gesù ha disteso le sue braccia sulla Croce per noi, Egli è il ponte che rinnova questa alleanza tra Dio e gli uomini, troppo spesso ribelli, ciechi, ma anche tanto amati da Dio.

Dio senza di noi non può vivere, Lui ci ama troppo, talmente tanto che ha deciso di sacrificare il Suo Figlio! Lui, Dio, l’ Onnipotente!

Certamente se noi fossimo stati al Suo posto non avremmo mai agito così: i nostri limiti, l’egoismo, la tracotanza, l’ebbrezza dell’onnipotenza ci avrebbe di certo condotto altrove, ma Dio non utilizza il nostro metro di misura (per fortuna!), Lui ha deciso di sposare la nostra causa che è fatta di cadute, di peccato, di imperfezione, di continui spostamenti alla ricerca della felicità, mentre non ci accorgiamo che la felicità è proprio qui dentro di noi.

Facciamo l’esperienza di Sant’Agostino quando, in un celebre passo delle sue “Confessiones” ammette finalmente che, mentre si affannava a cercare Dio fuori di lui, non si accorgeva di averLo già dentro, da sempre…

Quale grande e rassicurante certezza! Dio è con noi, e noi dobbiamo solo aprirGli le porte del cuore per permetterGli di entrare e trasformare la nostra vita.

Di cosa abbiamo paura? Delle nostre stesse paure? Della vita che si è fatta “difficile”? Di un domani sempre più incerto? Di una pena che fatichiamo sempre più a sopportare?

Non dobbiamo temere, perché Lui è con noi.

“Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?”, recita la Scrittura.

Chi ci impedirà di avere il sorriso sulle labbra sempre, ogni volta che noi lo vogliamo? Perché Lui ci ha già salvati, ci ha già votati alla vita eterna, ci ha scelti e sposati al Suo Cuore amabile, per l’eternità, perché nemmeno la morte può separare questo vincolo: Cristo è venuto infatti proprio per questo: per vincere l’ultimo dei mali, la morte! La morte spirituale, la dannazione eterna: Egli si è fatto nostro Avvocato, come Sua Madre, presso il trono di Dio. Cristo ci ha giustificati una volta per sempre agli occhi del nostro Creatore: per quante volte sbaglieremo, per tutti gli errori che faremo, per le cadute e i fallimenti, le delusioni scottanti: fin da ora siamo già assicurati a vita e oltre.

 

Vivere la Pasqua significa vivere tutto questo. Avere il coraggio di buttarsi in Dio e di confidare in Lui. Abbandonare noi stessi, quasi dimenticarcene.

Questa è la strada: carità, fede e amore, elementi su cui abbiamo avuto modo di riflettere durante il nostro incontro di comunità del 2 aprile scorso, attraverso dei piccoli “quadretti teatrali”.

 

Le parole della “Veronica”, che asciuga il volto del Signore lungo la strada del Calvario sono parole di carità, amore verso il prossimo bisognoso, questo è il comandamento lasciatoci da Gesù, il “comandamento nuovo, dell’amore”: nei fratelli per vari motivi sofferenti si cela la persona stessa di Cristo, è Cristo che si fa piccolo, ultimo tra gli ultimi, e solo uno sguardo ben allenato, che ama, può riconoscerLo. Veronica è una donna coraggiosa, e alla fine ha visto adempiersi la sua ricerca sincera di Dio.

 

Il centurione rappresenta un altro aspetto fondamentale: la fede.

Nel suo riconoscere che Gesù era il Figlio di Dio c’è tutta la forza di chi sente per la prima volta che la sua vita è davvero cambiata! Affascinante questa figura che scopre la grandezza di Dio, che ne rimante travolto al punto tale da cambiare radicalmente direzione, cioè al punto tale da convertirsi profondamente. Il centurione è l’emblema di un uomo che nasce a nuova vita, che scopre l’orizzonte inesplorato di un Dio che è vicino e che ama gli uomini.

Un Dio che è prima di tutto Padre.

 

La figura di Maria è però la più affascinante e centrale tra tutte: l’amore, quello che fa davvero battere il cuore, che fa rinunziare fino in fondo alla propria vita per l’altro. E quale amore è più grande di quello di una madre per suo figlio? Allo stesso modo, quale dolore è più grande della scomparsa di un figlio?

Così la Madonna, che sin dal primo momento sapeva che quel bambino non era Suo, ma totalmente offerto a Dio, frutto stesso della volontà di Dio che coinvolgeva la Sua vita di giovane donna che non ha fatto altro nella vita che ribadire quel suo “sì” alla volontà di Dio, cooperando al disegno della salvezza universale.

Un Figlio non può megare nulla a Sua madre: rivolgendoci dunque alla Signora del Cielo possiamo arrivare prima al Cuore di Dio e vedere le nostre richieste, se giuste agli occhi di Dio, esaudite al più presto. Ella è per noi una via preferenziale verso il Cielo.

 

L’ultima settimana che ci separa dalla gioia pasquale deve avere come paradigma e punto di riferimento soprattutto gli atteggiamenti di queste tre figure. I segni che hanno caratterizzato la loro vita devono farsi vedere ora più che mai anche nella nostra, perché, alle soglie della Pasqua, il nostro cuore si vesta a festa per accogliere il Re dei Re, il solo Salvatore del mondo.

 

L’impegno dei sassolini, preso durante il tempo di Quaresima, si è ormai concluso, abbiamo insieme offerto al Signore quelli che purtroppo sono rimasti nelle nostre tasche: questo non vuol dire che dobbiamo scoraggiarci!

La strada è ancora lunga e di cose da imparare ce ne sono molte! Le occasioni non mancheranno, del resto non verremo giudicati in base ai risultati ottenuti, ma in base allo sforzo che profondiamo nelle cose della vita.

Confidiamo nel Signore, che è magnanimo, e non si lascia superare in generosità (ha offerto al mondo Suo Figlio!), egli vuole da noi solo un po’ d’amore, appena la quantità sufficiente per potercelo restituire in sovrabbondanza di grazie e benefici.

Durante la Settimana Santa sforziamoci dunque di tenere il cuore aperto a Lui, che ci corre incontro per farci gustare tutta la gioia dell’eterna trasfigurazione, alla quale noi tutti siamo stati già chiamati dal Suo preziosissimo sacrificio.

 

Chiamati a vivere il mistero, ma anche ad annunciarlo: come i discepoli, noi dobbiamo essere i veicoli della gioia: è sui loro piedi infatti che ha viaggiato la Buona Novella, che ha riempito tutti gli angoli della terra, ed  è per questo che noi oggi ne parliamo e non è caduto il ricordo del Vangelo dalla nostra mente, eppure sono passati 2000 anni di storia!

L’augurio per noi è proprio questo: diventare piedi che annuncino la gioia di Cristo, venuto per salvare l’umanità dalla morte e restituirle nuova dignità, la dignità dei Figli di Dio.