
Incontro Tabor 19 marzo 2009
Tempo di Quaresima, tempo di perdono...
ovvero il Sacramento della Penitenza

Il nostro Dio, il Dio dei cristiani, è un Dio di misericordia e di perdono.
E di ciò non bisogna stupirsi… Lui, così grande, immensamente potente, Colui che ha creato cielo e terra e l’uomo stesso, non può vivere senza amore…
L’amore verso l’uomo fa letteralmente tracimare il cuore di Cristo oltre ogni misura. L’amore verso di noi rende cieco il nostro Signore, al punto tale che non solo si è sacrificato interamente per noi una volta per tutte, ma sa perdonarci ogni volta che sbagliamo… anche se avessimo commesso il più grande dei peccati. Lui, che è l’Amore, non si ferma ai nostri limiti, e anzi, ci ama proprio perché siamo limite, perché siamo imperfezione.
Il
peccato è congenito alla nostra natura umana, noi nasciamo già peccatori, al
momento stesso della nascita contraiamo il “peccato originale”, in un certo
senso è come se la nostra sorte già fosse segnata, il nostro destino è incedere
continuamente nel peccato e comunque in ogni caso, nella tentazione… si parla di
“concupiscenza della carne” appunto perché il nostro stato porta con sé
irrimediabilmente le rughe del peccato, per quanto possiamo sforzarci ad imitare
la perfezione dobbiamo sempre tener ben presente che noi siamo poca cosa!
Ma soprattutto dobbiamo ricordare che senza Dio non siamo in grado di fare molta strada…
Eppure siamo stati chiamati ad essere viandanti sulle strade del mondo, essere testimoni dell’amore di Gesù!
Come conciliare questi lati così apparentemente contraddittori della nostra vita?
Non è semplice, ma nemmeno impossibile. Gesù ci ha dato l’esempio, e soprattutto ha dimostrato ampiamente che non è venuto in questo mondo per i giusti, ma proprio per noi, cioè per quelli che riconoscono di avere bisogno di Lui: per i comuni peccatori.
Quando allora certe situazioni ci fanno cadere, quando sbagliamo, quando manchiamo a quello che sapevamo bene di dover fare, quando insomma facciamo esperienza (e ciò accade di continuo nelle mille occasioni di ogni giorno!) della nostra fragilità, allora il Nostro Padre celeste gioisce e ci attende già a braccia aperte sapendo che prima o poi ci accorgeremo di aver bisogno di Lui.
Possiamo essercene allontanati quanto vogliamo, possiamo aver commesso ogni sorta di errori, ma Lui sarà sempre sulla soglia di casa ad aspettarci, proprio come un buon padre che si preoccupa per il suo figlio. E questo accade singolarmente per ognuno di noi. Dio ha un cuore grande, fortunatamente molto più grande del nostro… è per questo che non guarda alle pochezze e ci perdona. Sempre. Un cuore che non sa calcolare, né trattenere nulla per sé, ma ha un solo grande desiderio: che i peccatori si convertano e vivano.
Che parole belle ed importanti: convertirsi e vivere… perché il peccato non ci fa vivere più! Il peccato è una morte “soft”, cioè moriamo senza rendercene nemmeno conto, moriamo dentro, ci spegniamo lentamente, smarriamo la strada per tornare alla casa del Padre, ma, niente paura!
C’è
un sentiero infallibile! Esso ci viene tracciato dal sacerdote, impastato dalle
sue stesse mani consacrate che sono capaci di
assolvere: lavare tutti i nostri peccati, ridarci di nuovo la
dignità dei “figli di Dio” e fare festa perché ogni volta che ci si accosta al
Sacramento della Confessione
(o penitenza, o riconciliazione), si torna a
vita nuova, ossia ci si converte: convertirsi vuol dire stravolgere
completamente il proprio modo di vivere, assumersi degli impegni seri non solo
agli occhi degli uomini, ma soprattutto davanti a Dio.
L’impegno a mutare la propria vita, a vivere mettendo in pratica la Parola e l’insegnamento di Gesù. Convertirsi significa : scegliere Cristo per la vita solo per amore. Senza dubbio per quanto impegno possiamo profondere nel mantenere fede a questa scelta, bisogna incamminarsi già nella convinzione che le trappole sono proprio dietro l’angolo, che le cadute sono facili e frequenti, ma non dobbiamo temere! Se tutto è fatto per amore , nulla è perduto agli occhi di Dio, e Lui ci sosterrà sempre nella lotta della vita.
Il sacerdote in tutto ciò è un gancio fondamentale, un tramite insostituibile tra noi e Dio, è colui che ci porta le Sue parole e il Suo perdono. Accostarsi a questo sacramento, che spesso è troppo bistrattato e snobbato, deve diventare una sana abitudine, utilissima non solo a scoprire meglio ed essere consapevoli della nostra natura, ma anche per cercare di cambiare quegli aspetti più spigolosi, quegli atteggiamenti errati, saper fare esperienza della vicinanza di Dio e del Suo amore per noi.
Il passo di Vangelo che abbiamo meditato è quello conosciuto come “La parabola del figliuol prodigo” (Lc, 11-32).
Chi mai potrebbe non riconoscersi in questo giovane “allo sbaraglio”? nella vita di fede non conta la data di nascita: si può essere inesperti come un ragazzino anche quando ragazzini non lo si è più da un pezzo! La vita dello spirito ha tempi che il tempo non sa calcolare con esattezza, soprattutto quando smarriamo la bussola e non riusciamo più a gestire la nostra crescita spirituale, che intanto non va mai disgiunta dallo sviluppo sotto tutti gli altri aspetti della nostra persona.
Così ognuno di noi si riconosce in questo ragazzo che pensa
di essere libero e di non dover dar conto a nessuno di ciò che fa, pensa che
basterà a se stesso… e invece… tocca il fondo e sente appieno tutta la propria
fragilità, finché non si rende conto che la vera pace, la gioia e la libertà si
trova proprio in casa di suo padre.

Mentre dunque si incammina verso la dimora paterna, ritornando a casa, scorge il padre che lo attende già da lontano sulla soglia di casa! Un padre non dimentica i suoi figli, e Dio fa lo stesso con noi! Siamo noi ad allontanarci da Lui, ma Lui non ci chiude mai la porta in faccia, non ci dice mai: “Mi dispiace. Sei arrivato troppo tardi!”, Lui non sa rifiutarsi ad un cuore sincero che gli domanda umilmente perdono.
Ecco: a Dio basta tanto poco per spalancare a noi tutto il Suo Cuore, Gli basta un nostro piccolo cenno, un nostro sforzo ad andare verso di Lui.
Il padre della parabola si rallegra molto per questo figlio ritrovato, come se fosse rinato a nuova vita, e fa festa, come si fa festa su in Paradiso per i peccatori che si convertono, come qui sulla terra ogni padre farebbe festa per un figlio che torna sano a salvo dalle acque tempestose della vita; e in questa festa non c’è posto per la tristezza, per le recriminazioni di un fratello che in fondo non ha ancora capito bene quello che sta accadendo, non c’è posto per dire “questo è mio e questo è tuo” o per mettersi a tutti i costi dalla parte della ragione.
Perché un giorno potrebbe capitare a noi lo stesso: tornare sconfitti, peccatori ma consapevoli e cresciuti interiormente. La logica di Dio non funziona come la nostra.
Per saperne di più visita il seguente link
Catechismo della Chiesa Cattolica - Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione