
Incontro Tabor del 17 giugno 2010
"La coscienza cristiana: appello personale di Dio"
“Se
il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce”
(Mt.
6, 22-23,
7,1-5).
Con grande gioia la nostra comunità ha accolto il Vicario generale della diocesi Don Catello Malafronte, che ci ha confidato di essere lieto ogni qualvolta gli viene data la possibilità di lasciare per un po’ gli impegni burocratici e le responsabilità ecclesiali per svolgere quella che è la sua autentica missione di Sacerdote, cioè di “spezzare” la Parola in mezzo ai fratelli.
Per meglio introdurci nella
comprensione della Parola di Matteo scelta come tema dell’incontro, Don Catello
ha esordito chiarendo alcuni
termini e concetti che hanno un significato diverso da quello che vi attribuiamo
nella nostra cultura. Nell’antropologia biblica, l’uomo della Scrittura si
relaziona a Dio e al prossimo principalmente con il cuore (in ebraico: “Lev” לב),
e in conseguenza di ciò che suggerisce il cuore, si relaziona agli altri con le
mani, i piedi e anche l’occhio.
Il
cuore nella cultura ebraica non è soltanto come lo intendiamo noi la sede dei
sentimenti, ma indica soprattutto l’intelligenza, la coscienza, la sede delle
decisioni. In altri termini, il cuore è il luogo interiore
dove l’essere umano decide della sua vita, orientando in un modo ben determinato
la propria esistenza. Amare Dio con tutto il cuore, significa dunque, la
decisione
di mettere Dio al centro della mia esistenza, di conseguenza io mi determino ad
agire in un certo modo: il mio occhio non è nelle tenebre, il mio piede cammina
per le strade di Dio, le mie mani non si macchiano di sangue. Per chi ha
compiuto tale decisione l’obbedienza alla Parola di Dio è conseguenza di un
agire “naturale”, non è sentito come una costrizione, perché corrisponde ad un
profondo impulso interiore della coscienza che riconosce e segue il vero bene.
Recita il Sal 23: Chi salirà il monte del Signore, chi
starà nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, …
L’occhio a sua volta, è la lucerna dell’anima: la scelta per Dio si esprime in un volto luminoso. I santi irradiano serenità e luce.
Purtroppo, ai tempi d’oggi, ha proseguito Don Catello, dobbiamo parlare di
“cuore ingannato” cioè di una coscienza falsamente educata. Ciò si esprime,
sul piano morale, in quello che Benedetto XVI ha denunciato come “relativismo
etico”. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti sui grandi temi della
vita, della “libertà
sessuale”, della “guerra chirurgica”. Si è smarrita l’idea dei valori oggettivi,
che in quanto tali devono essere difesi. Il cristiano deve porsi degli
interrogativi: - La vita non è forse un bene in senso
oggettivo? La pace non è un bene in senso oggettivo?
Se è così, ne deriva logicamente che una coscienza rettamente formata deve rispettare questi valori, sempre ed in ogni caso, senza “relativizzarli”, ridimensionandoli alle circostanze del momento ed adattandoli alla cultura dominante del secolo.
Sorge spontanea la domanda: Come faccio a capire che mi sto ingannando? Il problema di oggi è dunque quello di educare l’intelligenza (cioè il “cuore” nel senso ebraico del termine). Non aver paura di interrogarsi, di mettersi in discussione.
Il primo atteggiamento da evitare è il “far da sé”: Io la penso così. Espressione, appunto di relativismo etico.
Il criterio guida ci è dato dall’ascolto della Parola di Dio letta con la Chiesa. Don Catello Malafronte ci indica l’orientamento sicuro che ci viene dalla tradizione della Chiesa, sull’esempio dei santi i cui occhi erano “luminosi”. Anche dei santi nascosti del nostro tempo.
Per comprendere il bene oggettivo è importante anche l’ascolto del fratello. Una parola “profetica” può venire dal più piccolo tra noi, come ad es. da un bambino che dice al padre: - Papà perché tu e mamma non state mai insieme?

A conclusione dell’incontro, che per la ricchezza
degli spunti di riflessione è stato ricco di interventi, don Catello ci ha
invitato a riprendere l’abitudine della “confessio laudis”:
ringraziare il Signore per i doni che ci ha fatto e confrontare sempre la nostra
vita e le nostre scelte con l’amore che Gesù ci ha dato.
Cogliamo l’occasione per dire grazie a don Catello per aver accettato il nostro invito; fin d’ora gli assicuriamo il nostro sostegno e la nostra povera preghiera per i gravosi incarichi a lui affidati, con la speranza di riaverlo presto in mezzo a noi!
Al termine del nostro incontro, ultimo dell’anno pastorale, ci siamo uniti per festeggiare il piccolo Manuel, che insieme ai suoi genitori ha ricordato la sua festa onomastica!
Il prossimo appuntamento è per l’8 Luglio presso l’istituto delle Suore Stimmatine a C/mare di Stabia per la celebrazione eucaristica conclusiva!
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