
L'incontro Tabor del 14 gennaio 2010...
«I segni del Regno»
Dopo il tempo liturgico del Natale, la Chiesa ci fa entrare nel tempo ordinario. Ordinario non perché meno importante dei tempi forti, ma per aiutarci a vivere nel quotidiano tutto quello che abbiamo appreso e vissuto nei tempi forti dell’anno liturgico.
Anche i viandanti della carità riprendono così il loro cammino di fede, che seppur mai interrotto, li vede riuniti presso il salone del Santuario di Madonna della Libera, per il primo incontro del nuovo anno civile.
Il tema scelto per la nostra meditazione continua quelli affrontati nelle precedenti catechesi. L’ultimo incontro prima di quello specifico sul Natale ci parlava infatti del Regno di Dio come vita nuova per l’uomo, che genera appunto la nostra conversione, ovvero il desiderio di cambiare rotta. Quello di ieri, invece, richiama i segni tangibili della presenza del Regno di Dio nel mondo.
Questo Regno si rivela nell’agire di Gesù come potere benevolo e misericordioso, che libera dal dominio di Satana, opera guarigioni e conversioni, raduna definitivamente il suo popolo. Oggi attorno a noi esiste tanto male e anche allora, ai tempi di Gesù, il male divagava in ideologie strampalate e in messaggi che allontanavano l’uomo da se stesso e lo inducevano a cadere in miriadi di tentazioni. Così Dio decide di mandare nel mondo il suo Figlio Gesù e lo rivela come Messia–Servo durante il battesimo nel fiume Giordano. “Gesù è il Figlio amato del Padre; ma l’intimità divina, invece di separarlo, lo congiunge ai peccatori: Dio è vicino a chi si riconosce povero e bisognoso di essere salvato. Il Padre si compiace del suo Figlio e gli affida la missione di salvezza; gli comunica la potenza dello Spirito per attuarla”.
Il carattere proprio del Regno e del suo essere presente nel mondo viene ribadito dal racconto delle tentazioni, dove Gesù stesso è chiamato a rifiutare le opere del male propostegli da Satana, il quale vuole a tutti costi proporre un falso messianismo fatto di cose materiali, di potere temporale e di ambigua popolarità, ottenuti tramite scorciatoie che recano male al prossimo, proprio come fa con noi oggi. Gesù non ci sta e anche se il suo Regno sembra apparentemente debole agli occhi dell’uomo, ben presto Egli rivelerà che è proprio la debolezza a rendere forte l’uomo bisognoso di Dio!
Il cristiano è chiamato a condividere la scelta fondamentale di Gesù. Con le promesse battesimali si impegna a respingere le medesime tentazioni del benessere, del successo e del dominio. È un cammino di essenzialità, in cui l’adesione a Dio scaturisce da scelte di sacrificio.
I segni di Dio, quelli che noi comunemente chiamiamo miracoli, rendono visibile la presenza del suo Regno nel mondo. Sono gesti con cui Gesù parla e arriva al cuore dell’uomo, ma bisogna sempre calarli nel contesto in cui avvengono, altrimenti possono costituire un ostacolo al nostro cammino di fede. E’ molto profondo il Catechismo degli Adulti (CdA) quando dice che: “Gesù di Nàzaret mostra il suo stile inconfondibile anche nel fare miracoli. Coerente con la sua missione di Messia-Servo, fermo nel respingere le tentazioni della ricchezza, del successo e del dominio, non si serve mai del miracolo per il proprio interesse personale, ad esempio per alleviare la propria fame, sete, stanchezza. Rifiuta le richieste di miracoli spettacolari, che costringano a credere. Proibisce ai malati, che ha risanato, di fare pubblicità. Rimprovera chi con il miracolo vorrebbe punire i recalcitranti e i ribelli, come talvolta era avvenuto nell’Antico Testamento. Si difende alla maniera dei deboli, nascondendosi davanti ai nemici. Non scende dalla croce, quando nell’ora suprema gli avversari lo sfidano con ingiuriosa ironia: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso»” .
Il regno di Dio, prima ancora dei miracoli, si manifesta nella compassione che Gesù nutre per i suoi interlocutori e per il perdono dei peccati che gli concede: “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10).
Mentre introduce nella storia il Regno, Gesù avvia il raduno definitivo del popolo di Dio: le due cose vanno insieme, perché il Regno, secondo le profezie, si deve rendere visibile in un popolo. Riunisce allora la prima comunità di discepoli come primizia e rappresentanza dei futuri credenti. Il numero è intenzionale: “Ne costituì dodici” (Mc 3,14). Si tratta di un’azione profetica simbolica, con la quale il Maestro dichiara la sua intenzione di radunare le dodici tribù disperse, di convocare l’Israele degli ultimi tempi, aperto anche ai pagani.
“Gesù è profondamente legato alla comunità dei discepoli, composta da quelli che credono in lui e particolarmente da quelli che vanno anche materialmente con lui: la considera la sua vera famiglia; ne fa il segno pubblico del regno di Dio che comincia a venire; la chiama a manifestare in questo mondo la santità del Padre, con una vita di carità, conforme alla nuova giustizia prospettata nel discorso della montagna. Dovrà essere come una scorta di sale, pronta a dare sapore alla terra; come una città illuminata sul monte, che attrae con il suo fascino tutte le nazioni e le conduce a riconoscere Dio come Padre”. E’ quello che vogliamo fare noi viandanti della Carità: aiutare Gesù con la nostra comunità ad attirare a sé tutti quelli che si lasciano afferrare dal male e cercano disperatamente una vita felice secondo il Cuore di Dio.
Dopo un breve momento di condivisione dove i viandanti hanno avuto modo di mettere in comune i frutti della loro meditazione, rispondendo ad alcune domande sul loro modo di vivere la fede, il nostro incontro come è ormai da buona tradizione si è concluso con un lauto banchetto, per continuare a sperimentare ancora una volta la bellezza e la gioia dello stare insieme!