"Mettere il nostro cuore nel Cuore di Dio... la preghiera"

 

Incontro Tabor 12 giugno 2009

 

 

Per vivere ci servono tante cose, funzioni che fanno talmente parte di noi che diventano automatiche, gesti che compiamo in maniera inconsapevole, ma che sono indispensabili per mantenerci in vita. Respirare, provare fame, sete, stanchezza… e molte altre cose che sarebbe difficile enumerare.

Ci siamo mai chiesti se per la nostra anima vale lo stesso discorso che per il corpo?

Certo, l’anima non è qualcosa di materiale, non possiamo toccarla, né sentirla in un certo qual modo, ma sappiamo che c’è… allora coma funziona? Ha anche lei un modo di crescere? Di farsi presente nella nostra vita? Nella nostra quotidianità? Certamente si.

L’anima è sede di quanto più prezioso l’uomo possa contenere: l’anima è creata direttamente da Dio, è dunque un pezzo di Dio in noi. Un frammento di divinità: l’infinito dimora in noi… un pensiero che fa vacillare se davvero ci soffermiamo a pensarci…

Quando durante una notte d’estate guardiamo in su e contempliamo le stelle, quell’immenso, che sensazione proviamo? Qualcosa di estremamente bello, e vertiginoso allo stesso tempo… allora perché non proviamo le stesse sensazioni quando ci guardiamo dentro? È semplice: perché ormai abbiamo perso l’abitudine di guardarci dentro… come se avessimo paura di noi. Invece no, soltanto questo sforzo ci può definire ancora esseri viventi e non semplicemente esistenti…

Ebbene, questo pezzo di infinito in noi va coltivato, va conosciuto! Forse una parola grossa, ma a ben guardare, vale la pena fare un salto, rischiare per vedere cosa c’è oltre questa realtà che sembra fatta solo di materia, questa materia che sembra fatta spesso solo di sofferenza, di limite.

Conoscere Dio… e come? Con uno strumento che non ha una vera e propria definizione, se non che è l’aria stessa che respiriamo: la preghiera…

C’è una sostanziale differenza tra la preghiera e le preghiere: queste ultime sono formule che ci aiutano ad esprimere quello che sentiamo per il nostro Creatore, fosse amore, gioia, gratitudine, sofferenza, soccorso, debolezza… ma Preghiera è qualcos’altro… qualcosa di più profondo: le preghiere senza Preghiera sono vane, sono “cembali che tintinnano”. Cos’è allora questa Preghiera, in cosa consiste?

Proviamo a fare un esempio pratico: se nell’arco di un’intera giornata mi sono capitati eventi belli e non, momenti difficili, pensieri amari, o ancora piccole gioie, o forse mi è capitato di dover fare una scelta, e se in tutte queste cose io non ho dimenticato Dio, se l’ho messo sempre al primo posto, se ho offerto tutte queste cose, tutta questa vita a Lui, ecco: ho Pregato. Forse all’inizio bisogna fare un po’ di sforzo, perché bisogna imparare a viaggiare sulla stessa frequenza del Suo Cuore, ma lo sforzo sincero viene sempre premiato agli occhi di Dio, e presto sentiremo viva la Sua presenza con noi in ogni  momento della nostra vita.

Per pregare bisogna prepararsi, perché la preghiera è il luogo in cui incontriamo il nostro Signore! È il momento di massima intimità con Lui… Lui che deve essere il nostro primo Amore, sempre e comunque, anche quando le cose si fanno difficili: meglio anche arrabbiarsi, ma sempre rivolgersi a Lui e pregare che non permetta mai che siamo separati dal Suo Amore.

Pregare vuol dire conoscere Dio: e Dio si conosce soprattutto attraverso la Parola, perché  “il Verbo si è fatto carne”: Cristo è venuto in mezzo a noi.

Egli è dunque una Persona! E come tale, bisogna soffermarcisi a parlare, a scendere in profondità, altrimenti non potremo dire di averLo davvero conosciuto questo Dio di cui parliamo… frequentarLo, incontrarLo…  cominciare ad includerLo nella nostra esistenza, come facciamo con le persone che ci sono care.

La preghiera però ha anche un aspetto esteriore: è come un appuntamento importante, bisogna prepararsi bene prima di viverlo.

Bisogna preparare il corpo e il cuore e l’ambiente stesso nel quale si cerca l’incontro con il Signore.

Pregare è un gesto che deve esprimere quanto teniamo a Dio: c’è dunque un fase preparatoria imprescindibile… quando preghiamo tutto il resto tace: è il cuore che parla a Dio, non le nostre ansie, i nostri problemi, le nostre richieste di aiuto, perché Lui sa già di cosa abbiamo bisogno.

La forma più alta di preghiera è la preghiera contemplativa, quando le parole diventano troppo poche per parlare con Dio allora è il nostro intimo che, nudo, si accosta al Suo Creatore e ne gode la bellezza, nutrendosi di quella luce. Questo è il momento di massima intimità con Dio.

I frutti della preghiera sono molti, ma il primo fra tutti è la serenità: è impensabile uscire dalla preghiera e sentirsi più tristi o stanchi o stressati: è un campanello d’allarme, vuol dire che non abbiamo davvero incontrato Dio e che il nostro modo di pregare va maturato.

Questa serenità va poi irradiata attorno a noi, va regalata a tutti quelli che incontriamo sulla strada, perché siamo chiamati a testimoniare Dio, se davvero ne abbiamo fatto esperienza: solo così potremo dire di vivere da veri cristiani!

 

 

 

Dopo l'incontro, durante il nostro consueto momento di ágape fraterno, si è svolta la premiazione per i vincitori della prima edizione del FantaTabor, l'avvincente gioco del fantacalcio riproposto in chiave "Tabor" da alcuni nostri viandanti, che durante l'intero anno calcistico si sono battuti per conquistare il premio finale....

Una stupenda e a dir poco gustosissima torta con tanto di calciatori in miniatura ha suggellato la fine del campionato e ha reso ancora più dolce il nostro momento di condivisione e di festa..... quando i viandanti sono insieme c'è sempre da divertirsi!