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L'inno
ufficiale dei viandanti
della Carità non poteva mancare all'apertura dell'incontro di
fine anno della comunità Tabor: un modo inconfondibile per accogliere
anche nuovi ospiti che con la loro presenza e la loro testimonianza sono
stati per noi fonte di arricchimento spirituale.
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Due suore francescane dei Sacri
Cuori sono venute a farci visita dal Lazio, suor Rosaria e
suor Cristita: è stata anche per loro un'occasione per incontrare
nuove sorelle in Cristo, infatti la nostra comunità è stata accolta
nella casa delle suore francescane stimatine di Castellammare di Stabia.
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La prima tappa dell'incontro è
stata la
testimonianza portataci da suor Rosaria su un argomento
molto scottante dato il periodo dell'anno che ci apprestiamo a vivere: in estate né il Signore, né il cristiano vanno in vacanza! Consigli
pratici (soprattutto per i giovani!) su come vivere al meglio la bella
stagione, senza tuttavia sprecare i doni e il lavoro di un intero anno
di grazia.
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I viandanti si sono poi stretti
attorno alla Mensa del Signore, ricordando quanti fratelli non avevano
potuto prendervi parte e ringraziando il Padre per i doni che ancora una
volta hanno abbondato durante l'anno appena trascorso insieme.
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Pregnante di significato è stato il momento
della processione offertoriale durante la quale i viandanti hanno
portato all'altare il pane e il vino per la consacrazione
eucaristica, il crocifisso simbolo della appartenenza alla
comunità, la "Regola" espressione del vissuto di ogni viandante e
le varie intenzioni di preghiera affidate alla nostra comunità
per mezzo dell'esperienza dei "Focolai di preghiera".
La liturgia della Parola che ci ha
accompagnato ha seguito queste tappe:
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A
seguito della celebrazione, il Laboratorio della Carità (L.d.C.) ha
riservato a tutti i viandanti una particolare sorpresa: delle splendide
magliette polo ricamate con il logo della nostra comunità e con sul
retro l'indirizzo web del nostro sito... Pare che l'indice di gradimento
sia stato piuttosto elevato!

Al termine dell'incontro, che si è
inoltrato fino ad orario imprevisto, causa la piacevolezza del ritrovo
attorno all'altare e della dimensione comunitaria, si è deciso per un
momento di fratellanza in stuzzicheria.
Nella lettera di San Giacomo
possiamo riconoscere una immensa ricchezza, spunti preziosi per come
mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo.
Non dobbiamo dimenticare che siamo
stati chiamati ad "amare coi fatti e nella verità", quindi a
TESTIMONIARE ciò in cui diciamo di credere.
Il passo della lettera che ha
accompagnato il nostro incontro ha sottolineato in particolar modo
l'importanza di mettere in pratica la Parola, ossia di non limitarci ad
essere soltanto degli ascoltatori, per non incorrere nel rischio di
farci "scivolare addosso" quanto Cristo ci ha lasciato col Suo esempio.
La nostra fede non è una favoletta da raccontare ai bambini per metterli
a dormire di sera, ma quando ci accostiamo ad un passo della Scrittura,
dovremmo fare in modo che quelle parole arrivino a noi cariche di
significato, cariche di nuovi spunti da attuare nelle nostre giornate,
nella nostra vita.
E' come se san Giacomo ci dicesse:
"Tu vuoi la Felicità vera? Metti in pratica la Parola!".
Ed oggi è questo il dramma al
quale nessuno è estraneo: siamo tutti alla ricerca della felicità, tutti
sognamo di rincorrerla ed afferrarla... ma come? Perdendo di vista Dio,
noi stessi, gli altri? Di certo no.
Non dobbiamo perdere di vista la
Felicità per abbandonarci facilmente alle "felicità", né la Parola per
le "parole". Come dice san Giacomo: "Non andate fuori strada". Solo la
Parola di Dio non delude mai! Solo così si può dunque placare quella
sete di felicità che portiamo nel cuore tutti: riscoprendo nella nostra
vita che Dio è Gesù Cristo! Questa è
La Gioia! Questo è il nuovo senso di cui dobbiamo
insaporire la nostra vita.
Questa vita deve "sapere" di Dio,
deve "risplendere" di Dio, deve testimoniarLo, perchè è qui che si
risolve tutta la nostra incessante ricerca di senso, di felicità, di
pienezza.
Il Vangelo ha parlato del "sale
della terra", della "luce del mondo", noi siamo stati chiamati ad essere
questo, siamo stati chiamati da Dio a testimoniarLo così sulla terra. La
luce dei figli di Dio non può restare nascosta, il sapore
della loro vita deve arrivare alla gente: gli uomini devono vedere a Chi
apparteniamo!
Don Fabio ci ha lasciati con un
augurio per questa estate 2008: quello di sentirci dire " Sei
stato luce nella mia vita, hai dato sapore alla mia esistenza!",
e noi viandanti mettiamo nelle mani di Dio questo suo augurio per noi,
affinché esso possa avverarsi secondo i progetti del Cuore di Dio.
La spiritualità francescana
autentica e semplice non poteva non apportare un contributo fondamentale
per indicarci l'importanza e l'essenza dell'essere testimoni di Cristo.
Spesso soprattutto noi che ci diciamo cristiani cadiamo nella tentazione
di compiere tanti gesti esteriori, ma in fondo poveri di significato, ci
lasciamo trasportare dall'inerzia, da falsi modelli, non siamo in grado
di essere genuinamente noi stessi dentro come fuori dalle nostre
comunità parrocchiali. La coerenza passa anche attraverso la semplicità
della vita, l'essenzialità dello stile del nostro essere cristiani.
Suor Rosaria ha citato una fonte
francescana in cui si narra un episodio della vita del Poverello d'
Assisi. Un giorno san Francesco e frate Leone partirono per una
predicazione nelle strade di Assisi: per tutto il tempo, san Francesco,
col cappuccio tirato sul capo e le mani nascoste nelle maniche del suo
saio, non pronunciò una sola parola, ma fece trascorrere l'intera
giornata camminando semplicemente per le strade del paese. Alla fine
frate Leone, che non aveva capito il perchè di questo gesto, gli
domandò: " Eravamo venuti per predicare, e tu perchè non hai detto
nemmeno una parola?". La motivazione era semplicissima: al solo passare
di di Francesco per le strade non c'era bisogno di parole, perchè anche
il silenzio del Povero Frate profumava intensamente di Dio e parlava di
Cristo alla gente.
Il nostro appartenere a Cristo,
pur essendo un marchio impresso a fuoco in noi, si esprime coi gesti più
semplici, con le azioni più essenziali, come un segno di croce per
benedire la mensa o una bella giornata al mare, un'accortezza verso chi
è nel bisogno, il rispetto e la carità verso il prossimo: anche quando
siamo in spiaggia o al ristorante o in discoteca, siamo lo stesso
cristiani! Apparteniamo ugualmente a Cristo anche una volta usciti dal
cancello della parrocchia, anzi, è lì che siamo chiamati a testimoniare
ancora di più, a portare fuori quello che abbiamo ascoltato: a mettere
in pratica la Parola , come san Giacomo ci ha già magistralmente
spiegato.
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