10 luglio 2008...

    Incontro dalle suore stimmatine

 

 

 

 

 

L'inno ufficiale dei viandanti della Carità non poteva mancare all'apertura dell'incontro di fine anno della comunità Tabor: un modo inconfondibile per accogliere anche nuovi ospiti che con la loro presenza e la loro testimonianza sono stati per noi fonte di arricchimento spirituale.

 

 

 

 

Due suore francescane dei Sacri Cuori sono venute a farci visita dal Lazio, suor Rosaria e suor Cristita: è stata anche per loro un'occasione per incontrare nuove sorelle in Cristo, infatti la nostra comunità è stata accolta nella casa delle suore francescane stimatine di Castellammare di Stabia.

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima tappa dell'incontro è stata la testimonianza portataci da suor Rosaria su un argomento molto scottante dato il periodo dell'anno che ci apprestiamo a vivere: in estate né il Signore, né il cristiano vanno in vacanza! Consigli pratici (soprattutto per i giovani!) su come vivere al meglio la bella stagione, senza tuttavia sprecare i doni e il lavoro di un intero anno di grazia.

 

 

 

 

 

 

 

I viandanti si sono poi stretti attorno alla Mensa del Signore, ricordando quanti fratelli non avevano potuto prendervi parte e ringraziando il Padre per i doni che ancora una volta hanno abbondato durante l'anno appena trascorso insieme.

                                                    

 

 

 

 

 

 

Pregnante di significato è stato il momento della processione offertoriale durante la quale i viandanti hanno portato all'altare il pane e il vino per la consacrazione eucaristica, il crocifisso simbolo della appartenenza alla comunità, la "Regola" espressione del vissuto di ogni viandante e le varie intenzioni di preghiera affidate alla nostra comunità per mezzo dell'esperienza dei "Focolai di preghiera".

 

 

 

 

 

 

 

La liturgia della Parola che ci ha accompagnato ha seguito queste tappe:

  •  Prima lettura: «Lettera di San Giovanni Apostolo» (1,16-25);

  •  Salmo 103: «Benedici il Signore»;

  •  Vangelo: Matteo 5,13-16.

  

 

 

 

A seguito della celebrazione, il Laboratorio della Carità (L.d.C.) ha riservato a tutti i viandanti una particolare sorpresa: delle splendide magliette polo ricamate con il logo della nostra comunità e con sul retro l'indirizzo web del nostro sito... Pare che l'indice di gradimento sia stato piuttosto elevato!

 

 

 

 

 

Al termine dell'incontro, che si è inoltrato fino ad orario imprevisto, causa la piacevolezza del ritrovo attorno all'altare e della dimensione comunitaria, si è deciso per un momento di fratellanza in stuzzicheria.

 

 

 

 

 

 

 

  •  Catechesi di don Fabio

Nella lettera di San Giacomo possiamo riconoscere una immensa ricchezza, spunti preziosi per come mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo.

Non dobbiamo dimenticare che siamo stati chiamati ad "amare coi fatti e nella verità", quindi a TESTIMONIARE  ciò in cui diciamo di credere.

Il passo della lettera che ha accompagnato il nostro incontro ha sottolineato in particolar modo l'importanza di mettere in pratica la Parola, ossia di non limitarci ad essere soltanto degli ascoltatori, per non incorrere nel rischio di farci "scivolare addosso" quanto Cristo ci ha lasciato col Suo esempio. La nostra fede non è una favoletta da raccontare ai bambini per metterli a dormire di sera, ma quando ci accostiamo ad un passo della Scrittura, dovremmo fare in modo che quelle parole arrivino a noi cariche di significato, cariche di nuovi spunti da attuare nelle nostre giornate, nella nostra vita.

E' come se san Giacomo ci dicesse: "Tu vuoi la Felicità vera? Metti in pratica la Parola!".

Ed oggi è questo il dramma al quale nessuno è estraneo: siamo tutti alla ricerca della felicità, tutti sognamo di rincorrerla ed afferrarla... ma come? Perdendo di vista Dio, noi stessi, gli altri? Di certo no.

Non dobbiamo perdere di vista la Felicità per abbandonarci facilmente alle "felicità", né la Parola per le "parole". Come dice san Giacomo: "Non andate fuori strada". Solo la Parola di Dio non delude mai! Solo così si può dunque placare quella sete di felicità che portiamo nel cuore tutti: riscoprendo nella nostra vita che Dio è Gesù Cristo! Questa è La Gioia! Questo è il nuovo senso di cui dobbiamo insaporire la nostra vita.

Questa vita deve "sapere" di Dio, deve "risplendere" di Dio, deve testimoniarLo, perchè è qui che si risolve tutta la nostra incessante ricerca di senso, di felicità, di pienezza.

Il Vangelo ha parlato del "sale della terra", della "luce del mondo", noi siamo stati chiamati ad essere questo, siamo stati chiamati da Dio a testimoniarLo così sulla terra. La luce dei figli di Dio non può restare nascosta, il sapore della loro vita deve arrivare alla gente: gli uomini devono vedere a Chi apparteniamo!

Don Fabio ci ha lasciati con un augurio per questa estate 2008: quello di sentirci dire " Sei stato luce nella mia vita, hai dato sapore alla mia esistenza!", e noi viandanti mettiamo nelle mani di Dio questo suo augurio per noi, affinché esso possa avverarsi secondo i progetti del Cuore di Dio.

 

  •  Catechesi di suor Rosaria

La spiritualità francescana autentica e semplice non poteva non apportare un contributo fondamentale per indicarci l'importanza e l'essenza dell'essere testimoni di Cristo. Spesso soprattutto noi che ci diciamo cristiani cadiamo nella tentazione di compiere tanti gesti esteriori, ma in fondo poveri di significato, ci lasciamo trasportare dall'inerzia, da falsi modelli, non siamo in grado di essere genuinamente noi stessi dentro come fuori dalle nostre comunità parrocchiali. La coerenza passa anche attraverso la semplicità della vita, l'essenzialità dello stile del nostro essere cristiani.

Suor Rosaria ha citato una fonte francescana in cui si narra un episodio della vita del Poverello d' Assisi. Un giorno san Francesco e frate Leone partirono per una predicazione nelle strade di Assisi: per tutto il tempo, san Francesco, col cappuccio tirato sul capo e le mani nascoste nelle maniche del suo saio, non pronunciò una sola parola, ma fece trascorrere l'intera giornata camminando semplicemente per le strade del paese. Alla fine frate Leone, che non aveva capito il perchè di questo gesto, gli domandò: " Eravamo venuti per predicare, e tu perchè non hai detto nemmeno una parola?". La motivazione era semplicissima: al solo passare di di Francesco per le strade non c'era bisogno di parole, perchè anche il silenzio del Povero Frate profumava intensamente di Dio e parlava di Cristo alla gente.

Il nostro appartenere a Cristo, pur essendo un marchio impresso a fuoco in noi, si esprime coi gesti più semplici, con le azioni più essenziali, come un segno di croce per benedire la mensa o una bella giornata al mare, un'accortezza verso chi è nel bisogno, il rispetto e la carità verso il prossimo: anche quando siamo in spiaggia o al ristorante o in discoteca, siamo lo stesso cristiani! Apparteniamo ugualmente a Cristo anche una volta usciti dal cancello della parrocchia, anzi, è lì che siamo chiamati a testimoniare ancora di più, a portare fuori quello che abbiamo ascoltato: a mettere in pratica la Parola , come san Giacomo ci ha già magistralmente spiegato.

 

 

Scarica qui il foglietto della riunione

 

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