L'incontro del 9 ottobre 2008

"Rimanete nel mio Amore..."

 

La ripresa ufficiale del cammino di Comunità

dell'anno sociale 2008-2009

 

 

 

Dopo aver affrontato la discesa dal monte di sant’Agata sui due Golfi, la Comunità Tabor ha ripreso il cammino insieme alla volta di questo nuovo anno che si profila all’orizzonte. In cuore sono tante le attese, ma bisogna anche saper ripartire col “piede” giusto.

Il primo incontro tra i viandanti è stato sicuramente un momento di festa, perché abbiamo ritrovato i fratelli dopo la lunga pausa estiva, ma ciò che ci ha permesso di ritrovare noi stessi è stata la meditazione della Parola di Dio, che è la base della nostra vita comunitaria.

Il testo scelto è stato preso dal Vangelo di Giovanni (15, 1-9), che ci ha dato modo di riflettere sullo stretto legame che deve esserci tra noi, “tralci”, e Gesù, “Vite”. Infatti, facciamo quasi sempre esperienza del fatto che non è facile rimenare radicati in Cristo e che, cammin facendo, sedotti dalle cose del mondo, rischiamo di perdere l’orientamento della nostra vita. Abbandonati a noi stessi possiamo fare ben poco, anzi, nulla! “Senza di me non potete far nulla”, ci dice Gesù in questo passo, e solo restando attaccati a Lui, possiamo dare frutto, possiamo cioè realizzare quanto Dio vuole da noi e gustare così la pienezza della vera gioia!

Ma come ci si radica in Cristo? Attraverso la Sua Parola, che è viva, è una delle forme attraverso cui Lui ci viene incontro, si fa tangibile nella nostra vita, come anche durante il banchetto Eucaristico, dove Cristo, il Figlio di Dio, si fa piccolo a tal punto da lasciarsi mangiare da noi, per tenerci così stretti a Lui.

Tutto questo deve incoraggiarci a non staccarci mai da Gesù, Parola e Pane di vita eterna, perché davanti a noi si profilano vari sentieri, ma è uno solo quello che ci conduce a fare esperienza di Dio nella vita di ogni giorno, le altre strade sono “vicoli ciechi”, che ci riportano solamente a ripiegarci su noi stessi e fare esperienza drammatica dei nostri limiti. La nostra finitudine, il nostro essere “terra impastata” non ci permettono tante volte di portare frutto nella nostra vita, perciò rischiamo di essere gettati nel “fuoco” come legno secco, perché infruttuoso. Ovviamente il nostro legame con Cristo produce, come frutto principale, il dono dell’Amore, Amore speso in maniera particolare a servizio dei fratelli, seguendo così lo stesso esempio di Gesù, che attraverso la sua crocifissione ci ha mostrato a quanto Amore anche noi siamo chiamati.

Fondamentalmente, però, chi ama è sottoposto a “potatura” affinché la sua vita maturi e porti frutto abbondante, senza però togliere dal conto la sofferenza che ne deriva. Le nostre potature, infatti, possono essere fatte di lacrime, di momenti difficili, di prove e dolore, ma, per quanto possa essere difficile, noi non dovremmo mai dubitare che tutto ciò Dio li tramuterà in frutti dolcissimi coi quali sazierà in abbondanza le nostre vite e quelle di chi ci è vicino.

 

La ripresa del nostro cammino è stata sancita non solo da questo passo del Vangelo, così denso di significato e che ci ha permesso di arricchire la condivisione della Parola tra noi, ma anche da un piccolo, delizioso momento di agape fraterna, che sottolinea ancora meglio l’amicizia e la fratellanza che contraddistingue noi viandanti della Carità.

 

 

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