Comunità Tabor

I viandanti della Carità

 

II Anniversario

16 febbraio 2007 - 16 febbraio 2009

Oasi di San Francesco - Quisisana

15-16 febbraio 2009

 

L'Amore al Centro

 

Lunedì 16 febbraio, Oasi di San Francesco

 

 
 

Il giorno del compleanno della famiglia dei viandanti abbiamo voluto rivolgere lo sguardo alla natura stessa del nostro essere in cammino per portare la Carità a coloro che incontriamo nella nostra vita.

Essere "viandanti della Carità" pone alla nostra attenzione un personaggio coinvolto in un passo molto significativo del Vangelo: la parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 29-37).

Molto famosa, questa parabola è forse una delle più pregnanti che l’insegnamento di Cristo ci abbia lasciato… ed ancora oggi ha molto da far riflettere…

 

Luca ha spesso sottolineato la figura del Cristo in particolare sotto la luce dell’ Amore: l’insegnamento principe che Gesù ha lasciato, il Suo nuovo comandamento.

La figura del Buon Samaritano è ancora di più l’emblema, l’esempio pratico, si potrebbe dire, del comandamento lasciatoci da Gesù (e che è anche alla base della spiritualità di noi viandanti!).

Il samaritano non è un semplice viandante, come lo è stato il levita o il sacerdote: egli è un “ viandante della Carità”. Perché?

Egli è il primo che si ferma e ha compassione” di colui che è incappato nei briganti…

 

Chi sono i briganti di oggi? Il dolore, la solitudine, la disperazione, la malattia sia fisica che spirituale, l’abbandono, il peccato, l’errore. Queste sono le minacce alla nostra vita. E non crediamo di poter esserne esenti solo perché fino ad ora è capitato agli altri!

Nessuno di noi può dirsi al sicuro da questi mali che rodono e degradano la vita umana, che ci fanno piombare nel buio più assoluto. Quanti di noi hanno vissuto momenti di sofferenza? E quante volte si sono ritrovati a chiedere un aiuto, una persona che non li lasciasse scivolare sempre più giù nel dolore? Una mano amica?

Chi non ha provato non lo sa. Ma chi ha provato il conforto sincero nei momenti di difficoltà sa che non c’è prezzo per questo amore che fascia le ferite, che cura e desidera vedere rimarginati i nostri mali. La riconoscenza allora non ha limiti.

 

Cos’ è la compassione? Non è la pietà, né tanto meno il pietismo: essa è un sinonimo scialbo che non rende che un senso distorto del significato vero di questa parola.

Compassione è Amore, significa appunto “soffrire con” quella persona che abbiamo di fronte. Dare tutto per aiutare, per sostenere, per medicare quelle ferite. Farsi carico del prossimo che abbiamo raccolto agonizzante lungo il nostro cammino e farne anche le spese, se necessario, affinché il progetto dell’amore si adempia anche per mezzo del nostro piccolo contributo.

Invece quante volte noi ci scrolliamo di dosso questo imperativo che il Signore stesso ci ha lasciato! Quante volte facciamo finta di non vedere, passiamo oltre come il levita e il sacerdote! E non vogliamo sporcarci le mani, non vogliamo comprometterci, difficilmente ci scomodiamo per gli altri! Ma gli altri sono i nostri fratelli, che ci chiedono aiuto anche stando in silenzio, che ci lanciano a volte anche segnali quasi impercettibili del loro stato di bisogno. A volte sono come leggeri segnali di fumo, altre sono S.O.S., razzi lanciati in mezzo all’oceano della solitudine… come si fa a non raccoglierli? Come si fa a non vedere e a passare oltre?

Eppure noi lo facciamo spesso. Pensiamo solo a noi, senza però sapere che un giorno ci verrà chiesto il conto di tutto quello che abbiamo (e che NON abbiamo) fatto al prossimo.

Amare vuol dire essere disposti a dare tutto per l’altro: salire sulla Croce, come Lui ha fatto per primo, per dare l’esempio a tutti noi, così come ci hanno fatto capire il testo ed il video di una bellissima canzone ascoltata durante la celebrazione finale...

 

 

Un’esistenza che vive solo per se stessa che senso ha del resto? A cosa serve dire “sono riuscito a realizzare tante cose nella mia vita”, se poi non ho mai realizzato l’amore?

E quando parliamo di amore non intendiamo solo quello spirituale!

L’amore spirituale va infatti di pari passo con quello umano! L’amore ha bisogno del contatto fisico, della vicinanza vera, noi stessi non possiamo pensare di essere felici se l’oggetto del nostro amore è lontano da noi…

Infine un’ultima domanda provocatoria per tutti noi: quanto siamo disposti a scomodarci per amore?

Non ama chi non sa rinunciare alle proprie piccole comodità, alle sicurezze di ogni giorno… le nostre giornate dovrebbero essere strutturate in modo che in qualsiasi momento dovesse raggiungerci una richiesta di aiuto dovremmo essere pronti a mollare tutto e accogliere quella richiesta, perché dietro di essa c’è Gesù che ci sta chiamando, c’è Lui stesso che ci chiede aiuto, c’è Lui che ha bisogno di un po’ del nostro amore…

Come recitano gli ultimi versi del brano musicale che abbiamo ascoltato a coronamento della riflessione,  “Invece no” di Laura Pausini: “ Forse è tardi, forse invece no…” per poter dare vita ad un mondo più umano… la decisione è in mano nostra.

Auguri a tutti, per essere sempre veri viandanti della carità sulle strade della nostra vita e di quella del nostro prossimo!

 

 

 

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"I viandanti in cammino da due anni"

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